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Piccolo Dizionario Filosofico

 

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E

Empirico. Dal greco empirikos, composto da en- ("che si muove nella"), peira ("esperienza"). Empirico è ciò che si muove entro l'esperienza dei fenomeni, ciò che è pratico e fa riferimento ai soli accadimenti e fenomeni che giungono ai sensi.
In forza di questo, l'empirismo è quella corrente filosofica affermante che ogni dato della conoscenza proviene solo dall'esperienza e non da idee già presenti alla mente.
Viene invece conosciuto con il nome di empirismo logico il
neopositivismo.

Ente. Dal latino ens, dal verbo esse ("essere"). L'ente, che può essere considerato una forma contratta della parola "essente", è qualsiasi cosa dotata di esistenza.

Entelechia. Dal greco entelecheia, composto da eichein ("avere"), en- ("in") telos ("compimento"). Nella filosofia di Aristotele la caratteristica propria degli enti in atto di avere ogni propria possibilità espressa nel proprio essere. In Leibniz l'entelechia è riferita alla qualità propria della monade di avere il compimento del proprio fine in sé stessa senza l'apporto di alcun principio esterno.

Entropia. Dal tedesco entropie, composto dalle parole greche en- ("dentro") e trope ("rivolgimento"). Nella fisica termodinamica, indice di degradazione dell'energia di un determinato sistema fisico. In un sistema chiuso, in presenza di una trasformazione dell'energia, parte di essa viene irrimediabilmente persa, in modo che all'atto di una conversione inversa, non è possibile ristabilire l'intera quantità di energia presente inizialmente (seconda legge della termodinamica).
Per estensione si designa come entropia una tendenza intrinseca ad un sistema di perdere irreversibilmente parte del proprio ordine o delle proprie qualità.

Epistéme. Dal greco epi- ("su") e stéme ("stare"); ovvero, "stare sopra". L'epistéme è il termine greco che designa la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti del divenire, ovvero quel sapere che intende porsi "al di sopra" di ogni possibilità di dubbio attorno alle ragioni degli accadimenti. L'epistéme è quindi lo strumento principale utilizzato dal pensiero filosofico per combattere il timore dell'imprevedibile e rendere gli accadimenti del mondo anticipabili.
In epoca moderna, con il termine epistemologia, viene inteso lo studio storico e metodologico della scienza sperimentale e delle sue correnti.

Epoché. Composto delle parole greche epi- ("su") e échein ("tenere"); ovvero "tenere sopra", "trattenere". L'epoché è il termine greco che designa l'astensione del giudizio sulle cose e sui fatti del mondo. Mentre l'
epoché scettica dell'antichità era un concetto distruttivo, in quanto negava o costringeva a negare qualsiasi certezza, l'epoché di Husserl, nell'ambito della fenomenologia moderna, mira a sospendere il giudizio sulle cose, in modo da permettere ai fenomeni che giungono alla coscienza di essere considerati senza alcuna visione preconcetta (come se li si considerasse per la prima volta).

Eresia. Dal greco hairesis, da haireisthai ("fare la propria scelta"). L'eresia è un atteggiamento contrario alla tradizione comune. In epoca cristiana l'eresia era l'interpretazione contraria ai precetti ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa. > eresie.

Ermeneutica. Dal greco hermeneutike (“tecnica dell'interpretazione”), dal verbo hermeneuein (“interpretare”). Per ermeneutica, nel senso più ampio, si intende qualsiasi tecnica che permetta di interpretare un testo, un documento, un'epoca storica e qualsiasi altro discorso o segno. In età medievale l'ermeneutica fu la disciplina che interpretava il testo biblico. In età moderna il termine è stato proposto da Schleiermacher, quindi, in epoca contemporanea, ha visto una sua riformulazione per opera di Gadamer.
L'ermeneutica contemporanea si configura come il metodo per il quale ogni aspetto della realtà presente e passato è interpretabile a partire dalla conoscenza del suo carattere storico e legato ad una particolare tradizione culturale. La verità non è quindi qualcosa che rimane al di sopra di ogni cosa, stabile e immutabile indipendentemente dalle epoche e dalle diverse società, ma è il senso che può via via rivestire la realtà entro i cammini mutevoli e soggettivi dati dall'interpretazione degli eventi.

