Profeti e Patriarchi


Patriarca - Profeta

Profeti

Abramo

È un personaggio dell'Antico Testamento, patriarca ebreo. Il primo dell'Antico Testamento, padre di tutti i credenti.

Tutta la vita di Abramo è sotto il segno della libera iniziativa di Dio.

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Abramo Patriarca

Abramo era figlio di Terach e fratello di Nacor e Aran, viveva nella città di Ur dei Caldei, con la propria famiglia. Sposò la sorellastra Sarai, figlia dello stesso padre, ma di madre diversa.

Dio un giorno parlò ad Abram, ordinandogli di lasciare la sua terra e di dirigersi nel luogo che gli avrebbe indicato. Abram, che aveva 75 anni, radunò tutti i suoi beni e partì, lasciando Harran, con sua moglie e il nipote Lot. Quando arrivò nel paese di Canaan nei pressi di Sichem, Dio gli apparve in un luogo chiamato Betel "Casa-di-Dio" gli fece la promessa che quella terra sarebbe appartenuta alla sua discendenza. Lì, Abram costruì un altare, poi si diresse verso il Neghev.

Per scampare dalla carestia che colpì Canaan, Abram fuggì in Egitto, pregò Sarai di dire che era sua sorella, nel timore che l'avvenente bellezza di lei, potesse attrarre su di lui la violenza degli Egizi. Nonostante questa precauzione, giunsero voci riguardanti ciò al faraone, che fece condurre i coniugi a palazzo. Abram lasciò che Sarai giacesse con il faraone e in cambio gli venne regalato del bestiame. Ma il Signore colpì il Faraone e la sua casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di Abram. Allora il faraone chiamò Abram e gli disse: "Perché non mi hai indicato che era tua moglie? Perché hai detto: Essa è mia sorella! In modo che io me la sono presa per moglie? Ora eccoti tua moglie: prendila e vattene!" (Genesi, 12,10-20).

Dall'Egitto Abram risalì verso il Neghev con la moglie e tutto il suo avere (Lot era con lui), fino a Betel nello stesso luogo dove tempo prima Dio gli aveva parlato. Per una lite tra i reciproci pastori, Abram e di Lot si separarono, e Lot scelse per sé tutta la valle del Giordan. Mentre Abram tornò a risiedere nuovamente nel paese di Canaan, ebbe un'altra rivelazione da Dio: "Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre. Renderò la tua discendenza, come la polvere della terra, se qualcuno può contare il pulviscolo della terra, anche i tuoi discendenti potrà contare!".

Nel conflitto militare tra diversi re, anche i re di Sodoma e Gomorra furono coinvolti e sconfitti, le due città furono sottoposte a saccheggio e Lot, figlio del fratello di Abram, fu preso prigioniero. Un fuggitivo scampato al massacro avvertì Abram del destino del nipote. Abram mobilitò i suoi mercenari e intraprese l'inseguimento, raggiungendo quei re a Dan e sgominandoli.

Sarai era sterile e avanti negli anni, quindi Abram ritenne opportuno accettare il suggerimento di Sarai di avere un figlio con la schiava egiziana Agar, che chiamò Ismaele.

Ma Dio apparve nuovamente ad Abramo e gli disse: "Ecco la mia alleanza con te: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni, e non ti chiamerai più Abram, ma il tuo nome sarà Abramo". Poi disse che Sarai gli avrebbe dato un figlio legittimo nonostante l'età avanzata: "tua moglie non la chiamerai più Sarai ma Sara" (Genesi, 17,5). In questa occasione Dio dettò anche il precetto della circoncisione, come segno dell'alleanza di Abramo e della sua casa a Dio.

Poi il Signore apparve a lui alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora della canicola del giorno. Egli alzò gli occhi ed ecco tre uomini stavano in piedi presso di lui, li invitò a riposarsi. Diede loro dell'acqua per lavarsi i piedi e Sara preparò delle focacce e del vitello da mangiare. Essi si riposarono e mangiarono. Al momento di andare via, assicurarono che Sara, l'anno successivo, avrebbe avuto un figlio.

