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NAVI DA GUERRA, PORTAEREI, WARSHIPS, BATTLESHIPS AND CARRIERS

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NOVITA' DI NOVEMBRE 2018:

PORTAEREI ARK ROYAL R09

     

La HMS Ark Royal (R09), quarta nave da guerra della Royal Navy britannica a portare questo nome, è stata una portaerei classe Audacious. Con la sua gemella HMS Eagle fu una delle più grandi portaerei britanniche mai costruite. Venne costruita nei cantieri Cammell Laird, venendo impostata il 3 maggio 1943, in piena seconda guerra mondiale, varata sette anni dopo il 3 maggio 1950 ed entrata in servizio il 25 febbraio 1955. La nave poteva alloggiare al massimo 50 aerei,  aveva un dislocamento a pieno carico di 50.786 tonnellate ed una velocità massima di  31,50 nodi.

Operativa tra gli anni cinquanta e settanta operò con aerei a reazione di vario tipo e rappresentò una delle migliori navi dell'epoca.
La Ark Royal venne costruita insieme alla sorella Eagle, inizialmente denominata Audacious e origine del nome della classe. Inizialmente era prevista la costruzione di quattro unità ma, alla fine della seconda guerra mondiale, la Africa e la Eagle originaria vennero cancellate, mentre la costruzione delle due unità rimanenti venne sospesa per diversi anni. Entrambe le navi sarebbero state più volte modernizzate e modificate durante la loro vita operativa.

L'unità, inizialmente chiamata Irresistible, venne ribattezzata Ark Royal prima del varo. La precedente unità a portare questo nome era stata un'altra portaerei, affondata al largo di Gibilterra il 14 novembre 1941 con la perdita di un membro dell'equipaggio.

L'unità non venne varata prima del 1950 ed i lavori di completamento richiesero altri cinque anni. Durante questo periodo venne riprogettata estensivamente, risultando marcatamente differente dalla sorella Eagle.

Al momento dell'ingresso in servizio aveva un ponte di volo leggermente angolato con un'ampiezza di 5.5° dall'asse della nave, due catapulte a vapore in grado di lanciare apparecchi con peso fino a 14.000 kg, un elevatore esterno sul lato sinistro, armamento modificato e il nuovo sistema ottico di aiuto all'appontaggio. Fu la prima unità britannica ad avere il ponte di volo angolato e le catapulte a vapore dalla costruzione, mentre nelle precedenti unità queste apparecchiature erano state installate durante appositi interventi di ammodernamento. Queste innovazioni permisero alla portaerei di gestire contemporaneamente decolli e appontaggi. Il ponte di volo misurava 240 X 34 metri.

Circa un anno dopo l'ingresso in servizio i cannoni da 113 mm situati a prua sulla fiancata sinistra vennero rimossi per lasciare più spazio alle operazioni di decollo dal ponte inclinato. Quattro anni dopo l'elevatore di sinistra venne eliminato insieme ai rimanenti cannoni da 113 mm di prua. Gli ultimi cannoni da 113 vennero rimossi durante i lavori di modernizzazione del 1964. Tra il marzo 1967 ed il febbraio 1970 vennero effettuati gli ultimi grandi lavori di manutenzione e modernizzazione, che le permisero di operare anche i più grandi Phantom e Buccaneer Mk.2. L'inclinazione del ponte di volo rispetto all'asse venne aumentata fino a 8.5°, vennero installate nuove catapulte e nuovi cavi d'arresto. Anche l'isola venne modificata parzialmente insieme all'apparato eloettronico e radar, anche se parte dell'equipaggiamento originale rimase in uso. Vennero anche predisposti lanciatori per missili Sea Cat, che non vennero però mai installati, lasciando la nave senza alcun tipo di difesa.

All'ingresso in servizio la Ark Royal imbarcava fino a 50 aerei tra Sea Hawk, Sea Venom, Fairey Gannet e Skyrider, oltre a vari elicotteri. Con il passare degli anni e l'ingresso in servizio di nuovi aerei più grandi e complessi, il numero di mezzi imbarcati scese a meno di 40 quando l'unità venne radiata nel 1978.

SEZIONI PRINCIPALI :
PORTAEREI NELLA STORIA
INCROCIATORI E CORAZZATE
LE PIU' FAMOSE BATTAGLIE NAVALI
AEREI DELLA U.S.NAVY
VARIE:
NOVITA' DI OTTOBRE 2018

 STATISTICHE E CURIOSITA'


NAVI FAMOSE / HALL OF FAME
SCRIVI A/ INDICE
PORTAEREI:
 La portaerei Ronald Reagan  

Una portaerei è una nave da guerra il cui ruolo principale è il trasporto in zona di operazioni, lancio e recupero di aeroplani, agendo in effetti come una base aerea capace di muoversi in mare. Le portaerei permettono pertanto ad una forza navale di proiettare la propria potenza aerea fino a grandi distanze senza dover dipendere da basi terrestri locali per gli aerei. Le marine moderne che operano portaerei le trattano come il nucleo della flotta, un ruolo giocato in precedenza dalle corazzate. Il cambiamento iniziò con la crescita della potenza aerea come parte significativa della guerra ed avvenne durante la seconda guerra mondiale. Le portaerei prive di scorta sono considerate vulnerabili ad attacchi da altre navi, aerei, sottomarini o missili e pertanto viaggiano come parte di un gruppo da battaglia di portaerei.


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USS ENTERPRISE CV 6

La gloriosa storia di questa unità non meriterebbe ulteriori commenti. La portaerei Enterprise (CV6), denominata "Big E" è e rimarrà senza dubbio la più grande e gloriosa portaerei della storia! Per rendere un'idea della sua vita bellica basta il dato dei successi che fu esposto durante la visita a New York nell'ottobre del 1945, quindi a guerra finita: 20 battaglie, 911 aerei distrutti, 71 navi affondate

Costituì con le due gemelle Hornet e Yorktown il nucleo centrale del Pacifico allo scoppio delle ostilità coi giapponesi. Si dimostrò alla prova del fuoco una portaerei solida, difficilmente affondabile,duttile e potente, al contrario delle ben più grosse Akagi e Kaga giapponesi che furono miseramente affondate alle Midway.  Dal punto di vista storico può essere paragonata alle gemelle terribili giapponesi Zuikaku e Shokaku, con la differenza che riuscì ad uscire indenne da tante battaglie dolorose ed eroiche, basti pensare alle tre bombe incassate a Santa Cruz....., per entrare nell'Olimpo delle grandi navi della storia, paragonabile solo alla Victory di Nelson e forse superiore, per fama, alla leggendaria Bismarck.  Come ben si vede la sua storia sconfina nella leggenda!  Non dimentichiamoci, però, che al contrario di una corazzata, una portaerei non dipendeva solo dal proprio equipaggio e dalla sua contraerea, ma per sopravvivere doveva fare affidamento soprattutto sulla propria squadriglia aerea (caccia e bombardieri) che ospitava. L'Enterprise seppe, tramite i propri comandanti, forgiare i migliori gruppi aerei della Seconda Guerra Mondiale ed utilizzarli al meglio in maniera letale e terribile, diventando l'incubo degli ammiragli giapponesi. Dalla fine della Battaglia di Santa Cruz  all'avvento della classe Essex resse quasi da sola lo sforzo bellico americano, rimanendo l'ultimo bastione difensivo.  Dopo l'avvento delle nuove grandi portaerei della classe Essex continuò a forgiare, tramite l'aiuto dei propri veterani, i migliori piloti della U.S. Navy e combattè come portaerei notturna fino alla battaglia di Okinawa ed allo schianto del kamikaze Tomi Zai con onore e ferocia. Leggendaria. (Shinano).

