PADRE NICOLA TORNESE
PICCOLA COLLANA
"I TESTIMONI DI GEOVA"
 
 
Uomini di serie B Vivi o morti? Geova chi era costui? E' prossima la fine.. E voi chi dite che...
Bibbia sangue e medicina La croce E  le croci La Madonna contestata Trinità Amore o falsità? Pietro e la Pietra
Bibbie a confronto Immagini e Santi Il Natale festa pagana... Regno di Dio o... .? Appello a Cesare
Battesimi e Battesimo Inferno La Cena del Signore Purgatorio Paradiso
Con quale autorità? Risurrezzione La Crocifissione   INDEX
 
...E VOI CHI DITE CHE IO SIA?
 
OPUSCOLO   N° 5
PICCOLA COLLANA
"I TESTIMONI DI GEOVA"
 
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Padre Nicola Tornese
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IL SIGNIFICATO DEL NOME “CRISTIANO”
1 - La testimonianza della Bibbia. Il significato del nome cristiano si deduce dalla sua origine. Ce lo dicono gli Atti degli Apostoli, capitolo 11, versetto 26. “Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani”.
Antiochia è oggi un villaggio della Siria nel vicino oriente. D'importanza ha solo il suo passato. Infatti, al tempo a cui si riferiscono gli Atti - verso gli anni 40 dopo Cristo - era una grande città con circa mezzo milione di abitanti, la terza dell'impero, dopo Roma e Alessandria d'Egitto. Ed era pagana nel culto e nei costumi. Ma contava tra la sua popolazione un discreto numero di Ebrei, in mezzo ai quali si ebbero le prime conversioni al Vangelo.
Negli  anni  40 d.C. vi giunsero dalla Giudea alcuni zelanti discepoli, che coraggiosamente “cominciarono a parlare anche ai Greci (ossia ai pagani), predicando la buona novella dei Signore Gesù. E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si converti al Signore” (Atti 11, 20-21).
Questi nuovi credenti non rimasero a lungo sconosciuti. Parenti, amici, conoscenti vennero a sapere che avevano abbandonato il culto di dèi e semidèi pagani e riconoscevano il Signore Gesù come unico e vero Dio. Per designarli li chiamarono cristiani.
Stando dunque alla Bibbia, cristiano è colui che riconosce Gesù come Signore, ossia come unico e vero Dio. Infatti Signore era un nome divino equivalente a Tahve. I primi cristiani, invocando e confessando Gesù come Signore, professavano la sua divinità od uguaglianza con Dio.
 
2 - La testimonianza della storia. Circa mezzo secolo dopo i fatti ricordati dagli Atti, un funzionario romano nella stessa regione di Antiochia dovette fare un'inchiesta giudiziaria sulle credenze e le pratiche dei cristiani. Si chiamava Plinio (il Giovane) ed era un uomo colto e coscienzioso.
Fatta l'inchiesta accurata e severa, Plinio espose i risultati all'imperatore Traiano in una lettera lunga e dettagliata. La lettera è giunta fino a noi. Vi si legge tra l'altro,: “Questa gente (ossia i cristiani) usa radunarsi in giorni determinati all'alba, e dire inni a Cristo come a Dio”.
 Dunque dal rapporto ufficiale dell'autorità romana risulta che i cristiani del primo secolo adoravano Cristo come Dio. Non erano atei, come alcuni li accusavano, perché avevano abbandonato il culto degli dèi. Per essi l'unico vero Dio era Cristo, il Signore. Non si rivolgevano a Jahve, e tanto meno a Geova. L'unico vero Dio si era rivelato, immedesimandosi, nel Cristo, il Signore.
Il giudizio del funzionario romano collima con quello del popolo di Antiochia. Cristiano è solo colui che crede nella divinità di Gesù il Cristo ed invoca il Cristo come l'unico Signore e Dio.
 

 
PARTE PRIMA
L'ERRORE
a) I testimoni di Geova (tdG) negano la divinità di Gesù Cristo. Essi dunque non sono cristiani. Questo gravissimo errore è ripetuto incessantemente nelle loro pubblicazioni ufficiali fin dalla fondazione della setta. Pochi anni fa hanno ribadito l'errore in una loro formula di fede, dove è detto che “Gesù Cristo è il Figlio di Dio e inferiore a lui”. In breve, per i geovisti Gesù Cri- sto sarebbe una creatura, nobile, grande, potente, ricca di anni e di virtù quanto volete; ma solo una creatura.
b) L'errore dei tdG è gravissimo perché distrugge il vero cristianesimo, ed è un errore an- tiscritturale soprattutto per tre ragioni:
- perché i geovisti, al fine di inoculare questo errore, hanno manipolato la Bibbia con aggiunte e modifiche ;
- perché spiegano arbitrariamente alcuni testi biblici per far dire al Sacro Testo ciò che essi vogliono, non ciò che hanno detto gli autori ispirati;
- perché ignorano, cioè nascondono ai loro seguaci, non pochi testi biblici, dov'è esplicitamente affermata la divinità di Gesù Cristo. Mentre dicono che bisogna accertarsi di ogni cosa (cfr. 1 Tessalonicesi 5, 21), usano ogni accorgimento per impedire  che i loro adepti conoscano la verità tutta intera. Il loro metodo è un feroce lavaggio dì cervello a senso unico.
c) Da questa manipolazione della Bibbia è venuta  fuori una storia di Gesù artefatta e senza alcun  fondamento biblico, la storia del piccolo dio, divisa in tre tempi:
Primo tempo: Esistenza preumana di Cristo.
Secondo tempo: Sua esistenza umana o terrena.
Terzo tempo: Sua esistenza post-terrena.
Di questa storia diamo ora un breve ragguaglio.
Esistenza preumana di Cristo
A sentire i geovisti, un tempo Cristo non esisteva: non era assolutamente, in nessun modo. Egli sarebbe venuto all'esistenza prima che il mondo fosse. “Dio suo celeste Padre lo generò nel senso che Dio lo produsse da sé senza intermediario. Come uno che è generato o che è creato,  l'“unigenito Figlio” ebbe un principio nella sua vita ed esistenza”.
Cristo dunque sarebbe il principio della creazione di Dio, ossia il primo principiato, generato, cioè creato da Geova, suo celeste Padre, come una creatura spirituale.
E' detto unigenito per il modo in cui è venuto all'esistenza: egli sarebbe stato il solo a essere creato direttamente da Dio Geova, senza alcun intermediario, come avverrà per le altre creature.
E' detto primogenito perché avrebbe preceduto nel tempo le altre creature, sarebbe stato creato prima di tutte le altre creature.
Durante la sua vita o esistenza preumana il celeste Figlio di Geova avrebbe prestato servizio nei cieli quale agente di Geova, suo Padre, specialmente come strumento nella creazione di tutte le cose.
Esistenza umana di Cristo
Sia come si voglia, per il celeste Figlio di Geova, creatura spirituale, giunse il tempo stabilito perché nascesse bambino maschio sul nostro pianeta. Ci fu perciò un giorno, circa due mila anni fa, in cui “la vita del Figliolo di Dio venne trasferita dalla sua gloriosa posizione con Dio Padre nel cielo all'embrione umano di una vergine giudea chiamata Maria, e dopo nove mesi quel celeste Figlio di Geova nacque come bambino umano sulla terra”.
Tuttavia fu non parte spirito e parte uomo; fu non un'ibrida creatura celeste e terrestre. Egli fu un puro uomo, la cui energia vitale era stata trasferita d ci mediante la miracolosa opera dello spirito di Dio potente”.
In ogni modo, all'età di trent'anni “Iddio lo generò ancora una volta quale Figlio spirituale invece di Figliuolo umano. Ciò malgrado, egli visse e mori come uomo.
Esistenza post-terrena
Dopo la morte “il suo Padre immortale Geova risuscitò non come Figliuolo umano, ma come Potente Figlio spirituale” . L'uomo Gesù fu risuscitato come spirito. Questa volta fu l'energia umana di Cristo a volatilizzarsi subito dopo la sepoltura.
Stando così le cose, le apparizioni del Risorto, di cui parlano i vangeli, devono dirsi vere e proprie materializzazioni d'uno spirito. Le pie donne credevano di vedere il corpo del Maestro (cfr. Matteo 28, 9), i discepoli si illudevano di toccare le mani di Gesù (cfr. Luca 24, 39; Gio- vanni 20, 27). In realtà si trattava di uno spirito senza carne e senza ossa!
 Dopo quaranta giorni di questo giuoco illusionistico Gesù ascese al cielo, si levò cioè in alto verso le nubi come un veloce elicottero, sottraendosi dalla vista dei discepoli.
E che cosa ha fatto e che cosa fa in cielo Cristo puro spirito dopo l'ascensione?
Rispondono i geovisti:
a)Fino al 1914 si prese cura di un piccolo regno spirituale composto unicamente degli appartenenti alla classe privilegiata dei 144.000 contrassegnati. Non tutti naturalmente perché una buona parte di loro venne al mondo dopo il 1914; e di tanto in tanto ne spuntano ancora. Per le altre creature umane (miliardi!) nessun pensiero. Non era ancora giunta la loro ora.
b) Nel 1914 - come assicurano i tdG - il Cristo celeste prese possesso del suo regno in senso pieno. In quel fatidico anno 1914 egli tornò invisibilmente in mezzo a noi, quale re e rappresentante di Geova. Bisogna accettare per fede questo suo ritorno.
 Dal suo trono invisibile Cristo - quale maresciallo di Geova - vigila con occhi grifagni sull'afflitta umanità, che sta per dare gli ultimi tratti. Se ha qualche sorriso, questo è riservato solo ai membri della società geovista. Per tutti gli altri - i malvagi - ira e minacce di sempiterna distruzione.
Tra breve l'infuriato figlio di Geova piomberà come uno sparviero sul nostro pianeta. Eli- minerà in un bagno di sangue tutti i non geovisti. Saranno risparmiati solo i membri della setta, circa tre milioni in una popolazione mondiale che supera i cinque miliardi. Questa è la volontà di 13 Geova, dio d'amore!
 
