Parabole di Gesù

Parabole

La lampada - Marco

Dal Vangelo di Marco Capitolo 4, Versetti 21-25

Diceva loro: "Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per metterla sul candeliere? Non vi è infatti nulla di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!".
Diceva loro: "Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la stessa misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Poiché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha".

Esegesi parabola Marco

Continuando a parlare con i suoi discepoli, dopo aver spiegato la Parabola del seminatore, Gesù propone questa, composta da sei versetti, e ci insegna come dobbiamo recepire la Sua Parola. Nella Parabola precedente aveva detto che il seme caduto sul terreno buono rappresenta coloro che ascoltano, accolgono la Parola e quindi portano frutto. Ora Marco con questa Parabola desidera incoraggiare ad andare in profondità per comprendere ancora di più il significato di questi insegnamenti.

La simbologia riportata in questa esposizione vede da un lato la posizione della lampada accesa, dall'altro il metro con il quale saremo misurati. L'analogia con la precedente parabola del seminatore è evidente: chi riceve il seme buono simboleggia chi ascolta la parola e la fa fruttare; chi pone la lampada sul candeliere simboleggia anche in questo caso coloro che ascoltano la parola e la elevano, perché la sua luce illumini tutta l'umanità. La Parola di Gesù diventa la guida, il riferimento, il motivo dell'agire per chi decide di accoglierlo e seguirlo. La Parola è dunque luce, "Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9) e Gesù stesso ha detto di sé "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita".
(Gv 8,9).

Occorre prendere quella Parola, cioè la luce, per farla diventare guida della nostra esistenza terrena. Certo, chi accoglie la Parola, ossia la luce, e la pone sul candeliere, illumina il nostro pensiero, il nostro parlare, il nostro agire, ed anche noi porteremo molto frutto. Parimenti chi prende la lampada "per metterla sotto il moggio o sotto il letto", si comporta esattamente come il seminatore che lascia cadere il seme su quei terreni "sterili" che fanno morire la Parola: qui si rivolge ai suoi discepoli, come a dire "se avete accolto la parola, siete convinti che è la luce, allora la dovete porre come guida alla vostra esistenza terrena; tuttavia state attenti alle tentazioni che possono diventare barriere, che possono oscurare la luce".

Sono quelle barriere a indurci a mettere la lampada sotto il moggio, e a impedirci di seguire Gesù. La prima barriera è quella eretta da satana, il "disturbatore" per eccellenza, che spesso riesce a portare via la "parola seminata". Ma in che modo, con quale astuzia? La risposta la troviamo già nel libro della Genesi, quando il serpente riesce con i suoi insidiosi convincimenti a sradicare la parola di Dio dal cuore di Eva e di Adamo. Ora Gesù riprende l'argomento: "il seminatore semina la Parola. Ora coloro che sono lungo la strada, sono quelli nei quali si semina la Parola, e quando l'hanno udita subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro" (Mc 4,14-15), facendo in modo che l'uomo non ascolti più la Parola e, se la sente, la sminuisca per non farla diventare importante e determinante, per screditarla anche alle orecchie di chi la ode.

Il diavolo ha dunque questo potere, di spegnere in noi la luce della Parola e di farci riporre la lampada sotto il moggio. Adamo è il simbolo di questa realtà, infatti il serpente lo convince che la parola di Dio non può essere il criterio del suo agire. Eva aveva accolto la Parola di Dio, ma gli mancava l'accoglimento definitivo, e il serpente riesce a usare questa debolezza per confonderla e nasconderle la verità di quella Parola. Ecco perché Gesù ci esorta a stare attenti, a non mettere la lampada sotto il moggio.

La seconda barriera si manifesta quando cerchi di ubbidire alla Parola: ben presto ti renderai conto di essere al di fuori della mentalità corrente, e il "tentatore" potrebbe subentrare in questo tuo disagio per farti intendere che questo tuo sentirti fuori posto e perseguitato è la Parola stessa; è qui che occorre essere fedeli e perseveranti agli insegnamenti di Gesù: se la parola non si è radicata, le insinuazioni del demone ti faranno desistere.

E poi c'è la terza barriera che è rappresentata da tutte le tentazioni e le provocazioni umane, che possono allontanarci più o meno progressivamente dalla sequela di Gesù: "sopraggiungono le cure del mondo, la seduzione delle ricchezze, le cupidigie di ogni altro genere e soffocano la Parola, la quale diventa infruttuosa" (Mc 4,19). Ancora un altro invito ad essere vigilanti e combattere per non essere travolti: "chi ha orecchi da intendere, intenda!". Certo, Gesù non impone i Suoi insegnamenti, ma ci suggerisce e incita a seguirli, e questo dipende esclusivamente dalla volontà di ciascuno di noi.

Ed ecco l'avvertimento a conclusione della Parabola della lanterna: "Con la stessa misura con la quale misurate, sarà misurato a voi". La misura è il comportamento di ognuno di noi, è il criterio con il quale abbiamo operato, abbiamo portato frutto rapportandoci alla Parola di Gesù, ossia se abbiamo messo la lampada sotto il moggio o sul candeliere: ciascuno di noi, con le sue scelte e i suoi comportamenti, determina la propria salvezza o la propria perdizione. Ma se non accetti, se ti sei privato della Parola che salva, come potrai riuscire a salvarti? Questa Parabola ci invita a ravvivare dentro di noi, la decisione di ascoltare e mettere in pratica gli insegnamenti e far sì che tutto il nostro agire sia sempre e solo conforme agli insegnamenti di Gesù, ed allora saremo certi di camminare nella nostra esistenza terrena versò quell'eternità tanto agognata, per un futuro di beatitudine senza fine.

La lucerna sotto il moggio - Matteo

Dal Vangelo di Matteo Capitolo 5, Versetti 14-16

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

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