AKAGI

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la portaerei Akagi era (insieme alla Kaga) quando di più potente e formidabile il Giappone potesse mettere in campo. Con ben 92 aerei pronti per l'uso costituiva una forza d'urto nettamente superiore alle classi Enterprise e Lexington americane. Si aggiunga il fatto che allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, grazie all'esperienza di cinque anni di combattimenti in Cina, il gruppo aereo dell'Akagi era il migliore del mondo, come dimostrò brillantemente durante l'attacco di Pearl Harbor e nelle altre azioni in cui fu impegnato. L'ammiraglio Yamamoto aveva coniato per lei il motto "Akagi l'inaffondabile" ed i giapponesi credevano veramente che ciò fosse vero. In realtà al primo vero bombardamento subito (battaglia di Midway) bastarono due bombe sganciate dai Dauntless per farla incendiare e affondare. Cerchiamo di capire ora perchè ciò avvenne. Certamente l'effetto letale delle bombe fu favorito dalla corazzatura nulla del ponte (l'unica corazzatura di cui l'Akagi disponeva era una corazzatura di murata risalente alla sua origine di corazzata, ricordiamo che la prima portaerei giapponese ad avere un ponte di volo corazzato fu la Taiho, nel 1944) che esplose e si sollevò come fosse fatto di cartapesta. Se l'Akagi fosse stata attaccata dai siluri, come avvenne per le rimanenti battaglie navali della Seconda Guerra Mondiale, avendo una poderosa corazzatura di murata, sarebbe probabilmente stata in grado di resistere ad almeno una decina di siluri senza affondare, come fece ad esempio la Musashi nel Mar di Sibuyan durante la battaglia navale di Leyte. Ebbe quindi la sfortuna di subire l'unico attacco navale con bombe, anziché con siluri, della guerra del Pacifico. Però non si può addebitare solo a questo la prematura ed ingloriosa scomparsa della nave.

ADMIRAL KUZNECOV

La portaerei Kuznecov è la nave ammiraglia della flotta dell'Unione Sovietica  (in russo: Адмирал флота Советского Союза Кузнецов?, traslitterato: Admiral Flota Sovetskogo Sojuza Kuznecov; Kuznetsov nella traslitterazione anglosassone, in origine chiamata Riga, rinominata Leonid Brežnev e poi Tbilisi) è la nave ammiraglia della Voenno-Morskoj Flot Rossijskoj Federacii.
La nave era stata commissionata originariamente dalla Voenno-morskoj flot SSSR e doveva essere la capoclasse della omonima classe di incrociatori pesanti portaeromobili missilistici "ТАВКР/TAVKR".
La nave è classificata in Occidente come portaerei, mentre il termine usato dai russi è ТАВКР/TAVKR, acronimo di incrociatore pesante portaeromobili missilistico (in russo: Тяжёлый авианесущий крейсер ракетный?, traslitterato: Tjažëlyj avianesuščij krejser raketnyj) in quanto tale designazione consente alla Russia di aggirare la Convenzione di Montreux per le navi che transitano per i Dardanelli e il Bosforo tra il Mar Mediterraneo e il Mar Nero.
La nave, che è entrata in servizio a metà degli anni novanta è l'unica portaerei russa in attività ed è inoltre una delle due sole portaerei operativa a utilizzare per il decollo e l'atterraggio il sistema STOBAR, mentre l'altra è una unità derivata dallo stesso progetto di base, la INS Vikramaditya, ex incrociatore portaeromobili Baku sovietica della classe Kiev, entrata in servizio nel 2013.

L'"Admiral Kuznetsov" rappresenta la prima vera portaerei "tuttoponte" della Marina Russa dai tempi dell'acquisizione della "Graf Zeppelin" tedesca dai cantieri di Stettino (1945). Per stazza e potenzialità di attacco può ben rivaleggiare con le portaerei americane della classe "Forrestal" ma non con le "Nimitz" e la "Enterprise". Non si sa tuttora la sua reale capacità operativa perchè non la si è vista ancora seriamente in azione, eccezion fatta per le operazioni in Siria. Oltretutto è destinata a rimanere l'unica della sua specie vista la crisi cronica di finanziamenti della Marina Russa. Vedremo in futuro come si comporterà. L'originalità delle scelte dei suoi costruttori e la forma del ponte di volo la fanno indubbiamente la portaerei "più bella esteticamente" di tutta la storia, rivaleggiando con la classe "Illustrious" inglese della Seconda Guerra Mondiale. Bella! (Shinano)

USS G. BUSH CVN 77

La USS George H. W. Bush (CVN-77) è una portaerei a propulsione nucleare della US Navy, la più recente della classe Nimitz nonché l'ultima programmata di questa classe. È intitolata al 41º Presidente degli Stati Uniti, George H.W. Bush. Come le altre portaerei della classe Nimitz, è spinta da due reattori nucleari Westinghouse, e può ospitare uno stormo imbarcato di oltre 80 mezzi aerei ad ala fissa o rotante. È stata varata nel cantiere Newport News Shipbuilding il 9 ottobre 2006 ed è entrata ufficialmente in servizio con la US Navy l'11 maggio 2009. La sua base di appoggio è la Naval Station Norfolk, in Virginia.

NAVI DA GUERRA:
  Battaglia navale di Capo Matapan 
  Von Der Tann   Missouri

Con il termine nave da battaglia (chiamata anche corazzata) si indicano le più potenti navi da guerra delle marine militari per tutto il periodo che va circa dalla metà del XIX secolo fino a poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Le navi da battaglia erano protette da pesanti corazze in acciaio e avevano come ruolo principale l'ingaggio di navi da guerra nemiche con il fuoco diretto o indiretto di un arsenale di cannoni. Inoltre, come ruolo secondario, il bombardamento di bersagli costieri o in prossimità della costa come supporto agli assalti della fanteria. Dopo la seconda guerra mondiale vennero considerate obsolete a causa delle maggiori potenzialità belliche ed operative delle portaerei, sebbene alcune corazzate degli Stati Uniti d'America siano state mantenute in riserva ed utilizzate per il bombardamento costiero e come piattaforme lanciamissili fino all'inizio degli anni 1990.


