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RICHIESTA DI CONVERSIONE


Gesù inizia la sua missione annunciando che il Regno è presente, rivelando l'esigenza di cambiare vita attraverso la conversione. Gesù riprende gli appelli dei profeti alla conversione, l'appello stesso di Giovanni il Battezzatore (Mt 3, 2). Ma le sue parole hanno un significato diverso. I profeti fino a Giovanni, predicavano una conversione sotto la minaccia del giudizio imminente con la concezione del castigo di Dio (Mt 3, 1-12 e Lc 3, 1-17); Gesù unisce la richiesta della conversione all'annuncio della lieta notizia che il Regno si è avvicinato. Sono le parole di Gesù che chiamano alla conversione, perché con esse Gesù offre all'uomo il perdono, la possibilità di un cuore nuovo, capace di ubbidienza e quindi di alleanza con Dio.

Quest'alleanza tra Dio e il popolo, legittimata sulla legge e sulle promesse di Dio, costituiva il rapporto tra Israele e Dio; ma Israele non era stato fedele alla legge e non aveva così potuto più conseguire nemmeno le promesse. Ora Gesù ristabilisce questo rapporto spezzato, attraverso l'offerta del perdono ai peccatori, ai violatori della legge. Per questo siede alla tavola dei peccatori, mangia e beve con loro, frequenta pubblicani e prostitute, chiama a sé questi malati lui che è il medico, dando loro con quest'incontro l'occasione del ritorno. La conversione che Gesù desidera non è un atto di pentimento, ma un ritorno al Padre reso possibile dalla sua presenza in mezzo agli uomini.

Gesù non fa atti di indulgenza verso i peccatori, ma con la sua parola efficace e potente li trasforma in nuove creature cancellando totalmente i1 loro peccato. Le tre parabole in Luca (15, 3-32) sulla gioia di Dio ci permettono di comprendere che il figlio prodigo, la pecora sperduta, la moneta smarrita portano a Dio e con il loro ritrovamento portano più gioia che "gli altri novantanove che non hanno bisogno di ritornare".

È l'annuncio di Gesù che rende possibile la conversione e non la conversione che rende possibile il Regno: Gesù non richiede di andare verso Dio, come richiede la legge, ma di accettare la sua vicinanza portatrice dell'amore divino; chiede di fare ritorno all'infanzia non nel recupero dell'innocenza, ma nella capacità di ricevere con cuore semplice il dono, come un bambino.

Convertirsi significa cambiare mentalità, cambiare spirito, cambiare la fonte dell'agire umano attraverso un moto di tutta la persona che si libera da se stessa, dal proprio mondano. La conversione fa parte di un piano che non è di ordine morale, ma di ordine divino: l'ordine etico non è escluso in quanto ne rappresenta il frutto della conversione, ma non ne è la causa. Occorre produrre frutti degni della conversione, ma bisogna prima sentirsi perdonati come il pubblicano al tempio o la donna peccatrice, senza poter vantare buone opere, senza esaltare se stessi.

Solo chi è perdonato è di fatto una nuova creatura, è reso capace di obbedire radicalmente a Dio mostrando che Egli regna. In base a questo la conversione è pertanto un evento definitivo che dà inizio alla sequela e che non va confuso con il rinnovamento morale. La conversione significa prendere la decisione di questo cammino dietro a Gesù, cammino che può essere costellato anche di debolezze e di infedeltà, ma che ha una forza propulsiva che resta unica. La conversione è opera di Dio e non una nostra scelta: non dobbiamo fare qualcosa per convertirci ma accettare l'invito di Dio con la possibilità offertaci di entrare e muoverci nel percorso di salvezza dietro al Signore.


PREGHIERA


Signore Gesù, con il digiuno e la preghiera Tu hai sconfitto Satana e mi consegni le stesse armi per essere vincitore con Te.
Mi abbandono con tutto il cuore alla potenza infinita della tua vittoria sul male. Continua a vincere ilpeccato del mondo ed il mio peccato personale.
Che io sia sempre pieno di Spirito Santo per vincere con l'amore e nella pace ogni suggestione del male.
Donami sempre gioia e pace nello Spiritio Santo.

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