BATTAGLIE NAVALI - NAVAL BATTLES

Le più famose battaglie navali della storia, da quelle storiche a quelle della Prima e della Seconda guerra mondiale, ad esempio: Naval battle of Trafalgar, Naval battle of Abukir, Naval battle of Tsushima, Naval battle of Barfleur, Naval battle of Coronell, Naval battle of Jutland, Pearl Harbor, Mar dei Coralli, Naval battle of Coral Sea, Naval battle of Midway, Marianne, Leyte, Battle of leyte, Caccia alla Bismark, The hunting of the Bismarck, Okinawa (l'ultimo viaggio della Yamato), Battle of Okinawa, Battle of Sibuyan sea, Battle of Santa Cruz, Battle of Cape Matapan, Battle of Trafalgar, the most famous naval battles

BATTAGLIE A REMI:

Dagli albori dell'umanità fino al 1571, data della Battaglia di Lepanto, gli scontri navali avvenivano in maniera molto simile, con rami a remi che si combattevano e si abbordavano l'un l'altra. Lo scontro riproponeva sull'acqua le battaglie sulla terra. Nella mischia prevaleva di solito chi aveva i migliori soldati e le navi più manovrabili, oltre che naturalmente i migliori comandanti. L'avvento della polvere da sparo mutò sempre di più la tattica di combattimento in quanto rese possibile danneggiare le navi e gli equipaggi nemici prima del contatto diretto tra i "legni" grazie ad i primi cannoni ed ai fucili. La battaglia di Lepanto segnò il punto di svolta verso un nuovo tipo di combattimento navale in quanto non fu solo una gigantesca mischia tra navi aggrovigliate ma nella prima fase vide l'intervento decisivo delle Galeazze, enormi ibridi tra una galea ed un galeone, pesantemente armate ma mosse ancora a remi. (Shinano)

BATTAGLIANAVALE  DI SALAMINA

La battaglia di Salamina (in greco antico: ἡ ἐν Σαλαμῖνι ναυμαχία, hē en Salamîni naumachía) fu uno scontro navale che si svolse probabilmente il 23 settembre del 480 a.C., in piena seconda guerra persiana, e che vide contrapposti la lega panellenica, comandata da Temistocle ed Euribiade, e l'impero achemenide, comandato invece da Serse I di Persia. Lo stretto tra la polis di Atene e l'isola di Salamina, sita nell'attuale golfo Salonicco, fu il teatro dello scontro.

Molti commentatori indicano le battaglie di Salamina e di Platea come il punto di svolta di tutta la storia europea, che portò l'Europa a diventare una civiltà basata sulla cultura greca, e non un vassallo degli imperatori orientali.

Fuller (A Military History of the Western World, voI. I, p.. 52) afferma che queste due battaglie «si ergono come i pilastri del tempio dei secoli a sostegno dell'architettura della storia occidentale».  Durant (The Life of Greece, p. 242) definisce la vittoria greca come la più importante «della storia europea, perchè rese possibile la nascita dell'Europa.

Fornì alla civiltà occidentale la possibilità di sviluppare sue proprie istituzioni politiche, libere dalle imposizioni di re orientali.  Indicò chiaramente ai Greci la via per il primo grande esperimento di libertà; ne preservò per tre secoli la mente dal debilitante misticismo dell'est e diede alle loro iniziative la piena disponibilità del mare».  Quindi, le basi delle istituzioni politiche, del pensiero politico e delle scienze provengono dalla Grecia: oggi, ben poco si fa o si concepisce a cui i Greci non avessero già pensato oltre due millenni fa.  Se i Persiani avessero vinto, avrebbero probabilmente esteso l'impero ben addentro l'Europa.  Se fossero riusciti a mantenere qualche sorta di ordine nella stessa Grecia (certamente un ordine difficile da ottenere) e avessero arruolato soldati greci per integrare il loro già imponente e valido esercito, ben pochi ostacoli avrebbero trovato in Europa. Nessun popolo europeo possedeva un' organizzazione in grado di fronteggiarli: anche gli Sciti, che in precedenza avevano ottenuto qualche successo, sarebbero stati battuti da un esercito persiano reso più forte.  Una flotta persiana che avesse incrociato nel Mediterraneo con a bordo i soldati dell'impero, avrebbe potuto persino soffocare la nascente potenza di Roma.  In effetti, il mondo avrebbe potuto essere completamente diverso, senza il rischio corso da Ternistocle a Salamina.

BATTAGLIA NAVALE DI AZIO

La battaglia navale di Azio fu una semplice trasposizione in mare delle tecniche di battaglia romane su terra e fu combattuta in maniera caotica, arruffata, senza particolari manovre tattiche innovative. Fu vinta dalle navi di Ottaviano sostanzialmente grazie alla loro maggior mobilità e duttilità operativa rispetto alle gigantesche navi antonine. Secondo alcuni storici fin dall'inizio Antonio avrebbe avuto l'intenzione di rompere il blocco delle navi di Ottaviano e di fuggire con il tesoro di Cleopatra verso l'Egitto abbandonando il suo numeroso e potente esercito. Se questo fosse vero appare quanto mai suicida e scriteriata la condotta strategica del più grande generale di Caio Giulio Cesare. A mio giudizio Antonio avrebbe dovuto semplicemente battere con le sue esperte e più numerose legioni le truppe di Ottaviano sulla terra ferma e pretendere poi la resa della flotta del rivale oppure provocarne l'ignominiosa fuga via mare. La scelta di decidere le sorti di Roma in una battaglia navale fu semplicemente scriteriata, quasi come quella di Pompeo di dar battaglia a Farsalo anziché aspettare che il suo rivale Cesare si consumasse nell'attesa.

La vittoria di Ottaviano, o meglio del suo fedele generale Agrippa, costituisce di fatto la fine del dominio del Senato ed ha portato alla nascita dell'Impero Romano. Se ad Azio avesse vinto Antonio la Repubblica romana sarebbe comunque finita, il de profundis era già stato dato a Filippi, al suo posto sarebbe nato un potente stato orientale con capitale Alessandria e la storia occidentale sarebbe probabilmente stata ben diversa in quanto l'Impero Romano non sarebbe mai sorto. Quindi come per Salamina si può ben dire che la battaglia navale di Azio abbia indirizzato la storia dell'Occidente per almeno i successivi quattro secoli! (Shinano)