Erotico. Dal greco erotikos (“dell'amore sensuale”), da erotos (“amare”). In filosofia, il termine erotico designa, fin da Platone, la qualità di quella forza cosmica che porta gli uomini ad elevarsi spiritualmente verso il bene, la bellezza e il mondo delle idee. Il termine è quindi molto più ampio rispetto al significato attribuitogli in epoca moderna. Come filosofia erotica, per estensione, si intende ogni filosofia che voglia fondarsi sullo studio delle emozioni e degli stati emotivi.

Escatologia. Dal greco éskata ("le cose estreme"), e -logia ("studio"); ovvero, "studio o spiegazione degli avvenimenti ultimi del mondo". L'escatologia è la spiegazione dei destini ultimi del mondo e dell'uomo, al termine dei tempi. > Capitolo 6 di Scoto Eriugena.

Esistenzialismo. L'esistenzialismo è quella corrente filosofica sviluppatasi a partire dal 1930 che ha per oggetto lo studio dell'esistenza dell'uomo, nel suo carattere precario e contingente (determinato entro una certa temporalità). Si usa far derivare l'esistenzialismo dalla fenomenologia di Husserl e dal lavoro di Heidegger (pur non essendo nelle sue intenzioni esserne considerano un precursore). Da una parte, infatti, la fenomenologia ha reso possibile lo studio dell'esistenza come oggetto di una visione soggettiva che lega le cose al modo in cui sono percepite, dall'altro, Heidegger ha esposto la sua visione dell'essere e dell'esistere come "ex-sistere" ("non permanere"), dando impulso al metodo esistenzialista che studia, appunto, il carattere diveniente e dinamico della vita dell'uomo, che non rimane immobile ma si proietta continuamente verso ciò che verrà abbandonandosi all'incertezza, carattere primario dell'esistenza umana. > Sartre. > Jaspers. > Esistenzialismo.

Essere. L'essere è l'esistere delle cose. Attorno al concetto la filosofia ha sviluppato diversi modi di considerare l'essere e le sue qualità: in Parmenide l'essere acquisisce per dimostrazione logica le qualità di esistenza immutabile ed eterna, Platone distingue l'essere eterno (le idee dell'Iperuranio) dall'essere terreno non eterno, Aristotele considera l'essere come ente (l'essere che si esprime nelle singole cose determinate). Nel medioevo l'essere per eccellenza è Dio, unico ente dotato di qualità particolari che lo rendono eterno e assoluto. In epoca contemporanea sono importanti i contributi di Martin Heidegger e di Emanuele Severino.
Le discussioni attorno al reale significato dell'essere hanno quindi il compito di determinare con precisione le qualità proprie dell'esistere delle cose (il loro essere presenti), per cui rivestono un'importanza decisiva nella ricerca del senso profondo dell'esistenza. La scienza che studia l'essere prende il nome di
ontologia.

Estetica. Dal greco aisthetikos, da aisthanesthai ("percepire"). L'estetica è la disciplina filosofica che si occupa dello studio del bello e dell'arte. L'estetica, oltre ad approfondire i temi che riguardano il concetto del bello nel suo sviluppo storico, cerca di definire i canoni per cui un oggetto d'arte è da considerarsi bello o brutto. L'atteggiamento estetico, per estensione, è quello di colui che si avvicina alla vita discernendo continuamente ciò che è bello da ciò che è brutto, fino a farne una distinzione morale.

Etica. Dal greco ethos ("condotta", "carattere"). L'etica è la disciplina che si occupa di considerare e valutare l'insieme degli atti che costituiscono la condotta (l'agire) dell'individuo.

Eudemonia. Dal greco eudaimonia, da eudaimon (“fortunato”), composto da eu- (“buono”) e daimon (“demone, genio”), ovvero “posseduto dal buon genio”. Eudemonia è il termine che indica il senso della felicità come scopo ultimo della vita e dell'esistenza umana.

Eugenetica. Dal greco eugenetes, composto da eu- (“bene, buono”) e genos (“razza”), ovvero “buona razza”. L'eugenetica è quella disciplina che si occuperebbe del miglioramento della razza umana attraverso la manipolazione dei suoi geni o attraverso l'incrocio selettivo delle razze migliori. Tale disciplina è oggi avversata in quanto il suo intento implicherebbe risvolti razzistici, mentre nella Repubblica di Platone e nel sistema spartano era presa a modello come strumento di miglioramento generale delle condizioni di vita.