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HMS BARHAM

La HMS Barham (Pennant number 04), terza nave da guerra della Royal Navy britannica a portare questo nome è stata una nave da battaglia classe Queen Elizabeth, così battezzata in onore dell'ammiraglio Charles Middleton I barone di Barham. Costruita nei cantieri navali John Brown a Clydebank, Scozia venne impostata il 24 febbraio 1913 e varata nel 1914, entrando in servizio nel 1915, a prima guerra mondiale già iniziata. La corazzata HMS Barham, colpita quattro volte allo Jutland, ebbe 26 morti e 46 feriti e sparò 337 colpi. Durante il secondo conflitto mondiale partecipò alla battaglia di Capo Matapan. IL 25 novembre 1941 venne colpita da tre siluri lanciati dall'U-331 e affondò con 850 membri dell'equipaggio. Fu l'unica delle corazzate di classe Queen Elizabeth a finire affondata definitivamente.

VITTORIO VENETO

La nave da battaglia Vittorio Veneto fu una nave della Regia Marina italiana appartenente alla classe Littorio e rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale.  Pur essendo considerata la seconda unità della Classe Littorio fu la prima ad essere consegnata, tanto che la classe, a volte viene anche chiamata Classe Vittorio Veneto. La corazzata Vittorio Veneto venne progettata dal generale Umberto Pugliese e fu la prima nave da battaglia che superò i limiti delle 35.000 tonnellate di dislocamento del Trattato Navale di Washington. Lo scafo della Vittorio Veneto venne impostato il 28 ottobre 1934 nei Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Trieste, lo stesso in cui qualche anno dopo sarebbe stata costruita la gemella Roma, venne varata il 25 luglio 1937 e la sua costruzione venne completata il 28 aprile 1940, entrando in servizio solamente il successivo 2 agosto dopo l'ingresso in guerra dell'Italia contro la Francia ed il Regno Unito, inquadrata nella IXª Divisione Corazzate della Iª Squadra di base a Taranto. La caratteristica più significativa della corazzata Vittorio Veneto fu data dalle pessime doti balistiche dei cannoni italiani. I tanto lodati cannoni da 381/50 della Vittorio Veneto non erano in grado di centrare un isolotto a dieci chilometri di distanza. Questo a causa della grande dispersione di tiro dei cannoni che faceva in modo che ogni colpo avesse caratteristiche diverse dagli altri non permettendo quindi di centrare il bersaglio. In tutta la Seconda Guerra Mondiale questo tipo di cannone, equipaggiato anche sulle corazzate Roma e Littorio, non riuscì mai a centrare un bersaglio (Shinano).

BISMARCK

Inizio questa mia libera dissertazione sulla corazzata Bismarck dicendo che molto probabilmente è la nave più difficile da giudicare. All'apparenza questa può sembrare un'affermazione azzardata o inesatta poiché sono state scritte migliaia di pagine su questa corazzata e si conosce tutto su di essa, quasi fino all'ultimo bullone della sua chiglia. Il problema base nel formulare un giudizio obiettivo sta non nella scarsa conoscenza dell'imbarcazione ma nel fatto che è difficilissimo separare la nave dal mito. La corazzata Bismarck è infatti la nave che più di tutte (assieme forse alla Victory di Nelson) ha subito questo processo inarrestabile di mitizzazione. D'altronde gli elementi per farla assurgere nell'iperuranio delle navi ci sono tutti. La miglior nave da battaglia nel momento della sua entrata in servizio, viene mandata nuova fiammante a combattere contro la gloriosa Royal Navy. In un epico scontro affonda con una sola cannonata  l'incrociatore da battaglia Hood, orgoglio della stessa Royal Navy, considerato fino a quel momento inaffondabile e ferisce gravemente la Prince of Wales, nave di punta della stessa marina britannica. Da quel momento, pur sapendo di essere braccata dall'intera flotta inglese, non scappa ma accetta coraggiosamente la lotta. Viene resa ingovernabile da uno sfortunato siluro e attende con orgoglio e sicurezza la propria inesorabile fine. Combatte da sola ed  immobilizzata contro quattro unità della propria classe, resistendo a lungo contro le bordate delle unità nemiche prima di affondare. Oltretutto dalla recente escursione di Cameron negli abissi marini è emerso che la corazzata Bismarck molto probabilmente non è stata affondata dalle bordate della Rodney e della King George V, se fosse stata per l'azione di queste navi probabilmente sarebbe ancora a galla! L'esame del relitto, eseguito tramite un sofisticato battiscafo ha mostrato, infatti, come la nave sia affondata a causa delle cariche di profondità all'interno della nave azionate dagli stessi marinai per impedire ai cacciatorpediniere inglesi di rimorchiare lo scafo della nave fino in Inghilterra. La corazzata Bismarck ha fatto quindi un glorioso karakiri per impedire di diventare una preda bellica di inestimabile valore tecnologico. Questa è la storia che si è fatta leggenda. Analizzando la corazzata Bismarck dal punto di vista meramente tecnico si può osservare come fosse, al momento del varo, la miglior corazzata del mondo. Veloce, potente, corazzata in maniera esemplare, dotata di una artiglieria poderosa, rapida e mortalmente efficace, di un livello di addestramento del suo equipaggio quasi perfetto, era in grado da sola di incutere timore all'intera Royal Navy. L'unico difetto riscontrabile era il radar, ben più primitivo rispetto a quello delle navi inglesi (vedi l'esempio dell'incontro con il Suffolk ed il Norfolk). In conclusione si può dire che la corazzata Bismarck non è stata in assoluto la miglior corazzata del mondo (le successive classi Iowa e New Jersey avevano velocità, radar e armamento antiaereo migliori rispetto alla tedesca) ma indubbiamente è e sarà per sempre la corazzata più famosa e gloriosa del mondo per la sua storia che confina con la leggenda. Leggendaria!!

YAMATO

La Yamato (大和), fu una nave da battaglia della Marina Imperiale Giapponese. Insieme alla gemella Musashi fu la più grande nave da battaglia mai costruita, con un dislocamento di 72.810 tonnellate ed armamento principale costituito da 9 cannoni da 460 mm. Le dimensioni eccessive, il peso enorme e la grande corazzatura la resero un gigante lento inferiore alle corazzate americane di classe Iowa. I suoi giganteschi cannoni si dimostrarono poco efficaci nell'unica battaglia in cui furono impegnati, quella di Samar, la sua fine fu però gloriosa immolandosi in una crociera suicida verso Okinawa.  Rappresenta il limite estremo dello sviluppo della nave corazzata in grandezza ed in potenza di fuoco. Con la sua enorme stazza di 73.000 tonnellate a pieno carico, con i suoi 9 cannoni da 460 mm., con i suoi giganteschi motori a turbina da 150.000 cavalli vapore rappresenta il non plus ultra dello sviluppo bellico della corazzata. La sua potenza doveva metterla in grado di affondare qualsiasi nave e di resistere a qualunque attacco aereo. Entrò in servizio appena dopo l'attacco di Pearl Harbor e combattè da nave ammiraglia della Marina Imperiale in tutte le battaglie navali più significative della Seconda Guerra Mondiale (dalla battaglia navale delle Midway, passando per la battaglia navale di Santa Cruz, per la battaglia navale delle Marianne, per la battaglia navale di Leyte, fino ad arrivare al suo "canto del cigno" con la battaglia navale di Okinawa).  La nave da battaglia Yamato fu impegnata in un scontro navale un'unica volta, durante la battaglia del Mar di Samar, nel Golfo di Lyte, nella quale diede prova di scarsa precisione e cadenze di tiro eccessivamente lente. Mi riferisco allo scontro con le portaerei di scorta americane, durante la battaglia navale del Golfo di Leyte. In questo frangente il gruppo di Kurita riuscì a fare pochissimi danni alle numerose portaerei leggere americane difese da valorosissimi cacciatorpediniere. La Yamato sparò sì a lungo, ma con scarsissima precisione e coordinazione, quindi "alla prova del fuoco" fallì clamorosamente. (Shinano). La Yamato entrò nella leggenda per il modo con cui, durante la campagna di Okinawa, fu mandata ad immolarsi, senza alcuna protezione aerea, ma con il carburante con cui tornare (al contrario della convinzione di molti storici). Il perchè la corazzata Yamato fu mandata al "sacrificio" lo troviamo nello splendido libro "Per un milione di morti" del comandante di torpediniere Tameichi Hara "... quindi si è rivolto a Moroshita e gli ha spiegato che l'alto comando e in special modo i membri dell'esercito, erano rimasti sgomenti per la ritirata della Yamato a Leyte.... inoltre ha detto che a Tokio sono malcontenti perché la Yamato è tornata da Leyte senza aver sparato un colpo dei suoi cannoni da 457 mm..... Kusaka ha detto che l'intera nazione odierebbe la marina se la guerra dovesse finire e la potente Yamato fosse rimasta inattiva.... la Yamato era rimasta inattiva per tre anni prima di Leyte e si parlava di essa come un albergo galleggiante per ammiragli inetti."

