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...in giro c'è grossa crisi...

La scuola tartassata: riflessioni a bocce ferme sull'ascensore bloccato!
13/07/2010
Di F. Allegri
La scorsa settimana abbiamo diffuso una lettera aperta di critica al ministro della pubblica istruzione e dell'università Gelmini. Tali scritto ha avuto un successo maggiore rispetto alla media degli altri scritti e questo risultato mi ha convinto che di problemi scolastici si può parlare anche a luglio.
Del resto la lettera stessa richiedeva un chiarimento e una specificazione. Il chiarimento deriva dal fatto che in tale scritto si chiedeva quali fossero le competenze della ministra che l'avevano condotta al suo delicato incarico. C'è una caratteristica che si può ipotizzare: si tratta di un soggetto esterno al mondo della scuola adatto a fare i tagli senza dialogare con le parti interessate.


Io penso che la signora sia stata scelta per fare i tagli e che lei abbia accettato quel compito in cambio del prestigio politico e sociale che deriva per un giovane avvocato dalla carica di ministro della repubblica.


A questo punto bisogna fare una specificazione che ha valore generale: tutti i paesi europei in crisi hanno fatto tagli enormi ai loro sistemi scolastici, con una sola eccezione significativa (e parziale) la Francia.

A mio avviso è questa la vera questione da dibattere. Ho sentito dire che chi taglia la scuola taglia il suo futuro, è ancora vero questo fatto oggi? Alla mia generazione insegnarono che la scuola era l'ascensore sociale per i giovani di talento dei ceti bassi. Essi potevano prenderlo per migliorare la loro vita. Io ho sempre creduto a questo e studiai, studio e continuerò, ma non vedo i risultati e non li vedo tra i miei coetanei.


Ho già scritto della generazione perduta ed oggi voglio interrogarmi sul fatto che l'ascensore sociale possa essere una leggenda.
Quando qualcuno mi diceva che l'istruzione era un pezzo di carta io provavo fastidio, lo consideravo un indicatore di stupidità, con il tempo mi sono reso conto che quella balordaggine tutta italiana era un corollario del nostro nepotismo, del fatto che tale certificato scolastico avrebbe coperto verso l'esterno e i ben pensanti la concessione dei soliti piacerini del potente di turno. Quella frase serviva anche ai falliti per coprire il loro basso rendimento scolastico e in generale toglieva prestigio alla scuola tutta - nel lungo periodo anche al paese.
Io pensavo: "Lo stato spende dei soldi per far studiare la gente, ci deve essere un ritorno, non si possono buttare via i soldi!" Ed io studiai con sacrificio dei miei genitori e altissimi profitti se è vero che sono uno che ha pigiato il tasto dell'ascensore per salire fino all'ultimo piano.

 

Quella porta non si è mai chiusa, l'ascensore non si è messo in moto e non sono mai salito: gli anni sono passati e tutto intorno a me è cambiato velocemente. E' come se tale ascensore fosse stato rotto e spostato in un altro edificio! In questa seconda realtà l'ascesa sociale è un'eccezione miracolosa, spesso nepotista o disonesta e in entrambi i casi servile.

Ecco: l'ascensore è impantanato nella palude!


Il professor Nappini ha scritto di recente che si fa presto a dire scuola ed ha ragione, io proverò a guardarla da una postazione particolare.
IN PRIMO LUOGO ESSA NON DEVE PRODURRE I DISOCCUPATI DI DOMANI e questo implica un rapporto forte e privilegiato tra scuola ed economia.
Da un lato abbiamo ancora i professori del sessantotto o della rivoluzione che verrà. Questi non vorrebbero la scuola asservita all'economia ... dall'altra abbiamo un'industria che delocalizza i grandi stabilimenti o che non può pagare gli specialisti in quelli piccoli.