Euristica. Dal verbo greco heuriskein (“trovare”). In generale, euristico è ogni procedimento che permette di condurre a nuove conoscenze e a nuove scoperte (la filosofia è dunque un procedimento euristico, in questo senso). Nell'ambito della scienza contemporanea, l'euristica è il metodo che favorisce la scoperta di nuovi risultati scientifici.


F

Fatalismo. Dal latino fatum ("fato", "destino"). Il fatalismo è l'atteggiamento di colui che accetta ogni evento come necessario e inevitabile, in quanto frutto della volontà del destino al quale non si può sfuggire.

Fede. Dal latino fidem. La fede è l'atto del credere. Nella religione la fede è posta a fondamento della dottrina e degli atti dei fedeli, per cui se non vi è fiducia nell'oggetto di fede, non vi è nemmeno adesione alla religione. Credere significa avere fiducia, nella religione cattolica questa fiducia è riposta nella verità annunciata da Dio agli uomini. Per queste caratteristiche la fede si pone sostanzialmente in contrapposizione alla ragione, per la quale la verità, invece di essere creduta, è portata alla luce e condivisa proprio per la sua visibilità.

Fenomeno. Dal greco phainomenon, participio presente di phainomai ("io appaio"). Il fenomeno è ciò che in una cosa appare ai sensi e alla coscienza. Il fenomeno è dunque l'aspetto percepito di un qualcosa che si manifesta alla percezione, sia essa fisica che psichica.
Edmund Husserl
fonda la fenomenologia come scienza dei fenomeni, intesi come accadimenti che giungono alla percezione nei modi e nei limiti entro cui si manifestano.

Fideismo. Dal latino fides ("fede"). Il fideismo è l'atteggiamento per cui si ritiene che solo la fede (la credenza religiosa) possa permettere all'uomo di raggiungere la verità suprema. La fede si configura per il fideista come strumento indipendente e superiore alla ragione in rapporto alla ricerca della verità assoluta (che la fede identifica in Dio e nel suo volere).

Filologia. Dal greco philos (“amico”, “avere cura”) e logos (“discorso”), ovvero “amante del discorso, del linguaggio”. La filologia è la scienza che si occupa della ricostruzione storica dei significati delle parole e quindi si propone di verificare la fedeltà di un testo o di un documento al suo significato più autentico e originario.

Formalismo. Dal latino formam, derivante dal greco morphe (“forma”). In generale, il formalismo indica qualsiasi atteggiamento filosofico che prende come principio delle sue argomentazioni gli aspetti formali della realtà. In estetica il formalismo indica la teoria per cui sono esclusivamente gli aspetti formali di un'opera d'arte (i suoi colori, il suo disegno, il suo stile, il suo suono o le sue forme, nel caso della scultura) a determinarne il valore.
Con Hilbert, il formalismo diviene invece quella teoria per cui ogni sistema matematico deve la sua validità solamente dagli aspetti formali dei suoi teoremi e dei suoi processi intrinsechi, per cui un sistema matematico è valido se non presenta alcuna contraddizione al suo interno. Questo atteggiamento si oppone al
logicismo. Il progetto formale di Hilbert venne messo poi in crisi da Godel.


G

Giusnaturalismo. Dal latino ius naturale, ovvero "diritto naturale". La dottrina filosofica per cui esiste già in natura un diritto, un insieme di leggi intrinseche alla creazione, alle quali l'uomo può rivolgersi nell'abito delle questioni morali ed etiche. Il diritto naturale è quindi anteriore e superiore alle leggi prodotte "artificialmente" dagli uomini e dalla civiltà, tale superiorità si giustifica nel fatto che la natura possiede più verità rispetto all'intelletto umano.
Sostenuto da
Hobbes e da Rousseau, il diritto naturale è la legge morale direttamente presente alla natura e che è proprio dell'uomo allo stato primitivo, antecedente all'apparizione della civiltà.