BATTAGLIA NAVALE DI LEPANTO

La battaglia navale di Lèpanto fu uno scontro navale avvenuto il 7 ottobre 1571, nel corso della guerra per la difesa di Cipro, tra le flotte musulmane dell'Impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell'Impero Spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato d'Urbino federate sotto le insegne pontificie.
La battaglia si concluse con una schiacciante vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d'Austria, su quelle ottomane di Müezzinzade Alì Pascià, che perse la vita nello scontro. Lepanto fu una vittoria morale, oltre che militare.  I Turchi Ottomani avevano terrorizzato l'Europa per decenni, e le vittorie di Solimano il Magnifico avevano creato serie preoccupazioni all'Europa cristiana. La sconfitta accelerò il processo di decadenza del potere ottomano sotto Selim, mentre i cristiani si rallegravano per il rovescio subito dagli infedeli.  La mistica del potere ottomano venne notevolmente infangata da questa battaglia, fatto che rinfrancò l'Europa cristiana.  Tuttavia, il potenziale politico che avrebbe potuto scaturirne non venne mai fuori: la Lega di Cognac ebbe vita breve, e la battaglia di Lepanto fu l'unico avvenimento brillante che la caratterizzò. Papa Pio V morì poco tempo dopo, e le macchinazioni degli uomini politici ripresero piede. Il re francese Carlo IX continuò a fare la parte dell'agitatore, fomentando altre rivolte protestanti nei Paesi Bassi e promuovendo un accordo di pace tra Venezia e l'impero ottomano, firmato segretamente nel marzo 1573; quando venne reso pubblico, la Lega di Cognac si sciolse. Quasi certamente, le rivalità politiche sarebbero rimaste troppo forti perchè la Lega potesse raggiungere un'unità a lungo termine. Nessun leader politico aveva la personalità per sostituirsi a papa Pio V, dopo la morte di questi, e Filippo di Spagna, a cui senza dubbio sarebbe piaciuto mettersi alla guida di una simile unione europea, alle sue condizioni, naturalmente, fu ancora una volta costretto a rivolgere l'attenzione altrove. Suoi nemici divennero di nuovo i protestanti, anzichè i musulmani, e furono quelli a dimostrarsi la sua rovina, alla fine: essi si sottrassero all'autorità della Spagna e del Sacro Romano Impero grazie alla vittoria ottenuta dall'Inghilterra nel 1588 sull'Armada spagnola e alla sanguinosa guerra dei Trent'anni ( 1618-1648) . Dal punto di vista della guerra navale, Lepanto segnò un punto di svolta. La galea dominava i mari già da prima di Cristo, ma i suoi giorni erano ormai contati. Le navi a vela comparse in questa battaglia rappresentavano il futuro: rispetto alle galee, si dimostravano più veloci sulla lunga distanza (anche se lo erano meno su tratti brevi), potevano portare un maggior numero di cannoni e tenevano molto meglio il mare. Lepanto costituì anche l'ultima occasione importante in cui una battaglia navale si svolse con soldati che combattevano in alto mare come se si trovassero sulla terraferma; 15 anni più tardi, infatti, lo scontro tra la Royal Navy inglese e l'Armada spagnola vide le spade e i rematori sostituiti da cannoni e vele. Dal punto di vista tecnico tra la battaglia di Azio e quella di Lepanto non vi fu infatti una grande differenza, nè tattica nè di materiali, l'unica grande novità fu l'impiego delle galeazze, le quali con il loro impressionante numero di cannoni scompaginarono la formazione musulmana nella fase iniziale della battaglia dando un vantaggio tattico ai cristiani che li portò ad una clamorosa vittoria dopo cinquant'anni di batoste subite sul "Mar Bianco" (Shinano).

BATTAGLIE A VELA :

Battaglia navale di Trafalgar

Le battaglie a vela segnano il momento più romantico degli scontri navali, nei quali flotte di navi mosse solamente dal vento si combattono in epici duelli di artiglierie per concludersi nel corpo a corpo dell'abbordaggio. Dalle mischie della Battaglia della Manica si passa alla "canonizzazione" dello scontro in linea delle enormi flotte del Seicento e del Settecento (Barfleur), per concludersi con il ritorno alla mischia (Trafalgar) voluto dal "tocco di Nelson. (Shinano)

BATTAGLIA DELLA MANICA / LA "INVENCIBLE ARMADA"

La Invencible Armada costituisce storicamente l'ultimo serio tentativo di conquista straniera dell'Inghilterra. Successivamente ci provarono anche Luigi XIV con l'Ammiraglio Tourville, Napoleone Bonaparte con l'Ammiraglio Villenueve e Hitler con l'operazione Leone Marino, con risultati altrettanto disastrosi (Barfleur e Trafalgar) e non arrivando mai cos' vicino a sbarcare sul territorio inglese. Combattuta appena diciassette anni dopo Lepanto (1571) fu la prima grande battaglia navale tra navi a vela. In realtà non fu uno scontro unico, combattuto in una giornata ma una serie di assalti della flotta inglese di Drake a quella spagnola con lo scopo di rallentarla, sparpagliarla ed impedirgli lo sbarco in Inghilterra. Ad un'analisi lucida lo scontro tra le due flotte non vide inizialmente un'ecatombe dell'armada spagnola. Tra il 31 luglio e l'8 agosto la Royal Navy aveva affondato appena 5 navi da guerra ed un mercantile delle 130 navi spagnole che erano nella Manica però riuscì far convincere il comandante spagnolo Medina Sidonia a desistere dallo sbarco sulle coste inglesi ed a tornare indietro circumnavigando le isole britanniche. Dal momento che la maggior parte delle munizioni era stata usata durante gli attacchi subiti nella Manica, il duca di Medina-Sidonia si rese conto che non avrebbe potuto combattere gli inglesi; inoltre, non aveva la possibilità di congiungersi con il duca di Parma vicino alla sua base a Bruges, perché il generale si trovava imbottigliato dal blocco navale messo in atto dagli olandesi: non gli restava, quindi, altra scelta che ordinare la ritirata verso casa, girando intorno alla Scozia settentrionale. L'ecatombe della flotta spagnola avvenne nel viaggio di ritorno all'altezza della Scozia e dell'Irlanda a causa delle avverse condizioni meteorologiche che provocarono l'affondamento di 53 navi e la perdita di 15.000 uomini. Quello che non poté Drake fu causato dalle tempeste oceaniche.

Come il Kamikaze (vento divino) aveva affondato l'armata mongola salvando il Giappone così i fortunali salvarono gli inglesi dall'invasione e permisero alla "bastarda" d'Inghilterra, ossia Elisabetta I, di mantenere il suo regno e di dare inizio a quella supremazia inglese sui mari che durerà fino alla fine della Prima Guerra Mondiale (Shinano).

BATTAGLIA NAVALE DI BARFLEUR

Le relative battaglie navali di Barfleur e La Hougue si sono svolte tra il 29 maggio e il 4 giugno New Style (NS) , 1692 (19-24 maggio nel calendario giuliano Old Style (OS) , quindi in uso in Inghilterra). La prima azione ebbe luogo vicino a Barfleur, le azioni successive furono a Cherbourg e Saint-Vaast-la-Hougue nella penisola del Cotentin , in Normandia, Francia. Fu la decisiva battaglia navale della Guerra dei Nove Anni , nota agli Inglesi come la Guerra della Successione Inglese.

Nel maggio del 1692, la flotta francese di 44 navi della linea al comando dell'ammiraglio Anne Hilarion de Costentin , Comte de Tourville (in virtù del suo titolo, ampiamente conosciuto in fonti inglesi come "Tourville"), si preparava a trasportare un invasore esercito di truppe franco-irlandesi per riportare Giacomo II al trono inglese. Nonostante Tourville fosse al comando della flotta, le decisioni strategiche dovevano essere prese da Giacomo II, François d'Usson de Bonrepaus e Bernardin Gigault de Bellefonds . La vittoria francese nella battaglia di Beachy Headdue anni prima, nel giugno del 1690, aveva aperto la possibilità di distruggere la flotta alleata e sbarcare un esercito invasore. Tourville impegnò audacemente la flotta anglo-olandese di 82 navi a Barfleur.

