Santa Elisabetta

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Miracoli

Relatio miraculorum «Incipiunt miracula sancte Elyzabet»

Guarigione di un bambino nato cieco

Giorno 8 aprile 1232. Il bambino Teodorico, nato cieco e con le orbite completamente chiuse, acquista la vista a cinque anni, mentre prega sulla tomba di Elisabetta, a Marburg. Lo dichiara la madre sotto giuramento, lo confermano il sacerdote della cappella Goffredo e alcuni cittadini di Marburg, quali Ermanno, Alberto e Ditmaro. Ne è testimone lo stesso maestro Corrado, il quale ha verificato di persona e ha interrogato testimoni.

Risurrezione di un bambino

Giorno 16 ottobre 1232. La signora Lutgarda, della diocesi di Magonza, dichiara con giuramento che il suo bambino di tre anni morì dopo acuta infermità. Il suo corpo giaceva ormai freddo. La nonna Berteide invocò con insistenza il Signore e chiese l'intervento di Elisabetta, promettendo di portare ogni anno una precisa offerta alla sua tomba e di donare un contributo all'ospedale San Francesco in Marburg. All'alba del terzo giorno il bambino riprese a respirare e cominciò a muoversi. Alla sera già parlava. Lo attestano la madre Lutgarda, la nonna Berteide, il padre Corrado, il nonno Anselmo e la sorella Bertheit. Ratificato dal vescovo.

Guarigione di una fanciulla gibbosa e scrofolosa

Giorno 24 giugno 1232. Guarigione di una fanciulla con la gibbosa (gobba) e scrofolosa (Malattia infettiva di natura tubercolare che si manifesta soprattutto con ingrossamento e talora suppurazione delle ghiandole linfatiche) , di nome Beatrice. All'età di nove anni - dichiara la madre Sofia con giuramento - Beatrice fu colpita da un male strano in tutte le sue membra. Dopo due anni e mezzo di malattia, si manifestarono una vistosa gibbosi (gobba) sulle spalle e una scrofolosi sul petto, tanto da renderla gravemente deforme e quasi immobilizzata. Ha luogo un fiducioso pellegrinaggio al sepolcro di Elisabetta, con generose offerte. Ma nulla! La madre Sofia protestò contro Elisabetta, minacciando di distogliere i fedeli dal visitare il suo sepolcro. E riprese la via del ritorno. Beatrice soffriva molto e sudava freddo. Si addormentò sfinita. Al risveglio dichiarò che le era apparsa nel sonno una signora dal volto splendido che, con le sue mani delicate e candide, le carezzava tutto il corpo deforme, mentre le sussurrava: "Alzati e cammina!". La fanciulla si alzò tutta tremante e madida di sudore. Era guarita e senza tracce dei brutti mali. La comitiva ritornò indietro, presso la tomba, per ringraziare Elisabetta. Lo dichiarano con giuramento la madre Sofia e il patrigno Embrico. Lo confermano Guntramo (che aveva assistito l'inferma in casa propria per sette mesi), Ebordio, Corrado, Federico, Volvinio, Bertoldo e Alberto di Larbach. Noi stessi - affermano i giudici ecclesiastici - abbiamo sentito i testimoni e abbiamo visto la fanciulla perfettamente guarita.

Guarigione di una ragazza paralitica

Giorni 7-9 aprile 1232. Guarigione di una ragazza divenuta zoppa all'età di sedici anni, il 6 ottobre 1231. Si chiamava Bertranda di Buttigler, della diocesi di Erbach. Sotto l'invadenza della malattia, la ragazza non riusciva più a muovere le sue membra e neppure a camminare. Sua madre Gertrude, dopo la predica del maestro Corrado di Marbug nella cappella dell'ospedale, fu spettatrice di un miracolo presso il sepolcro di Elisabetta. Pensò allora alla sua figlia, lasciata a casa. Chiese pure all'ancella Gutta di associarsi a lei nel chiedere l'intercessione di Elisabetta. Nello stesso giorno, il venerdì santo, Bertranda cominciò a stare meglio e guarì totalmente. Lo dichiara con giuramento sua madre Gertrude, lo conferma in tutti i particolari il sacerdote del luogo Erkenboldo, che era a piena conoscenza dei fatti. Concordano altri testimoni, quali Corrado di Buttegler e Trageboto, poliziotto. Noi stessi - affermano i giudici ecclesiastici - abbiamo sentito i testimoni e abbiamo visto la fanciulla perfettamente guarita.

