Parabole


Parabole di Gesù

parabole

Parabole della vita

Parabola dei doni del Padre

Sommario: Unisciti a noi

I doni buoni del Padre

Dal Vangelo di Matteo Capitolo 7, Versetti 9,11

Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!

Esegesi parabola Matteo

Gesù ci descrive il comportamento del Padre paragonandolo a quello di un padre umano, che tratta con cura i propri figli. Il pane e le pietre sono i due elementi riportati anche nell'episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto (Mt 4,4): in quel caso Gesù non ha bisogno di mutare le pietre in pane, perché il Padre suo ha cura di lui.

La domanda di Gesù alla gente "Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?", rende implicita l'unica risposta possibile: “Nessuno!” Perché nessuno dà una pietra al proprio figlio, quando costui chiede pane. Nessun padre e nessuna madre danno un serpente al figlio, quando costui chiede loro un pesce. E Gesù trae l'univoca conclusione: "Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!".

Gesù ci chiama cattivi per accentuare la certezza di essere ascoltati da Dio quando chiediamo qualcosa di buono. Perché se noi, che non siamo né santi né sante, sappiamo dare cose buone ai figli, quanto più il Padre del cielo. Questo paragone ha come obiettivo quello di togliere dal nostro cuore qualsiasi dubbio sul buon esito della preghiera rivolta a Dio con fiducia. Dio ascolterà! Ed è Gesù, nel passo di poco precedente a quello dei quesiti qui riportati, a invitarci a pregare: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.

Perché chiunque crede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa, sarà aperto" [Mt 7,7-8]. Ma attenzione: a coloro che gliele chiedono, Dio dà soltanto cose buone. Se chiedi qualcosa che non promuove la tua persona, che non ti fa maturare, stai pure tranquillo che non otterrai mai nulla, non ti verrà mai aperto, non ti verrà mai dato nulla. Dio non ci sostiene nel nostro infantilismo, nella nostra pigrizia o nel nostro egoismo.

Ecco, dunque, che nella parabola riportata da Matteo, Gesù si impegna e garantire che ci venga data nella preghiera quella forza che serve a realizzare il progetto del Padre. Dio non governa gli uomini emanando leggi, ma comunicando il suo Spirito; allora Gesù garantisce che questa richiesta dello Spirito verrà senz'altro esaudita. Tutte le altre richieste, in questo modo, devono intendersi già esaudite, perché il Padre, un Padre che è buono nei confronti dei figli, si preoccupa già di loro prima ancora che questi glielo chiedano.

A questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: perché allora chiedere, se sa già di cosa abbiamo bisogno? Perché nella Sua infinita bontà il Padre non può forzare la nostra con la Sua volontà: il nostro chiedere significa esternargli totale fiducia e predisporci ad accogliere il Suo aiuto; diversamente non ci sarà aiuto alcuno, né proveniente dai nostri fratelli né direttamente dal Padre, che potrà venirci in soccorso, perché non saremo in grado di vederlo, né tanto meno di accoglierlo!

Il messaggio di Gesù riportato da Matteo è destinato ai suoi primi discepoli, affinché si rendano conto della novità alla quale sono chiamati abbandonando atteggiamenti e pensieri completamente opposti a tale novità. L'evangelista ci presenta la difficoltà dei primi discepoli ad accogliere la novità del messaggio di Gesù. Gesù ci invita alla preghiera: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto": queste parole di Gesù sono molto preziose perché esprimono la vera relazione tra Dio e l'uomo.

Chi teme di molestare Dio con le proprie piccole indigenze, sbaglia e pecca di superbia, perché Dio ha il potere di rispondere alla realtà della nostra vita: Dio può cambiare le nostre situazioni ed entrare nelle realtà delle piccolezze del nostro quotidiano. Se Dio non agisse, se Dio non avesse potere sulle vicende concrete della nostra vita, come potrebbe Dio rimane Dio?

E se Dio è amore, l'amore non troverà una possibilità di rispondere alla speranza di chi prega? Ma senza la fede, Dio non può darci una vera redenzione. La preghiera e la lode sono inseparabili, la preghiera è la riconoscenza concreta della potenza immensa di Dio e della sua gloria, l'amore non è una opzione arbitraria in quanto l'amore è il contenuto dell'essere, l'amore è la verità. "Chiedete e vi sarà dato", chiedete a Dio che è potenza e amore.

Che cosa possiamo chiedere, dunque, alla bontà di Dio? La risposta di Gesù è molto semplice: tutto! Tutto ciò che è buono. Il Dio buono dà solo cose buone, e la bontà e la potenza di Dio conoscono un solo limite: il male. La preghiera fatta con fiducia porta tutte le realtà e le indigenze della vita sotto gli occhi della bontà onnipotente. Possiamo chiedere tutto ciò che è buono. E in tal senso la preghiera diventa anche un cammino di conversione, di grazia, di elevazione spirituale, perché separa nella nostra vita la luce dalle tenebre e ci fa creature nuove.

L'evangelista Luca è qui preoccupato solo di una cosa, che la preghiera rivolta a Dio non diventi un pretesto per l'indolenza umana; che a Dio non si chieda troppo poco, rinunciando a chiedere tutto. Luca, infatti, non limita la potenza di Dio alle cose spirituali e soprannaturali: lo Spirito Santo penetra tutto; ma lo scopo concreto della preghiera viene sottolineato con la precisazione che noi “cattivi” cessiamo di essere tali e diventiamo buoni solo nel momento in cui partecipiamo alla stessa bontà di Dio. Questo sarà il vero esaudimento della preghiera: non solo ottenere cose buone, ma diventare buoni noi stessi.

Lo scopo di tutte le nostre domande, di tutti i nostri desideri, di tutte le nostre necessità deve essere la gioia, la felicità. Anche Giovanni e Matteo riportano nei loro Vangeli di chiedere tutto a Dio, di cercare sempre la felicità e di non smettere di rivolgersi al Padre che ha la potenza e la bontà per darla. La gioia, infatti, non è nient'altro che Dio stesso, lo Spirito Santo. Cercate Dio, chiedete "la gioia" nel suo Santo Spirito, e avrete tutto.

I doni buoni del Padre - Luca

Dal Vangelo di Luca Capitolo 11, Versetti 11,13

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra?

O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe?

Se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?

Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!".