Beatitudini


Sesta Beatitudine

Monastero Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Chi ha liberato il cuore dalla disposizione passionale, vede nella propria bellezza l'immagine di Dio.

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Beati i puri di cuore perché vedranno Dio

Dio è promesso in premio alla contemplazione di coloro che si sono purificati nel loro cuore. «Dio nessuno l'ha visto mai» (Gv 1,18) in quanto, come ha testimoniato Mosè, «non puoi vedere il mio volto, perché l'uomo non può vedermi e vivere» (Es 33,20). E Paolo lo conferma: «il solo che possiede l'immortalità ed abita una luce inaccessibile, che nessun uomo mai vide né potrà vedere»
(1Tm 6,16)

La promessa è così grande da superare il più alto limite della Beatitudine. Nell'uso abituale della Sacra Scrittura, "vedere" è da intendersi con il significato di "trovare", "conquistare spiritualmente"; nel passo «Possa tu vedere i beni di Gerusalemme» (Sal 27,5), l'espressione "possa tu vedere" sta per "possa tu trovare"; e così è anche nell'asserzione «Sia tolto di mezzo l'empio, perché non veda la gloria di Dio» [Is 26,10], quel "non veda" sta a indicare "non conquisti", "non abbia" la gloria di Dio.

Chi ha visto Dio, grazie a questo "vedere" ha tutto quello che è contemplato e promesso nell'elenco delle Beatitudini: la vita infinita, l'incorruttibilità eterna, la beatitudine immortale, il regno senza fine, la gioia incessante, la luce vera, la dolce voce dello Spirito, la gloria inaccessibile, l'esultanza perpetua; insomma, ogni bene.

Condizione necessaria e imprescindibile per la conquista del "vedere" Dio è la purezza del cuore, un obiettivo vertiginoso per l'uomo, che sembra impossibile da raggiungere, tanto più in un mondo come quello di oggi, pervaso da ogni tipo di messaggio e di sollecitudine, ben lontani dal portarci o farci ricercare la purezza di cuore. Forse il Signore ci esorta a qualche cosa che è fuori della portata della nostra natura e trascende la misura delle facoltà umane? La natura divina supera ogni comprensione, essendo inaccessibile e irraggiungibile ai pensieri umani: non è ancora stata scoperta una facoltà terrena che permetta la percezione e la comprensione dell'impossibile. Per questo l'apostolo Paolo chiamò imperscrutabile quella via che conduce alla conoscenza di Dio (cfr. Rm 11,33) e che è inaccessibile ai ragionamenti.

Tuttavia è possibile "vedere" per congettura. Come nelle opere create dall'uomo, la mente riconosce il creatore del prodotto attraverso il prodotto stesso, poiché inevitabilmente vi ritrova l'impronta dell'spirazione e della vena artistica dell'autore, così, osservando e contemplando l'ordine della creazione, ci formiamo una nozione non solo della sua essenza, ma anche della sapienza di Chi ha fatto tutto ciò perfettamente. Se ragioniamo poi sui motivi che hanno determinato la creazione della nostra vita, comprendiamo che il Creatore giunse a originare l'uomo non per necessità, ma per Sua magnanima volontà. Anche in questo caso, noi diciamo di aver contemplato Dio, avendo compreso non la Sua essenza, ma la Sua bontà. Tutte le considerazioni che elevano il pensiero all'essere superiore derivano da di Dio stesso, poiché ciascuno di questi concetti ci porta Dio davanti agli occhi. La potenza e la purezza formano nell'anima una rappresentazione concettuale divina. Il Signore asserisce dunque il vero - e non potrebbe che essere così - quando promette ai puri di cuore che vedranno Dio, in quanto Chi è invisibile per natura, diviene visibile attraverso la Sua attività, nel momento in cui è contemplato in qualche Sua proprietà.

