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15 gennaio, 2008




 
 

 

 

 

 

 

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  MUTUI E FINANZA INTERNAZIONALE

Di seguito un piccolo estratto dal bollettino della Banca d'Italia sull'andamento dell'Economia internazionale. In particolare viene evidenziata la situazione economica mondiale, a partire dagli Usa che nel 2007 hanno avuto grosse difficoltà, a cominciare dai mutui subprime per arrivare fino alle porte della recessione.

Le turbolenze sui mercati finanziari internazionali, attenuatesi dalla seconda metà di settembre, si sono riacutizzate nel quarto trimestre. Vi hanno influito numerosi fattori: l’ulteriore peggioramento delle condizioni nel settore immobiliare statunitense; revisioni al ribasso del rating di strumenti connessi con i mutui ipotecari e di altri prodotti di finanza strutturata; le ingenti svalutazioni di tali strumenti annunciate o iscritte a bilancio dagli intermediari finanziari e le conseguenti preoccupazioni per le loro condizioni patrimoniali. Dalla metà di ottobre le quotazioni sulle principali borse mondiali hanno registrato nuove,

consistenti diminuzioni . La caduta dei corsi è stata accentuata per le società finanziarie statunitensi (-16 per cento dall’inizio di ottobre). I differenziali di rendimento tra le obbligazioni societarie e i titoli pubblici con scadenza analoga hanno ripreso ad aumentare per tutte le classi di rating . La consistenza di carta commerciale garantita da attività reali e finanziarie (asset backed commercial paper) sul mercato statunitense, la cui contrazione si era attenuata in ottobre, ha ripreso a calare rapidamente; all’inizio di gennaio era inferiore di quasi un terzo rispetto al valore massimo registrato alla metà di agosto. La variabilità dei prezzi dei titoli a reddito fisso e delle azioni è nuovamente salita, superando in alcuni casi i livelli raggiunti in agosto . La ricomposizione dei portafogli verso attività più liquide e meno rischiose ha contribuito ad accentuare il calo dei rendimenti delle obbligazioni pubbliche a lungo termine emesse dai paesi industriali; negli Stati Uniti, il consolidarsi delle attese di un rallentamento dell’economia , ha favorito una loro discesa al di sotto del 4 per cento . Nei paesi emergenti i premi per il rischio, misurati dal differenziale di rendimento tra i titoli di Stato a lungo termine in dollari e quelli del Tesoro statunitense, hanno raggiunto in novembre livelli più elevati di quelli dello scorso agosto, pur rimanendo contenuti nel confronto storico. Nonostante l’aumento della volatilità sui mercati azionari e dei cambi, non sono emersi segnali di fuga degli investitori internazionali da tali paesi. In novembre i tassi d’interesse sui principali mercati interbancari sono risaliti marcatamente, riflettendo l’accresciuta percezione del rischio di controparte e il tentativo delle banche di minimizzare la propria esposizione in vista della compilazione dei bilanci di fine anno. Per contrastare queste tensioni la Riserva federale, la BCE e la Banca d’Inghilterra hanno annunciato, e successivamente avviato, una serie di operazioni di rifinanziamento con scadenze più lunghe di quelle usuali e tali da coprire la fine dell’anno. Il 12 dicembre le tre istituzioni, assieme alle banche centrali canadese e svizzera, hanno attuato un’azione coordinata per soddisfare la domanda di liquidità in dollari da parte delle banche europee. Tali interventi hanno mantenuto condizioni ordinate sui mercati a cavallo della fine dell’anno e attenuato le pressioni sui tassi interbancari, senza peraltro eliminarle. All’inizio di gennaio il differenziale tra il tasso interbancario a tre mesi e il corrispondente tasso su operazioni con garanzia era pari a 50 punti base nel caso dell’euro, a 60 punti per il dollaro e a 40 punti per la sterlina; prima dello scorso agosto tali valori erano in media pari rispettivamente a circa 10, a 20 e a 15 punti base.

Estratto da Bollettino Economica Banca ITalia Gennaio 2008.

 
   

 

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