 
PARTE SECONDA
LA VERITA'
IL CRISTO PREUMANO
Eternità del Figlio
Domandano i geovisti:
“Sapevate che Gesù ebbe una gloriosa esistenza molto tempo prima di nascere come uomo qui sulla terra?”.
Rispondiamo noi cattolici e tutti i veri cristiani:
a) Sì, lo sapevamo assai prima e motto meglio di voi. Infatti, secoli e millenni prima che i tdG apparissero sulla faccia della terra, noi cattolici e tutti i veri cristiani sapevamo e sappiamo che Gesù Cristo è sempre stato. Egli non ebbe, cioè non ricevette, una esistenza prima di nascere qui sulla terra. Egli ha sempre avuto l'esistenza. Egli è l'Eterno.
Questa dottrina della eternità del Figlio di Dio noi cattolici e tutti i veri cristiani la conosciamo dalla Bibbia. In Apocalisse 22, 13 Gesù dice di sé: “lo sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la fine”. Questo significa essere sempre esistito.
In effetti, Gesù si. appropria le parole che Jahve, l'Eterno, aveva detto di sé:
“Così dice Jahve degli eserciti: lo sono il Primo e l'Ultimo” (Isaia 44, 6). “Ascoltatemi, Giacobbe, Israele che ho amato: Sono io, io solo il Primo e anche l'Ultimo” (Isaia 48, 12). “Ecco: lo sono l'Alfa e l'Omega, il Princicipio e la Fine” (Apocalisse 21, 6; cfr. Apocalesse 1, 8).
b) Riflettendo su queste chiare parole della Bibbia, molto saggiamente ha osservato uno - uno dei tanti! - che coraggiosamente si è dissociato dal tdG, ritornando alla fede cattolica:
“In Isaia 44, 6 e 48, 12 troviamo scritto che 'Jahve è il Primo e l'Ultimo'. In Apocalisse 22, 13 Gesù, riferendosi a se stesso, dice: 'Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo>, il Principio e la Fine'. Ora io chiedo: vi sono due Primi e due Ultimi? Oppure Jahve e Gesù sono gli stessi?”.
La parola di Dio insegna inequivocabilmente che il Figlio è sempre esistito. Egli è l'Eterno.
Obiettano i geovisti: Le parole “lo sono l'Alfa e l'Omega ece.” si trovano in due contesti diversi. Quindi non si applicano al Figlio come si applicano al Padre (Jahve).
Si risponde: Le parole “lo sono l'Alfa e l'Omega ecc.” sono una definizione dell'unico Dio in quanto eterno. Una definizione, in qualunque contesto si trovi, indica sempre la stessa realtà. il contesto non cambia la natura della realtà definita.
Facciamo un esempio: Il Capo dello Stato in Italia è detto per definizione Presidente della Repubblica Italiana. Egli è sempre Presidente della Repubblica Italiana sia quando firma i decreti nel suo ufficio presidenziale sia quando presiede il Consiglio Supremo della Magistratura sia quando assiste a una partita di calcio o passa alcuni giorni di riposo in Val Gardena.
Le parole “lo sono l'Alfa e l'Omega ecc.”, che Gesù applica a se stesso in Apocalisse 22, 13, possono avere un solo significato anche se il contesto è diverso. Esse indicano che l'Eterno si identifica con Lui, Egli è l'Eterno.
Creatore di tutte le cose
Noi evidenzieremo la stessa verità, ossia l'eternità del Figlio, ricordando che, sempre secondo la Bibbia, il Verbo o Parola di Dio è il Creatore di tutte le cose.
Leggiamo dal vangelo di Giovanni:
“In principio era il Verbo (la Parola), e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo (greco). Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Giovanni 1, 1-3).
Osservazioni:
a) Se tutto ciò che esiste  vale a dire tutte le creature - è stato fatto per mezzo di Lui, è chiaro che Lui, la Parola o Verbo di Dio, non è una creatura. Non.poteva fare se stesso. Non ha ricevuto l'esistenza. L'ha data a tutte le cose create. Egli è Eterno.
Se il Verbo o Parola avesse ricevuto l'esistenza, san Giovanni avrebbe dovuto dire: “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, eccetto Lui stesso”. Questo la Bibbia non lo dice mai. Lo dicono i tdG. L'affermazione di Giovanni è assoluta; esclude ogni altra creazione diretta o indiretta.
b) Prima dunque che ci fosse il mondo delle creature, cielo e terra, esseri celesti ed esseri terrestri (Genesi 1, 1; Colossesi 1, 15-17), il Verbo era, ossia esisteva non creato.
In principio (in greco en archè senza articolo) indica il primo istante di tutta la creazione. Prima di quell'istante non c'erano creature né ter- restri né celesti. Non c'era neppure il tempo. Ma il Verbo c'era.
Egli dunque non appartiene agli esseri creati né in cielo né in terra. Egli è il Creatore di tutto, il Principio, ossia la Causa Prima di tutta la creazione (Apocalisse 3, 14); in quanto tale è Eterno.
c) Ricordiamo il classico commento di S. Agostino:
“Si faccia pure avanti un qualsiasi infedele ariano (i tdG ripetono le eresie di Ario) e mi venga a dire che il Verbo di Dio è stato fatto. Com'è possibile che il Verbo di Dio sia stato fatto, quando Dio ha fatto ogni cosa per mezzo del Verbo? Se lo stesso Verbo di Dio è stato fatto, per mezzo di quale altro Verbo è stato fatto? L'evangelista dice: “In principio era il Verbo”,, e tu invece: “In principio fu fatto il Verbo”. L'evangelista aggiunge: “Tutte le cose furono fatte per mezzo di lui”     ' e tu sostieni che il Verbo stesso fu fatto. L'evangelista avrebbe potuto dire.- “In principio fu fatto il Verbo”. Invece il suo esordio è un altro: “In principio era il Verbo”. Se era, vuol dire che non è stato fatto”.
d) L'evangelista ripete il suo insegnamento con una frase esplicita e lapidaria.- “E Dio era il Verbo” (Giovanni 1, 1 greco). L'autore ispirato vuole inculcare che l'unico Dio e il Verbo sono la stessa realtà. Tra i due vi è perfetta identità di natura e di onnipotenza. Ciò che noi intendiamo col termine Dio (predicato nominale) si trova nel Verbo (soggetto della frase giovannea). Il Verbo o Figlio di Dio è Eterno come l'unico Dio e a Lui consustanziale.
 