Il Signore non ha detto che l'esser felici e beati è conoscere qualche cosa di Dio, ma è possedere Dio in se stessi. Con "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio", non propone Dio come visione faccia a faccia, a chi ha purificato l'occhio della sua anima, ma ci suggerisce ciò che il Logos presenta altrove in modo più evidente: «Il Regno dei cieli è dentro di voi»
(Lc 17,21)

Chi ha purificato il cuore dalla corruzione e disposizione passionale, vede nella propria bellezza l'immagine di Dio. La misura che ti è concessa della concezione di Dio è infatti in te: Dio ha impresso dei beni della propria natura nella tua essenza; chi t'impedisce di vederli è il vizio, che ottenebra o addirittura seppellisce l'impronta divina. Se riuscirai a togliere il sudiciume che si è incrostato nel tuo cuore, allora risplenderà la bellezza divina in te e al di fuori di te. Riconquisterai la felicità perché chi è puro di cuore, guardando e prendendo coscienza della propria purezza, riconoscerà l'archetipo, Colui da cui essa è generata. Come avviene per chi guarda il sole in uno specchio che, sebbene guardi fissamente il cielo, vede il sole nello splendore dello specchio per nulla inferiore a chi lo guarda direttamente, così accadrà anche a te che ritroverai e riconoscerai in te stesso l'immagine di Dio, a somiglianza di cui sei stato creato. La divinità è purezza, assenza di passioni ed estraneità a ogni male: se dunque tutto ciò è in te, Dio certamente è in te.

Quando il tuo pensiero è purificato da ogni vizio, libero da passione, estraneo a ogni macchia, sarai felice per la chiarezza della vista, perché, purificato, potrai percepire e possedere ciò che è invisibile a chi non è purificato; rimosso l'oscuramento materiale dagli occhi dell'anima, guarderai splendente nel cielo puro del tuo cuore la Beata visione. La purezza, la santità, la semplicità e tutti i riflessi luminosi di tal genere, sono frutti della natura divina attraverso cui ci è concesso di contemplare Dio stesso.

La purificazione, però, non può essere ottenuta soltanto con lo sforzo umano. Le virtù sono difficili da raggiungere: costano mille pene e sudori, stenti e fatiche. Gesù con i suoi insegnamenti ci ammaestra sul modo di estirpare la radice del vizio: mettendo in pratica i Suoi precetti, scoprirai la purezza del cuore. La rinuncia del vizio non può dunque essere una forzatura, un'imposizione del Creatore verso la creatura, ma una libera scelta della creatura cha cerca e desidera di "vedere" il Suo Creatore.

E il Signore va oltre la cura dei peccati, commessi per soddisfare i piacere della carne: allontana lo stolto desiderio dell'adulterio dal cuore; proibisce di sfidare ingiustamente, non ammettendo neppure l'autodifesa; bandisce la passione dell'avidità, ordinando a chi è stato derubato di spogliarsi anche di ciò che gli è rimasto; cura la paura, comandando di essere sprezzanti contro la morte. La parola incisiva del Signore estirpa, come un aratro, le radici malvage del peccato dal profondo del nostro cuore e, attraverso i precetti, ci permette di purificarci dai frutti malefici dei vizi, irti di spine.

La condotta morale dell'uomo è sempre il riflesso di un "volto": o è quello del Padre, o è quello dell'avversario del Padre. Se beati sono i puri di cuore, miseri senza dubbio sono gli immondi di spirito, perché guardano e sono il riflesso del volto del suo oppositore. Deponiamo la maschera malvagia, riassumiamo l'immagine divina e diventiamo puri di cuore: saremo così Beati per sempre poiché, per lo stile di vita puro riconquistato, saremo riflesso dell'immagine divina in Cristo Gesù nostro Signore.

Dio dà il premio a quello che vede nel tuo cuore. Tutto ciò che ti diletta, è dentro il tuo cuore; quindi, se ti stimola una passione malsana, non la acconsentire; e se è molto ardente, prega Dio di respingerla, affinché nel tuo intimo si produca un effetto puro e il cuore ne esca purificato. Talora la lingua tace, ma geme l'anima: cerca in ogni modo di pregare nel proprio intimo Dio. Potresti trovarti in difficoltà nel purificare il tuo cuore: invoca allora Chi non si rifiuterà di purificare un posto per sé e sarà compiaciuto di abitare in te. Sarà Egli stesso il tuo cibo, poiché è stato proprio Lui a dire: «Sono io il pane vivo disceso dal cielo» (Gv 6,41). Un tal pane ristora e non si deteriora, dona la lucidità del discernimento tra il Bene e il Male ed elargisce generosamente tutte le forze necessarie a purificare corpo e cuore, per tornare a essere a Sua immagine e somiglianza. Beati dunque i puri di cuore, perché vedranno Dio.