Dopo uno scontro violento ma indeciso che ha danneggiato molte navi su entrambi i lati, Tourville si è disimpegnata. Scivolò nella nebbia leggera e per diversi giorni cercò di sfuggire alle forze superiori. La flotta francese era sparpagliata e quindici furono persi tre a Cherbourg e altri dodici a La Hougue. La minaccia di invasione dell'Inghilterra è stata revocata.

BATTAGLIA NAVALE DI CHERBOURG

 

BATTAGLIA NAVALE DI LA HOUGUE

 

BATTAGLIA NAVALE DEL NILO O DI ABUKIR

La Battaglia di Abukir fu una riproposizione della battaglia di La Hogue, fu infatti combattuta tra una flotta francese all'ancora con metà equipaggio a terra ed una inglese in avanzamento dal mare aperto. Dal punto di vista tattico non vi fu niente di eccezionale o di innovativo da parte dell'ammiraglio Nelson il quale si limitò a sfruttare la grande abilità dei propri artiglieri e la superficialità dell'ammiraglio Bruyes il quale, malgrado l'ordine preciso di Napoleone, non provvide a far immediatamente uscire la propria flotta all'ancora né a fortificare con adeguate artigliere da campo la costa lungo la baia di Abukir. Per sua fortuna Bruyes  morì combattendo sulla sua ammiraglia ed evitò di dover spiegare ad un Napoleone inferocito come fosse riuscito a perdere quasi l'intera flotta in maniera così stupida. Per quanto riguarda il tanto criticato Villenueve ritengo che fece l'unica mossa sensata cioè quella di levare le ancore e scappare il più velocemente possibile. Se fosse rimasto a combattere anche la retroguardia sarebbe stata affondata come il resto della flotta ed il disastro sarebbe stato totale (Shinano)

BATTAGLIA DI TRAFALGAR

Nave di linea Bucentaure

La battaglia di Trafalgar fu una celebre battaglia navale, molto importante nell'ambito delle guerre napoleoniche, che vide la schiacciante vittoria della Royal Navy sotto il comando di Lord Nelson duca di Bronte, sulla flotta combinata franco-spagnola il 21 ottobre 1805, a largo di Capo Trafalgar, vicino Cadice.

La battaglia fu la tragica conclusione del tentativo fallito di Napoleone di invadere l'Inghilterra. La flotta combinata franco spagnola fece di tutto, nei lunghi mesi precedenti di navigazione, per tentare di riunirsi con la flotta rifugiata a Brest e dirigersi verso Calais per scortare i duemila trasporti preparati per l'Armata d'Inghilterra. Per tentare di sviare gli inglesi Villenueve attraversò incolume l'Atlantico fino alle Antille, ritornò in Europa e combattè alla parti contro le navi di Calder nello scontro inconcludente di Capo Finisterre (22 luglio).

L'indecisione di Villenueve lo portò a non sfruttare l'unica e clamorosa clamorosa che gli capitò il 13 agosto quando con 29 vascelli si trovo la strada sbarrata verso Brest solo da 18 navi inglesi comandate da Calder ma temendo che intervenisse Nelson, in realtà a Londra, preferì ritirarsi verso Cadice e verso la disfatta finale. Una volta raggiunto il sicuro porto Villenueve apprese che Napoleone aveva abbandonato rabbiosamente l'idea di invadere l'Inghilterra preferendo colpire con velocità e potenza le armate austriache e russe nella leggendaria battaglia di Austerlitz. Venendo a conoscenza della sua imminente sostituzione Villenueve, preferendo morire da leone piuttosto che vivere da coniglio, ubbidendo all'ordine imperiale di dirigersi verso Tolone, il 20 ottobre uscì con tutta la flotta combinata da Cadice pronto a dar battaglia.

Lo scontro non ebbe storia a causa della superiorità assoluta degli artiglieri inglesi su quelli francesi e spagnoli. Nelson fu ferito a morte da un colpo di moschetto che gli perforò un polmone: restò in vita abbastanza da sapere della vittoria dell'Inghilterra.

Anche se diciassette navi francesi e spagnole ammainarono le bandiere in segno di resa, il forte vento che li aveva favoriti disperse ora i vincitori sopraffacendoli e permettendo loro di catturare solo quattro vascelli avversari (Santissima Trinidad, poi affondata, Argonauta, San Augustin e Intrepide). Delle restanti tredici navi soltanto due (Santa Ana e Neptuno) furono recuperate dalla coraggiosa azione di Cosmao del 23 ottobre, le altre undici o affondarono o finirono sugli scogli (Bucentaure, Rayo, San Francisco de Asis e Algesiras) e  in compenso, gli inglesi non persero alcuna nave anche se molte uscirono veramente malconce (Victory e Royal Sovereign in testa).

Gli alleati persero circa 6.800 uomini di cui 3.370 morti e 1.200 feriti francesi e 1.038 morti e 1.385 feriti spagnoli. Su nove ufficiali con rango di ammiraglio due morirono (Magone Gravina) e cinque sono feriti.  Gli inglesi ebbero 449 morti, fra cui due capitani ed un ammiraglio (Nelson) e 1.214 feriti. (Shinano).

BATTAGLIE A MOTORE :

L'avvento del motore, la corazzatura delle navi e l'utilizzo dei cannoni a canna rigata mutano notevolmente la tattica navale durante le battaglie. Si passa dal cannoneggiamento sterile di Hampton Roads (1862) dall'uso dello sperone a Lissa (1866) fino ad arrivare nello stretto di  Tsushima (1905) dove per la prima volta una flotta viene quasi totalmente affondata dagli avversari solamente con l'utilizzo del cannone a maggior calibro e senza contatto diretto tra le navi contendenti. (Shinano)

BATTAGLIA DI TSUSHIMA / NAVAL BATTLE OF TSUSHIMA

La battaglia di Tsushima, in Giappone detta comunemente battaglia navale del mare del Giappone (日本海海戦), fu l'ultima battaglia della guerra russo-giapponese (1904-1905). Venne combattuta il 27 maggio ed il 28 maggio 1905 (14 e 15 maggio secondo il calendario giuliano in vigore all'epoca in Russia) nello stretto di Corea. In questa battaglia la flotta giapponese al comando dell'ammiraglio Tōgō Heihachirō distrusse due terzi della flotta Russa al comando dell'ammiraglio Zinovij Petrovič Rožestvenskij. La battaglia non fu decisiva in quanto venne combattuta quanto i giapponesi avevano già conquistato Port Hartur e distrutto la flotta russa del Pacifico facendo diventare vana la missione di Rožestvenskij che aveva attraversato mezzo mondo, dal Mar Baltico allo stretto di Corea per aiutare la flotta russa imbottigliata nel porto manciuriano.

La battaglia di Tsushima segnò la definitiva sconfitta dell'Impero Russo che, con la mediazione del Presidente USA Theodore Roosevelt, sottoscrisse di lì a poco la pace di Portsmouth. La Russia abbandonò la Corea alla sfera d'influenza giapponese, e rivolse le proprie bramosie sui Balcani.
Sotto il profilo della storia navale, Tsushima fu l'ultimo scontro fra corazzate non monocalibro (pre dreadnought) ; infatti la battaglia mostrò la fattibilità e l'utilità di un combattimento ingaggiato a grande distanza coi grossi calibri. Di lì a breve l'Ammiragliato britannico mise in linea un nuovo genere di corazzata monocalibro, che dalla prima unità, prese il nome di Dreadnought. La battaglia di Tsushima aveva infatti dimostrato che la stragrande maggioranza dei proiettili andati a segno erano relativi alle sole artiglieri di grande calibro, a causa della notevole distanza tra le due flotte nel momento dello scontro. Lo scarso utilizzo dei calibri minori che abbondavano nelle pre dreadnought (dalla Mikasa alla Borodino) dimostrò ai costruttori navali quanto più utile e saggio indirizzarsi verso navi monocalibro, dotate cioè di una netta preponderanza di cannoni a lunga gettata.