Ecco un primo motivo del perché produciamo i disoccupati di domani: la scuola è fra l'incudine di un'industria che se ne va e il martello di un pensiero che non si è evoluto e che era buono per la precedente crisi industriale.
A ben vedere tutto il mondo scolastico europeo appartiene all'epoca storica precedente, quella che è morta con la crisi e forse viene tagliata anche per questa ragione. Tutti questi paesi hanno meno bisogno di certe lauree e solo alcuni conoscono l'importanza del diploma che in ogni caso non porta ascesa sociale.
A questo punto il discorso va deragliato, bisogna guardare alla scuola del futuro con una consapevolezza: le dimensioni del martello pedagogico diminuiranno e quindi sarà decisiva l'incudine ovvero il sistema industriale.
Coloro che avessero obiezioni sono invitati a riflettere sul prestigio sociale calante del docente e sulla povertà crescente delle famiglie.
Se è vero che la PMI ha poco bisogno di laureati, bisogna attenderci nuovi attacchi all'università e in positivo vanno create certe competenze e non altre. Qui c'è uno spazio per una scuola tecnica che non farà ascesa sociale.
Gli spazi dell'eccellenza e della ricerca saranno ridotti e spesso condivisi con i giochi del caso, dei brevetti e del nepotismo che è presente anche in questi settori.
 

Per tutto questo mi sento di dire che se a settembre avremo ancora questo governo attendiamoci la grande demolizione dell'università italiana e se fate parte delle forze politiche tradizionali preparatevi ad una grande mobilitazione d'autunno ed inverno.
Io resto qui a dirvi che ci servirebbero tanti diplomati delle scuole tecniche e linguistiche, ma la vecchia Italia non può udire queste parole e difficilmente le capisce!
Spero che qualche giovane mi legga e valuti bene le sue scelte, se avete il diploma giusto cercate il lavoro in un raggio d'azione più lungo e rammentate che l'idea dell'università come parcheggio temporaneo non sarà praticabile! Questo accadrà anche se saremo governati dal periodico governo dei tecnici perché dipende dal fatto che la delocalizzazione non si arresta da sola e per far tornare le fabbriche dovrebbero trovare qui certi specializzati e a buon mercato.
Ecco perché credo che la crisi perdurerà .....


Voglio chiudere con una buona notizia per i miei amici storici e filosofi: c'è un altro settore scolastico che pagherà la crisi che verrà e questo è il mondo del marketing, sia commerciale che sociale e politico o anche quello delle comunicazioni e delle pubbliche relazioni. La crisi pretende che si faccia a meno soprattutto di loro: ne vedremo delle belle.
Il resto lo sapete non si trova mai un tecnico per accomodare ascensori, lavatrici, sistemi scolastici e politici. L'ho già scritto!

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124 - De Reditu Suo - 2° libro - La civiltà italiana come ricostruirla (VI) (di I. Nappini)

123 - De Reditu Suo - 2° libro - La civiltà italiana come ricostruirla (V) (di I. Nappini)

122 - De Reditu Suo - 2° libro - La civiltà italiana come ricostruirla (IV) (di I. Nappini)

121 - De Reditu Suo - 2° libro - La civiltà italiana come ricostruirla (III) (di I. Nappini)

120 - De Reditu Suo - 2° libro - La civiltà italiana come ricostruirla (II) (di I. Nappini)

119 - De Reditu Suo - 2° libro - La civiltà italiana come costruirla (I) (di I. Nappini)

118 - De Reditu Suo - 2° libro - Salvare se stessi per salvare tutti (di I. Nappini)

117 - De Reditu Suo - 2° libro - Terza rivoluzione industriale e Belpaese (di I. Nappini)

116 - Per chi ha sete di giustizia:Un ringraziamento a Pier Camillo Davigo e Bruno Tinti

115 - De Reditu Suo - 2° libro - Le favole del Belpaese (di I. Nappini)

114 - De Reditu Suo - 2° libro - Il tempo che passa è un giudice spietato (di I. Nappini)

113 - De Reditu Suo - 2° libro - Il Belpaese chiede ancora miracoli e illusioni (di I. Nappini)

112 - INTORNO A TANGENTOPOLI: M. Travaglio intervista Bocca

111 - De Reditu Suo - 2° libro - L'Italia e la Repubblica per vecchi (di I. Nappini)

110 - De Reditu Suo - 2° libro - Dove sei Italia, antica terra gentile? (di I. Nappini)

109 - La forza e la debolezza dell'On. Di Pietro

108 - De Reditu Suo - 2° libro - La fine prossima della Repubblica di Nessuno (di I. Nappini)

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