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...è davvero un magna magna...

In memoria di mani pulite

24/12/2010

Di F. Allegri

L’altro ieri ho visto in TV le manifestazioni studentesche contro la mediocre, vasta e nociva riforma Gelmini dell’università.

La mia convinzione è che i ragazzi abbiano appreso le forme moderne di lotta politica, ma siano deboli a livello di analisi politica ed economica e questo limite viene dal fatto che la loro guida è fatta di ragazzi condizionati dai partiti e dalla cultura politica comune.

Non si può pretendere di più, ma io voglio rammaricarmene con una punta di stupore.

C’È UNA MANIFESTAZIONE CHE MI HA COLPITO PIÙ DI ALTRE; MI RIFERISCO AL GRUPPO DI RAGAZZI CHE HA DIPINTO DI BIANCO LE MANI.

Le mani dipinte di bianco sono il simbolo delle mani pulite e soprattutto furono il simbolo dell’inchiesta “Mani pulite” di Borrelli, Travaglio e Davigo.

Questo simbolo fu ideato da Elio Veltri che costituì anche un movimento politico di sostegno alle inchieste.

Quelle mani di ieri mi hanno ricordato quelle di 18 anni fa. Mi stupisce che nessuno abbia fatto il parallelo e so che quel fantastico gruppo di giovani non può sapere cosa fecero dei giovani come loro nel 1992.

Sono riuscito a mandar via un piccolo senso di malinconia solo pensando che il sentimento delle mani pulite naturale all’interno dell’animo dell’uomo e dei giovani, che sia “genetico”.

Se esiste il gene degli occhi, delle orecchie, dell’altezza e del sesso perché non può esistere quello dell’indignazione civile politica ed economica.

Nelle scorse settimane la mia malinconia era stata alimentata da vari articoli contro Tangentopoli fatti da vari blogger che conosco e talvolta contrasto.

Mentre sulle TV si parlava di sesso e politica fra un settantaquattrenne (niente di meno) e ragazzette allegre quanto spregiudicate su internet circolava questa tesi: Mani pulite fu un’inchiesta alimentata dalla CIA (niente di meno).

E’ una falsità assoluta alimentata anche e per paradosso da quella stampa che un tempo chiedeva legge e ordine.

Il punto debole di questa tesi si rintraccia in tre aspetti concatenati:

a) negazione della corruzione politica;

b) la CIA è maestra nel costruire false accuse;

c) si dimentica che le inchieste furono portate avanti da un vasto pool di magistrati.

Passiamo al dettaglio, ho già dimostrato che la corruzione politica caratterizza la storia politica italiana sin dagli anni del Risorgimento, era corrotta l’Italia dei notabili e quella liberale, quella fascista e quella antifascista, quella democristiana e quella della sinistra comunista e socialista.

L’Italia fu un paese sempre corrotto e sempre in lotta con la corruzione, ma solo nel 1992 partì l’inchiesta seria che può dare una speranza.

Non si può negare la corruzione politica e contemporaneamente non si tratta di false accuse costruite dalla CIA.

Le inchieste furono condotte da un pool e i giudici di spicco furono Borrelli e Davigo, non Di Pietro e qui posso entrare nel cuore del problema.

Ecco il nome chiave, chi critica quella inchiesta punta a questo ex magistrato che nel 1994 lasciò la magistratura per avviare un debole e travagliato (nel complesso) impegno politico.

Chi attacca l’inchiesta d’allora cerca di colpire il partito di oggi, ovvero l’IDV che alle ultime politiche ottenne il 4,6% dei voti, ma successivamente ha convinto anche il 7% salvo poi subire una leggera crisi negli ultimi mesi.

Quando Di Pietro entrò in politica apparvero come d’incanto i dossier contro di lui e si è sempre sospettato che dei servizi segreti tramassero sì, ma contro di lui!

Una seconda leggenda sostiene che le inchieste siano finite nel 1994 e questa cerca di approfittarsi della memoria cortissima e disinformata degli italiani.

Ci sono state tante inchieste e hanno colpito anche parti dei partiti più a sinistra, negli ultimi anni sono arrivate anche a Firenze e qui io le attendevo dal 1994.

Si è indagato quindi e a 360 gradi.

Il tema delle false inchieste ha una sua dignità e ad esempio io negli anni ho considerato inconsistenti molte inchieste di natura sessuale.

ANZI HO UNA QUASI TEORIA: SONO VERE TUTTE LE INCHIESTE SU DENARO E POLITICA E SU POTERE E POLITICA, NON HANNO VALORE QUASI TUTTE QUELLE SU SESSO E POLITICA.

Io credo che stiamo vivendo una stagione di inchieste politiche fondamentali e vaste, sono i morsi della crisi che mettono le indagini in secondo piano e sono i limiti politici degli italiani che non ci fanno vedere l’uscita dal tunnel del degrado economico, morale e politico.


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