PRIMA GUERRA MONDIALE :

Battaglia Navale dello Jutland 

La "lezione" di Tsushima, scontro nel quale le navi furono colpite solo dai calibri maggiori, porto alla nascita delle corazzate monocalibro (Dreadnought) ed a scontri nei quali le flotte si vedevano a malapena, quindi oltre i dieci chilometri di distanza. La battaglia dello Jutland (1916)  fu il momento più glorioso per le corazzate e per i loro esploratori (gli incrociatori da battaglia)  e segnò la fine del combattimento a vista in quanto gli aerei ed il telegrafo avrebbero permesso da allora nuove tattiche. (Shinano)

LA CROCIERA E LA FINE DELL'EMDEN

 

BATTAGLIA NAVALE DEL CORONEL

 

BATTAGLIA DELLE FALKLAND/ NAVAL BATTLE OF FALKLAND

 

BATTAGLIA DELLO JUTLAND

Sono passati ormai più di 100 anni da quel  mercoledì 31 maggio del 1916 giorno in cui le due più grandi flotte della Terra si affrontarono per uno scontro all'ultimo sangue che avrebbe dovuto decidere i destini d'Europa e del mondo. La battaglia navale più grandi di tutti i tempi si risolse con un nulla di fatto, sostanzialmente fu una vittoria tattica tedesca ed un trionfo strategico inglese. Alla fine però a gioire furono gli americani ed i giapponesi che lasciarono per tre anni le potenze europee a distruggersi a vicenda per dividersi alla fine della guerra la "torta" con i vincitori e per diventare le marine più potenti del globo. Cento anni fa l'Europa dominava il mondo, dopo due sanguinose guerre mondiali  fratricide ha perso definitivamente questo primato a favore degli Stati Uniti prima e della Cina poi, venendo relegata alla periferia delle decisioni strategiche globali, diventando per la legge del contrappasso appetibile solo per milioni e milioni di "migranti" provenienti da Paesi ancora più poveri che nel Diciottesimo secolo avevano dovuto subire il colonialismo europeo. (Shinano)

SECONDA GUERRA MONDIALE :

L'attacco a Pearl Harbor

L'utilizzo dell'aereo prima come ricognitore e dopo come bombardiere, in parallelo con lo sviluppo della nave portaerei permise di combattere in mare a distanze ritenute fino a qualche anno prima impensabili. La battaglia del Mar dei Coralli (1942) fu il primo scontro navale nel quale gli avversari furono sempre oltre la distanza visiva uno dall'altro. Protagonista indiscussa divenne la portaerei che surclassò la corazzata nel ruolo di nave d'attacco. L'affondamento della corazzata Prince of Walles e dell'incrociatore da battaglia Repulse nello stretto di Malacca (1941) dimostrarono anche agli scettici che la più potente nave da guerra nulla poteva contro gli attacchi aerei. Gli americani infatti finirono per utilizzare le poderose corazzate di classe Jowa come postazioni di artiglieria galleggiante per bombardare le isole giapponesi  prima degli sbarchi. La battaglia dell ostretto di Surigao(1944) fu l'ultima battaglia navale tra corazzate mai combattuta e l'ultima in cui il contributo aereo non fu determinante. L'affondamento del General Belgano (29.04.1982) durante la guerra delle Falkland è stato l'ultimo scontro navale degno di tal nome. (Shinano)

FRONTE DEL MAR MEDITERRANEO :

BATTAGLIA NAVALE DI GAUDO

 

BATTAGLIA DI CAPO MATAPAN

La battaglia di Capo Matapan venne combattuta tra il 28 ed il 29 marzo 1941 nelle acque a sud del Peloponneso, fra l'isolotto di Gaudo e Capo Matapan, tra una squadra navale della Regia Marina italiana sotto il comando dell'ammiraglio di squadra Angelo Iachino, e la Mediterranean Fleet britannica(comprendente anche alcune unità australiane) dell'ammiraglio Andrew Cunningham. La battaglia in sé si compone di due scontri distinti: uno combattuto nei pressi dell'isolotto di Gaudo tra la mattina ed il pomeriggio del 28 marzo, ed un secondo al largo di Capo Matapan nella notte tra il 28 ed il 29 marzo. La Battaglia Navale di Gaudo fu combattuta tra la flotta italiana e la Forza B inglese composta da incrociatori leggeri, fu una semplice scaramuccia e si risolse senza vincitori e vinti.  L’attacco successivo degli aerei della portaerei Formidable azzoppò il Vittorio Veneto,colpito da un siluro e fece immobilizzare l’incrociatore pesante Pola. Per soccorrerlo l’ammiraglio Iachino mandò l’intera squadra dell’ammiraglio Cattaneo che fu affondata nel giro di trenta minuti nella notte di Matapan dal tiro concentrico delle corazzate inglesi Valiant, Warspite e Queen Elizabeth.  La battaglia, conclusasi con una netta vittoria britannica, evidenziò l'inadeguatezza della Regia Marina ai combattimenti notturni, dovuta anche alla mancanza del radar e consegnò temporaneamente alla Royal Navy il dominio del Mediterraneo, prima che l’aviazione tedesca cambiasse nuovamente le carte in tavola. (Shinano) "Il quinto motivo della sconfitta furono le pessime doti balistiche dei cannoni italiani. I tanto lodati cannoni da 381/50 della Vittorio Veneto non erano in grado di centrare un isolotto a dieci chilometri di distanza. Questo a causa della grande dispersione di tiro dei cannoni che faceva in modo che ogni colpo avesse caratteristiche diverse dagli altri non permettendo quindi di centrare il bersaglio. In tutta la Seconda Guerra Mondiale questo tipo di cannone, equipaggiato anche sulle corazzate Roma e Littorio, non riuscì mai a centrare un bersaglio!" (Shinano)

FRONTE DELL'OCEANO ATLANTICO:

CACCIA ALLA BISMARCK

La caccia alla Bismarck è stata l'operazione congiunta della Royal Navy, comprendente la Home Fleet, con tutte le navi disponibili nell'Atlantico Settentrionale, e la Forza H, proveniente da Gibilterra, per intercettare ed affondare la corazzata tedesca Bismarck. La caccia si svolse dal 24 al 26 maggio1941 e si concluse con l'affondamento della nave tedesca il mattino del 27 maggio. Nella prima fase la Bismarck distrusse nel giro di cinque minuti l'incrociatore da battaglia Hood, orgoglio della Royal Navy e ferì gravemente la nuovissima corazzata Prince of Walles.

Nella seconda fase la corazzata Bismarck fu colpita al timone da un siluro di uno swordfish proveniente dalla portaerei Ark Royal  e successivamente, non potendo più fuggire fu attaccata da quasi tutta la Royal Navy (Rodney e Nelson in testa). A seguito dello smaltellamento delle torri principali, a causa del tiro concentrico delle corazzate della Royal Navy, la nave fu autoaffondata dal suo equipaggio entrando nella leggenda. (Shinano)

LA FINE DELLA TIRPITZ

La Tirpitz è stata sempre ricordata nella storia come la nave gemella della Bismarck, priva cioè di una sua personalità e di una sua elevazione storica.

