San Vincenzo de' Paoli

Vincenzo de' Paoli

Genio della carità

San Vincenzo de' Paoli è la figura più luminosa e più esaltante della chiesa francese del 1600. Infaticabile della carità, invio le sue Figlie nel mondo a fare apostolato pratico, facendole camminare sulle strade del mondo, negli ospedali e nelle case di tante povere famiglie.

Biografia

Nome originale Vincent de Paul.
Vincenzo nacque il 24 aprile 1581 a Pouy, in un remoto villaggio delle Lande, nelle vicinanze di Dax. La famiglia era povera, genitori lo indirizzarono allo stato ecclesiastico, che era l'unica possibilità di avanzamento sociale per le classi inferiori. Studiò presso i francescani di Dax (1595) e fu precettore dei figli del giudice di Pouy, Gomet. Nei 1597 iniziò i corsi presso l'università di Tolosa. Fu ordinato sacerdote dal vescovo di Périgueux, il 23 settembre 1600, aveva solo 19 anni. Si dette da fare per conseguire una sistemazione vantaggiosa. Fu a Roma (1600), fece altri viaggi. In uno di questi, durante il tragitto in mare tra Marsiglia e Narbona, sarebbe avvenuto l'episodio della cattura da parte di una nave corsara, cui avrebbe fatto seguito un biennio di prigionia a Tunisi, che si sarebbe concluso con la fuga di Vincenzo accompagnato dal suo padrone, un cristiano rinnegato. Era un sacerdote legato a ideali di autoaffermazione, di sistemazione personale e di carriera.

Gradualmente fra il 1608 e il 1617 avvenne una profonda conversione in Vincenzo. Arrivato a Parigi nel 1608, ottenne la carica di elemosiniere della regina Margherita di Valois e alcuni benefici. Determinante per lui però fu l'incontro con Pierre de Bérulle, che introdusse Vincenzo nei circoli della riforma della Chiesa di Francia. La scelta di nuovi valori operata da Vincenzo si rivela in occasione di una falsa accusa di furto da cui non volle difendersi e nell'aver accolto le confidenze di un teologo provato nella fede. Cominciò a pregare più intensamente, riscoprì il senso del sacerdozio e dell'eucaristia. Il sacerdozio lo aveva considerato finora come un'opportunità di promozione umana. Si diceva che "nessun prete muore mai di fame". L'eucarestia era un rito che portava bene. Capì invece che il prete è un uomo mangiato e che nell'eucarestia il prete è sacerdote e vittima.

La fondazione da parte di Bérulle dell'Oratorio (1611),comunità sacerdotale, impegnata sulla via della perfezione non sulla base dei voti, ma della stessa consacrazione sacerdotale, non colse impreparato Vincenzo accettò l'offerta di una parrocchia alla periferia di Parigi, a Clichy. Il demone della carriera lo aveva abbandonato. Respirò la dolcezza della cura pastorale e la poesia della stanchezza di una giornata spesa per gli altri.

Nel 1613 Vincenzo, su consiglio di Bérulle, lasciò la parrocchia nelle mani di un vicario, per assumere la funzione di cappellano della famiglia del generale della flotta del Mediterraneo, Filippo Emanuele de Gondi. L'inattività nell'ambiente aristocratico costò molto a Vincenzo. Ebbe un periodo di dure prove interiori sulla fede, da cui uscì solo nel 1617. In quell'armo, in uno dei viaggi nei possedimenti dei Gondi, ebbe la rivelazione dell'abbandono spirituale dei poveri trascurati da un clero ignorante e inefficiente. Un moribondo fu confessato da Vincenzo e confidò che senza la confessione generale, sarebbe andato all'inferno. L'episodio indusse Vincenzo, a una predica tenuta nella chiesa di Folleville il giorno della conversione di san Paolo, il 25 gennaio del 1617, per invitare la popolazione alla confessione generale. Fu la sua prima "missione".

Vincenzo sottopose a Bérulle i dubbi sulla permanenza in un ambito così sicuro e asettico. Le aspirazioni Vincenzo per un ritorno all'esperienza pastorale furono accolte dal suo direttore spirituale che segnalò a Vincenzo la parrocchia di Châtillon-les-Dombes, nei pressi di Lione (1 Agosto 1617). Il periodo di tempo in cui Vincenzo poté fermarsi a Châtillon fu breve. La domenica del 20 agosto 1617 il santo fu informato che tutti i componenti di una famiglia erano ammalati e non avevano nulla da mangiare. Salì allora sul pulpito della chiesa di Châtillon e fece un discorso travolgente. La popolazione prese a cuore la famiglia e portarono molti aiuti. Il santo vista la risposta, pensò di organizzare in modo stabile l'azione di carità.
Il 23 agosto 1617 Vincenzo fondò un'associazione laicale per assistere i poveri. Nascevano le Compagnie della Carità.
Le pressioni dei Gondi su Bérulle indussero questi a far tornare Vincenzo a Parigi presso la famiglia principesca. Vincenzo ubbidì, ma, da questo momento, i rapporti fra i due subirono un evidente raffreddamento. Nel 1618, Vincenzo conobbe san Francesco di Sales e, l'anno dopo, santa Giovanna Francesca Frémyot de Chantal, che gli affidarono la direzione dei monasteri della Visitazione. Nel febbraio 1619 fu nominato cappellano reale delle Galere, carica di cui si servì per rendere più umane le durissime condizioni dei galeotti.

