Parabole di Gesù

Parabole

Parabole allegoriche

Nomi comuni della parabola:
- I fittavoli malvagi
- Vignaioli omicidi.
- Contadini omicidi.

Sommario

I fittavoli malvagi - Matteo

Dal Vangelo di Matteo Capitolo 21, Versetti 33-45

Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mando i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità! Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Dunque: quando verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: "Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: "Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata la pietra d'angolo; dal Signore questo è stato fatto ed è una meraviglia ai nostri occhi"? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e se essa cadrà su qualcuno, lo stritolerà». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Esegesi parabola Matteo

La parabola, rivolta ai capi dei sacerdoti, farisei e scribi, è da comprendere inserita nel suo contesto. Il popolo d'Israele è rappresentato dalla vigna, che Gesù dice essere affidata a dei contadini: questi "operatori" dovevano tenere desto nel popolo la conoscenza del Padrone della vigna, ossia di Colui che l'aveva realizzata, ma se ne impossessarono. Chi sono dunque questi operatori iniqui? Sono i farisei, gli scribi, i sommi sacerdoti e tutti coloro che in ogni tempo offuscano il Comandamento di Dio con interpretazioni proprie. Ma perché ciò che Dio, il Padrone della vigna, ha comandato è così importante? Nel suo significato letterale, "comandamento" è una particolare prescrizione, un ordine che deve essere osservato, per non subirne le relative conseguenze e punizioni.

Il Comandamento in campo religioso è inteso come un comando che viene direttamente da Dio; tuttavia, nel suo senso più profondo, è manifestazione del pensiero di Dio, quindi è una rivelazione del Padre verso le sue creature, un atto di amore, un "comando" dato per la salvezza dei propri figli. Nell'Antico Testamento, a conclusione dell'Esodo e nel Deuteronomio, si riportano gli insegnamenti messianici, ossia l'interpretazione vera della Legge che Dio ha dato a Mosè, perché fosse accolta dal Popolo per la salvezza del Popolo stesso. L'obbedienza ai Comandamenti non è dunque paragonabile all'osservanza di una legge umana: obbedire ai Comandamenti divini dovrebbe rallegrare, perché in essi Dio ha offerto la via per raggiungere la meta della salvezza e della felicità.

Gesù, con questa parabola, vuole mettere in evidenza che già al suo tempo il Comandamento di Dio era stato traviato, allontanato dalla verità. Rivolgendosi ai farisei, agli scribi e ai sommi sacerdoti, ricorda quale doveva essere la loro missione di "operatori" nella vigna del Padre: dovevano insegnare la purezza del Comandamento, che avrebbe preparato alla rivelazione finale; invece insegnavano alla gente quello che era lecito e conforme alla loro quotidianità, piegavano il Comandamento di Dio a una loro libera e finalizzata interpretazione. Erano come quei contadini che divennero loro stessi i padroni della vigna. E Gesù si rivolge verso costoro con sdegno, accusando la loro ingiustizia e ipocrisia, con espressioni severe e dirette: "serpenti, razza di vipere!" (Mt 23,33); "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!" (Mt 23,13); "Guai a voi, guide cieche". (Mt 23,16).

E ancora "Voi colmate la misura dei vostri padri!", esclama Gesù dopo aver ulteriormente accusato gli scribi e i farisei di essere complici dell'assassinio dei profeti". (Mt 23,29-32): "siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro son pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia" (Mt 23,27). Dio però non smette mai di mandare i suoi servi a tenere fertile e in ordine la Sua vigna, ossia a liberare il suo Popolo dall'oscuramento della verità. Nei testi profetici, quando il servo di Dio parla, fa precedere la sua parola con "Oracolo del Signore", per rimarcare la fonte delle sue parole. Così fece Elia, quando si adoperò per ridare purezza alla verità di Dio, anche se poi dovette fuggire, perché era iniziata una persecuzione nei suoi confronti.

E altri profeti non hanno avuto sorte diversa; Geremia, per esempio, non ebbe migliore fortuna: "noi vogliamo camminare seguendo i nostri pensieri, vogliamo agire ciascuno seguendo la caparbietà del nostro cuore malvagio [...]. Venite, tramiamo insidie contro Geremia!; poiché la legge non verrà meno per mancanza di sacerdoti, né il consiglio per mancanza di saggi, né la parola per mancanza di profeti. Venite, attacchiamolo con la lingua e non diamo retta a nessuna delle sue parole" (Gr, 18,12-18).