Questo perchè effettivamente non ha avuto un'esistenza gloriosa ed una fine leggendaria come la Bismarck. Lontanamente si può fare un parallelo tra la Musashi, conosciuta da tutti come la nave gemella della Yamato. Ma mentre la Musashi è gloriosamente affondata in una battaglia storica, quella del Golfo di Leyte, incassando una quantità incredibile di bombe e di siluri prima di perire, la Tirpitz non ha partecipato a nessuna azione navale degna di nota.

Questo perchè, dopo l'affondamento della Bismarck, la Reichsmarine non ha più effettuato azione navali significative, limitandosi a qualche scaramuccia nel Mare del Nord, sempre comunque conscia della propria debolezza nei confronti della Royal Navy.

La mancanza di una portaerei (la Graf Zeppelin non fu mai ultimata) la privò di un valido appoggio aereo e rese deboli ed indifese le proprie corazzate (Scharnost, Gneisenau e Tirpitz). La Tirpitz passò la propria esistenza rintanata nei fiordi norvegesi, scappando continuamente dagli attacchi aerei.

L'unica funzione che riuscì a svolgere egregiamente fu quella che Churchill definì di "fleet in being", cioè di flotta in potenza, in grado di tenere impegnate un gran numero di navi ed aerei nemici, senza nemmeno muoversi. Nei suoi tre anni di vita ebbe infatti una squadra navale ed aerea inglese a "propria disposizione" e rimase sempre un forte pericolo potenziale. Non è eretico dire che se la Bismarck non fosse affondata nell'Operazione Rheinubung probabilmente avrebbe fatto la fine della Tirpitz, cioè sarebbe stata costretta a fuggire nei fiordi norvegesi, a causa della ridotta capacità offensiva della Reichmarine, ben lontana dai fasti raggiunti dalla Hochseeflotte allo Jutland nel 1916! La Tirpitz può essere quindi considerata come una nave sfortunata che soffrì della sindrome del fratello maggiore!

FRONTE DELL'OCEANO PACIFICO:

L'ATTACCO A PEARL HARBOR

L'attacco di Pearl Harbor (nome in codice "operazione Z", ma conosciuto anche come "operazione Hawaii" o "operazione AI") fu un'operazione che ebbe luogo il 7 dicembre 1941 nella quale forze aeronavali giapponesi rappresentate dalla Kido Butai al completo (sei portaerei pesanti) attaccarono la flotta e le installazioni militari statunitensi stanziate nella base navale di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L'operazione fu attuata in assenza della dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, e provocò l'ingresso nella seconda guerra mondiale degli Stati Uniti dove si sviluppò nell'opinione pubblica un forte sentimento di riprovazione e di odio verso il Giappone. Il presidente Franklin Delano Roosevelt sfruttando politicamente l'attacco parlò di "Day of infamy" (giorno dell'infamia).
L'attacco fu concepito e guidato dall'ammiraglio Isoroku Yamamoto, il quale al momento dell'attacco si trovava nella baia di Hiroshima a bordo della corazzata Nagato, con lo scopo di distruggere la flotta statunitense del Pacifico. L'operazione fu un successo, limitato solo dal mancato affondamento delle portaerei, poiché in poco più di un'ora i 350 aerei partiti dalle portaerei giapponesi affondarono quattro delle otto corazzate statunitensi, mentre le altre furono fatte arenare o subirono gravi danni; solo le tre portaerei si salvarono, trovandosi, guarda caso, in navigazione lontano dalla loro base. I danni inflitti alla flotta statunitense permisero al Giappone di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico ed aprirono la strada alle successive vittorie nipponiche, prima che gli Stati Uniti riuscissero ad allestire una flotta in grado di tenere testa a quella giapponese.

Formulare un giudizio sull'attacco aereo giapponese a Pearl Harbor non è affatto semplice poiché sono stati scritti libri su libri, si sono fatti film e quindi è stato detto praticamente tutto. Mi permetterò quindi di fare solo alcune considerazioni. Dal punto di vista prettamente tecnico l'attacco a Pearl Harbor nasce dal ben più modesto ma innovativo attacco effettuato l'11 novembre 1940 dagli aerosiluranti Fairley Swordfish della portaerei Illustrious nella rada di Taranto. Anche in quel caso si colpì al cuore la flotta nemica (quella italiana) e furono affondate ben tre corazzate, un incrociatore e due cacciatorpediniere, pagando una bassissima perdita di solo due aerei. Gli inglesi, utilizzando 21 vecchi biplani aerosiluranti avevano dimezzato la potenzialità bellica navale italiana! Era quindi la dimostrazione che una flotta aerea imbarcata poteva colpire con efficacia mortale il nemico in qualunque base esso fosse. I giapponesi non fecero altro che ripetere in scala maggiore l'azione di Taranto. Le portaerei non erano più una ma sei e gli aerei più di trecento. Anche l'effetto distruttivo fu moltiplicato, azzoppando la U.S. Navy prima ancora di iniziare la guerra. Dal punto di vista tecnico, tattico ed operativo l'azione della Kido Butai fu un capolavoro che sarà pareggiato solo con l'attacco della Task Force 58 alla base navale giapponese di Truk nelle Caroline ben due anni più tardi. Fino ad allora mai sei portaerei avevano agito in così stretta e perfetta sincronia e mai fino ad allora trecento aerei avevano attaccato con una percentuale di successo simile. I migliori piloti giapponesi, forgiati da più di dieci anni di addestramento e dalla guerra con la Cina, vi parteciparono. Questi stessi piloti combatterono con onore nelle battaglie navali successive, venendo però decimati alle Midway ed a Santa Cruz. Gli americani, dal canto loro, non riuscirono ad abbozzare una reazione decente e furono totalmente sopraffatti dall'effetto sorpresa.  Affermare che Roosevelt abbia deliberatamente sacrificato 3000 soldati per entrare in guerra potrebbe apparire fantastoria però è indubbio che l'attacco di Pearl Harbor giovò più agli americani ed agli inglesi che ai giapponesi. La Kido Butai alla fin fine liberò gli americani di sei vecchie corazzate, azzerò sì la flotta aerea di terra alle Hawaii, però non intaccò minimamente la capacità offensiva americana non affondando le portaerei e non toccando i depositi di carburante.

Mi permetto infine una breve dissertazione sul povero ammiraglio Kimmel, all'indomani dell'attacco perse il suo posto di comandante in capo a favore di Nimitz e dovette combattere in tribunale per tre anni per cercare di difendersi dalle accuse più gravi per la catastrofe che subì la flotta americana. Tralasciando le fasi del processo e l'esito finale interlocutorio mi permetto solo di constatare che due giorni il 7 dicembre 1941 dopo l'Ammiragli Mc Arthur, comandante in capo alle Filippine, subì un tracollo ancora peggiore di Pearl Harbor perdendo quasi tutta la sua flotta aerea a causa del fatto che, pur sapendo che era iniziata la guerra, non prese alcuna misura per difendere gli aeroporti. Mentre Kimmel fu degradato e sottoposto ad una umiliante corte marziale, Mc Arthur fu promosso....  La colpa di Kimmel fu quella di non mettere in allerta la flotta ma a sua discolpa gioca il fatto che si era in una situazione di pace e che da Washington non era stato informato del fatto che il Giappone sarebbe entrato in guerra a giorni. Insomma Kimmel fu l'agnello sacrificale che permise a Roosevelt di fare finalmente quella guerra che lui ardentemente voleva ma che gli americani assolutamente non volevano! (Shinano).

