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...è davvero un magna magna...

Travaglio e la Lega Nord, intorno a Castelli.

12/11/2010

Di F. Allegri

Oggi commenterò uno scritto particolare del blog di Corrias, Gomez, Travaglio intitolato “Castelli in aria” e pubblicato il 3 luglio 2010 nella rubrica Signornò su L'Espresso di quella settimana.

Come detto nel titolo farò alcune considerazioni sul rapporto tra Lega Nord e istituzioni e mi concentrerò anche sul nostro sistema politico.

Lo scritto di Travaglio si concentrò su un leader noto della lega l’ingegner Castelli: si tratta di uno dei 5 o 6 leghisti accolti nei salotti televisivi perché dotato di un eloquio logico quanto congeniale al Belpaese politico. Nei sistemi politici normali sarebbe l’addetto stampa del partito e non lo inviterebbero mai come soggetto da invitare ai dibattiti di approfondimento.

L’articolo su Signornò inizia così: “L’EX GUARDASIGILLI ROBERTO CASTELLI, CHE SAVERIO BORRELLI IMMORTALÒ SARCASTICAMENTE COME ‘L’INGEGNER MINISTRO’, NON S’È ANCORA RIAVUTO DALLA TROMBATURA ALLE COMUNALI DI LECCO”.

Questo inizio mi permette di parlare delle comunali a Lecco e di fare una considerazione generale. Castelli è di Bergamo ed è andato a candidarsi fuori casa, come si diceva una volta è stato un candidato paracadutato e visto il personaggio non mi stupisco: sia della candidatura che del risultato. La lega si affermata in tanta provincia del nord valorizzando il localismo e la critica al centro sud: se uno di questi due dati viene meno quello pseudo partito si ridimensiona.

L’articolo dell’Espresso prosegue informandomi che Castelli a Pontida avrebbe parlato di: “Federalismo o secessione”.

Non vedo dove sia la novità e non mi stupisco. Questo dicotomia è l’essenza della Lega Nord casomai si dovrebbe riscontrare che i 2 progetti vanno avanti in parallelo e non in alternativa. Non si può pretendere che questo sia confessato da questi politici del Nord. Del resto il Federalismo costa e non si sa se migliorebbe le cose mentre la secessione creerebbe una nuova Slovenia: “Sai che pacchia per Francesi e Tedeschi!”.

Questo fatto è importante ma c’è da approfondire e allora bisogna commentare Castelli anche quando replica a Magris sostenendo che l’editorialista del Corriere della Serra non percepisce bene “da Roma” ovviamente ladrona, “la disperazione delle partite Iva del Nord.

L’articolo ci ricorda che Magris scrive da Trieste, ma io voglio aggiungere il primo limite leghista ovvero la sua incapacità a dare risposte di vero contrasto alla crisi. Le alluvioni in Veneto hanno ucciso un moribondo e ora si spera nella resurrezione di Roma ladrona. Sì proprio di lei e da lei si batte cassa e il solito aiutino a fondo perduto.

Il resto dell’articolo valuta l’operato di Castelli quando era ministro della giustizia, qui io non ho un pessimo ricordo, anzi non ho ricordi quindi niente commenti, certamente nessun suo atto ha meriti storici!

Qui l’articolo fa una critica precisa a Castelli, l’accusa di aver depenalizzato i reati della Lega, soprattutto quelli derivanti dalla propaganda di Bossi e dai processi che ci sono stati a Verona.

C’è qualche esagerazione nello scritto e tanto provincialismo nelle vicende narrate. L’Italia è una nazione debole: dopo il sessantotto e certamente e anche prima, il resto lo fanno i nostri formalismi giuridici i cavilli e un diritto che è anche modellato dalla criminalità organizzata.

In conclusione chi è Castelli e perché vi ho parlato di lui?

Semplice, per me è il rappresentante tipo della Lega Nord, niente di più o di meno.

La lega non va semplicemente demonizzata, va capita la sua profonda italianità a livello politico e la vera natura della sua organizzazione.

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147  - E se non fosse un problema di successione a Berlusconi? La scissione nel PDL tra riforme e sotto governo.

146 - De Reditu Suo - 2° libro - La civiltà italiana come ricostruirla (XIII) (di I. Nappini)

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