L'errore:
Per distruggere l'identità di natura tra il Verbo o Parola (o Sapienza) e Dio, e negare quindi la divinità e l'eternità del Figlio, i tdG traducono Giovanni 1, 1: “E la Parola era un dio”'.
La verità:
a) Notate prima di tutto che non si tratta d'una traduzione letterale, benché ì geovisti vi assicurano di aver tradotto la loro Bibbia con la mas- sima fedeltà letterale al testo critico con solo “occasionali scostamenti dal testo letterale”. Inoltre i dirigenti della setta sanno che “alcune volte l'uso d'una piccola cosa come l'articolo definito .o indefinito o la sua omissione può alterare l'esatto significato del testo originale”.
Malgrado questo, i tdG hanno alterato, cioè corrotto, il senso del testo biblico, usando indebitamente l'articolo indefinito senza nessuna fedeltà al testo originale. Infatti, nel testo greco ispirato non vi è nessun articolo davanti a “Dio” (greco Theòs). I geovisti vi hanno aggiunto l'articolo indeterminativo un. Si tratta - ripetiamo - d'una infedeltà al testo biblico originale e di un inganno a discapito degli ignoranti.
b) Per giustificare il loro inganno i geovisti ricorrono all'equivoco. Hanno scritto:
“La Bibbia completa - Una traduzione americana rende questa espressione (cioè Theòs) con " divino ", 'facendo leggere l'intero verso. " Nel principio il Verbo esisteva. Il Verbo era con Dio, e il Verbo era divino " (1943, ristampa). Una Nuova Traduzione della Bibbia del Dr. Jas. Moffat legge in modo simile: " Il Verbo esisteva nel principio assoluto, il Verbo era con Dio, e il Verbo era di- vino" (edizione 1953). Ogni persona onesta dovrà ammettere che le parole di Giovanni che il Verbo o Logos 'era divino' non dicono che egli era Dio con cui egli era. Esse dicono di una certa qualità del Verbo o Logos, ma non lo identificano come uno e lo stesso Dio”.
Si risponde: Ogni persona onesta dovrà ammettere che si tratta di una truffa geovista. in effetti, se due traduttori rendono “Theòs” con “divino” non ne segue che Giovanni abbia voluto dire “divino”. I tdG attribuiscono a Giovanni ciò che va attribuito a due traduttori. Ecco l'imbroglio! Perché i geovisti non citano numerose altre traduzioni della Bibbia che rendono Giovanni 1, 1 con le parole: E il Verbo era Dio?'
Dopo tutto, se Giovanni avesse voluto dire “divino”, non mancava nella lingua greca la parola appropriata che è “theiòs”. Perché i geovisti non dicono anche questo?
L'errore:
“Accurati traduttori ammettono che la costruzione del nome con l'articolo indica una identità, una personalità, mentre una costruzione senza articolo indica una qualità di qualcuno”. A sopporto citano La Grammatica greca del Nuovo Testamento di Dana e Mantey .
La verità:
a) Non è affatto vero che la costruzione con l'articolo in dica una identità, mentre quella senza articolo indicherebbe una qualità. Basta interrogare qualunque insegnante di sintassi della. lingua o greca o latina o italiana ecc. Non solo gli insegnanti, ma chiunque abbia una minima istruzione sanno che il predicato nominale, abbia o non abbia l'articolo davanti a sé, abbia l'articolo determinativo o indeterminativo, indica sempre una identità sostanziale col soggetto.
Facciamo un esempio: lo posso dire:   “Il Presidente è avvocato o un avvocato o l'avvocato”. L'esserci o no l'articolo indeterminativo o determinativo davanti al predicato nominale (avvocato) non cambia mai l'identità sostanziale tra soggetto e predicato. Nell'esempio addotto il Presidente è sempre avvocato nel pieno senso della parola. Anche se il predicato nominale è collocato, all'inizio della frase, rimane sempre l'identità sostanziale tra soggetto e predicato. lo posso dire: “Avvocato o un avvocato o l'avvocato è il Presidente” senza nessun danno per l'identità tra soggetto e predicato. Tutto ciò che comporta la parola “avvocato” appartiene al presidente, e non solo qualche o alcune sue qualità".
b) Nella frase giovannea: “E Dio era il Verbo”, così com'è nel testo originale greco ispirato, il predicato nominale “Dio” (greco Theòs) senza articolo, anche se posto a principio della frase, indica una identità sostanziale col soggetto “il Verbo” (greco o Logos). Tutto ciò che appartiene a Dio, all'unico eterno onnipotente Dio, appartiene al Verbo, e non soltanto qualche o alcune qualità divine.
c) In quanto all'uso o abuso che i tdG hanno fatto della grammatica di Dana e Mantey, va detto che lo stesso Dr. Mantey ha protestato con una lettera al Corpo Direttivo della Società geovista, in data I I luglio 1974, dove dice tra l'altro: “Poi- ché mi avete citato fuori contesto, vi invito a non citare più la mia grammatica”.
L'errore:
“In Atti 28: 6 noi abbiamo un caso parallelo a Giovanni 1, 1, con esattamente la stessa costruzione del predicato, cioè theòs senza articolo”. Ma alcune traduzioni della, Bibbia anche cattoliche non rendono Atti 26, 8 “con 1 egli era Dio', bensì con 'egli era un dio'. Con eguale giustificazione dal testo greco della Scrittura ispirata noi abbiamo tradotto Giovanni 1, 1: 'E il Verbo era un dio'” .
La verità:
Contrariamente a ciò che dicono i geovisti per confondere le idee, l'analisi accurata di Atti 28, 6 conferma la loro errata spiegazione di Giovanni 1, 1 e quella esatta dei veri cristiani. Infatti, in Atti 28, 6 il predicato nominale theòs, benché senza articolo, indica una identità sostanziale col soggetto, che in questo caso è san Paolo. 1 nativi di Malta erano convinti che egli, Paolo, dovesse essere collocato su un piano veramente divino, tra il numero dei 'loro dèi, con natura e potenza divina, come avevano fatto i pagani di Listra (cfr. Atti 14, 11-13). Dunque il predicato theòs indica non una qualità, ma una identità con la divinità, anche se non ha l'articolo.
Generato prima di ogni creatura (Col. 1, 15)
La meravigliosa dottrina della eternità del Cristo preumano contenuta esplicitamente in san Giovanni si trova anche in san Paolo. Prendiamo in esame un testo della Lettera ai Colossesi, di cui i tdG fanno un pessimo uso.
Scrisse san Paolo del Cristo preumano:
 “Egli è l'immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili... Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui” (Colossesi 1, 15-17).
Osservazioni:
1 - Notate anzitutto come san Paolo afferma chiaramente che il Cristo è prima di tutte le cose (verso 17). Il Verbo preesiste a tutte le creature, visibili e invisibili, celesti e terrestri. Egli va collocato al di là di tutta la creazione, vale a dire al di là del tempo, ossia nell'eternità. Il Cristo pneumano è sempre esistito. Egli è eterno.
2 - In secondo luogo san Paolo attribuisce al Cristo preumano la creazione di tutte le cose, ripetendo con insistenza che tutte le cose sono state create per mezzo di Lui (versi 16 e 17).
Il Cristo preumano ha dato l'esistenza a tutte le creature indistintamente. Non vi è creatura che non abbia ricevuto da Lui la sua esistenza. Egli non è una creatura perché non poteva dare l'esistenza a se stesso. Egli è il Creatore di tutte le creature spirituali e celesti. Egli è l'Eterno.
Generare non è creare
L'errore:
Per oscurare tanta chiarezza i tdG ricorrono all'equivoco. La Bibbia dice che il Cristo preumano è stato generato. Ma - spiegano i geovisti - generare significa creare. Dunque il Cristo preumano è stato creato .
La verità:
 In nessuna parte della Bibbia è detto che il Figlio di Dio sia stato creato. La Bibbia parla solo e sempre di generazione: “Generato prima di ogni creatura” (Colossesi 1, 15). “Tu sei mio Figlio- oggi ti ho generato” (Ebrei 1, 5).
Il  significato proprio di generare, in tutte le lingue' è radicalmente diverso da quello di creare. Creare  vuol dire fare dal nulla: “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Genesi 1, 1). Prima non esisteva né cielo né terra, né cose visibili né cose invisibili. Esisteva solo Dio Uno e Trino. Dio ha fatto tutte le cose dal nulla: le ha create. In virtù della sua onnipotenza chiamò all'esistenza ciò che non esisteva (cfr. 2 Maccabei 2, 28; Salmo 8, 2-5; Isaia 37, 16).
Generare, al contrario, vuol dire comunicare ad altri qualcosa che già esiste, trasmettere la propria vita. 1 genitori non creano i figli. Trasmettono loro la vita, che essi stessi hanno ricevuto. Tutti gli uomini erano in qualche modo nel primo uomo: “Dio creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini” (Atti 17, 26).
Un linguaggio che offende
Tutti gli uomini di senno accettano la distinzione tra creare e generare. Solo i tdG insistono sul loro equivoco e dicono.- Se generare non significa creare, deve significare necessariamente procreare mediante l'unione dei sessi.
Hanno scritto:
“Ebbene, c'era  dunque qualche persona di sesso femminile in cielo da cui Geova Dio generasse il suo unigenito Figlio? '.. Inoltre, perché generò, non dobbiamo immaginare che Dio abbia un seno come una persona di sesso femminile. Dio non è femmina”.
Rispondiamo:
a) La Sacra Scrittura è completamente aliena da tali volgarità. In nessuna pagina della Bibbia vi è, la benché minima insinuazione di attività sessuale di Dio. Mai i veri cristiani hanno neppure lontanamente immaginato simili cose. Solo i tdG vi possono pensare come facevano e fanno i pagani con le loro divinità.
b) Tuttavia la Bibbia parla di generazione (mai di creazione) dei Figlio (cfr. Ebrei 1, 5; Colossesi 1, 15). Qual è il significato di questa generazione? .
Notate anzitutto che generare non significa unicamente accoppiamento di sessi come insinuano i tdG. Noi usiamo spesso la parola generare senza riferimento al sesso. Diciamo, per esempio, che un corpo incandescente genera luce e calore; che un motore genera moto; che la mente genera il pensiero ecc.
Seguendo tale comune linguaggio, l'autore sacro, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, volle farci capire in qualche modo come il Figlio sia della stessa sostanza o natura del Padre benché da Lui distinto come Persona. Il verbo generare si presta a indicare tale cosa. Infatti il generato (il figlio) ha la stessa natura del  generante (il padre), e insieme se ne distingue  come persona. Né d'altra parte si può dire che il figlio sia creato dal padre. Generare non significa     creare.