BATTAGLIA DEL MAR DEI CORALLI

La battaglia del Mar dei Coralli ha un'importanza storica fondamentale nella Seconda Guerra Mondiale ma anche a livello storico assoluto tra le battaglie navali. La sua importanza non sta nel numero delle navi o delle portaerei impegnate (battaglie navali successive come Midway, Marianne e Leyte videro molte più portaerei presenti) e neanche per il fatto di essere stata decisiva, in quanto non lo fu per il prosieguo della guerra, ma per il fatto di essere stata la prima battaglia aeronavale in cui le due flotte si sono combattute senza mai vedersi e quindi solo con l'ausilio dell'aviazione. In questa battaglia si affrontarono, per la prima volta direttamente, le portaerei delle due più grandi potenze navali dell'epoca, U.S. Navy e Marina Imperiale. Grazie a questa battaglia le due marine misero alla prova ed affinarono la propria strategia aeronavale. Per questo la battaglia fu ricchissima di errori tattici e strategici, basti pensare ai giapponesi che scambiarono una petroliera per una portaerei ed agli americani che attaccarono per errore la portaerei leggera Shoho, anzichè concentrarsi sulla squadra di Hara. Pensate che durante la notte del 7 maggio 1942 le due squadre si trovarono a 20 miglia di distanza una dall'altra senza riuscire a trovarsi, in questo senso tragicomici appaiono oggi i tentativi di tre piloti giapponesi di atterrare sulla Yorktown avendola scambiata per la Zuikaku! In sostanza la battaglia fu combattuta male seppur con coraggio e ferocia da entrambe le parti e per questo si risolse sostanzialmente in un pareggio. Agli americani spetta indubbiamente la vittoria strategica poiché lo scopo per cui fu combattuta la battaglia, permettere ai giapponesi di invadere Port Moresby e da lì fare il grande balzo verso l'Australia non fu raggiunto. Ai giapponesi spetta la vittoria tattica in quanto a fronte della perdita imprevista della portaerei leggera Shoho ed ai seri danni subiti dalla Shokaku seppero affondare con un attacco micidiale un gigante da 40.000 tonnellate di stazza quale era la Lexington ("lady lex") e ferire gravemente una portaerei nuova di zecca quale era la Yorktown. Entrambe le parti si proclamarono vincitrici, ma alla fin fine tutte e due avevano di che rammaricarsi. I giapponesi non era riusciti a fare il balzo decisivo verso l'invasione dell'Australia, erano stati fermati quando ormai si sentivano invincibili e vincitori, avevano visto affondare una propria portaerei, seppur leggera, in dieci minuti e si trovavano con una delle due portaerei più moderne, la Shokaku, salva per miracolo e fuori per mesi, quindi impossibilitata a partecipare alla battaglia decisiva che sarebbe stata combattuta a giugno a Midway. Gli americani avevano sì fermato i convogli da sbarco nipponici, avevano capito di avere una forza di attacco aerea micidiale come quella giapponese, si erano presi la soddisfazione di affondare la prima portaerei giapponese della guerra, ma d'altro canto avevano capito di essere scarsamente difesi contro gli attacchi aerei dei nemici, perdendo la Lexington, orgoglio della propria marina, in un momento in cui non poteva essere sostituita per mesi e avendo la Yorktown gravemente danneggiata, da risistemare a tutti i costi per la successiva battaglia di Midway. In sostanza nella battaglia navale del Mar dei Coralli i giapponesi persero l'occasione di dare un colpo decisivo agli americani e di minacciare direttamente l'Australia, mentre gli americani persero per poco l'occasione di distruggere l'intera forza di attacco giapponese e le sue due migliori portaerei (Shokaku e Zuikaku); se infatti il gruppo della Hornet e dell'Enterprise fosse arrivato con qualche ora di anticipo avrebbe quasi certamente affondato le due malconce portaerei nipponiche dando una svolta prima ancora di Midway alla guerra. In definitiva la Battaglia Navale del Mar dei Coralli fu un importante banco di prova per la U.S. Navy e sostanzialmente un'occasione mancata da entrambe le parti. I giapponesi non seppero capire che gli americani non erano inferiori a loro sia per combattività che per qualità dei mezzi ed anzi "lungi dall'imporre una pausa la battaglia del Mar dei Coralli aveva rafforzato la fiducia generale. Dopotutto era stata condotta dalla 5° squadra aerea, considerata la peggiore della flotta. Quel gruppo di nullità era riuscito a tener testa al fior fiore degli americani: il figlio di una concubina ha ottenuto una vittoria... i figli legittimi non dovranno avere rivali al mondo. Se avessero appreso la lezione impartita loro nel Mar dei Coralli dagli americani non sarebbero stati sonoramente sconfitti a Midway un mese dopo!(Shinano).

BATTAGLIA DELLE MIDWAY

La Battaglia di Midway fu indubbiamente lo scontro navale più importante e decisivo della Seconda Guerra Mondiale e forse dell’intera storia navale. Non fu lo scontro navale con più mezzi impegnati, Jutland  Leyte e soprattutto Barfleur - La Hogue la superarono abbondantemente. Allo stesso modo non fu lo scontro navale che vide di fronte il maggior numero di portaerei (qui se ne scontrarono nove, mentre alle Marianne furono una ventina). L’importanza della Battaglia di Midway non sta quindi nei numeri meramente statistici delle navi e degli aerei che vi parteciparono, ma risiede nella svolta tattica e strategica che da essa ne derivò. Prima di questo scontro navale la Marina Imperiale giapponese era considerata praticamente imbattibile e si avviava verso un’espansione di conquiste nel Pacifico che appariva quasi inarrestabile, malgrado lo scacco strategico subito durante la Battaglia del Mar dei Coralli (questa battaglia navale fu vinta tatticamente dai giapponesi ma persa strategicamente visto che non riuscirono a sbarcare, come previsto, a Port Hartur in Nuova Guinea, indispensabile punto di partenza per il preventivato piano di conquista dell’Australia). Allo stesso tempo la U.S. Navy appariva, dopo la batosta di Pearl Harbur e gli affondamenti della Langley e della Lexington, fortemente provata e quindi sull’orlo del precipizio. Dopo questo scontro navale la Marina Imperiale Giapponese si trovò improvvisamente privata della sua arma offensiva più potente, cioè la squadra di portaerei di attacco di Nagumo e quindi si limitò a cercare di controbattere le successive offensive americane, senza più poter prendere l’iniziativa. Al contrario, dopo lo scontro navale di Midway, la U.S. Navy prese coscienza della propria grande forza, capì che i giapponesi erano tutt’altro che invincibili e cominciò a prendere quell’iniziativa che la portò nel giro di tre anni ad arrivare a Tokyo. Come ricordò lo storico britannico John Keegan "la battaglia di Midway, pur rappresentando una sconfitta di proporzioni catastrofiche, non fece perdere un metro di territorio al Giappone e non modificò minimamente i confini del suo Impero".

