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...è davvero un magna magna...

Il mito di Berlinguer visto da Travaglio e non solo

04/01/2011

Di F. Allegri

Riprendo i miei commenti agli scritti di Marco Travaglio sulla politica italiana e oggi ho scelto quello del 3 settembre 2010 pubblicato su L’Espresso nella rubrica Signornò e titolato: “Berlinguer, chi era costui?”.

Il concetto base che voglio sviluppare e che mi preme di più è questo: “Un PD sviluppato e chiaro non ha nulla da imparare da Berlinguer e non deve avere dei rimpianti e dei ripensamenti”.

Io sono contento del fatto che il PD parla poco di Berlinguer.

Questo concetto non è popolare e non piace a Travaglio, ma il problema è che “l’Enrico” è sostituito da vari Berlinguer mitici dove il terzultimo leader del PCI può avere detto e fatto qualunque cosa!

Sul vero Berlinguer basta dire che fu protagonista della lotta politica del suo tempo, giorno per giorno e fedele alla svolta di Salerno del PCI e all’idea di valorizzare l’esperienza della costituente che si illuse di far rivivere nell’appoggio esterno al governo della solidarietà nazionale. Qui si possono vedere i suoi migliori risultati e i suoi limiti culturali e politici.

Tra i tanti Berlinguer inventati ce n’è un altro vero: quello che aveva rapporti di superiorità con il PSI dove tale partito era considerato un punto di contatto politico privilegiato con i ceti medio bassi e con una forza del proletariato stabilmente al governo. Anche qui l’idea di Berlinguer aveva un’origine togliattiana: io vedo nell’alternativa di sinistra uno sviluppo e un ridimensionamento dei fronti popolari. E’ certo che Craxi ridimensionò e vinse i berlingueriani!

Intorno a tutto questo gira un’altra considerazione: La DC fu il vero dominus politico e culturale di quel periodo storico e il PCI riuscì solo a ritagliarsi uno spazio all’interno di questi confini prestabiliti. Craxi fece lo stesso!

Ora vado a leggermi lo scritto di Travaglio che risponde ad una polemica di fine estate avviata dal ministro dell’economia Tremonti (quello che deve avere un tesoretto nascosto, come gli gnomi).

In settembre, Tremonti ha elogiato gli scritti sull’austerity di Berlinguer fatti nel 1977 e ha cercato di trarre delle giustificazioni alla sua politica attuale.

IN PRIMIS SI TRATTA DI DUE AUSTERITY DIVERSE PER CONTESTO E CARATTERISTICHE.

Al tempo c’era la carenza del petrolio dovuta alla crisi in medio-oriente; oggi il peak oil è un falso ideato da speculatori di borsa che riescono a celare anche l’enorme abbondanza di tutte le fonti energetiche. Un bene abbondante cessa immediatamente di essere un bene economico!

Allora non c’era il deficit di bilancio e c’era il consociativismo sottobanco; anche rispetto a tali caratteristiche la situazione oggi è opposta.

Io devo concordare anche con Stefania Craxi, almeno in parte: il PCI era un partito della spesa (come lo è oggi il PD), ma va aggiunto che anche allora c’erano tante anime e qualcuna era rigorista, soprattutto rispetto a certi equilibri contabili.

Non c’era ancora l’idea del deficit spending, ma c’era già il clientelismo e gli appalti scandalosi con le prime denunce che venivano da sinistra.

Qui si deve ricordare e valutare la questione morale di Berlinguer. L’ho già fatto altre volte, ma posso ripetermi.

Il punto fondamentale è che alla denuncia di Berlinguer non seguirono azioni politiche e nemmeno le inchieste adeguate. La corruzione politica venne vissuta come un qualcosa di misterioso, un po’ tabù e un po’ servizio alla democrazia del così fan tutti.

La questione morale fu soprattutto politica e funzionale ad una “diversità” comunista mai dimostrata e certamente smarrita.

Nel corpo del suo scritto Travaglio critica il fatto che il PD di oggi sia più vicino a Craxi che a Berlinguer. Il vecchio leader del PCI diverrebbe il capo del “partito della spesa”, antiquato e passatista mentre Craxi sarebbe il simbolo della modernità. (in certi ambienti del PD).

Io trovo positivo che il PD dimentichi Berlinguer, ma critico le ispirazioni craxiane degli ex comunisti anche perché non sempre sono finalizzate alla costruzione di una realtà politica socialista moderna, senza se e senza ma.

Qui va ricordato che il vero partito della spesa ci governa dal 1948 e che dopo il 1976 questo si rafforzò sulla spinta delle paure del comunismo e del benessere derivato dalla nostra rivoluzione industriale partita dopo il 1960. Al tempo di Craxi c’erano anche più soldi da sperperare e una particolare idea del benessere che s’era intravista solo alla vigilia della prima guerra mondiale e in modo molto più limitato.

L’ultimo interrogativo è quello sul ricordo di Berlinguer oggi.

Chi lo ricorda? In primis una parte dei militanti di oggi e di ieri, non lo ricordano i giovani e i giovanissimi e c’è poco anche nelle università.

Qui devo dire che il nostro sistema politico ha due caratteristiche correlate:

a) i nostri politici di professione ci governano a vita;

b) l’elettore abituato a non scegliere mai i suoi rappresentanti li dimentica presto e con disinvoltura.

Nessun giovane sa chi sia stato Nenni o Saragat, al massimo ricorda Pertini e non Spadolini.

Ingrao o Amendola? Dimenticati. Moro? Al massimo si sa che fu rapito, ma la DC fu il partito di Andreotti e non di Fanfani e poi i Colombo erano due o uno?

L’oblio delle coscienze è un prerequisito del perdurare della casta all’interno di cerchi ristretti!


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