c) L'ultimo esempio sopra indicato - quello del pensiero generato dalla mente - ci aiuta me- glio a capire il linguaggio biblico. La mente, ossia la nostra natura pensante, genera qualcosa che è parte di noi stessi, ossia il nostro pensiero. Eppure in qualche modo se ne distingue e si manifesta come parola.
Questa analogia o modo di esprimersi per rassomiglianza tra due cose non è fantasiosa. Ha una base biblica. La Bibbia infatti chiama il Figlio Logos (cfr. Giovanni 1, 1), ossia Pensiero o Sapienza o Parola (Verbo) di Dio. Il Cristo-Logos è il pensiero o Sapienza dell'Unico Dio, ossia l'@Unico Dio, che si è manifestato al mondo prendendo dimora in Gesù di Nazareth. Il Padre è in Lui e Lui nel Padre (cfr. Giovanni 14, 10). Non soltanto opera per mezzo di Lui. Ma è in Lui, e conseguentemente parla e opera per mezzo di Lui.
Unigenito e Primogenito
Alla luce di questa dottrina biblica appare chiaro quale sia il significato esatto sia di Unigenito che di Primogenito, detti del Figlio di Dio.
a) Unigenito (monoghenès) letteralmente non indica il modo in cui uno viene all'esistenza. In- fatti, anche altri generati, se ci fossero, verrebbero all'esistenza allo stesso modo.
Unigenito dice soltanto che vi è uno solo, senza pari. Il Verbo è detto Unigenito (cfr. Giovanni 1, 14) non per il modo in cui sarebbe venuto alla esistenza, cioè perché sarebbe stato creato direttamente da Geova senza intermediario. Questo è un grosso errore geovista. Il Verbo non è stato creato in nessun modo. Egli è Eterno e Creatore di tutto.
E' detto Unigenito perché Unico, senza pari. Se fosse una creatura, sarebbe imparentato con le creature. Non sarebbe Unigenito.
b) Primogenito (cfr. Colossesi 1, 15), nell'uso biblico, non indica la priorità nel tempo (= essere nato prima), bensì la preminenza, la superiorità, la dignità impareggiabile.
Così, ad esempio, Israele è chiamato da Jahve “figlio primogenito” non perché fu creato prima degli altri popoli, ma perché eletto da Dio a essere superiore agli altri popoli (cfr. Deuteronomio 7, 6-8; Romani 9, 1-5).
Parimenti Davide, benché fosse il più giovane tra i figli di Jesse (cfr. 1 Samuele 16, 10-13), fu costituito primogenito, ossia il più grande tra i re della terra (cfr. Salmo 89, 28).
Il Cristo è detto Primogenito perché superiore a tutto il creato: Egli è “il Primo'   l'Alfa, il Principio” cioè la Causa di tutte le cose.
Proverbi 8, 22-36
Ripetiamo con fermezza e chiarezza: in nessuna parte della Bibbia è detto che il Figlio di Dio sia stato creato. Generato non creato, professano i veri cristiani. Creato non generato, ripetono gli eretici.
Nello sforzo di provare questo loro errore i tdG fanno uso del libro dei Proverbi, cap. 8 verso 22, dov'è detto: “Jahve mi creò fin dall'inizio del suo potere, prima delle sue opere, fin d'allora” (Garofalo). E spiegando male questo versetto, dicono: la sapienza, di cui si parla, è il Figlio di Dio. Dunque egli è stato creato da Geova.
Dov'è la verità?
Per conoscerla, bisogna leggere e spiegare il verso citato (v. 22) nel suo intero contesto, non isolatamente; bisogna capirlo nel suo nesso con quanto l'autore sacro dice fino alla fine del capitolo. Da questa accurata lettura si ne ricava quanto segue:
a) La sapienza, di cui si parla nel verso 22, è la sapienza creata, ossia l'armonia del cosmo, dell'universo ordinato, che si rivela soprattutto nell'uomo. L'autore sacro, mediante un artificio letterario, fa parlare tale armonia( o sapienza) come se fosse una persona e afferma la sua origine divina- “Jahve mi creò fin dall'inizio del suo potere”, ossia ha fatto ogni cosa con ordine o sapienza, non a caso.
b)  Subito  dopo l'autore sacro dalla sapienza creata assorge a quella increata, di cui dice: “Dall'eternità fui stabilita (…) Non c'erano ancora abissi: io fui concepita; (…) prima delle colline io ero nata ( ... ). lo stavo accanto a lui come architetto” (Proverbi 8, 23.24.25.30).
Qui dunque si parla di una Sapienza che esiste fin dall'eternità, concepita, nata, non creata, e come tale sussiste in Dio quale idea operante (architetto) di tutta la creazione. E' lo stesso Dio che crea l'universo sapientemente armonizzato.
San Giovanni nel Prologo si riferisce alla Sapienza inarcata, che ha dato esistenza e vita a tutte le cose. Ciò che egli leggeva nel libro dei Proverbi servi a fargli capire la natura del Logos, che sussiste in Dio, eterno ed onnipotente come Lui, e dal quale ha avuto origine tutto l'universo.
Tre sofisma geovisti
Il chiaro insegnamento biblico, specialmente quello dei Prologo di san Giovanni, non piace ai tdG. L'evangelista distrugge irrimediabilmente la loro storiella della creazione preumana del Figlio di Dio. Perciò contro quanto dice san Giovanni puntano le loro batterie. Vogliamo analizzare alcuni dei loro botti.
Primo: sull'eternità del Verbo hanno scritto:
“Non è possibile che ci fosse anche un tempo in cui la Parola (il Verbo) non esisteva e il Padre era solo? Questo è sottinteso da Giovanni 1, 1: 'In principio era la Parola'. E' molto diverso dal dire: 'La Parola sempre esistette'. In se stessa la parola principio dà l'idea di qualche tempo passato”.
La risposta:
Non è vero che la parola “principio” in se stessa dìa l'idea di qualche tempo passato. In se stessa la parola “principio” dà l'idea di qualche tempo futuro. Chi comincia guarda verso il futuro, non verso il passato. Il passato può anche non esistere.
Facciamo un esempio. Il principio d'una costruzione (d'una casa, d'un ponte, d'una strada e simili) dà l'idea del futuro, non del passato. La costruzione che qualcuno vuole fare non ha passato, ha solo futuro. Nel passato c'è solo l'ingegnere, l'architetto, che non è parte della costruzione.
Allo stesso modo, se noi pensiamo al principio della creazione di tutte le cose, non ha senso parlare di passato. Allora non c'era passato. C'era solo tempo futuro perché il tempo comincia con la creazione. Quel “principio assoluto” non dà l'idea d'un tempo passato. E' perciò errato dire che “in se stessa la parola principio dà l'idea di qualche tempo passato”.
- San Giovanni parla appunto dell'inizio di tutte le cose create, chiamate alla esistenza dalla Parola o Verbo. In quell'inizio non c'era passato, c'era solo futuro. In quell'inizio senza passato la Parola era. Questo equivale a dire che la Parola esisteva prima del tempo, prima di tutta la crea- zione. La Parola è fuori del tempo. E' eterna.
Secondo: sulla Onnipotenza creatrice del Verbo hanno detto:
“E' questa la prova che la Parola fosse il Creatore? Noi Perché no? Perché la creazione fu compiuta per mezzo di lui. La Parola fu perciò lo strumento di Dio per compiere le opere creative”.
La risposta:
Nel vangelo di Giovanni (1, 3 testo greco) non sta scritto: “Dio creò tutte le cose per mezzo di lui”. Il testo originale, così com'è uscito dalla penna dell'autore ispirato, dice: “Tutte le cose sono state create per mezzo (o per opera) di lui”. Questo modo di esprimersi è ben diverso dal precedente.
Nel primo caso - così come affermano i tdG travisando il pensiero dell'evangelista - la Parola sarebbe uno strumento passavo maneggiato da Dio. La Bibbia non dice questo.
Nel secondo caso - così come dice effettiva- mente la Bibbia - la Parola è soggetto agente della creazione. Soggetto agente vuol dire che la Parola fu la causa Prima, ossia il Creatore in senso assoluto ed indipendente di tutte le cose.
- Una conferma è data dalla Lettera agli Ebrei 2, 10. Parlando di Dio, l'autore ispirato dice: “Per il quale e per mezzo del quale sono tutte le cose” (testo greco). Se l'espressione “per mezzo del qua- le”, indicasse lo strumento della creazione, Dio dovrebbe dirsi strumento della creazione.
Terzo: sulla divinità della Parola dicono i geovisti:
“In che senso la Parola è Dio? La risposta a questa domanda si capisce considerando, com'è usato nella Bibbia il termine Dio”. Poi spiegano: nel Salmo 8, 5 gli angeli sono chiamati dèi (elo-him). Così pure alcuni uomini (cfr. Salmo 82, 1-6). Nell'uno e nell'altro caso dio significa un potente, ossia una creatura potente. Perciò anche in Giovanni 1, 1, theòs (Dio) detto della Parola, significa una creatura potente (un dio).
La risposta:
a) Si tratta d'un sofisma, ossia d'un piccolo imbroglio. Per evidenziarlo diciamo con parole chia- re ciò che i geovisti dicono con parole. confuse:
Nella Bibbia alcune volte il termine elo-him è usato col significato di creatura potente. Dunque in Giovanni 1, 1 deve significare una creatura potente.
Questa conclusione è falsa. Infatti, ritorcendo l'argomento, possiamo dire:
Nella Bibbia “il più delle volte” elo-him sìgnifica Dio Jahve: 1570 volte contro 200 con significato di creatura potente. Dunque in Giovanni 1, 1 deve significare Dio Jahve. La statistica è in nostro favore con peso schiacciante.
b) Noi tuttavia non leggiamo la Bibbia con metodi settari, ma con rispetto e serietà. Nel caso presente diciamo:
- L'ebraico elo-him, come pure il greco theòs e l'italiano Dio o dio, possono essere usati con due significati: alcune volte col senso di creatura potente; il più delle volte in senso proprio di Dio. Onestà esige che il vero significato sia precisato caso per caso secondo il contesto, e non arbitrariamente.
- Nei testi citati (Salmi 8, 5; 82, 1-6) e in altri appare chiaro dal contesto che elo-him significa una creatura potente. Non così in Giovanni 1, 1, dove la Parola (o Verbo o Logos), qualificata come Theòs (Dio), è presentata come Eterna e Creatrice di tutte le cose. Sono due attributi esclusivi di Dio. Dunque il termine Theòs detto della Parola non può avere il senso di creatura potente, ma quello dell'unico Dio, Eterno ed Onnipotente.
 
