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URANIO IMPOVERITO

di Angelica Romano

 

Il 1900 si è aperto con due guerre mondiali, che con la bomba atomica sembravano aver portato l’umanità all’ultimo girone dell’Inferno. L’ONU (Organizzazioni delle Nazioni Unite), la ricostruzione, il Nuovo Ordine Internazionale sembravano alimentare le speranze per la "risalita"; l’ultimo decennio ha però oscurato ogni prospettiva di riscatto. Prima la guerra del Golfo, poi il recente conflitto in Jugoslavia, hanno riacceso le preoccupazioni, per l’ennesima incapacità di risolvere le tensioni internazionali con mezzi diversi dalla guerra, per gli aspetti strategici e geopolitici, ma soprattutto per i disastri ambientali che hanno provocato direttamente e indirettamente.

Gli effetti e l’estensione dei danni dovuti all’inquinamento da sostanze chimiche e tossiche sono tanti, basta ricordare che negli Stati Uniti esiste un’associazione dei Veterani del Golfo che conta 99.000 iscritti: sono militari di vari gradi, medici, paramedici e scienziati che hanno operato in Iraq e che sono affetti dalla Sindrome del Golfo; ma ne fanno parte anche le loro mogli e i loro figli che hanno contratto malattie o malformazioni prima sconosciute. Si può immaginare quale sia stato l’effetto sulla popolazione irachena.

In questa sede, però, vorrei soffermarmi solo sulle implicazioni derivanti dall’uso di uranio impoverito.

Questa sostanza che finalmente ha attirato l’attenzione dei media è utilizzata per migliorare il potere penetrante dei proiettili e dei missili. Detta DU, depleted uranium, è un prodotto di scarto del processo di arricchimento dell’uranio impiegato nelle centrali nucleari e nella fabbricazione di bombe atomiche. E’altamente tossico e radioattivo. Sin dall’inizio degli anni ’70 il governo americano ha cominciato a cercare delle soluzioni per smaltire il DU, per non immagazzinarlo in depositi per scorie nucleari a bassa radioattività.

Poi il progetto di riciclarlo…..

E’ chiamato "impoverito" perché il suo contenuto in uranio 235, fissile, è ridotto dallo 0.7% allo 0.2%. Molto efficace nei proiettili, perché ne garantisce la penetrazione nei blindati e nelle corazze, è oggi un armamento di cui sono dotati gli eserciti degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan, Tailandia, Israele e Francia. L’Italia ha acquistato solo nei primi mesi del 1999 più di 233 kg di DU, ma non è chiaro l’uso cui è destinato.

L’uranio ha la stessa età della terra, ma è stato scoperto nel 1789, ai tempi della Rivoluzione Francese e pochi anni dopo l’ osservazione del pianeta Urano(1781). E’ un metallo di colore bianco argenteo, duttile e malleabile; ha un punto di fusione altissimo e si ossida facilmente.In natura l’uranio si trova essenzialmente sotto la forma dei minerali d’uraninite o carnotite, e i principali giacimenti sono in Canada, Congo, Russia, Australia e Colorado. La caratteristica principale è che la sua polvere prende fuoco spontaneamente a contatto con l’aria, anche a temperatura ambiente; per questo costituisce un pericolo per gli incendi. L’uranio naturale è costituito da 3 isopi, tutti radioattivi, che decadendo emettono particelle alfa e beta, anch’esse radioattive: la catena di decadimento ha una lunghissima vita media, circa 4.500.000.000 anni. Il DU è meno radioattivo, ma i rischi sono legati alla emissione delle particelle alfa e beta: le prime possono percorrere in aria poche frazioni di cm ma le si può fermare con un foglio di carta, la loro pericolosità è legata alle polveri inalate; le seconde sono in grado di percorrere in aria uno spazio molto lungo, e costituiscono un vero problema per l’irradiazione esterna da breve distanza, ancor peggio per contatto.

Lo US Army Mobility Equipment Research & Development Command, in un rapporto del 1979, sosteneva che l’uso dei proiettili contenenti uranio impoverito mette in pericolo (cito dal rapporto) "non solo le persone nelle immediate vicinanze, ma anche quelli che si trovano a distanza sottovento: ...le particelle si depositano rapidamente nei tessuti polmonari esponendo l’ospite ad una dose tossica crescente di radiazioni alfa, capaci di provocare il cancro e altre malattie". Undici anni dopo,1990, un altro studio commissionato dall’esercito americano alla Science Applications International Corp., affermava: "l’uranio impoverito provoca il cancro quando penetra nell’organismo e la sua tossicità chimica causa danni ai reni". Nonostante ciò i proiettili contenenti l’uranio impoverito furono usati nella guerra del Golfo.

Secondo un articolo della BBC News, pubblicato il 30 luglio 1999, lo scienziato britannico Roger Coghill avrebbe dichiarato che il numero di morti attesi per cancro, a causa dell’uso del DU in Kosovo da parte dell’aviazione americana, supererà i 10.000. Egli ha anche detto che durante la guerra nei Balcani sono stati osservati alti livelli di radiazione: a Kozani, nel Nord della Grecia, alcuni scienziati hanno rilevato, che nel corso del mese di giugno, il livello di radioattività superava quello normale del 25% nei giorni in cui il vento soffiava dal Kosovo. I ricercatori bulgari hanno riferito di livelli 8 volte superiori in Bulgaria, e 30 volte in Jugoslavia.

Un altro importante elemento di preoccupazione è il rientro della popolazione civile nelle zone dove si è fatto un grande uso di questo tipo di armamenti, cioè laddove vi sono alti livelli d’inquinamento da contaminazione radioattiva. La presenza di numerosi pezzi di proiettile nelle zone abitative e coltivate esporrà la popolazione ad una alta dose tossica, il metallo, infatti, ossidato e polverizzato entrerà facilmente nella catena alimentare. Il rischio di cancerogenosi sarà elevato soprattutto per determinate fette della popolazione, e in particolare per i bambini.

I tempi di smaltimento di queste sostanze sono nell’ordine di miliardi di anni perciò l’inquinamento ambientale sarà pagato da molte generazioni future, e non riguarda solo le popolazioni coinvolte dalle guerre e i soldati: se l’Iraq ci sembra sufficientemente lontano, vi ricordo che la Serbia è nostra "dirimpettaia".

I dati scientifici sono stati raccolti dal dott. Carlo Pona, fisico dell’ENEA, in Jugoslavia alla fine dei bombardamenti.

 Angelica Romano

 

 

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