BATTAGLIE NAVALI:
      

Dagli albori dell'umanità fino al 1571, data della Battaglia di Lepanto, gli scontri navali avvenivano in maniera molto simile, con rami a remi che si combattevano e si abbordavano l'un l'altra. Lo scontro riproponeva sull'acqua le battaglie sulla terra. Nella mischia prevaleva di solito chi aveva i migliori soldati e le navi più manovrabili, oltre che naturalmente i migliori comandanti. L'avvento della polvere da sparo mutò sempre di più la tattica di combattimento in quanto rese possibile danneggiare le navi e gli equipaggi nemici prima del contatto diretto tra i "legni" grazie ad i primi cannoni ed ai fucili. La battaglia di Lepanto segnò il punto di svolta verso un nuovo tipo di combattimento navale in quanto non fu solo una gigantesca mischia tra navi aggrovigliate ma nella prima fase vide l'intervento decisivo delle Galeazze, enormi ibridi tra una galea ed un galeone, pesantemente armate ma mosse ancora a remi.

Le battaglie a vela segnano il momento più romantico degli scontri navali, nei quali flotte di navi mosse solamente dal vento si combattono in epici duelli di artiglierie per concludersi nel corpo a corpo dell'abbordaggio. Dalle mischie della Battaglia della Manica si passa alla "canonizzazione" dello scontro in linea delle enormi flotte del Seicento e del Settecento (Barfleur), per concludersi con il ritorno alla mischia (Trafalgar) voluto dal "tocco di Nelson.

L'avvento del motore, la corazzatura delle navi e l'utilizzo dei cannoni a canna rigata mutano notevolmente la tattica navale durante le battaglie. Si passa dal cannoneggiamento sterile di Hampton Roads (1862) dall'uso dello sperone a Lissa (1866) fino ad arrivare nello stretto di  Tsushima (1905) dove per la prima volta una flotta viene quasi totalmente affondata dagli avversari solamente con l'utilizzo del cannone a maggior calibro e senza contatto diretto tra le navi contendenti.

La "lezione" di Tsushima, scontro nel quale le navi furono colpite solo dai calibri maggiori, porto alla nascita delle corazzate monocalibro (Dreadnought) ed a scontri nei quali le flotte si vedevano a malapena, quindi oltre i dieci chilometri di distanza. La battaglia dello Jutland (1916)  fu il momento più glorioso per le corazzate e per i loro esploratori (gli incrociatori da battaglia)  e segnò la fine del combattimento a vista in quanto gli aerei ed il telegrafo avrebbero permesso da allora nuove tattiche.

L'utilizzo dell'aereo prima come ricognitore e dopo come bombardiere, in parallelo con lo sviluppo della nave portaerei permise di combattere in mare a distanze ritenute fino a qualche anno prima impensabili. La battaglia del Mar dei Coralli (1942) fu il primo scontro navale nel quale gli avversari furono sempre oltre la distanza visiva uno dall'altro. Protagonista indiscussa divenne la portaerei che surclassò la corazzata nel ruolo di nave d'attacco. L'affondamento della corazzata Prince of Walles e dell'incrociatore da battaglia Repulse nello stretto di Malacca (1941) dimostrarono anche agli scettici che la più potente nave da guerra nulla poteva contro gli attacchi aerei. Gli americani infatti finirono per utilizzare le poderose corazzate di classe Jowa come postazioni di artiglieria galleggiante per bombardare le isole giapponesi  prima degli sbarchi. La battaglia dell ostretto di Surigao(1944) fu l'ultima battaglia navale tra corazzate mai combattuta e l'ultima in cui il contributo aereo non fu determinante. L'affondamento del General Belgano (29.04.1982) durante la guerra delle Falkland è stato l'ultimo scontro navale degno di tal nome. (Shinano)


BATTAGLIA DI SALAMINA

La battaglia di Salamina (in greco antico: ἡ ἐν Σαλαμῖνι ναυμαχία, hē en Salamîni naumachía) fu uno scontro navale che si svolse probabilmente il 23 settembre del 480 a.C., in piena seconda guerra persiana, e che vide contrapposti la lega panellenica, comandata da Temistocle ed Euribiade, e l'impero achemenide, comandato invece da Serse I di Persia. Lo stretto tra la polis di Atene e l'isola di Salamina, sita nell'attuale golfo Salonicco, fu il teatro dello scontro.

Molti commentatori indicano le battaglie di Salamina e di Platea come il punto di svolta di tutta la storia europea, che portò l'Europa a diventare una civiltà basata sulla cultura greca, e non un vassallo degli imperatori orientali.

Fuller (A Military History of the Western World, voI. I, p.. 52) afferma che queste due battaglie «si ergono come i pilastri del tempio dei secoli a sostegno dell'architettura della storia occidentale».

Durant (The Life of Greece, p. 242) definisce la vittoria greca come la più importante «della storia europea, perchè rese possibile la nascita dell'Europa.

Fornì alla civiltà occidentale la possibilità di sviluppare sue proprie istituzioni politiche, libere dalle imposizioni di re orientali.  Indicò chiaramente ai Greci la via per il primo grande esperimento di libertà; ne preservò per tre secoli la mente dal debilitante misticismo dell'est e diede alle loro iniziative la piena disponibilità del mare».  Quindi, le basi delle istituzioni politiche, del pensiero politico e delle scienze provengono dalla Grecia: oggi, ben poco si fa o si concepisce a cui i Greci non avessero già pensato oltre due millenni fa.