 
IL CRISTO TERRENO
Scrivono i tdG:
 “Gesù è Dio? Lasciamo che sia la Parola di Dio a ,chiarire le cose (... ) Gesù non pretese mai d'essere Dio. Quando gli Ebrei lo accusarono di essersi fatto Dio, egli li corresse dicendo: 'Sono Figlio di Dio'” (Giovanni 10: 33-36, CEI).
La nostra risposta:
 Sì, lasciamo che sia la Parola di Dio a chiarire le cose. Citiamo anzitutto ciò che segue a quel 'Sono Figlio di Dio'. I geovistí tralasciano il contesto e spiegano il testo in modo errato, settario. Gesù dunque continuò dicendo:
“Se non faccio le opere di mio Padre non credetemi; ma se io le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre. Cercavano, dunque, di prenderlo ,di nuovo, ma egli sfuggì alle loro mani” (Giovanni 10, 37-39, Garofalo).
Ha prima agito
Per capire correttamente le parole di Gesù ricordiamo anzitutto che in Lui era presente la Sapienza divina: “E il Verbo (greco Logos = Sa- pienza) si è fatto carne (= uomo) ed ha dimorato in mezzo a noi” (Giovanni 1, 14). In quanto tale, Gesù seguì una pedagogia o metodo educativo divino, per aprire la mente e il cuore degli uomini alla inaudita rivelazione della sua identità: Dio- con-noi! (Emmanuele, cfr. Matteo 1, 23).
Se nell'ambiente ebraico dove visse, avesse detto 'io sono Dio', avrebbe certamente provocato una reazione di incredulità forse insanabile. Egli fece in modo che gli uomini retti arrivassero a porsi la domanda: Chi è costui? e dare la risposta adeguata.
A tal fine ha prima agito e poi parlato (Atti 1, 1). Perciò la sua sfida: “Anche se non credete a me, credete alle opere”.
Quali opere?
“Minacciò il vento e disse al mare: " Taci! Calmati!" e il vento cadde e si fece grande bonaccia (... ). E dicevano tra loro: " Chi è costui che anche il vento e il mare gli ubbidiscono?"” (Marco 4, 39-40, Garofalo).
Senza dubbio, davanti a un fatto così meraviglioso, quegli uomini di Galilea dovettero ricordare istintivamente le parole del Salmista sulla potenza di Jahve:
Tu fai tacere il fragore del mare
il fragore dei suoi flutti (Ps. 65, 8, CEI).
In un'altra circostanza a un uomo paralizzato Gesù disse: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”.
“Gli scribi e i farisei si misero a ragionare tra sé: Chi è costui che dice bestemmie? Chi può rimettere i peccati se non Dio' solo?  Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti disse loro: Che cosa è- più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati" o dire: "Levati e cammina?". Ebbene, affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati... - disse al paralitico - dico a te: Levati, prendi il tuo lettuccio e vattene a casa tua". All'istante quegli si levò sotto i loro occhi, prese il suo giaciglio e se ne andò a casa, glorificando Dio” (Luca 5, 20-25, Garofalo).
E fece ancora di più: ha risuscitato i morti: “Giovinetto, dico a te: Alzati! E il morto si levò a sedere e incominciò a parlare” (Luca 6, 6-10).
“Gridò a gran voce: Lazzaro, vieni fuori! E il morto uscì” (Giovanni 11, 43-44).
Vana contestazione
L'errore:
I tdg sono dei parere che Gesù con le parole di Giovanni'101 37-39, voleva solo 'dire che fosse Geova a operare i miracoli per mezzo del Figlio. I miracoli fatti da Gesù attesterebbero solo il sostegno divino. Non dice forse Pietro che era Dio a operare i miracoli per mezzo di Gesù? (cfr. Atti 2, 22) 35.
La verità:
a) Notate, prima di tutto, che nel testo riportato da Giovanni 10, 37-39 Gesù non dice: “perché sappiate e conosciate che il Padre opera in me”. Egli dice tassativamente. “Il Padre è (greco estìn)  in me e io (sono) nel Padre”. Non si tratta dunque d'un sostegno esteriore, ma d'una presenza divina intima e dinamica. In un'altra occasione Gesù aveva detto: “Il Padre mio opera sempre e anch'io opero” (Giovanni 5, 17). Egli si appropriava la stessa attività o potenza operativa del Padre, “facendosi uguale al Dio” (Giovanni 5, 18).
b) In Atti 2, 22 non è detto che Cristo faceva i miracoli col sostegno di Dio. San Pietro vuol dire che nell'uomo Gesù l'unico Dio si era rivelato mediante i miracoli. In Lui la divinità era presente e operante. Questo appare chiaro da Atti 10, 38 dove, parlando ancora delle opere prodigiose di Cristo, lo stesso apostolo Pietro le spiega dicendo “perché Dio era con lui” e non solo operava per mezzo di lui.
Poi ha parlato
E disse cose che nessun uomo aveva mai detto prima di lui:
“Tutti onorino il Figlio come onorano il Padre, Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato” (Giovanni 5, 23).
Quale uomo, fosse pure il più illustre rappresentante di Dio, può avere la pretesa di essere onorato come lo stesso Dio?
Prima della Passione incoraggiava i discepoli dicendo:
“Qualunque cosa chiederete in nome mio lo farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi domanderete qualche cosa nel mio nome, io la farò” (Giovanni 14, 13-14).
E poco dopo affermava: “Qualunque cosa domanderete al Padre, egli ve la darà nel mio nome” (Giovanni 16, 23).
Nel concedere favori e grazie Gesù, il Figlio di Dio, si colloca allo stesso livello del Padre. Ciò che il Padre fa, lo può fare anche il Figlio. In effetti, tutto ciò che è del Padre è anche del Figlio: “Tutto ciò che ha il Padre è mio” (Giovanni 16, 15). E di nuovo: “Tutto ciò che è mio e tuo, e ciò che è tuo è mio” (Giovanni 17, 10).
Figlio di Dio: in che senso?
In che senso dunque va presa la dichiarazione di Gesù di essere “Figlio di Dio”? Per capirlo interroghiamo sempre la Parola di Dio.
a) Ricordate, prima di tutto, che in tutti e quattro i vangeli sta scritto che l'accusa determinante della condanna a morte dì Gesù fu il fatto che egli si era detto Figlio dì Dio: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire per- ché si è fatto Figlio di Dio”
Ora chi conosce discretamente la Bibbia sa che chiamarsi figlio di Dio non è una bestemmia e tanto meno costituisce un reato punibile con la morte. Infatti tutti gli Israeliti erano figli di Dio (Deuteronomio 14, 1; Osca 2, 1). Dovevano tutti dirsi bestemmiatori? Tutti degni della pena di morte? E se essi no, perché Gesù sì?
b), La risposta a questa legittima domanda  ci è data dal vangeli, dov'è, attestato che Gesù si disse Figlio di Dio in un modo unico, particolare, non come gli altri, tanto da apparire un bestemmiatore.
Leggiamo in san Giovanni (5, 16-18):
“Per questo i Giudei cominciarono a perseguire Gesù perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù rispose loro: Il Padre mio, opera sempre ed anch'io opero'. Proprio  per questo i Giudei cercavano di ucciderlo perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre facendosi, uguale a Dio (greco: al Dio)”.
Gesù non corregge l'interpretazione dei Giudei, anzi la conferma, appellandosi alla sua uguaglianza col Padre in autorità, potenza ed onore: “Quello che fa il Padre, anche il Figlio lo fa” (Giovanni 5, 19). Perciò “tutti onorino il Figlio come onorano il Padre” (Giovanni 5, 23). Com'è possibile che un puro uomo o una creatura anche spirituale pretenda di agire come Dio ed essere onorata come Lui? La verità è che Gesù non si considerava Figlio di Dio come gli altri, angeli compresi, ma come uno che ha la stessa natura, gli stessi poteri, gli stessi diritti dell'unico Dio. Gesù si faceva uguale al Dio (Giovanni 5, 18).
c) Racconta san Marco:
“Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: 'Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?'. Gesù rispose: 'Io lo sono!'. E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo. Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: 'Che bisogno abbiamo di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?'. Tutti sentenziarono che era reo di morte” (Marco 14, 61-64).
Spiegano gli esegeti:
“Proclamarsi Figlio di Dio nel significato dei testi giudaici antichi non era una bestemmia. Ma, parlando contemporaneamente di sedersi alla destra di Dio e di venire con le nubi, Gesù rivendica la dignità divina e pub essere accusato di ledere le prerogative divine” .
Dunque, Figlio di Dio riferito a Gesù il Cristo, può avere un solo significato, che è - quello della sua stessa natura divina col Padre.
lo e il Padre siamo uno (Giovanni 10, 30)
Le cose dette fin qui, seguendo fedelmente la Parola di Dio, non convincono i tdG. Essi insistono ,dicendo: “I Giudei non hanno capito bene il pensiero di Gesù. Egli non voleva farsi uguale all'Onnipotente Iddio” .
Rispondiamo sempre con la Bibbia:
 “I Giudei gli si fecero attorno e dicevano: 'Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente'. Gesù rispose loro: 'Ve l'ho detto e non credete perché non siete mie pecore. .Le mie pecore ascoltano la mia voce e lo. le conosco ed esse mi seguono. Nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti, e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo uno” (Giovanni 10, 24-30).
Analizziamo questo testo:
- I Giudei rivolgono a Gesù una precisa do- manda: “Dicci chiaramente chi sei”. A Lui era ,offerta un'occasione assai propizia per dissipare l'equivoco pericoloso per la sua vita. Gesù poteva spiegare che egli era solo un profeta, un figlio Dio come tutti gli altri...
