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20 dicembre, 2007




 
 

Il Taeg indica il costo effettivo di un contratto di Mutuo. E' il tasso di interesse che deve essere preso in riferimento quando si richiede un mutuo presso una banca o una società finanziaria.

 

 

 

 

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ECONOMIA POLITICA: La teoria Dell'informazione

Vari sviluppi specifici nella teoria economica (fra cui la teoria dell'agenzia e la teoria dell'azione collettiva) sono stati riuniti e sistematizzati nella nuova teoria dei problemi di informazione. A livello macroeconomico si richiede che l'equilibrio sia anche un'equilibrio informativo, ossia in cui non vi siano errori sistematici e dunque prevedibili (teoria delle aspettative razionali). A livello microeconomico si abbandona invece l'ipotesi (dell'analisi neoclassica marginalista) che gli operatori economici abbiano informazioni perfette per studiare le conseguenza delle informazioni non solo limitate ma "asimmetriche" (ossia una parte contraente sa cose che l'altra non sa).

Da questa premessa scaturisce l'analisi dei costi di transazione, ossia i costi che si incorrono nel negoziare i contratti e nel verificarne l'esecuzione; questi costi variano ovviamente a seconda del bene da trasferire (omogeneo/eterogeneo, semplice/complesso), e degli incentivi creati dalla struttura stesso del contratto. Si nota che le transazioni possono spesso avvenire con strutture contrattuali diverse, e che verranno usate le forme meno costose. Ad esempio, si può lavorare la terra con salariati, o affittarla a chi la coltiva; i costi di negoziato sono minori per la prima forma (non c'è bisogno di un inventario), quelli di verifica minori per la seconda (non c'è bisogno di controllare l'esecuzione del lavoro, in quanto l'affittuario, a differenza del salariato, è incentivato a lavorare dallo stesso contratto di affitto, che lascia a lui tutto il prodotto ottenuto con uno sforzo aggiuntivo); essendo poi i costi di negoziato costi iniziali, e i costi di verifica costi correnti, è chiaro che si affitterà il lavoro per periodi brevi e la terra per periodi lunghi.

Questa analisi è stata portata avanti (come quella simile della teoria positiva dell'azione pubblica) da economisti prevalentemente di destra, che ne hanno ricavato il messaggio che lo stato deve lasciar correre non solo in materia di prezzi, ma anche in materia di istituzioni. L'idea è che vi è concorrenza tra le istituzioni (forme contrattuali, mercati) come tra le imprese, e che tale concorrenza porta all'efficienza; quello che sopravvive sopravvive proprio perchè efficiente, per cui lo stato non deve intervenire (ad esempio come quello italiano, che ha bandito la mezzadria). Vicina a questa analisi vi è quella dei sistemi legali, che tende a vedere anche le leggi come strumenti di efficienza economica.

Allo stesso tempo, però, la teoria dei costi di informazione è fortemente corrosiva della base stessa della posizione di destra, ossia la fede nella mano invisibile. L'idea che basti la concorrenza a far coincidere interessi pubblici e privati assume infatti che le informazioni siano perfette, e solo su questo assunto si può giustificare l'affermazione di M. Friedman (economista di destra di grande talento) che le imprese hanno come unico dovere quello di massimizzare i profitti, senza comportarsi in modo "responsabile". Se l'impresa ad esempio sa che le automobili che produce hanno freni difettosi, e i clienti non lo sanno, ecco che l'equilibrio desiderabile si ottiene con la responsabilità, l'onestà, ecc.., o con l'intervento statale.

Con la teoria dell'informazione, dunque, la teoria economica liberal-borghese si riavvicina alla posizione cattolica/popolare/socialista, che teme la ricerca del vantaggio

privato e diffida dunque dei mercati. Si riconosce cioè che il buon funzionamento "dei mercati" richiede un supporto etico, che riduca i costi di transazione: supporto etico che è forse la caratteristica specifica dei paesi sviluppati, e che manca a quelli sottosviluppati che proprio per questo rimangono tali (Russia post-comunista; "familismo amorale" nel meridione italiano). Da qui si configura un ulteriore ruolo dello stato lato sensu allocatore, ossia quello dello stato educatore.

Un'ultima osservazione: la libertà dei singoli di contrattare a piacimento, senza intervento pubblico, può naturalmente essere difesa, e da una certa destra lo è, direttamente come principio etico: si può cioè affermare che il diritto alla libertà di contrattazione fa parte del diritto naturale alla libertà. Su questo si può concordare o meno; ma è una posizione assolutamente diversa da quella liberal-democratica dai fisiocrati e Smith in poi, che giustifica la libertà di contrattazione come modo migliore di raggiungere obiettivi sociali ("la ricchezza delle nazioni"), ossia come strumento e non come fine a se stessa.

 

 
   

 

Finanza ed Economia Editoriale

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