Il 17 aprile 1625 i Gondi misero a disposizione di Vincenzo una somma di denaro, grazie alla quale egli poté "fondare" la Congregazione della Missione. La comunità venne approvata nel 1627 da Propaganda Fide come "missione", cioè come un gruppo di lavoro apostolico senza alcuna caratteristica assimilabile a un istituto religioso. Nel 1633 Vincenzo si orientò coraggiosamente per un'ulteriore iniziativa. L'esperienza delle Compagnie della Carità, che si erano moltiplicate, l'aveva indotto a riflettere ed era pervenuto ad alcune importanti conclusioni, come la maggior disponibilità della donna alle iniziative per i poveri, la possibilità di coinvolgere anche il mondo dell'alta e media aristocrazia e la necessità di un impegno nella carità a tempo pieno. L'ultima conclusione indusse Vincenzo ad affiancare le dame a una comunità femminile, le Figlie delle Carità. In santa Luisa de Marillac (1591- 1660) trovò una collaboratrice intelligente e preparata, in grado di interpretare gli orientamenti dell'intuizione vincenziana. Si rompevano pertanto gli schemi che escludevano le religiose dall'apostolato diretto e si abbattevano le barriere sociali che riservavano la carità alle persone "di condizione".

Fra il 1633 e il 1643 le opere vincenziane si irrobustirono. Nel 1636 furono mandati 10 missionari come cappellani dell'esercito. Le devastazioni della Lorena, Piccardia, Champagne e Ile-de-France indussero Vincenzo a organizzare i soccorsi alle popolazioni colpite. Nel 1638, dopo aver lanciato le Figlie della Carità negli ospedali e poi sui campi di battaglia, iniziò l'opera dei trovatelli. La figura morale del santo si era frattanto imposta. Alla morte di Luigi XIII (1643) fu al suo capezzale. Successivamente fu nominato membro del Consiglio di coscienza della reggente Anna d'Austria. In quest'ufficio si adoperò per la nomina di vescovi degni e spiritualmente preparati.

Gli ultimi anni furono utilizzati a dare il tocco definitivo alle sue comunità. La Congregazione della Missione si era estesa agli stati italiani, alla Polonia, all'Irlanda, alla Scozia, a Tunisi e al Madagascar. Qui i suoi missionari morivano uno dopo l'altro. Ma era convinto fosse l'opera di Dio. Nel giugno del 1660 le sue forze cedettero. Gli ultimi mesi furono passati in un assopimento continuo. Il 27 settembre 1660, seduto vicino al fuoco, si spense serenamente.

Riprendendo Benedetto da Canfield, san Vincenzo colloca al vertice dell'esperienza cristiana l'adempimento della volontà divina. Ma la virtù che aveva maggiormente impressionato i contemporanei fu l'umiltà. Se volontà divina e umiltà costituiscono come i cunei dell'arco della spiritualità cristiana, la chiave di volta è la carità. Non c'è nel santo separazione fra amore fra amore di Dio e del prossimo. L'amore che non si traduce in azione è più nocivo che utile: "Amiamo Dio, fratelli, amiamo Dio, ma a spese delle nostre braccia, con il sudore della nostra fronte.

Il suo ideale era quello di un contemplativo dell'azione: "Bisogna santificare queste occupazioni cercandovi Dio e compierle per trovarvelo, piuttosto che per vederle fatte". Solo quando l'uomo è pieno di Dio, allora l'azione diventa efficace. Bremond ha perciò scritto che "non è stato l'amore degli uomini che l'ha condotto alla santità, ma la santità che l'ha reso veramente ed efficacemente caritatevole".

L'istituto delle Figlie della Carità divenne il modello di un gran numero di comunità femminili di servizio. Fanno parte dell'ispirazione vincenziana le suore di s. Giovanna Antida Thouret, le Suore di Carità di Santa Maria, fondate da Luigia Angelica Clarac, le Suore di Carità dell'immacolata Concezione, fondate da Antonia Maria Verna, le suore del padre Durando, quelle del beato Cottolengo, le Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, le suore di Carità di Leavenworth, di san Giuseppe, di Baltimora, le suore di Carità di Innsbruck, e tutte le comunità nate per opera di santa Elisabetta Seton.

Morì a Parigi il 27 settembre 1660, dopo aver continuato a seguire personalmente tutte le opere da lui iniziate. Venne Beatificato il 21 agosto 1729 da Papa Benedetto XIII, Canonizzato il 16 giugno 1737 da papa Clemente XII. La ricorrenza è il 27 settembre. Patrono di Madagascar, Carceri e del servizio penitenziario. Attualmente il suo corpo è esposto nella Cappella dei lazzaristi, 95, rue de Sèvres a Parigi.

Fu merito particolare di Vincenzo De Paoli quello di aver capovolto l'atteggiamento allora prevalente nei confronti dei poveri, che era di allontanamento ed emarginazione, per andarne in cerca e soccorrerli attraverso l'aiuto e la collaborazione di quanti più fosse possibile, ispirandosi alla carità evangelica, che vede nel povero la persona di Cristo.

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