- No! Gesù ribadisce la stessa pretesa, affermando la sua uguaglianza, anzi la perfetta unità, con Colui che è più grande di tutti: lo e il Padre siamo uno (Gv. 10, 30). Fate attenzione al modo ,di esprimersi di Gesù. Egli non dice: “lo sono più grande di tutti”. Ha preferito dire: Il Padre è più grande di tutti, e poi aggiungere: lo e il Padre siamo uno come per dire: vi è perfetta unità tra l'Unico Dio - mio Padre - e me, suo proprio Figlio (Romani 8, 32).
- Dire che il Padre è più grande di tutti equivale a dire che il Padre è onnipotente. Se Padre e Figlio sono uno, ciò significa che anche il Figlio è Onnipotente. Gesù non ha voluto mettere in risalto la perfetta unione di volontà o di proposito con il Padre, ma l'unità sostanziale di natura, su cui si basa la Onnipotenza.
- Nessuna rettifica da parte di Gesù. Vi è piuttosto una nuova più chiara conferma della sua pretesa di essere uguale a Dio. E identica è pure la reazione da parte dei Giudei che vogliono lapidarlo perché ha bestemmiato: “Tu che sei uomo, ti fai Dio” (Giovanni 10, 33).
Una sola cosa come noi (Gv. 17, 11-22)
Se vi capita di dover discutere coi tdG, sappiate che appena voi spiegate Giovanni 10, 30: “lo e il Padre siamo una cosa sola” così come noi l'abbiamo spiegato e come lo spiegano i grandi studiosi della Bibbia, saltano meccanicamente a Giovanni 17, 11-21, dove Gesù dice:
“Padre Santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato perché siano una cosa sola come noi (...). Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa    sola  (...). Perché siano come noi una cosa sola. lo in loro e tu in me perché siano perfetti nell'unità.”
Su queste parole di Gesù i tdG fanno il seguente ragionamento:
“Ovviamente i fedeli   discepoli di Gesù non potevano mai diventare parte di un Dio Trino. Comunque, potevano essere uno nel proposito e nell'attività”. Dunque  - concludono i geovisti - anche Giovanni 10, 30 significa che tra Cristo e Dio vi è solo una unione di proposito, non già una unità sostanziale. In altre parole, Cristo sarebbe una cosa sola col Padre in quanto - come puro e bravo uomo - faceva la volontà di Dio.
La nostra risposta:
- Leggendo come si deve le parole citate da Giovanni 17, 11-21 appare chiaro che Gesù non parla dell'unione dei fedeli discepoli con Dio, ma di quella tra loro. Egli non dice: “Perché siano una sola cosa con Te”, ma “Perché siano una sola cosa, cioè perfetti nell'unità tra di loro”. Non vi è nessuna richiesta perché i fedeli discepoli diventino parte di un Dio Trino. Questa è una pura invenzione e distorsione biblica dei tdG.
- Gesù chiede che l'unione dei fedeli tra loro abbia come base o motivo e come modello l'unione tra Lui e il Padre: “Perché tutti siano una sola ,cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in Te, siano anch'essi in noi una sola cosa”. (Giovanni 17, 21). Quel in noi indica appunto il motivo della desiderata unione dei fedeli tra loro e anche il modello, che è appunto l'unione esistente tra Padre e Figlio.
- Questo modo di esprimersi è perfettamente conforme alla Scrittura. Gesù stesso aveva detto: “Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5, 37; cfr. Levitico 14, 2). E san Paolo scriveva ai fedeli di Efeso: “Fatevi imitatori di Dio come figli carissimi” (Ef. 5, 1).
Ovviamente né Cristo né Paolo si aspettavano che i fedeli discepoli fossero perfetti come Dio e, imitassero in tutto e per tutto l'Onnipotente. Avrebbero chiesto l'assurdo!
La fede degli Apostoli
Dopo tante prove e dichiarazioni da parte del Maestro, specialmente dopo la prova suprema della sua risurrezione dai morti, i fedeli discepoli di Gesù, prima di tutti gli Apostoli, hanno professato la sua divinità, la sua uguaglianza sostanziale con l'unico Dio.
Ricordiamo alcune di queste professioni di fede:
1 - A Natale noi cattolici e tutti i veri cristiani, anzi l'intero mondo civile, riviviamo la gioia di quei fortunati pastori, ai quali nella notte in cui nacque Gesù, un angelo disse: “Vi annunzio una grande gioia: (. ..). Oggi, nella città di Davide, è nato a voi un salvatore che è il Messìa, il Signore” (Luca 2, 10-11, Garofalo).
In quel neonato l'evangelista Matteo ha visto avverata la profezia di Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, e lo chiameranno Emmanuele, che significa Dio-con-noi” (Matteo 1, 23; Isaia 7, 14; 9, 6) . Dunque il bambino nato dalla vergine giudea, oltre a essere un bambino maschio, era anche Dio-con-noi. Era molto più di un puro uomo. In Lui, Matteo, autore ispirato, indica l'Uomo-Dio.
2 - San Giovanni l'evangelista dice la stessa cosa quando scrive: “E il Verbo si fece carne (= uomo) e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv. 1, 14)'
L'espressione di Giovanni: venne ad abitare in mezzo a noi  ' tradotta letteralmente dal greco equivale a: pose la tenda in mezzo a noi. Ora nell'Antico Testamento la tenda indicava la dimora di Dio dove Jahve aveva voluto essere realmente presente.
Giovanni perciò vuol dire che il bambino nato da Maria e divenuto poi adulto era l'uomo in cui Dio si trovava realmente presente. Il Verbo, rimanendo quello che era, ossia l'Eterno e l'Onnipotente, cominciò ad essere anche uomo. Non semplicemente puro uomo, ma vero Dio e vero Uomo.
3 - Fu pure Giovanni a conservarci la lapidaria professione di fede dell'Apostolo san Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!” (Giovanni 20, 28). Essa non è una vaga esclamazione di meraviglia, come vorrebbero far intendere i geovisti, ma un esplicito riconoscimento della divinità e della signoria universale di Cristo. Il testo greco scritto dall'autore ispirato dice: “Rispose Tommaso e disse a Lui: 'Signore di me e Dio di me'”.
4 - Infine Giovanni ha fatto la sua solenne dichiarazione di fede, nella divinità di Gesù Cristo ,chiudendo la sua Prima Lettera con le ben note parole:
“Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato discernimento per cui conosciamo il Vero. E noi siamo nel Vero, nel Figlio suo Gesù Cristo. Questi è il vero Dio e vita eterna” (1 Giovanni 5, 20. Garofalo).
5 - Quando perciò Giovanni chiude il suo vangelo dicendo: “Queste cose sono state scritte affinché crediate che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio” (Giovanni 20, 31) non intende affatto dire che Gesù è un figlio di Dio come tanti altri, ma ,che è il Figlio proprio, unico di Dio, l'Unigenito (cfr. Giovanni 3, 16), consustanziale al Padre, Onnipotente ed Eterno come Lui, Uno con Lui.
In forma di Dio e in forma di uomo
San Paolo professa la sua fede nella divinità di Cristo soprattutto attribuendogli il titolo divino di Signore (Kyrios), che ricorre più di 130 volte nelle sue lettere. Riportiamo il celebre inno cristologico della Lettera ai Filippesi:
“Abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù. Lui che, avendo forma di Dio non riputò una preda l'essere uguale a Dio; esinanì, invece, se stesso,   prendendo la formi di schiavo, divenuto simile agli uomini. (... ). Per questo Iddio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio sì pieghi in cielo, in terra, nell'inferno e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Filippesi 2, 5-11).
Spiegazione:
a) Benché Cristo Gesù avesse forma divina (greco morphé = natura immutabile), fosse cioè consustanziale al Padre, non si aggrappò tenacemente a questa sua incomparabile grandezza. Al contrario, rinunciò agli onori a Lui dovuti, umiliandosi fino alla condizione dì servo, fìno alla morte di croce.
Chi si umilia nulla perde della sua naturale grandezza. Rimane quello che sostanzialmente è conforme alla sua natura.
b) Dopo questo atto di umiliazione e in virtù di esso Gesù Cristo, l'Emmanuele, il Dio-con-noi, fu esaltato alla dignità di Signore, davanti al quale si piega ogni ginocchio. Tutte le creature, terrestri, celesti e infernali, riconoscono la sua Signoria, ossia la sua divinità.
Commenta la Nuova Enciclopedia Cattolica:
“In questo testo il nome che è al dí sopra di ogni altro nome non è quello di Gesù, che Egli ricevette alla sua circoncisione, ma quello di Kyrios (Signore), che sostituisce il nome Jahve; e così questo antico inno afferma che Cristo va collocato allo stesso livello del   Padre”.
c) Né serve cavillare, come fanno i tdG, dicendo che fu Dio a dare a Cristo quel nome e           che l'esaltazione di Cristo mediante quel nome ridonda alla esaltazione del Padre, che deve perciò dirsi superiore a lui.
Infatti, san Paolo vuol dire che tutta l'opera di Cristo, l'uomo-Dio, sofferente e glorioso, ha come fonte e come termine l'unico Dio, Alfa e Omega, Principio e Fine della creazione e della re- staurazione o redenzione. L'esaltazione del Figlio manifesta la bontà dell'unico Dio, non è un re- galo fatto da un superiore a un inferiore.
Se fosse come dicono i tdG avremmo l'assurdo. Infatti, ciò che Cristo riceve è l'essere Signore, ossia essere in tutto uguale a Dio. Dio Padre avrebbe dato a Cristo tutto se stesso, si sarebbe annientato, avrebbe cessato di essere Dio!