Se i Persiani avessero vinto, avrebbero probabilmente esteso l'impero ben addentro l'Europa.  Se fossero riusciti a mantenere qualche sorta di ordine nella stessa Grecia (certamente un ordine difficile da ottenere) e avessero arruolato soldati greci per integrare il loro già imponente e valido esercito, ben pochi ostacoli avrebbero trovato in Europa. Nessun popolo europeo possedeva un' organizzazione in grado di fronteggiarli: anche gli Sciti, che in precedenza avevano ottenuto qualche successo, sarebbero stati battuti da un esercito persiano reso più forte.

Una flotta persiana che avesse incrociato nel Mediterraneo con a bordo i soldati dell'impero, avrebbe potuto persino soffocare la nascente potenza di Roma.  In effetti, il mondo avrebbe potuto essere completamente diverso, senza il rischio corso da Ternistocle a Salamina.


BATTAGLIA DI AZIO

La battaglia navale di Azio fu una semplice trasposizione in mare delle tecniche di battaglia romane su terra e fu combattuta in maniera caotica, arruffata, senza particolari manovre tattiche innovative. Fu vinta dalle navi di Ottaviano sostanzialmente grazie alla loro maggior mobilità e duttilità operativa rispetto alle gigantesche navi antonine. Secondo alcuni storici fin dall'inizio Antonio avrebbe avuto l'intenzione di rompere il blocco delle navi di Ottaviano e di fuggire con il tesoro di Cleopatra verso l'Egitto abbandonando il suo numeroso e potente esercito. Se questo fosse vero appare quanto mai suicida e scriteriata la condotta strategica del più grande generale di Caio Giulio Cesare. A mio giudizio Antonio avrebbe dovuto semplicemente battere con le sue esperte e più numerose legioni le truppe di Ottaviano sulla terra ferma e pretendere poi la resa della flotta del rivale oppure provocarne l'ignominiosa fuga via mare. La scelta di decidere le sorti di Roma in una battaglia navale fu semplicemente scriteriata, quasi come quella di Pompeo di dar battaglia a Farsalo anziché aspettare che il suo rivale Cesare si consumasse nell'attesa.

La vittoria di Ottaviano, o meglio del suo fedele generale Agrippa, costituisce di fatto la fine del dominio del Senato ed ha portato alla nascita dell'Impero Romano. Se ad Azio avesse vinto Antonio la Repubblica romana sarebbe comunque finita, il de profundis era già stato dato a Filippi, al suo posto sarebbe nato un potente stato orientale con capitale Alessandria e la storia occidentale sarebbe probabilmente stata ben diversa in quanto l'Impero Romano non sarebbe mai sorto. Quindi come per Salamina si può ben dire che la battaglia navale di Azio abbia indirizzato la storia dell'Occidente per almeno i successivi quattro secoli! (Shinano)


BATTAGLIA DI LEPANTO

La battaglia navale di Lèpanto fu uno scontro navale avvenuto il 7 ottobre 1571, nel corso della guerra per la difesa di Cipro, tra le flotte musulmane dell'Impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell'Impero Spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato d'Urbino federate sotto le insegne pontificie.
La battaglia si concluse con una schiacciante vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d'Austria, su quelle ottomane di Müezzinzade Alì Pascià, che perse la vita nello scontro. Lepanto fu una vittoria morale, oltre che militare.  I Turchi Ottomani avevano terrorizzato l'Europa per decenni, e le vittorie di Solimano il Magnifico avevano creato serie preoccupazioni all'Europa cristiana. La sconfitta accelerò il processo di decadenza del potere ottomano sotto Selim, mentre i cristiani si rallegravano per il rovescio subito dagli infedeli.  La mistica del potere ottomano venne notevolmente infangata da questa battaglia, fatto che rinfrancò l'Europa cristiana.  Tuttavia, il potenziale politico che avrebbe potuto scaturirne non venne mai fuori: la Lega di Cognac ebbe vita breve, e la battaglia di Lepanto fu l'unico avvenimento brillante che la caratterizzò. Papa Pio V morì poco tempo dopo, e le macchinazioni degli uomini politici ripresero piede. Il re francese Carlo IX continuò a fare la parte dell'agitatore, fomentando altre rivolte protestanti nei Paesi Bassi e promuovendo un accordo di pace tra Venezia e l'impero ottomano, firmato segretamente nel marzo 1573; quando venne reso pubblico, la Lega di Cognac si sciolse. Quasi certamente, le rivalità politiche sarebbero rimaste troppo forti perchè la Lega potesse raggiungere un'unità a lungo termine. Nessun leader politico aveva la personalità per sostituirsi a papa Pio V, dopo la morte di questi, e Filippo di Spagna, a cui senza dubbio sarebbe piaciuto mettersi alla guida di una simile unione europea, alle sue condizioni, naturalmente, fu ancora una volta costretto a rivolgere l'attenzione altrove. Suoi nemici divennero di nuovo i protestanti, anzichè i musulmani, e furono quelli a dimostrarsi la sua rovina, alla fine: essi si sottrassero all'autorità della Spagna e del Sacro Romano Impero grazie alla vittoria ottenuta dall'Inghilterra nel 1588 sull'Armada spagnola e alla sanguinosa guerra dei Trent'anni ( 1618-1648) . Dal punto di vista della guerra navale, Lepanto segnò un punto di svolta. La galea dominava i mari già da prima di Cristo, ma i suoi giorni erano ormai contati. Le navi a vela comparse in questa battaglia rappresentavano il futuro: rispetto alle galee, si dimostravano più veloci sulla lunga distanza (anche se lo erano meno su tratti brevi), potevano portare un maggior numero di cannoni e tenevano molto meglio il mare. Lepanto costituì anche l'ultima occasione importante in cui una battaglia navale si svolse con soldati che combattevano in alto mare come se si trovassero sulla terraferma; 15 anni più tardi, infatti, lo scontro tra la Royal Navy inglese e l'Armada spagnola vide le spade e i rematori sostituiti da cannoni e vele. Dal punto di vista tecnico tra la battaglia di Azio e quella di Lepanto non vi fu infatti una grande differenza, nè tattica nè di materiali, l'unica grande novità fu l'impiego delle galeazze, le quali con il loro impressionante numero di cannoni scompaginarono la formazione musulmana nella fase iniziale della battaglia dando un vantaggio tattico ai cristiani che li portò ad una clamorosa vittoria dopo cinquant'anni di batoste subite sul "Mar Bianco" (Shinano).