BATTAGLIA DI SANTA CRUZ

La Battaglia di Santa Cruz fu una delle battaglie navali  più cruente della Seconda Guerra Mondiale. Si fronteggiarono mettendo praticamente in campo tutto quello che avevano sia gli americani che i giapponesi, con l'intento specifico di annientare definitivamente l'avversario. Questo scontro navale non fu un episodio isolato, come ad esempio la Battaglia di Midway, ma si pone cronologicamente nella fase centrale di quell'interminabile scontro che fu la campagna di Guadalcanal.  Allora perché i giapponesi persero la campagna di Guadalcanal? La persero perché gli americani si dimostrarono superiori nello scontro terrestre (per ogni morto americano si contarono almeno tre morti giapponesi). La persero soprattutto perché non riuscirono a rifornire adeguatamente via mare le provate truppe di terra e contemporaneamente non furono in grado di impedire totalmente il rifornimento delle truppe americane. Gli scontri navali evidenziarono la situazione di stallo quasi assoluto che esisteva allora tra la marina americana e quella giapponese. Se infatti prima di Midway la marina nipponica era meglio addestrata, fornita ed armata di quella americana, durante la campagna di Guadalcanal le due forze si equivalevano in maniera assoluta. Gli americani avevano due portaerei moderne, Enterprise ed Hornet, cui i giapponesi rispondevano con le velocissime Zuikaku e Shokaku. Gli americani possedevano una buona portaerei leggera, la Wasp, cui i giapponesi rispondevano con la Junio. Delle portaerei più antiche rimaneva solo la gloriosa Saratoga. Sul piano delle corazzate, degli incrociatori e dei cacciatorpediniere vi era una leggera prevalenza nipponica. L'equilibrio assoluto regnava invece sulla situazione aerei (gli Hellcat non era ancora stati introdotti). Dopo la campagna di Guadalcanal l'equilibrio cominciò invece a pendere in maniera inesorabile dalla parte degli americani. Infatti mentre gli americani sapevano che  ogni pilota o nave persa sarebbe stato rimpiazzato immediatamente, i giapponesi erano consci che ogni pilota o nave persa non sarebbe stato più sostituito. Per questo si giocarono tutto quello che avevano a Santa Cruz. Pensavano, infatti, che distruggendo l'intera flotta americana prima che arrivassero le portaerei della classe Essex, avrebbe potuto indurre gli americani a chiedere una pace onorevole. Così misero in campo le migliori portaerei (le veterane Shokaku e Zuikaku) e richiamarono i migliori piloti. La battaglia dimostrò che la Shokaku e la Zuikaku non erano inferiori alla Hornet ed alla Enterprise (chissà cosa sarebbe successo se ci fossero state anche loro alle Midway!) e che i piloti giapponesi combattevano alla pari con i migliori assi americani.

I giapponesi vinsero si la battaglia (affondarono la Hornet, vendicando parzialmente la batosta Midway) ma non riuscirono ad affondare l'Enterprise, lasciandola libera di diventare per lungo tempo una spina del fianco costante del proprio traffico navale. Oltretutto persero 121 dei propri migliori piloti, questi non furono più rimpiazzati. Le nuove leve si dimostrarono nettamente inferiori ai veterani e così le future battaglie dei giapponesi persero l'incisività proverbiale degli attacchi aerei. Si ricorda che la flotta giapponese dopo Santa Cruz  rimase per due anni rintanata nei porti in attesa della battaglia decisiva che a giudizio dei suoi capi avrebbe capovolto le sorti della guerra. In quei due anni i rapporti di forza furono capovolti a favore degli americani. Ad aiutare l'Enterprise arrivarono una ventina di portaerei della classe Essex e furono immessi in battaglia centinaia di nuovi ed addestrati piloti che utilizzavano nuovi aerei superiori a quelli giapponesi. Si può così ben dire che dopo Santa Cruz i giapponesi persero definitivamente la supremazia aerea ed inevitabilmente compresero di aver ormai perso la guerra! (Shinano).

BATTAGLIA  DELLE MARIANNE / PRIMA BATTAGLIA DEL MAR DELLE FILIPPINE

La Battaglia delle Marianne fu indubbiamente la più grande e spettacolare battaglia tra portaerei della Seconda Guerra Mondiale e quindi della storia stessa delle battaglie navali. Si fronteggiarono da un lato l'invincibile armada americana, composta da un numero impressionante di portaerei, corazzate e incrociatori, dall'altro l'intera Marina Imperiale giapponese, pronta al sacrificio estremo. Analizzando meccanicamente il numero delle forze in campo verrebbe subito da pensare che gli americani avessero fin dall'inizio il favore del pronostico (erano infatti superiori per il numero di navi e di aerei imbarcati). I giapponesi potevano però contare sul "fattore campo", cioè sul fatto che "giocavano in casa". Avevano infatti a disposizione un impressionante quantitativo di aerei di base sulle isole dell'arcipelago delle Marianne, pronti a colpire mortalmente le portaerei americane. La situazione tattica all'inizio della battaglia non era quindi nettamente a favore degli americani, ma in stallo. Sembra paradossale, ma la più grande battaglia tra portaerei fu risolta a favore degli americani dalla più infida arma navale, il sommergibile. Fu infatti il sommergibile americano "Cavalla" ad affondare in rapida successione le due più grandi ed importanti portaerei giapponesi, la nuovissima Taiho e la gloriosa Shokaku, privando la flotta giapponese di un numero considerevole di aerei e facendo praticamente vincere la Seconda Guerra Mondiale agli americani stessi. E' indubbio che stavolta, al contrario delle Midway, furono i giapponesi ad avere in mano la situazione. I giapponesi infatti scoprirono subito la flotta americana e gli scagliarono contro quattro attacchi in rapida successione. Gli americani scoprirono solo a fine battaglia la flotta giapponese e poterono compiere solo un estremo e difficoltoso attacco. Non è blasfemo affermare che se fossimo stati all'epoca delle Midway i giapponesi avrebbero distrutto l'armata americana cogliendo una strepitosa vittoria, purtroppo due anni dopo l'aviazione americana surclassava ormai quella giapponese e tutti gli attacchi aerei nipponici si risolsero in una ecatombe di aerei (il famoso "Tiro al Piccione delle Marianne"). La sconfitta giapponese è da addebitarsi non certo all'eccellente condotta tattica di Ozawa, ma all'inesperienza dei piloti e al fatto che gli aerei giapponesi erano ormai inferiori a quelli americani (gli Hellcat erano ormai il terrore degli Zero). Il fior fiore dei piloti del Sol Levante era ormai andato in cielo dopo la disfatta delle Midway e la vittoria costosissima di Santa Cruz. Se fossimo stati due anni prima certamente il Giappone avrebbe vinto questa battaglia, ma nel 1944 non penso che in alcun modo i nipponici avrebbero potuto ribaltare le sorti di questo scontro navale. Forse se avessero adottato in maniera massiccia, come nel 1945 durante la battaglia di Okinawa, l'uso dei kamikaze, avrebbero potuto infliggere danni maggiori alle portaerei statunitensi, ma certamente avrebbero perso lo stesso le isole dell'arcipelago delle Marianne. (Shinano)