Gnosi, Gnoseologia. Dal greco gnosis ("conoscenza"). La gnosi è la conoscenza pervenuta al sapiente per vie divine o sapienziali. Lo gnostico era in epoca antica il sapiente, colui il quale possedeva la conoscenza per averla ricevuta direttamente da una rivelazione degli dei.
Nel II° secolo d.C. lo gnosticismo fu la corrente religiosa che predicava la possibilità di attingere ai motivi più profondi del Cristianesimo attraverso l'atteggiamento razionale.
In epoca moderna la gnoseologia designa la scienza che studia i problemi relativi alla conoscenza e ai metodi per raggiungerla al meglio.


H

Hybris. Termine greco traducibile come “ingiustizia, prevaricazione”. Hybris, per il pensiero greco, è ogni situazione in cui si assiste ad un oltrepassamento del giusto, una prevaricazione della legge dell'armonia. Se il pensiero greco, soprattutto presocratico, è la riflessione sul carattere armonico della realtà necessario a mantenere in equilibrio l'intero universo, l'hybris rappresenta allora quella prevaricazione degli elementi che conduce ad uno strappo nel tessuto armonico della realtà.


I

Idealismo. Dal greco idéa, idein ("vedere"). L'idealismo è una corrente filosofica nata in Germania tra il XVIII° e il XIX° secolo che annovera tra i suoi più importanti esponenti Fitche, Shelling ed Hegel. L'idealismo è la dottrina filosofica che intende il contenuto della coscienza infinito e comprendente ogni cosa reale. Ciò che il pensato contiene è la totalità della realtà (non vi sono limiti alla conoscenza propria della mente), per cui la differenza tra oggetti del mondo e contenuto del pensato viene superata e decade. > Idealismo tedesco.

Immanenza. Dal latino in- ("dentro") e manere ("restare"); ovvero, "restare dentro". Immanente è ciò che rimane entro i propri limiti e le proprie qualità, ciò che ha la peculiarità di avere dentro di sé ogni possibile causa e ogni effetto, ogni possibilità dentro di sé e nessuna possibilità al di fuori.

Induzione. Dal latino in- ("dentro") e ducere ("condurre"); ovvero, "portare dentro". L'induzione è il processo logico inverso alla deduzione che permette di formulare una teoria con valore universale partendo dall'osservazione ripetuta dati empirici particolari.
Popper, il quale presentò una critica a tale processo, distinse due tipi di induzione: per enumerazione e per esclusione. Nel primo caso la formulazione di una teoria si fonda sull'osservazione ripetuta di un fenomeno sempre identico a sé stesso. Nel secondo caso, in un insieme di teorie date e finite in un certo periodo di tempo, si tiene per buona la teoria che sopravvive alla confutazione.

Infralapsarismo. Termine composto dal latino infra- (“sotto”) e lapsus (“caduta”). La dottrina teologica protestante, contrapposta al sopralapsarismo, per cui Dio ha messo in atto il disegno della predestinazione solo dopo l'avvenuta caduta nel peccato di Adamo. Ciò comporta quindi che Adamo abbia peccato liberamente, e non ne sia stato costretto dal disegno divino.

Innatismo. Dal latino in- (“dentro”) e natus (“nato”), ovvero “entro la nascita”. Il termine designa ogni atteggiamento filosofico che affermi la presenza di conoscenze acquisite già prima della nascita, indipendentemente dai dati appresi dall'esperienza. La dottrina è quindi presente già in Platone (anamnesi) e in molti altri pensatori (importante il concetto di conoscenza a priori in Kant), mentre è generalmente negata dagli empiristi inglesi (si veda il concetto di tabula rasa in Locke).

Ipostasi. Dal greco hypostasis, da hypo ("sotto") e stasis ("stare"). Nella filosofia neoplatonica e in Plotino, la generazione gerarchica delle diverse dimensioni della realtà appartenenti alla stessa sostanza divina, la quale crea ogni cosa per emanazione.
Nel cristianesimo il processo di ipostasi è relativo all'unione dei principi divini ed umani, ovvero l'incarnazione del divino rappresentata da Cristo o semplicemente il processo attraverso il quale dal concetto assoluto di Dio si fa derivare necessariamente la sua esistenza sostanziale.
Per estensione, il termine "ipostatizzare" viene usato in filosofia ad indicare il passaggio arbitrario di un puro concetto in sostanza materiale (il termine dunque asseconda il significato legato all'atto dell'incarnazione, ovvero del passaggio di qualcosa dal concetto astratto alla sostanza fisica).



 

Tutte le voci del dizionario sono state redatte da Synt

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