LA INVINCIBILE ARMATA

La Invencible Armada costituisce storicamente l'ultimo serio tentativo di conquista straniera dell'Inghilterra. Successivamente ci provarono anche Luigi XIV con l'Ammiraglio Tourville, Napoleone Bonaparte con l'Ammiraglio Villenueve e Hitler con l'operazione Leone Marino, con risultati altrettanto disastrosi (Barfleur e Trafalgar) e non arrivando mai cos' vicino a sbarcare sul territorio inglese. Combattuta appena diciassette anni dopo Lepanto (1571) fu la prima grande battaglia navale tra navi a vela. In realtà non fu uno scontro unico, combattuto in una giornata ma una serie di assalti della flotta inglese di Drake a quella spagnola con lo scopo di rallentarla, sparpagliarla ed impedirgli lo sbarco in Inghilterra. Ad un'analisi lucida lo scontro tra le due flotte non vide inizialmente un'ecatombe dell'armada spagnola. Tra il 31 luglio e l'8 agosto la Royal Navy aveva affondato appena 5 navi da guerra ed un mercantile delle 130 navi spagnole che erano nella Manica però riuscì far convincere il comandante spagnolo Medina Sidonia a desistere dallo sbarco sulle coste inglesi ed a tornare indietro circumnavigando le isole britanniche. Dal momento che la maggior parte delle munizioni era stata usata durante gli attacchi subiti nella Manica, il duca di Medina-Sidonia si rese conto che non avrebbe potuto combattere gli inglesi; inoltre, non aveva la possibilità di congiungersi con il duca di Parma vicino alla sua base a Bruges, perché il generale si trovava imbottigliato dal blocco navale messo in atto dagli olandesi: non gli restava, quindi, altra scelta che ordinare la ritirata verso casa, girando intorno alla Scozia settentrionale. L'ecatombe della flotta spagnola avvenne nel viaggio di ritorno all'altezza della Scozia e dell'Irlanda a causa delle avverse condizioni meteorologiche che provocarono l'affondamento di 53 navi e la perdita di 15.000 uomini. Quello che non poté Drake fu causato dalle tempeste oceaniche.

Come il Kamikaze (vento divino) aveva affondato l'armata mongola salvando il Giappone così i fortunali salvarono gli inglesi dall'invasione e permisero alla "bastarda" d'Inghilterra, ossia Elisabetta I, di mantenere il suo regno e di dare inizio a quella supremazia inglese sui mari che durerà fino alla fine della Prima Guerra Mondiale (Shinano).


BATTAGLIA DI BARFLEUR

Le relative battaglie navali di Barfleur e La Hougue si sono svolte tra il 29 maggio e il 4 giugno New Style (NS) , 1692 (19-24 maggio nel calendario giuliano Old Style (OS) , quindi in uso in Inghilterra). La prima azione ebbe luogo vicino a Barfleur, le azioni successive furono a Cherbourg e Saint-Vaast-la-Hougue nella penisola del Cotentin , in Normandia, Francia. Fu la decisiva battaglia navale della Guerra dei Nove Anni , nota agli Inglesi come la Guerra della Successione Inglese.

Nel maggio del 1692, la flotta francese di 44 navi della linea al comando dell'ammiraglio Anne Hilarion de Costentin , Comte de Tourville (in virtù del suo titolo, ampiamente conosciuto in fonti inglesi come "Tourville"), si preparava a trasportare un invasore esercito di truppe franco-irlandesi per riportare Giacomo II al trono inglese. Nonostante Tourville fosse al comando della flotta, le decisioni strategiche dovevano essere prese da Giacomo II, François d'Usson de Bonrepaus e Bernardin Gigault de Bellefonds . La vittoria francese nella battaglia di Beachy Headdue anni prima, nel giugno del 1690, aveva aperto la possibilità di distruggere la flotta alleata e sbarcare un esercito invasore. Tourville impegnò audacemente la flotta anglo-olandese di 82 navi a Barfleur.

Dopo uno scontro violento ma indeciso che ha danneggiato molte navi su entrambi i lati, Tourville si è disimpegnata. Scivolò nella nebbia leggera e per diversi giorni cercò di sfuggire alle forze superiori. La flotta francese era sparpagliata e quindici furono persi tre a Cherbourg e altri dodici a La Hougue. La minaccia di invasione dell'Inghilterra è stata revocata.


Nave di linea Bucentaure

BATTAGLIA DI TRAFALGAR

La battaglia di Trafalgar fu una celebre battaglia navale, molto importante nell'ambito delle guerre napoleoniche, che vide la schiacciante vittoria della Royal Navy sotto il comando di Lord Nelson duca di Bronte, sulla flotta combinata franco-spagnola il 21 ottobre 1805, a largo di Capo Trafalgar, vicino Cadice.

La battaglia fu la tragica conclusione del tentativo fallito di Napoleone di invadere l'Inghilterra. La flotta combinata franco spagnola fece di tutto, nei lunghi mesi precedenti di navigazione, per tentare di riunirsi con la flotta rifugiata a Brest e dirigersi verso Calais per scortare i duemila trasporti preparati per l'Armata d'Inghilterra. Per tentare di sviare gli inglesi Villenueve attraversò incolume l'Atlantico fino alle Antille, ritornò in Europa e combattè alla parti contro le navi di Calder nello scontro inconcludente di Capo Finisterre (22 luglio).

L'indecisione di Villenueve lo portò a non sfruttare l'unica e clamorosa clamorosa che gli capitò il 13 agosto quando con 29 vascelli si trovo la strada sbarrata verso Brest solo da 18 navi inglesi comandate da Calder ma temendo che intervenisse Nelson, in realtà a Londra, preferì ritirarsi verso Cadice e verso la disfatta finale. Una volta raggiunto il sicuro porto Villenueve apprese che Napoleone aveva abbandonato rabbiosamente l'idea di invadere l'Inghilterra preferendo colpire con velocità e potenza le armate austriache e russe nella leggendaria battaglia di Austerlitz. Venendo a conoscenza della sua imminente sostituzione Villenueve, preferendo morire da leone piuttosto che vivere da coniglio, ubbidendo all'ordine imperiale di dirigersi verso Tolone, il 20 ottobre uscì con tutta la flotta combinata da Cadice pronto a dar battaglia.

Lo scontro non ebbe storia a causa della superiorità assoluta degli artiglieri inglesi su quelli francesi e spagnoli. Nelson fu ferito a morte da un colpo di moschetto che gli perforò un polmone: restò in vita abbastanza da sapere della vittoria dell'Inghilterra.

Anche se diciassette navi francesi e spagnole ammainarono le bandiere in segno di resa, il forte vento che li aveva favoriti disperse ora i vincitori sopraffacendoli e permettendo loro di catturare solo quattro vascelli avversari (Santissima Trinidad, poi affondata, Argonauta, San Augustin e Intrepide). Delle restanti tredici navi soltanto due (Santa Ana e Neptuno) furono recuperate dalla coraggiosa azione di Cosmao del 23 ottobre, le altre undici o affondarono o finirono sugli scogli (Bucentaure, Rayo, San Francisco de Asis e Algesiras) e  in compenso, gli inglesi non persero alcuna nave anche se molte uscirono veramente malconce (Victory e Royal Sovereign in testa).

Gli alleati persero circa 6.800 uomini di cui 3.370 morti e 1.200 feriti francesi e 1.038 morti e 1.385 feriti spagnoli. Su nove ufficiali con rango di ammiraglio due morirono (Magone Gravina) e cinque sono feriti.  Gli inglesi ebbero 449 morti, fra cui due capitani ed un ammiraglio (Nelson) e 1.214 feriti. (Shinano).


