RITI DIONISIACI |
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PAGINE DEI RAGAZZI |
Dioniso è una delle divinità greche più complessa della mitologia greca. Secondo una tradizione egli trovata la vite, si ubriaco con il suo succo e fece ubriacare le ninfe e altre divinità silvane. Poi coronato d’edera e d’alloro, percorse molti paesi fino all’India seguito da un corteo numeroso di Satiri, Menadi, Sileni e Ninfe. I riti pertanto legati a Dioniso ricordavano questi cortei nei quali i devoti si esaltavano fino ala frenesia con l’aiuto del vino. |
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Anche a Roma esiste un dio del vino, Bacco il quale, però, è sentito dai romani in maniera molto diversa rispetto a Dioniso dei Greci. Infatti, mentre quest’ultimo è associato spesso alla visione di un dio vendicatore e diabolico, Bacco è un personaggio allegro e godurioso e il vino veniva considerato dai Romani una merce di lusso e la più piacevole delle bevande tanto più la penisola italica si dimostrò, sin dai primi tentativi adattissima alla coltivazione della vite. Non è un caso che il suo antico nome era “ Enotria ”, terra del vino.Orazio e Plinio, i più illustri esperti di questa bevanda, affermavano che i vini più prestigiosi provenivano dalla Campania settentrionale, del Lazio meridionale, della Sicilia e del Veneto. |
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Si deve, inoltre, proprio ai discendenti di Romolo l’esportazione di questa coltura in alcune province dell’impero come la Gallia, la Spagna, le terre bagnate del Reno e dalla Moisella e infine l’Inghilterra.Nel modo di bere il vino i Romani di ieri si differenziavano dai contemporanei; non solo, infatti, il vino veniva allungato con l’acqua ma anche dolcificato con il miele. Nel Medioevo la vera regina della viticoltura fu la Francia, ma in generale la produzione del vino era un momento importante della vita agricola lo dimostra la frequenza con cui, nei cicli pittorici e scultorei dei mesi, troviamo scene di vendemmia e di pigiatura (Antelami). Dobbiamo arrivare al 1716 perché il Granduca di Toscana Cosimo III prolungasse le prime disposizioni che regolavano la produzione del vino e ciò vale in particolare per il Chianti che era ormai divenuto talmente pregiato da meritare vere e proprie leggi a tutelarlo. Tuttavia il vino italiano non era ancora pronto a gareggiare con quello francese che era diffuso in tutte le corti europee e costituiva l’aristocrazia enologica del mondo. |