Guarigione di un ragazzo zoppo

Giorni 1-2 giugno 1232. Il figlio di Valter e Irmentrude, della diocesi di Magonza, all'età di dodici anni fu colpito da una malattia che lo rese deforme e divenne ostacolo per i suoi movimenti. Si erano sviluppate escrescenze giganti nel fianco destro, con diversi danni e tumefazioni, cedimenti del bacino e degli arti inferiori. Dopo due anni anche le sue braccia andavano perdendo funzionalità. Come unica speranza, progettarono un pellegrinaggio al sepolcro di Elisabetta. Il giovedì santo erano lì in preghiera. Il ragazzo cominciò a sentirsi meglio. Fecero un nuovo pellegrinaggio nel periodo di pentecoste. Durante il viaggio il ragazzo cominciò a camminare e si sentì meglio. Giunti a Marburg, toccò il sepolcro e subito il braccio fu guarito. Sulla via del ritorno il ragazzo fu completamente guarito. Lo testimoniano anche i genitori di lui e altri, quali Volperto, Enrico, Hartmudo, che hanno conosciuto i fatti: avevano conosciuto il ragazzo sano, lo avevano visto per anni tutto malato e poi lo hanno visto guarito.

Risurrezione di un giovane annegato

Giorno 4 luglio 1232. Il soldato Enrico, della diocesi di Magonza, affermò sotto giuramento che un ragazzo di diciotto anni, entrando nel fiume Welter per pescare, fu inghiottito dall'acqua sotto gli occhi di tutti. Alcuni solo dopo molto tempo riuscirono a ripescarlo. Lo deposero sulla barchetta e tentarono di far uscire l'acqua dai suoi polmoni, mettendolo a testa in giù. Non apparve però alcun segno di vita. Gridarono la loro speranza a Elisabetta, implorando la sua intercessione. Il giovane cominciò subito a respirare e riprese vita. Lo attesta sotto giuramento il soldato Marcardo, fratello di Enrico; la stessa cosa attesta il mugnaio Corrado, intervenuto per soccorrere il giovane.

Risurrezione di un ragazzo morto

Giorno 25 luglio 1232. La signora Lutrude de Rudene, della diocesi di Magonza, un giorno trovò che il suo bambino di tre anni e mezzo, chiamato Wezelino, era morto da alquanto tempo. Strinse forte il suo corpo, fra gemiti e lacrime. Chiamò poi le vicine per aiutarla a preparare le vesti per la sepoltura. Senza rassegnarsi, la madre implorò Elisabetta di intercedere per lui, accompagnando la preghiera con tante promesse. Sul calar della sera il bambino diede segni di vita e verso la mezzanotte stava ormai bene. Erano trascorsi cinque giorni! Lo attesta la madre Lutrude con giuramento. Lo giura anche Irmentrude, vicina di casa, accorsa a prestare aiuto. E ugualmente Corrado, dello stesso villaggio. Noi stessi - affermano i giudici ecclesiastici - abbiamo visto il fanciullo vivo e perfettamente sano.

Guarigione di un ragazzo cieco in un solo occhio

Giorno 15 giugno 1232. Il bambino Enrico, figlio di Enrico di Gruninberch, era nato normale. Ma presto si sviluppò un ascesso nell'occhio sinistro. Scomparendo questo male dopo sei settimane, rimase come un velo sopra la sua pupilla, tanto che il bambino non vedeva nulla con quell'occhio. Il bambino aveva ormai nove anni ed era cieco nell'occhio sinistro. Il padre accompagna il bambino al sepolcro d'Elisabetta e invoca con fiducia la sua intercessione, mentre il bambino appoggia il capo sulla tomba. Il velo dell'occhio si scinde in due parti e la pupilla comincia a recuperare la vista. Entro otto giorni il ragazzo vedeva perfettamente anche con l'occhio che era cieco. La meraviglia di tutti fu grande. Lo attestano con giuramento il padre, nonché Hartmodo, Valter, Irmentrude e altri che furono a conoscenza del fatto.

Guarigione di una ragazza coperta di fìstole

La fanciulla Hadewige, all'età di nove anni, si trovò aggredita da ulcere al collo, alle spalle, alle gambe, ecc., tanto che ovunque ne fluiva molto pus. Le vesti si imbrattavano e i cani correvano a lambire i suoi abiti. Dopo quattro anni di sofferenza, la nonna Guta fece voto di recarsi a visitare il sepolcro di S. Elisabetta e di offrire doni. Andarono insieme e durante il viaggio di ritorno l'infezione cominciò a diminuire e in breve tempo la ragazza apparve guarita. Lo dichiarano con giuramento la nonna Guta di Biedencap, suo marito Gerberto e altri testimoni diretti, quali Bruno, Adheleit, Diemodo, Siboto, Enrico..

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