BATTAGLIA DI TSUSHIMA

La battaglia di Tsushima, in Giappone detta comunemente battaglia navale del mare del Giappone (日本海海戦), fu l'ultima battaglia della guerra russo-giapponese (1904-1905). Venne combattuta il 27 maggio ed il 28 maggio 1905 (14 e 15 maggio secondo il calendario giuliano in vigore all'epoca in Russia) nello stretto di Corea. In questa battaglia la flotta giapponese al comando dell'ammiraglio Tōgō Heihachirō distrusse due terzi della flotta Russa al comando dell'ammiraglio Zinovij Petrovič Rožestvenskij. La battaglia non fu decisiva in quanto venne combattuta quanto i giapponesi avevano già conquistato Port Hartur e distrutto la flotta russa del Pacifico facendo diventare vana la missione di Rožestvenskij che aveva attraversato mezzo mondo, dal Mar Baltico allo stretto di Corea per aiutare la flotta russa imbottigliata nel porto manciuriano.

La battaglia di Tsushima segnò la definitiva sconfitta dell'Impero Russo che, con la mediazione del Presidente USA Theodore Roosevelt, sottoscrisse di lì a poco la pace di Portsmouth. La Russia abbandonò la Corea alla sfera d'influenza giapponese, e rivolse le proprie bramosie sui Balcani.
Sotto il profilo della storia navale, Tsushima fu l'ultimo scontro fra corazzate non monocalibro (pre dreadnought) ; infatti la battaglia mostrò la fattibilità e l'utilità di un combattimento ingaggiato a grande distanza coi grossi calibri. Di lì a breve l'Ammiragliato britannico mise in linea un nuovo genere di corazzata monocalibro, che dalla prima unità, prese il nome di Dreadnought. La battaglia di Tsushima aveva infatti dimostrato che la stragrande maggioranza dei proiettili andati a segno erano relativi alle sole artiglieri di grande calibro, a causa della notevole distanza tra le due flotte nel momento dello scontro. Lo scarso utilizzo dei calibri minori che abbondavano nelle pre dreadnought (dalla Mikasa alla Borodino) dimostrò ai costruttori navali quanto più utile e saggio indirizzarsi verso navi monocalibro, dotate cioè di una netta preponderanza di cannoni a lunga gettata.


BATTAGLIA DELLO JUTLAND

Sono passati ormai più di 100 anni da quel  mercoledì 31 maggio del 1916 giorno in cui le due più grandi flotte della Terra si affrontarono per uno scontro all'ultimo sangue che avrebbe dovuto decidere i destini d'Europa e del mondo. La battaglia navale più grandi di tutti i tempi si risolse con un nulla di fatto, sostanzialmente fu una vittoria tattica tedesca ed un trionfo strategico inglese. Alla fine però a gioire furono gli americani ed i giapponesi che lasciarono per tre anni le potenze europee a distruggersi a vicenda per dividersi alla fine della guerra la "torta" con i vincitori e per diventare le marine più potenti del globo. Cento anni fa l'Europa dominava il mondo, dopo due sanguinose guerre mondiali  fratricide ha perso definitivamente questo primato a favore degli Stati Uniti prima e della Cina poi, venendo relegata alla periferia delle decisioni strategiche globali, diventando per la legge del contrappasso appetibile solo per milioni e milioni di "migranti" provenienti da Paesi ancora più poveri che nel Diciottesimo secolo avevano dovuto subire il colonialismo europeo. (Shinano)


CACCIA ALLA BISMARCK

La caccia alla Bismarck è stata l'operazione congiunta della Royal Navy, comprendente la Home Fleet, con tutte le navi disponibili nell'Atlantico Settentrionale, e la Forza H, proveniente da Gibilterra, per intercettare ed affondare la corazzata tedesca Bismarck. La caccia si svolse dal 24 al 26 maggio1941 e si concluse con l'affondamento della nave tedesca il mattino del 27 maggio. Nella prima fase la Bismarck distrusse nel giro di cinque minuti l'incrociatore da battaglia Hood, orgoglio della Royal Navy e ferì gravemente la nuovissima corazzata Prince of Walles.

Nella seconda fase la corazzata Bismarck fu colpita al timone da un siluro di uno swordfish proveniente dalla portaerei Ark Royal  e successivamente, non potendo più fuggire fu attaccata da quasi tutta la Royal Navy (Rodney e Nelson in testa). A seguito dello smaltellamento delle torri principali, a causa del tiro concentrico delle corazzate della Royal Navy, la nave fu autoaffondata dal suo equipaggio entrando nella leggenda. (Shinano)


BATTAGLIA DI CAPO MATAPAN

La battaglia di Capo Matapan venne combattuta tra il 28 ed il 29 marzo 1941 nelle acque a sud del Peloponneso, fra l'isolotto di Gaudo e Capo Matapan, tra una squadra navale della Regia Marina italiana sotto il comando dell'ammiraglio di squadra Angelo Iachino, e la Mediterranean Fleet britannica(comprendente anche alcune unità australiane) dell'ammiraglio Andrew Cunningham. La battaglia in sé si compone di due scontri distinti: uno combattuto nei pressi dell'isolotto di Gaudo tra la mattina ed il pomeriggio del 28 marzo, ed un secondo al largo di Capo Matapan nella notte tra il 28 ed il 29 marzo. La Battaglia Navale di Gaudo fu combattuta tra la flotta italiana e la Forza B inglese composta da incrociatori leggeri, fu una semplice scaramuccia e si risolse senza vincitori e vinti.  L’attacco successivo degli aerei della portaerei Formidable azzoppò il Vittorio Veneto,colpito da un siluro e fece immobilizzare l’incrociatore pesante Pola. Per soccorrerlo l’ammiraglio Iachino mandò l’intera squadra dell’ammiraglio Cattaneo che fu affondata nel giro di trenta minuti nella notte di Matapan dal tiro concentrico delle corazzate inglesi Valiant, Warspite e Queen Elizabeth.  La battaglia, conclusasi con una netta vittoria britannica, evidenziò l'inadeguatezza della Regia Marina ai combattimenti notturni, dovuta anche alla mancanza del radar e consegnò temporaneamente alla Royal Navy il dominio del Mediterraneo, prima che l’aviazione tedesca cambiasse nuovamente le carte in tavola. (Shinano) "Il quinto motivo della sconfitta furono le pessime doti balistiche dei cannoni italiani. I tanto lodati cannoni da 381/50 della Vittorio Veneto non erano in grado di centrare un isolotto a dieci chilometri di distanza. Questo a causa della grande dispersione di tiro dei cannoni che faceva in modo che ogni colpo avesse caratteristiche diverse dagli altri non permettendo quindi di centrare il bersaglio. In tutta la Seconda Guerra Mondiale questo tipo di cannone, equipaggiato anche sulle corazzate Roma e Littorio, non riuscì mai a centrare un bersaglio!" (Shinano)