 
IL CRISTO POST-TERRENO
 
Sul Cristo post-terreno la Bibbia ci dà i seguenti inoppugnabili insegnamenti.
La vera causa della risurrezione
Circa la causa della risurrezione di Cristo abbiamo nella Bibbia due serie di testimonianze, che devono essere spiegate in modo da non far dire agli autori ispirati cose contraddittorie. Questo sarebbe falsare la Parola di Dio, come fanno i tdG.
a) In alcuni testi la risurrezione di Cristo è attribuita direttamente a Dio. Su questi si ferma- no di preferenza i tdG, ignorando o traducendo male gli altri.
Eccone alcuni:
“Questo Gesù Dio lo ha risuscitato da morte” (Atti 2, 32; cfr. Atti 3, 15; 4, 10; 5, 30 ecc.). “Gesù è stato risuscitato per la nostra giustificazione -” (Romani 4, 24-25). “Cristo fu  risuscitato per mezzo della gloria del Padre” (Romani 6,   4). “Dio che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche  noi con la sua potenza” (1 Corinzi 6, 14).
b) Vi sono poi altri testi biblici dov'è detto chiaramente che Cristo è risuscitato per virtù propria:
“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere (... ). Egli parlava del ternpio dei suo corpo”.(Giovanni 2, 19-22). “Ho il potere di offrire (la vita) e il potere di riprenderla. Questo comando ho ricevuto dal padre” (Giovanni 10, 18). Questa cioè è la volontà divina. A queste chiare parole corrisponde l'accusa dei suoi avversari: “Quell'impostore disse mentre era in vita: 'Dopo tre giorni risorgerò'” (Matteo 27, 63) 45.
In questo stesso senso, vale a dire che Gesù è risorto da morte per virtù propria, vanno spiegati i due testi di Marco: “Dopo che sarò risorto” (Me. 14, 28) e “E' risorto, non è qui”    (Mc. 16, 6).
In Giovanni 21, 14 è detto: “Ouesta era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli dopo essersi destato da morte.
San Paolo ha scritto:
 “Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita” (Romani 14, 9).
c) Da queste inoppugnabili testimonianze bibliche bisogna concludere che la risurrezione di Cristo è attribuita insieme al Padre e al Figlio. Non meno dei miracoli di Gesù, la risurrezione di Cristo prova che “il Padre è in Lui e Lui nel Padre” (Giovanni 10, 38). L'unica potenza divina opera nell'uomo Gesù in vita e in morte.
Spiegano i biblisti:
“La variazione nel modo di esprimersi della Bibbia sta a dimostrare che la forza risuscitante (la potenza divina) viene sì da Dio, ma appartiene anche al Figlio, che è una sola cosa col padre”.
Va perciò rigettata come parziale e tendenziosa l'affermazione geovista secondo cui “il suo Padre immortale, Geova Iddio, lo risuscitò da morte”.
Non è risuscitato puro spirito
Contro l'errore geovista, secondo cui Cristo sarebbe risuscitato come “persona spirituale” e che durante i quaranta giorni successivi si sarebbe “materializzato” , vi sono esplicite testimonianze bibliche.
a) San Paolo ci assicura che il Cristo glorioso “col potere che ha di sottomettere l'universo, trasformerà il nostro misero corpo mortale e lo renderà somigliante al suo corpo glorioso” (Filippesi 3 , 21).
 
Dunque Cristo Risorto ha un corpo glorioso.
 - San Pietro afferma di sé e degli Apostoli che “abbiamo mangiato e bevuto con Lui dopo la risurrezione dai morti” (Atti 10, 41). E' mai possibile che si trattasse d'una continuata illusione o allucinazione voluta dal Maestro?
- In san Luca Gesù stesso, apparendo agli Apostoli dopo la risurrezione, li assicura che non è uno spirito: “Uno spirito non ha carne né ossa come vedete che io ho” (Luca 24, 39). Dobbiamo ammettere che il Maestro non dicesse la verità? E perché doveva mostrarsi quello che non era?
b) Tuttavia il corpo glorioso di Cristo non era certamente come quello morto sulla croce. Era un corpo spiritualizzato, ossia esente dal condizionamenti carnali a cui è soggetto il corpo umano nel suo presente stato di vita, come sarà detto subito.
Scrive san Paolo:
“Se c'è un corpo di condizione terrena c'è pure un corpo spirituale. Se, come sta scritto, 'Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente', il secondo Adamo divenne uno spirito che vivifica. Ma non venne per primo lo spirituale, bensì quello di condizione terrena e poi lo spirituale” (1 Corinzi 15, 44-46).
L'Apostolo parla sempre di corpo, che può essere in due condizioni: una terrena e l'altra spirituale. Il Cristo glorioso possiede un corpo spirituale. Egli ha redento e rivestito di spiritualità il corpo umano: come il suo sarà anche il nostro corpo dopo la risurrezione (cfr. Filippesi 3, 21).
c) Né vale obiettare che “la carne e il sangue non possono entrare in possesso del regno di Dio” (1 Corinzi 15, 50). Infatti, “carne e sangue” è un'espressione biblica per indicare l'uomo nei suoi aspetti di fragilità e debolezza fisica e morale, cioè l'uomo corrotto a causa del peccato nel suo fisico (malattie ecc.) e nel suo morale (passioni ecc.). Perciò san Paolo aggiunge: “Né la corruzione può venire in possesso dell'incorruttibilità” (1 Corinzi 15, 50). Il corpo di Cristo è detto “spirituale” perché esente da qualsiasi fragilità e debolezza. Ma è sempre corpo, non puro spirito, com'era Adamo prima del peccato.
Il Cristo glorioso non è Michele
Che il Cristo, dopo la sua esaltazione alla destra di Dio, sia noto come Michele, è una pura invenzione geovista senza nessuna giustificazione biblica. Bastino le seguenti testimonianze scrit- turali:
- il Cristo è “l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine” (Apocalisse 22, 13; cfr. 1, 8.17). Michele è soltanto uno dei primi: “Ecco Michele, uno dei primi principi” (Daniele 10, 13). Com'è possibile essere il Primo, e allo stesso tempo uno dei primi?
- Cristo è il Figlio. Solo di Lui è  detto. “Tu sei mio Figlio”. A nessuno degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio. Michele è un angelo, ministro o servitore di Dio (cfr. Ebrei 1, 5-7).
- Il Figlio è tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome (= natura, personalità), che ha ereditato. Perciò Lo adorino tutti gli angeli di Dio (cfr. Ebrei 1, 4-6).
- Cristo è il Signore che verrà a giudicare il genere umano. Michele è solo uno della sua corte (cfr. 1 Tessalonicesi 4, 16), che ha il compito di preparare la venuta del Giudice e proclamare la sua potenza (cfr. Apocalisse 12, 7-11; Matteo 13, 41).
 
ERRORI E VERITA'
 