Sara, all'udire queste parole si mise a ridere, perché era troppo vecchia per avere un bambino. Allora i viandanti risposero dicendo che niente è impossibile a Di e, sul punto di andarsene, rivelarono ad Abramo che il grido di Sodoma e Gomorra era troppo grande: il loro peccato era molto grave, per questo Dio predispose di distruggerle. Abramo intercedette allora per i giusti che sarebbero morti insieme agli empi e ottenne da Dio la promessa che, se in tutta Sodoma e Gomorra avesse trovato solo dieci giusti, a motivo di quei dieci avrebbe sicuramente risparmiato le città dalla distruzione.

Poi il Signore visitò Sara come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella sua vecchiaia, al tempo che Dio aveva detto. Abramo pose nome Isacco al figlio che gli aveva partorito Sara.

Nel pieno della gioia di questa nascita insperata, Dio tentò Abramo dicendogli: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!". "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò". Gli è chiesto proprio il figlio che ama, per il quale Abramo ha dato tutto se stesso. Sembra di cogliere la silenziosa sofferenza di Abramo che si sente strappare la propria discendenza, la sua speranza, la sua promessa! Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Abramo non proferì parola: obbedisce e, per il suo Signore, accetta di rinunciare al suo avvenire.

Il terzo giorno - misterioso e fascinoso concetto del "terzo giorno" - Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: "Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi". Abramo ed il figlio si ritrovano soli. La solitudine ci accompagna sempre in certe prove.

Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: "Padre mio!". Rispose: "Eccomi, figlio mio"; riprese: "Ecco qui il fuoco e la legna, ma dove è l'agnello per l'olocausto?" e Abramo rispose: "Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!". Abramo stesso si rimette alla volontà di Dio: ha una fiducia senza limiti, si è totalmente abbandonato, sa che non può più contare su niente di ciò che è umano.

Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: "Abramo Abramo!". Rispose: "Eccomi!". L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio". Proprio alla fine Dio interviene quando Abramo ha realmente rinunziato a "suo" figlio. "Il timore di Dio" di cui parla il testo è proprio il senso del mistero di Dio: le sue vie non sono le nostre, i suoi tempi non sono i nostri tempi. Questo è l'atteggiamento fondamentale.

Allora Abramo alzò gli occhi e vide un montone impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere il montone e lo offri in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo: "Il Signore provvede", perciò ancora oggi si dice: "sul monte il Signore provvede". Ad Abramo in realtà non è stato tolto il figlio, ma era necessario che qualcosa cambiasse in lui: dopo la "prova", è libero verso il "suo" Isacco e può riaverlo e vivere con lui in modo diverso. Abramo lo aveva ricevuto con una promessa, ma Isacco era diventato tutto, l'assoluto, la sua ragione di vivere, cioè il dono di Dio aveva preso il posto di Dio stesso.

Per ritrovarsi "libero", aveva bisogno di passare attraverso l'apparente contraddizione di dover rinunciare al suo progetto, al suo avvenire, per vivere solo e interamente la volontà e il progetto di Dio.

Ogni uomo a suo modo rivive la stessa esperienza. Ad ognuno è chiesto di avere "un figlio", ma non di esserne padroni, di chiuderci su di lui. E "figlio" può essere tutto ciò che ci impegna a fondo nella nostra creatività: può essere un discendente in carne e ossa, ma anche un lavoro, un servizio per il quale diamo tutti noi stessi... Dovremo imparare a "sacrificarlo", per diventare liberi. E tutti passeremo attraverso la contraddizione che ci farà dubitare della parola di Dio, ci sembrerà di essere stati ingannati.

Questo racconto ci svela l'agire di Dio e come dovremmo rispondere, accettare di "partire", perché Dio vuol farci crescere. L'alleanza sta nel sapere che Dio sarà fedele e presente sempre, e ci chiama a rispondere con la fede. Appare che ogni promessa passi attraverso la contraddizione e così si prepara il compimento. Solo così impareremo a diventare liberi ed a cercare Dio per se stesso. Egli ha fiducia in noi malgrado la nostra fragilità a perseverare nel tempo: siamo chiamati a vivere di speranza.

Abramo non dice una parola. Obbedisce e accetta di rinunciare al suo avvenire, sa che è Dio, l'Onnipotente, a metterlo alla prova: inizialmente non immaginava un sacrificio così duro, ma poi comprende che nessun sacrificio è troppo duro quando è Dio a volerlo. Abramo non tentenna, non pensa alle conseguenze, non fa calcoli, non ha dubbi di nessun genere: ripone la sua totale fiducia in Dio.