Essere Cristiani

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Ha voluto essere un fratello


Ripercorrendo la storia delle vicende della salvezza ed accogliendole, chi ha fede ha motivo di ringraziare Dio. Particolarmente sente di dover ringraziare per il dono più grande nel quale Dio stesso si è rivelato e si è offerto agli uomini.

La persona di Gesù è appunto questo dono! Il suo farsi uomo non è uno spettacolo senza impegno, un travestimento nel quale Dio gesticola giocando "all'uomo!" e neppure è venuto per fare apostolato: in mezzo ai poveri non si è recato solo per fare visita; non ci ha soltanto rasentato e sfiorato per poi subito ritirarsi nella sublimità dei suoi cieli e lasciarci nuovamente soli! No. È stato obbediente al nostro destino percorrendo fino in fondo la strada degli uomini.

Si è messo dalla nostra parte partecipando alla nostra povertà. Non ci ha traditi per un boccone di pane; non ha voluto vincere con il chiasso o con grandi gesti. Al contrario ha sempre rifiutato ogni posizione eccezionale; non si è presentato come un superuomo, ma come un uomo sconosciuto, di una piccola borgata quasi sconosciuta. Ha scelto la piccolezza, la dedizione.

A tutti ha voluto essere fratello; a tutti ha voluto donare una speranza. È venuto a noi perché tutti avessimo un amico. Si è messo dalla parte di chi soffriva; si è mescolato con i peccatori, con i calpestati. Non ha mai fatto miracoli per capriccio, per suo vantaggio, per avere popolarità. Ha voluto essere debole, insignificante.

Noi congiungiamo troppo facilmente il sensazionale ed il grandioso con il pensiero di Dio. Non appena in qualche luogo circola la voce di fenomeni straordinari e di cose meravigliose, affluiscono le masse, si pone in movimento il "popolo e sboccia apparentemente una nuova religiosità". Tuttavia non è questa la volontà di Dio, ma il servizio verso il fratello, il gesto semplice e cordiale nella vita quotidiana.

Il rifiuto di Gesù al tentatore fa vedere le radici della vera religiosità; "La fede non è l'urlo della sorpresa". Gesù non ha voluto imporsi mediante fatti meravigliosi e scioccanti; qualche cosa di inaspettato esplode nella sua persona: l'umiltà di Dio!!

Gesù non ha voluto essere portato sulle mani degli Angeli; non ha voluto che il suo piede non inciampasse in una pietra; non ha cercato nulla di meraviglioso, ma ha preso su di Sé quella inutilità che ogni amore deve pure provare una volta. Ha preso la via della croce, fino all'abbandono; ha voluto essere impotente; non ha voluto fare nulla per farsi valere.

Ha voluto essere riconosciuto ed accolto non a forza di miracoli, di segni grandiosi; ma con gli unici segni che un Dio poteva darci: quelli dell'amore, della piccolezza, dell'umiltà, della donazione totale!

Essere cristiani significa "sequela"; cioè impegno ad mutare l'orientamento essenziale della vita di Gesù. E poiché il suo atteggiamento vitale è stato posto radicalmente alla prova in quell'atteggiamento che chiamiamo "tentazione", tale prova è modello, figura della prova che ciascun battezzato è chiamato a sostenere; prova come occasione di scelte precise e responsabili di fronte a Dio che ci invita e ci interpella.


PREGHIERA


Signore Gesù, grazie perché Tu sei misericordia infinita, e quando perdoni cancelli e dimentichi tutti i nostri peccati. Tu hai visto che con il mio cuore di pietra non riuscivo a vivere il Vangelo, e allora hai preso l'iniziativa di venire a me per guarirmi.
Nel Battesimo mi hai dato un cuore nuovo animato dal tuo stesso Spirito.

- Pater, Ave, Gloria.


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