Nella parabola riportata da Matteo si comprende come secoli dopo i farisei si comportino esattamente allo stesso modo: "Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo", con l'intenzione di ucciderlo. In tal senso la parabola ripercorre tutta la storia del popolo di Israele, presentandoci i vari servi mandati da Dio che sono stati di volta in volta bastonati, cacciati, spesso torturati a morte, fino ad arrivare al momento in cui il Padrone della vigna decide di mandare il suo Figlio, sperando che abbiano rispetto almeno di lui: "da ultimo mandò loro il proprio figlio", da ultimo, ossia dopo di Lui, non ci sarà più alcuna rivelazione, è l'ultimo atto con cui Dio consegna al mondo la Sua parola. Ma alla vista dell'erede, i contadini hanno un unico pensiero: ucciderlo! È il compimento della malvagità dell'uomo, che non ha limiti e arriva persino a uccidere Dio. È su questo che Matteo vuole metterci in guardia, perché anche nella chiesa di oggi può ripetersi ciò che è già avvenuto: ora e sempre ci saranno dei contadini che vorranno impossessarsi della vigna.

Il libro dell'Apocalisse anticipa questo tempo, dove la rivelazione viene ostacolata nella sua proclamazione: inizia con la descrizione del contenuto delle sette lettere destinate alle sette chiese e ci mette in guardia nei confronti degli anticristo, ossia di coloro che vogliono appropriarsi della vigna, di coloro che pretendono di portare il popolo alla conoscenza di Dio, in qualità di novelli "sacerdoti", "farisei" e "scribi". Quello che colpisce, anche nel racconto dell'Apocalisse, è che gli anticristo sono coloro che dovrebbero condurre la chiesa con la verità e nella verità. Oggi come allora molti parlano di un Dio che non è il Dio rivelato da Gesù, ma è un Dio dimensionato su misura dei loro pensieri umani, della loro conoscenza, della loro filosofia. Nella lettera alla chiesa di Laodicea, "così parla l'Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio: Conosco le tue opere, so che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi almeno freddo o caldo! Ma perché sei tiepido, e né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca" (Ap 3,15-16).

Quella chiesa è condotta da chi la rende tiepida, indifferente al Comandamento di Dio, e quindi condannata a essere rifiutata, vomitata dalla bocca di Dio. Ecco perché Matteo riporta questa parabola lasciandola in eredità alla comunità cristiana: ci mette in guardia, ci esorta al discernimento, perché Dio ci conceda la luce per comprendere la vera parola, e incamminarci su quella strada che ci consegna la rivelazione di Gesù Cristo!

I fittavoli malvagi - Marco

Dal Vangelo di Marco Capitolo 12, Versetti 1-12

Gesù si mise a parlare loro in parabole: "Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano. A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna. Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti. Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!

Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l'erede; su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra. E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri. Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri"?

Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

I fittavoli malvagi - Luca

Dal Vangelo di Luca Capitolo 20, Versetti 9-19

Poi cominciò a dire al popolo questa parabola: "Un uomo piantò una vigna, l'affidò a dei coltivatori e se ne andò lontano per molto tempo. A suo tempo, mandò un servo da quei coltivatori perché gli dessero una parte del raccolto della vigna. Ma i coltivatori lo percossero e lo rimandarono a mani vuote. Mandò un altro servo, ma essi percossero anche questo, lo insultarono e lo rimandarono a mani vuote. Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono. Disse allora il padrone della vigna: Che devo fare? Manderò il mio unico figlio; forse di lui avranno rispetto. Quando lo videro, i coltivatori discutevano fra loro dicendo: Costui è l'erede. Uccidiamolo e così l'eredità sarà nostra. E lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? Verrà e manderà a morte quei coltivatori, e affiderà ad altri la vigna". Ma essi, udito ciò, esclamarono: "Non sia mai!".

Allora egli si volse verso di loro e disse: "Che cos'è dunque ciò che è scritto: La pietra che i costruttori hanno scartata, è diventata testata d'angolo? Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e a chi cadrà addosso, lo stritolerà".

Gli scribi e i sommi sacerdoti cercarono allora di mettergli addosso le mani, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito che quella parabola l'aveva detta per loro.

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