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In cammino come i discepoli di Emmaus

"Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro". Ma i discepoli non si accorgono che è lui, un qualcosa fa violenza sui loro occhi e li rende ciechi, forse è la delusione, la paura, o forse è lo spettro lasciato dalla morte atroce di Gesù. Hanno il volto di chi è arrabbiato con la vita. Tutta la negatività della vita è presente nel loro cuore e si sentono morti dentro.

Gesù li lascia sfogare e quei due aprono il loro animo triste a quello sconosciuto che cammina con loro. Quella morte in croce è la fine di tutte le loro speranze, è la morte di tutti i loro sogni. "Noi speravamo", e aggiungono: "Che fosse lui a liberare Israele", manifestando così l'oggetto della loro speranza: la liberazione d'Israele dall'occupazione romana.

Gesù si mette a parlare e con la luce della sua parola penetra nelle tenebre della loro tristezza e del loro inganno. Gesù rivela un nuovo modo di guardare alla sofferenza, alla croce e alla morte e lo fa aiutandosi con il libro della Bibbia; precisamente, citando il profeta Isaia. Offre una versione della morte come germe di vita per sé e per gli altri. "Stolti e tardi di cuore" dice Gesù, senza testa e dal cuore appesantito. Gesù si mette a spiegare loro la Bibbia. "Spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a lui".

Si dicono l'un l'altro: "Non ci ardeva forse il cuore mentre Gesù conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le scritture?" A questo punto Emmaus diventa solo una tappa e non la meta definitiva del loro viaggio. Così i due ritornano nella stessa notte a Gerusalemme. Un viaggio diverso da quello fatto durante la giornata: un viaggio pieno di entusiasmo, illuminato da Gesù apparso ai loro occhi come colui che spiega le Scritture; come colui che siede a tavola e spezza il pane per loro.

I due discepoli di Emmaus, sperimentano che la loro vita si trasforma credendo nella Risurrezione di Gesù dai morti. Gesù nella sua persona aveva superato le barriere della morte e di ogni schiavitù ed era lì con loro, dentro le loro case e soprattutto dentro i loro cuori e nasce in loro una speranza nuova. Una nuova forza, più forte di tutto e di tutti che è la stessa forza di Dio.

Il nostro presente, forse come per i due discepoli di Emmaus, è segnato da sconfitte davanti alle quali ognuno si sente impotente e schiacciato; così talvolta ci si rassegna a vivere una vita senza senso, dove muore la speranza si spegne ogni futuro. Anche noi possiamo scoprire, come i discepoli di Emmaus, che Dio è presente nella nostra strada, e lo possiamo riconoscere nelle situazioni di deserto, di morte, di disperazione e di abbattimento. Riconoscere la presenza di Dio dona la certezza che il Signore interviene proprio nel nostro deserto, che ci salva dalla nostra incredulità.

Anche noi quando si fa sera e il giorno volge al crepuscolo, sentiamo crescere le paure della notte, quando le tenebre ci avvolgono ci sentiamo smarriti allora è necessario che Gesù resti con noi, seduto a tavola in grande intimità. Sentire che un Amico cammina con te, percorre la tua stessa strada, parla con te, mangia con te, fa sbocciare la nostra speranza fino al punto di farci diventare capaci di fare l'impossibile. Ossia possiamo nascere a nuova vita e liberare le forze represse per vincere le forze della morte.

Il cammino è crescita e ha lo scopo di renderci simili a Cristo, ossia capaci di amare e di servire senza chiedere di essere amati e serviti, con lo scopo di liberarci da noi stessi, perché impariamo ad essere servi e a dare noi stessi. Abbiamo forse perso il coraggio di camminare dietro le orme di Gesù, perché non vogliamo tralasciare nulla delle cose del mondo che tanto ci abbagliano e ci incatenano nei desideri e nei vizi.

Mettersi in cammino non significa solo essere dotti della parola, ma trasformare l'insegnamento in azioni concrete e questo sarà possibile solamente accettando senza "se" e senza "ma" l'invito di Gesù "Seguimi". Dinnanzi a tale invito il tentennamento non serve: o si va, o si resta. L'imperativo assoluto è procedere senza tentennamenti, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che si incontreranno per la via. Il resto sono solamente parole vane.


PREGHIERA

O Gesù pietosissimo, che sei la luce di tutto l'universo accogli nella dimora del tuo compassionevole Cuore le anime di coloro che non ti hanno ancora conosciuto; li illuminino i raggi della tua Grazia, affinché anch'essi glorifichino con noi i prodigi della tu Misericordia, e non permettere che s'allontanino mai più dal tuo Cuore infiitamente misericordioso. - Pater, Avem, Gloria.


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