BATTAGLIA DI LEYE

La battaglia del Golfo di Leyte fu uno scontro aeronavale del teatro del Pacifico della seconda guerra mondiale che, fra il 23 e il 26 ottobre 1944, vide fronteggiarsi le forze alleate e quelle dell'Impero giapponese. Si svolse circa 200 miglia a largo dell'omonima isola filippina in quattro scontri principali (la battaglia per il Mar di Sibuyan e quelle dello Stretto di Surigao, dell'isola di Samar e di Capo Engaño) oltre a diversi scontri minori.  Citata talvolta come battaglia per il Golfo di Leyte e negli Stati Uniti anche come seconda battaglia del Mare delle Filippine (la prima Battaglia Navale del Mar delle Filippine fu la battaglia delle Marianne), è generalmente considerata la più grande battaglia navale della seconda guerra mondiale ed anche, secondo alcune stime, la più grande battaglia navale della storia moderna, in termini di stazza totale delle navi coinvolte. La battaglia è inoltre la prima in cui aerei giapponesi attaccarono i nemici impiegando la tattica kamikaze. In realtà data la vastità del campo di battaglia è difficile considerarla come un unico scontro, è più corretto parlare di quattro battaglie indipendenti combattute per uno scopo comune la conquista (o la difesa) delle isole Filippine. (Shinano)

BATTAGLIA NAVALE DEL MAR DI SIBUYAN

La battaglia navale del Mar di Sibuyan costituisce la prima fase della battaglia navale di Leyte ed è il prologo della battaglia navale di Samar. Lo scontro viene combattuto dagli americani per impedire ai giapponesi di attraversa con il grosso della flotta di Kurita lo stretto di San Bernardino. La battaglia viene combattuta tra gli aerei americani provenienti dalle portaerei e il fior fiore delle navi di linea giapponesi. Come all'epoca dell'affondamento della Repulse e della Prince of Walles viene confermato l'assioma che una corazzata senza copertura aerea è vulnerabile di fronte agli attacchi aerei avversari. La vittoria tattica è americana con l'affondamento della super corazzata Musashi e degli splendidi incrociatori pesanti Atago, Maya, Chokai. La vittoria strategica è però giapponese in quanto il grosso della forza di attacco di Kurita riesce a superare lo sbarramento ed ad attraversare senza colpo ferire lo stretto di San Bernardino pronta per lo scontro decisivo al largo dell'isola di Samar. (Shinano)

 

BATTAGLIA NAVALE DELLO STRETTO DI SURIGAO

La battaglia navale dello Stretto di Surigao riveste un ruolo di importanza storica tra le battaglie navali dell'era moderna. Fu infatti l'ultima battaglia navale tra corazzate mai combattuta e l'ultima in cui il contributo aereo non fu determinante. La battaglia fu combattuta per impedire alle navi giapponesi di Nishimura di attraversare lo stretto di Surigao e di unirsi alla squadra principale di Kurita nell'attacco ai convogli americani che stavano sbarcando a Leyte. Dal punto di vista tattico gli americani si limitarono a perlustrare lo stretto di Surigao e una volta individuata la squadra nemica a distruggerla. I giapponesi invece fecero ancora meno evoluzioni tattiche in quanto avanzarono stoicamente al centro dello stretto per farsi fare a pezzi della squadra nemica e successivamente fare dietro front quando si resero conto che non potevano più forzare il passaggio. Si trattò insomma di una riproposizione in chiave aggiornata della battaglia di Tsushima (in versione notturna) a ranghi invertiti. La battaglia non fu vinta dalle corazzate ma dalla splendida azione dei cacciatorpediniere americani che affondarono la Fuso e fiaccarono notevolmente la squadra avversaria. Quando Nishimura si trovò di fronte alle corazzate americane "le corazzate e gli incrociatori incrociavano a bassa velocità al traverso dello stretto, lungo una linea ideale che nemmeno un professore di accademia navale oserebbe proporre ai propri allievi. Si trattava del più perfetto sbarramento a T che si fosse mai visto. Era addirittura inconcepibile che i giapponesi, fino a quel momento così sospettosi, potessero gettarsi deliberatamente in una tale trappola". Il resto della battaglia fu un facile  tiro al bersaglio da parte delle corazzate americane. Gli americani vinsero sia sul piano tattico che su quello strategico in quanto annientarono la forza giapponese impedendo di fatto che si congiungesse con il gruppo principale di Kurita nel mar di Samar. (Shinano)

BATTAGLIA NAVALE DI SAMAR / NAVAL BATTLE OF SAMAR

La Battaglia Navale di Samar è la battaglia delle occasioni perdute! Per gli americani perché non riuscirono, grazie alla condotta suicida di Halsey, ad affrontare e distruggere il corpo centrale della flotta giapponese. Per i giapponesi perché, malgrado il sacrificio calcolato di Ozawa a Capo Engano, non riuscirono ad attuare il proprio piano che consisteva nello distruggere i convogli carichi di truppe che stavano sbarcando a Leyte e stavano quindi iniziando l'invasione delle Filippine.  I protagonisti di questa battaglia furono l'Ammiraglio Kurita da parte giapponese e l'Ammiraglio Halsey da parte americana. Sulla condotta di Kurita durante questa battaglia sono stati scritti fiumi di parole e riempiti volumi. Quasi tutti gli storici americano lo hanno accusato pesantemente accusandolo di confusione tattica e scarso spirito combattivo. Secondo i più ferventi ammiragli da "salotto" Kurita avrebbe buttato via la possibilità di far vincere la battaglia ai giapponesi fermando quindi sul nascere l'invasione delle Filippine. Gli storici giapponesi hanno cercato di difenderlo anche se dalle sue dichiarazioni del dopo guerra non si riesce a capire ancora oggi il motivo di tale decisione. (Shinano)


BATTAGLIA NAVALE DI CAPO ENGANO

La Battaglia Navale di Capo Engano è stata l'ultima battaglia navale combattuta tra due gruppi di portaerei. Il nome del promontorio di fronte al quale si combatte Capo Engano (capo dell'inganno) fu quasi profetico in quanto l'intera battaglia fu concepita dai giapponesi come una gigantesca esca per trascinare quante più navi possibili della flotta americana il più lontano possibile dallo Stretto di San Bernardino in modo da permettere alla squadra di corazzate di Kurita di annientare indisturbato i convogli americani che stavano sbarcando le truppe di invasione sulle spiagge dell'isola di Leyte. Dal punto di vista strategico l'esca riuscì in pieno in quanto Ozawa attirò verso di sè la Task Force 34 e la Task Force 38, ovvero quasi tutta la flotta americana. L'esito tattico dello scontro fu la distruzione totale della flotta di portaerei giapponesi da parte della Task Force americana e la fine gloriosa della Kido Butai.

BATTAGLIA DI OKINAWA

La Battaglia di Okinawa è stata:

  • il "Canto del Cigno" della flotta imperiale giapponese;

  • l'ultimo atto bellico combattuto da una corazzata;

  • l'ultima battaglia navale della Seconda Guerra Mondiale.

Per questo motivo, pur non essendo stata decisiva come Midway o poderosa come Leyte assume un significato simbolico enorme nella storia delle battaglie navali. E' stata la definitiva dimostrazione della superiorità della forza aerea su quella navale. Come contrappasso ricorda gli attacchi decisivi giapponesi che affondarono il 10 dicembre 1941 al largo di Kuantan (Malesia) l'orgoglio della marina britannica, cioè la corazzata Prince of Walles e l'incrociatore da battaglia Repulse.

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