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Non li trovate negli elenchi dei luoghi da visitare maIl Che alle prese con la pelota provate a chiedere ad un passante di Holguin di indicarvi dove si trova il "Calixto Garcia" o ad un ragazzino camagueyano di accompagnarvi al "Candido Gonzalez", scoprirete un nuovo mondo, una delle tante sfaccettature che offre Cuba.

Benvenuti nel mondo del beisbol (eh si la parola è yanqui ma la pronunciamo e la scriviamo alla maniera nostra!), la religione col maggior numero di praticanti in tutta l’isola e il "Garcia" e il "Gonzalez" sono solo due tra i tanti templi dove il rito si celebra quasi tutti i giorni.

Un appuntamento da non perdere per chi cerca la vera anima di Cuba.

Una partita di "pelota" dura anche tre ore, i ritmi sono lenti, tipici di questo sport, ad un’azione di gioco segue sempre una pausa, un cambio di battitore, una discussione con il manager; insomma tutto il contrario delle atmosfere parossistiche dei nostri stadi di calcio.

Provate ad entrare in un o stadio un giovedì sera o un sabato pomeriggio, non dimenticate di portare con voi un po’ di birra e un po' di ron, avrete tutto il tempo di berlo con i vostri vicini, non capirete quasi niente di quello che accade in campo, ma niente paura: qualcuno penserà a spiegarvi le regole e dopo ne saprete meno di prima, felicemente confusi tra pitcher, interbase e fuoricampo.

Ogni provincia ha il suo "equipo" (L’Avana, capitale prepotente, ne ha due) che disputa il combattutissimo campionato nazionale, gli incontri si svolgono dal martedì al giovedì di sera e il sabato e la domenica nel pomeriggio.

E con l’inizio della Lega ha inizio il calvario dei fedeli del beisbol: provate ad aggirarvi per L’Avana durante la serie finale del torneo e sul diamante si affrontano le due dominatrici Santiago e Pinar del Rio, vi sentirete come a casa; le facce sono le stesse di quelle di un tifoso interista che ancora aspetta dopo 14 anni o di un laziale alla festa scudetto della Roma.

La Quaresima del aficionado della nazionale, iniziata con la finale persa alle Olimpiadi di Sidney, è terminata a novembre dello scorso anno a Taipei quando il titolo mondiale è approdato per la 23esima volta all’ombra del Capitolio, 5 a 3 ai presuntuosi USA e grandi onori a Higino Velez il gran sacerdote-manager che ha riportato il sorriso fra i fedeli.

Ogni cubano ha giocato da giovane in qualche squadra e vi racconterà con piacere le sue imprese sul monte di lancio (ognuno ha giocato nella Lega Nacional e, fatti un po' di conti, non basta un torneo a 1200 squadre se volete credere a tutti); basta aggirarvi per una strada un po' fuori mano per vedere i ragazzini ingegnarsi a trasformare qualsiasi oggetto verosimilmente allungato in una mazza che colpisca una pallina fregata fuori dal campo in occasione in uno dei tanti fuoricampo battuti durante l'incontro (a proposito, Omar Linares ha battuto il 400esimo in carriera e il volo di quella pallina è stato più seguito di una telenovela brasiliana).

Non vi racconterò di home run o di eliminazioni al piatto, né vi dirò che forse Santiago vincerà il titolo per la quarta volta consecutiva e a Calle Obispo dovranno aspettare un altro anno: il beisbol è fede, se non entrate nel tempio non potrete capire.

A proposito, se siete a Santiago e volete visitare la storica caserma Moncada state attenti: un tassista – fedele vi porterebbe senza esitazione al "Guillermon Moncada" dove gli eroi non sono Camilo e Fidel ma si chiamano Yoelmis Poll e Danny Betancourt, due ragazzotti che hanno detto no ad un'altra religione, il Sacro Tempio della Major League che ti dà tanti dollari, ma vuoi mettere con il divertimento di far arrabbiare ancora un po' gli habaneri?

 

Edoardo Zorzetti - 25 febbraio 2002

 

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Aggiornato il: 11-04-2002

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