BATTAGLIA DELLE MIDWAY

La Battaglia di Midway fu indubbiamente lo scontro navale più importante e decisivo della Seconda Guerra Mondiale e forse dell’intera storia navale. Non fu lo scontro navale con più mezzi impegnati, Jutland  Leyte e soprattutto Barfleur - La Hogue la superarono abbondantemente. Allo stesso modo non fu lo scontro navale che vide di fronte il maggior numero di portaerei (qui se ne scontrarono nove, mentre alle Marianne furono una ventina). L’importanza della Battaglia di Midway non sta quindi nei numeri meramente statistici delle navi e degli aerei che vi parteciparono, ma risiede nella svolta tattica e strategica che da essa ne derivò. Prima di questo scontro navale la Marina Imperiale giapponese era considerata praticamente imbattibile e si avviava verso un’espansione di conquiste nel Pacifico che appariva quasi inarrestabile, malgrado lo scacco strategico subito durante la Battaglia del Mar dei Coralli (questa battaglia navale fu vinta tatticamente dai giapponesi ma persa strategicamente visto che non riuscirono a sbarcare, come previsto, a Port Hartur in Nuova Guinea, indispensabile punto di partenza per il preventivato piano di conquista dell’Australia). Allo stesso tempo la U.S. Navy appariva, dopo la batosta di Pearl Harbur e gli affondamenti della Langley e della Lexington, fortemente provata e quindi sull’orlo del precipizio. Dopo questo scontro navale la Marina Imperiale Giapponese si trovò improvvisamente privata della sua arma offensiva più potente, cioè la squadra di portaerei di attacco di Nagumo e quindi si limitò a cercare di controbattere le successive offensive americane, senza più poter prendere l’iniziativa. Al contrario, dopo lo scontro navale di Midway, la U.S. Navy prese coscienza della propria grande forza, capì che i giapponesi erano tutt’altro che invincibili e cominciò a prendere quell’iniziativa che la portò nel giro di tre anni ad arrivare a Tokyo. Come ricordò lo storico britannico John Keegan "la battaglia di Midway, pur rappresentando una sconfitta di proporzioni catastrofiche, non fece perdere un metro di territorio al Giappone e non modificò minimamente i confini del suo Impero".


BATTAGLIA DELLE MARIANNE

La Battaglia delle Marianne fu indubbiamente la più grande e spettacolare battaglia tra portaerei della Seconda Guerra Mondiale e quindi della storia stessa delle battaglie navali. Si fronteggiarono da un lato l'invincibile armada americana, composta da un numero impressionante di portaerei, corazzate e incrociatori, dall'altro l'intera Marina Imperiale giapponese, pronta al sacrificio estremo. Analizzando meccanicamente il numero delle forze in campo verrebbe subito da pensare che gli americani avessero fin dall'inizio il favore del pronostico (erano infatti superiori per il numero di navi e di aerei imbarcati). I giapponesi potevano però contare sul "fattore campo", cioè sul fatto che "giocavano in casa". Avevano infatti a disposizione un impressionante quantitativo di aerei di base sulle isole dell'arcipelago delle Marianne, pronti a colpire mortalmente le portaerei americane. La situazione tattica all'inizio della battaglia non era quindi nettamente a favore degli americani, ma in stallo. Sembra paradossale, ma la più grande battaglia tra portaerei fu risolta a favore degli americani dalla più infida arma navale, il sommergibile. Fu infatti il sommergibile americano "Cavalla" ad affondare in rapida successione le due più grandi ed importanti portaerei giapponesi, la nuovissima Taiho e la gloriosa Shokaku, privando la flotta giapponese di un numero considerevole di aerei e facendo praticamente vincere la Seconda Guerra Mondiale agli americani stessi. E' indubbio che stavolta, al contrario delle Midway, furono i giapponesi ad avere in mano la situazione. I giapponesi infatti scoprirono subito la flotta americana e gli scagliarono contro quattro attacchi in rapida successione. Gli americani scoprirono solo a fine battaglia la flotta giapponese e poterono compiere solo un estremo e difficoltoso attacco. Non è blasfemo affermare che se fossimo stati all'epoca delle Midway i giapponesi avrebbero distrutto l'armata americana cogliendo una strepitosa vittoria, purtroppo due anni dopo l'aviazione americana surclassava ormai quella giapponese e tutti gli attacchi aerei nipponici si risolsero in una ecatombe di aerei (il famoso "Tiro al Piccione delle Marianne"). La sconfitta giapponese è da addebitarsi non certo all'eccellente condotta tattica di Ozawa, ma all'inesperienza dei piloti e al fatto che gli aerei giapponesi erano ormai inferiori a quelli americani (gli Hellcat erano ormai il terrore degli Zero). Il fior fiore dei piloti del Sol Levante era ormai andato in cielo dopo la disfatta delle Midway e la vittoria costosissima di Santa Cruz. Se fossimo stati due anni prima certamente il Giappone avrebbe vinto questa battaglia, ma nel 1944 non penso che in alcun modo i nipponici avrebbero potuto ribaltare le sorti di questo scontro navale. Forse se avessero adottato in maniera massiccia, come nel 1945 durante la battaglia di Okinawa, l'uso dei kamikaze, avrebbero potuto infliggere danni maggiori alle portaerei statunitensi, ma certamente avrebbero perso lo stesso le isole dell'arcipelago delle Marianne. (Shinano)


BATTAGLIA DI LEYTE

La battaglia del Golfo di Leyte fu uno scontro aeronavale del teatro del Pacifico della seconda guerra mondiale che, fra il 23 e il 26 ottobre 1944, vide fronteggiarsi le forze alleate e quelle dell'Impero giapponese. Si svolse circa 200 miglia a largo dell'omonima isola filippina in quattro scontri principali (la battaglia per il Mar di Sibuyan e quelle dello Stretto di Surigao, dell'isola di Samar e di Capo Engaño) oltre a diversi scontri minori.  Citata talvolta come battaglia per il Golfo di Leyte e negli Stati Uniti anche come seconda battaglia del Mare delle Filippine (la prima Battaglia Navale del Mar delle Filippine fu la battaglia delle Marianne), è generalmente considerata la più grande battaglia navale della seconda guerra mondiale ed anche, secondo alcune stime, la più grande battaglia navale della storia moderna, in termini di stazza totale delle navi coinvolte. La battaglia è inoltre la prima in cui aerei giapponesi attaccarono i nemici impiegando la tattica kamikaze. In realtà data la vastità del campo di battaglia è difficile considerarla come un unico scontro, è più corretto parlare di quattro battaglie indipendenti combattute per uno scopo comune la conquista (o la difesa) delle isole Filippine. (Shinano)


BATTAGLIA DI OKINAWA

La Battaglia di Okinawa è stata:

  • il "Canto del Cigno" della flotta imperiale giapponese;

  • l'ultimo atto bellico combattuto da una corazzata;

  • l'ultima battaglia navale della Seconda Guerra Mondiale.

Per questo motivo, pur non essendo stata decisiva come Midway o poderosa come Leyte assume un significato simbolico enorme nella storia delle battaglie navali. E' stata la definitiva dimostrazione della superiorità della forza aerea su quella navale. Come contrappasso ricorda gli attacchi decisivi giapponesi che affondarono il 10 dicembre 1941 al largo di Kuantan (Malesia) l'orgoglio della marina britannica, cioè la corazzata Prince of Walles e l'incrociatore da battaglia Repulse.


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