Leopoldo Mandic

Mandic

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San Leopoldo da Castelnuovo

Conosciuto come San Leopoldo Mandić nel 1983 è stato nel 1983 è stato proclamato santo da papa Giovanni Paolo II. Un Santo che toccava il cuore di coloro che lo incontravano e lasciava intravedere la profondità della sua vita di preghiera e della sua unione con Dio.

"A Padova, san Leopoldo da Castronuovo Mandic, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che arse di zelo per l'unità dei cristiani e dedicò tutta la vita al ministero della riconciliazione".
Nel Martirologio Romano n. 13
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Note Biografiche

Bogdan Ivan Mandić, diventato poi San Leopoldo, nasce il 12 maggio 1866, nella città costiera di Herceg Novi (italiano: Castelnuovo), sulla baia di Kotor, allora sotto la monarchia asburgica ma oggi parte del Montenegro. Era il dodicesimo figlio di Dragica Zarević e Petar Antun Mandić, il padre era il proprietario di una flotta peschereccia adriatica, nativo di Zakučac (nell'entroterra della città di Omiš, a 28 km da Spalato), che all’epoca faceva parte dell’impero austro – ungarico, situato nella provincia della Dalmazia meridionale.

Bogdan aveva ricevuto l’educazione cattolica fin dai primi anni di vita, frequentò l’ordine dei frati cappuccini francescani, sentendosi chiamato a seguire quello stile di vita, nel novembre del 1882, all'età di 16 anni, si recò a Udine per entrare nel seminario minore della Provincia Veneta dei Cappuccini. Due anni dopo fu ammesso al noviziato dei frati di Bassano del Grappa, e qui il 2 Maggio 1884 fu vestito con l'abito cappuccino e gli fu dato il nome religioso di fra Leopoldo di Castelnuovo.

Il 3 Maggio 1885 emise la prima professione dei voti religiosi dopo di che fu inviato a proseguire gli studi teologici a Venezia nella Basilica della Salute. Nel mese di settembre del 1890 ricevette l’ordinazione sacerdotale. Rimase nel Convento di Venezia come confessore poi nel mese di settembre del 1897 fu inviato a Zara, dove diventò Presidente dell’ospizio, e successivamente nel mese di Settembre del 1990 fu inviato al convento di Bassano come confessore. Nel mese di aprile del 1905 diviene Vicario nel convento di Capodistria, e nel mese di settembre 1906 inviato nel convento di Thiene come confessore, infine nel mese di ottobre del 1909 viene inviato definitivamente a Padova come confessore e dove si dedicherà anche all’insegnamento.

Leopoldo era piccolo di statura alto appena un metro e quaranta, fisicamente malformato curvo, artriti alle mani, delicato di salute, con una camminata maldestra, aveva anche delle balbuzie, tuttavia l'espressione del suo volto dai lineamenti regolari, illuminati da uno sguardo vivace e da un sorriso schietto, compensava vantaggiosamente tali difetti. Era di poche parole ma che rivelavano una personalità decisa. Il suo ardente desiderio era di collaborare alla riunificazione con la Chiesa ortodossa, tuttavia questo suo desiderio non si realizzò, perché fu destinato ad altri incarichi.

Dal 1906 a Padova si dedicò specialmente al ministero della Confessione, fu apprezzato per la sua straordinaria mitezza. Con il tempo la sua salute peggiorava sempre di più, tuttavia fino a quando gli fu possibile ebbe parole di incoraggiamento a tutti coloro che accorrevano a Lui.

Muore il 30 luglio 1942. Quando la sua tomba fu aperta dopo ventiquattro anni, incredibilmente scoprirono che il suo corpo era completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976. Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983.

Leopoldo nonostante le sue disabilità riuscì a sviluppare un'enorme forza spirituale e diventò molto popolare nel suo ministero di confessore, passava dalle dodici alle quindici ore nel confessionale, divenne un gigante della confessione. La sua bontà d’animo venne considerata eccessiva addirittura in netto contrasto con i dettami rigorosi dell’Ordine, tanto da riservargli grandi sofferenze nel compito che gli venne affidato nell’assolvere i peccatori nella confessione dei penitenti.

Fu assistito dalla sua grande umiltà e dal suo spirito di sacrificio, bruciava tutte le sue energie nella compassione per tanta gente che imparava da lui a ritrovarsi e a recuperare la propria fiducia. Di carattere era bellicoso e capace di infiammarsi con scatti imprevisti e aspri. Così fragile sembra impossibile che abbia resistito a questo genere di vita resa ancora più dura da continui digiuni, penitenze e preghiere.

Durante l'inverno del 1941, i dolori allo stomaco che fanno soffrire Padre Leopoldo da molto tempo si fanno più acuti, deve mettersi a letto. E quando nel 1942 lo portano in ospedale, trova il modo di confessare anche li. I medici gli trovano un tumore all’esofago, ritorna in convento.

Il 30 luglio 1942, come sempre, si alza di buon mattino e passa un'ora in preghiera nella cappella dell'infermeria. Alle sei e mezzo, riveste i paramenti liturgici, ma è assalito da un malessere violento e sviene. Quando riprende i sensi, riceve l'Estrema unzione, poi ripete le pie invocazioni che gli suggerisce il Padre Superiore. Alle parole della Salve Regina: «O clemente, o pietosa, o dolce Vergine Maria», la sua anima spicca il volo verso il Cielo, dove viene accolta nella letizia infinita di tutta la Corte celeste.

Leopoldo Mandic è stato beatificato il 2 maggio 1976 da Papa Paolo VI e proclamato Santo il 14 ottobre1983 dal Santo Padre Giovanni Paolo II. La ricorrenza liturgica si festeggia il 30 Luglio, Patrono dei malati di cancro.

La sua tomba fu aperta 24 anni dopo la sua morte, rivelando con sorpresa l’integrità del suo corpo malgrado il lungo periodo di sepoltura.

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