1 - L'errore: Nel salmo 90, 2 leggiamo: “Prima che i monti nascessero e fosse generata la terra”. Qui generare vuol dire creare. Dunque anche il Figlio fu creato.
La verità: Nel Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, Decima Edizione, è detto che generare vuol dire far nascere, procreare un essere della medesima specie. E' detto pure che può significare causare. Nel caso dei monti e della terra è chiaro che generare deve significare causare cioè creare. Né monti né terra sono della stessa specie di Dio. Nel caso dei Figlio non può essere così perché numerosi testi biblici, parte dei quali sono stati da noi esa- minati, esigono che il Figlio sia della stessa natura di Dio.
2 - L'errore: In Apocalisse 3, 14 è detto: “Così parla l'Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio”. Qui l'Amen e il testimone fedele e verace è Gesù Cristo. Egli dunque è il primo principato, cioè la prima creatura.
La verità: La parola greca che corrisponde a “principio” è archè, che non significa “principiato”, bensì causa, cioè principio attivo e quindi capo, superiore. Qui il Figlio è detto Causa cioè Creatore di tutte le cose e ad esse superiore (cfr. Colossesi 1, 15-19; 2, 9-10). In Apocalisse Gesù parlando di sé dice: “lo sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il Principio (Archè) e la Fine” (22, 13). Poco prima, nella stessa Apocalisse (21, 6) le stesse parole le troviamo in bocca a Dio Padre.
3 - L'errore:Il Padre è più grande di me” , (Giovanni 14, 28). Dunque non vi è eguaglianza tra Padre e Figlio.
La verità: Gesù come uomo parla dei suo prossimo ritorno al Padre. Vedendo i discepoli turbati e pieni di paura dichiara loro che devono piuttosto rallegrarsi perché, ritornando al Padre, ossia lasciando la sua debolezza umana (inferiorità), e rientrando nella pienezza del divino, comincerà a sottomettere ogni potenza avversa. Sarà esaltato alla destra del Padre e ogni creatura dovrà piegare il ginocchio davanti a lui (cfr. Filippesi 2, 9-1 1). La sua inferiorità rispetto al Padre va riferita alla sua umanità nello stato debole e mortale della vita terrena, ossia alla sua componente umana.
4 - L'errore: Cristo non è uguale al Padre. Infatti dice: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice; però noi? la mia volontà sia fatta, ma la tua” (Luca 22, 42). “L'anima mia è triste fino alla morte” (Matteo 26, 38). “Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?” (Marco 15, 34).
La verità: In questi testi e in altri consimili Gesù prega e soffre come uomo. “La volontà umana di Gesù insorge al pensiero di ciò che sta per accadere”. Il Padre certamente è in Lui (cfr. Giovanni 10, 30; 14, 10), vicinissimo a Lui, ma distinto dall'uomo Gesù. L'uomo- Gesù si rivolge al Padre affinché sorregga la sua umanità nella grande prova che l'attende.
E' possibile questo? Pensate a un uomo che è anche medico: se l'uomo si ammala, può ricorrere al medico che è in lui per il rimedio conveniente. Pensate a un avvocato, se l'uomo è coinvolto con la legge, può consultare l'avvocato che è in lui, ma distinto dall'uomo, affinché lo aiuti nelle sue difficoltà con la giustizia.
5 - L'errore: Il titolo di Signore applicato al Figlio non prova l'uguaglianza tra Padre e Figlio. Infatti, in Atti 2, 36 è detto: “Dio ha costituito Signore questo Gesù”.
La verità: Riportiamo anzitutto per intero il testo di Atti 2, 36.- “Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!”.
Spiegazione: San Pietro si riferisce a quel  Gesù crocifisso dai Giudei, ossia a Gesù in quanto uomo, e spiega che cosa si è verificato in questo uomo. Dio, ossia l'unica Potenza divina, ha risuscitato da morte l'uomo Gesù e lo ha innalzato alla sua destra sul trono divino (cfr. Atti 2, 32-34). Sul trono divino l'uomo Gesù possiede la Signoria universale, che è un attributo divino, e la esercita su tutte le potenze dei male (cfr. Atti 2, 35).
Non si tratta di due Signori, di cui uno più grande e uno più piccolo, di uno che dà e di uno che riceve, ma di un unico Signore - Jahve - che ha posto la sua tenda (cfr. Giovanni 1, 14) come Sovrano universale nel figlio di Maria elevato sul trono divino. La stessa unica Signoria divina appartiene al Padre e, al Figlio, li titolo di Signore (Kyrios) attribuito al Figlio prova la sua ugua- glianza col Padre.
6 - L'errore: “Il salmista, profetizzando sull'unzione del Messia Gesù Cristo, scrisse: 'Ti ha unto Jahve, tuo Dio', Salmo 45, 7, Garofalo (Ebrei 1, 8-9). Dunque il Figlio non è uguale al Padre.
La verità:
a) L'autore ispirato della Lettera agli Ebrei cita il Salmo 45   '7-8 per dimostrare la divinità del Figlio e la sua uguaglianza con Jahve. Scrive (Ebrei 1, 6-13):
Lo adorino tutti gli angeli di Dio
e Il tuo trono, Dio, sta in eterno
e ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato la terra
e opera delle tue mani sono i cieli.
……………………………………...............
Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto
i tuoi nemici Sotto i tuoi piedi .
Dunque, dal modo in cui l'autore ispirato del N.T. applica il Salmo 45, 7-8 appare chiaro che il Figlio deve essere adorato dagli angeli come Jahve (cfr. Salmo 97, 7); che il trono del Figlio sta in eterno come quello di Jahve; che il Figlio, chiamato Signore, è il Creatore dell'universo; che al Figlio è detto dì sedere alla destra di Dio, osso condividere appieno col Padre -la Signoria dell'universo.
b) Stando così le cose, è impossibile che le parole: “Ti ha unto Jahve, tuo Dio” possano indicare una disuguaglianza tra Padre e Figlio. Questo Unto, sempre nella interpretazione dell'autore ispirato del N.T., l'unica che vale, è lo stesso Signore adorato dagli angeli, Creatore del- l'universo ecc.
7 - L'errore: “In Giovanni 17, 22 leggiamo: 'Ho dato loro la gloria ( ... ), che tu hai dato a me'. Ora colui che riceve è inferiore a colui che dà. il Figlio dunque che riceve non è uguale al Padre”.
La verità:
a) In Isaia 42, 8 Jahve dice: “Non cederò la mia gloria ad altri” (cfr. anche Isaia 48, 11). Se il Figlio ha avuto la gloria dal Padre, non è un altro rispetto al Padre: vi deve essere uguaglianza sostanziale tra Padre e Figlio.
Gesù dunque, in Giovanni 17, 22, non vuol dire che egli ha ricevuto la gloria che prima non aveva, ma che la gloria o divinità, da lui sempre posseduta (cfr. Giovanni 17, 5), si è fatta presente e visibile nella sua umanità, di modo che gli uomini l'han potuto vedere (cfr. Giovanni 1, 14-18). Videro un Uomo, e in Lui adorarono Dio.
b) A conferma ricordiamo ciò che dice san Paolo in Colossesi 2, 9: “Poiché in Lui (in Cristo) abita corporalmente tutta la pienezza della divintà”. Garofalo. Tutto ciò che costituisce Dio, si trova anche in Gesù (cfr. Giovanni 16, 15). Notate che san Paolo non ha scritto: “la pienezza delle qualità divine” come traducono, falsificando la Parola di Dio, i geovisti. L'Apostolo ha scritto: della divinità (greco Theòtes = essenza divina, non theiòtes = qualità divina). Si tratta d'un falso, uno dei tanti che troverete nella Bibbia geovista.
 
8 - L'errore:L'Iddio di Abrahamo (     ... ) ha glorificato il suo servitore Gesù” (Atti 3, 13). Dunque il Figlio non è uguale al Padre”.
La verità: San Pietro si riferisce a Gesù che gli Ebrei avevano rinnegato davanti a Pilato (ivi), quindi a Gesù in quanto uomo, ed applica a lui la profezia messianica di Isaia 52, 13-15; 53, 1-12 del “servo sofferente e glorificato”. Sono sempre le due componenti del Figlio - quella urnana e quella divina - che ritornano nell'insegnamento del primo degli Apostoli. Nell'uomo Gesù Dio ha manifestato la sua presenza salvifica mediante la risurrezione. Sotto questo aspetto non vi è disuguaglianza tra il Padre e Figlio. L'insegnamento di san Pietro è lo stesso di quello di san Paolo in Filippesi 2, 6-11.
 
9 - L'errore: Solo il Padre è da adorare com'è detto in Giovanni 4, 23. Dunque il Figlio non è uguale al Padre.
La verità: Gesù non dice che bisogna adorare solo il Padre. Egli parla del modo come bisogna adorare Dio, ossia “in spirito e verità” senza dare troppa importanza al luogo: “né su questo monte (Garizirn) né in Gerusalemme” (Giovanni 4, 21). Il termine Padre equivale a Dio.
Se la spiegazione geovista fosse vera, vi sarebbe una contraddizione con le parole che Gesù dirà poco dopo: “Tutti onorino il Figlio come onorano il Padre” (Giovanni 5, 23).
 
10 - L'errore: In Marco 10, 17 Gesù dice all'uomo ricco: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo” (cfr. anche Matteo 19, 17 e Luca 18, 19). Dunque il Figlio non è uguale al Padre.
La verità:
a) Ricordiamo, prima di tutto, come altrove nel Nuovo Testamento è affermata l'assoluta bontà o santità di Gesù: “Chi di voi può convincermi di peccato?” (Giovanni 8, 46). “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato” (2 Corinzi 5, 2 1). “Tale era in- fatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, inno- cente, senza macchia, separato dai peccatori...”. “Egli non commise peccato e non si trovò inganno. sulla sua bocca” (1 Pietro 2, 22).            1
b) Qual è dunque il vero significato di quelle parole di Gesù? Dal contesto appare chiaro che quel tale che lo interrogava, mostrava di fermare la sua attenzione su di lui, su l'uomo o maestro Gesù che vedeva, dimenticando la Fonte suprema della bontà espressa nei comandamenti di Dio. Quel ricco non poteva vedere in Gesù altri che un rabbi (cioè un maestro) degno di fiducia, dal quale voleva avere una risposta al suo problema, come cioè conciliare il suo attaccamento al denaro e la vita eterna.
Gesù corregge questo atteggiamento. Distoglie l'attenzione dell'interrogante dalla sua persona e la indirizza verso la Fonte di ogni bontà: Dio. Non era il caso di spiegargli appieno chi era lui. L'avrebbe capito? Se quel ricco si fosse messo alla sequela di Gesù fino, alla fine, come tanti altri, avrebbe esclamato a suo tempo come Tom- maso: “Signore di me e Dio di me!” (Giovanni 20, 28).
 
11 - L'errore: In Giovanni 17, 3 Gesù dice: “Questa e la vita eterna: che conoscano Te, il solo vero Dio, e colui che hai mandato Gesù Cristo” (Garofalo). Dunque Cristo non è Dio.
La verità: Gesù parla della conoscenza del solo vero Dio in contrasto con la conoscenza degli dèi non veri, ossia dei falsi dèi pagani. Come dirà san Paolo: “Vi convertiste dagli idoli a Dio (greco al Dio), per servire al Dio vivo e vero” (1 Tessalonicesi 1, 9). Dalla conoscenza del vero Dio Gesù non esclude se stesso   ' anzi vi si include, aggiungendo: “E colui che hai mandato Gesù Cristo” (Giovanni 17, 3). Lo stesso evangelista dirà: “E noi siamo nel Vero, nel Figlio suo Gesù Cristo: Ouesti è il vero   Dio e vita eterna” (1 Giovanni 5, 20; Garofalo).