La moglie del tuo prossimo


Non Desiderare la Moglie del Tuo Prossimo

Monastero

Studio teologico e morale

Il nono comandamento del Decalogo, "Non desiderare la moglie del tuo prossimo", è più di un semplice precetto e rappresenta una discesa negli abissi del cuore umano, dove il desiderio si confonde con la colpa e sprigiona quell’energia che può elevare l’uomo o ridurlo in schiavitù delle sue passioni. Attraverso la riflessione delle Sacre Scritture, questo precetto ammonisce contro la concupiscenza e fornisce la chiave per comprendere il confine tra il peccato veniale e mortale. Un insegnamento che, ancora oggi, ci invita a riflettere sulla fonte del male.

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Le due versioni nel decalogo

Le due versioni del decalogo presentano differenze significative.
  • Esodo (20,17) elenca prima i beni materiali, affermando: «Non desiderare la casa del tuo prossimo...», e solo successivamente menziona la moglie.
  • Deuteronomio (5,21), al contrario, inverte l'ordine, iniziando con: «Non desiderare la moglie del tuo prossimo...», ponendo la donna prima della casa e dei possedimenti.
Questa piccola variazione nel Deuteronomio evidenzia la priorità attribuita alla donna, che non è più considerata una ‘proprietà’ accanto a schiavi o animali, ma viene riconosciuta come una persona con dignità propria.

Il Significato del Verbo Ebraico "Hamad"

Il verbo ebraico "Hamad", tradotto come “Desiderare”, ha diverse interpretazioni a seconda del contesto. Le tradizioni più comuni lo associano a significati come cupidigia, concupiscenza e brama per un desiderio disordinato legato al peccato. "Hamad" non rappresenta un semplice volere, ma un desiderio che può assumere connotazioni ossessive, spesso collegate all'invidia e alla rottura delle relazioni. Questo tipo di desiderio trascende il semplice atto di volere qualcosa; si trasforma in un'avidità che può portare a conseguenze negative.

Pertanto, l'espressione “Non Desiderare” deve essere intesa come un avvertimento: "Non lasciarti consumare dall’avidità per ciò che non ti appartiene." Non si tratta di un desiderio egoistico volto al possesso, ma di un invito a mantenere un cuore libero dalla cupidigia, poiché Dio non desidera solo azioni esterne giuste, ma anche un'intenzione pura e giusta. La cupidigia genera ingiustizia e compromette le relazioni umane.

La progessione dal desidero all'atto

La riflessione teologica descrive quel percorso che, partendo dal desiderio disordinato, giunge fino al peccato compiuto. Come insegnano i maestri spirituali, "si inizia con il desiderio, si prosegue con la seduzione, si consolida con la persuasione e si conclude con l'azione". Questa dinamica rivela che il male non nasce dall’atto esteriore in sé, ma dal cuore dell’uomo, dove matura la scelta di voltarsi verso ciò che è contrario alla volontà di Dio.

Un caso emblematico è quello biblico di Davide e Betsabea, moglie di Uria: "dallo sguardo al desiderio, dal desiderio alla seduzione, dalla seduzione al consenso, dal consenso all’azione". Questo schema dimostra che il comandamento divino non intende solo impedire l’adulterio materiale, ma anche guarire quella disposizione interiore che lo rende possibile, agendo sulla radice stessa del male.

Nono Comandamento

Si può commettere adulterio nel cuore non solo con il coniuge di un altro, ma anche con il proprio coniuge se lo si guarda con lussuria o lo si tratta"solo come un oggetto per soddisfare l'istinto.
(Giovanni Paolo II - Osservatore romano 8 ott 1980)

La lussuria è legata all'eccesso nei desideri sessuali con comportamenti immorali o sfrenati, una trasgressione rispetto ai valori morali.

L'insegnamento del nono comandamento, secondo quanto scritto nel libro dell'Esodo, è il seguente: "Non desiderare la casa del tuo prossimo; Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartiene al tuo prossimo" (Esodo 20:17). Questo precetto stabilisce una chiara linea morale riguardo al desiderio e alla concupiscenza, sottolineando l'importanza di mantenere pure le intenzioni del cuore.

Non desiderare la donna di altri

Questo comandamento riguarda l'intenzione del cuore e quindi riassume tutti i precetti della Legge. San Paolo afferma: "Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste".
(Gal 5,16-17).

È l'invidia che rende l'occhio cattivo, perché senza la rettitudine interiore, ogni atteggiamento e ciascuna parola sarà vana, poiché ciascuno è tentato dalla concupiscenza che lo attrae e lo seduce. La riduzione della persona cui dedicarsi in oggetto di libidine, può essere fatta da chiunque, perché la nostra fame e la nostra sete, nei rapporti con il prossimo, possono portare a comportamenti scaltri per approfittare dell'ingenuità e della debolezza del prossimo, per ingannarlo. Il desiderio precede sempre l'azione, come la volontà precede sempre l'opera, specialmente nel campo sentimentale: il desiderio, se accettato dalla mente, difficilmente può essere bloccato. Occorre quindi imporsi di non volere e cercare di avere a tutti i costi ciò che non ci appartiene. La prudenza, se messa in atto, ci aiuta a non sbagliare.

Questo comando si collega al sesto, nel quale, fra le altre mancanze, è condannato l'adulterio. Se, infatti, è peccato prendere la moglie di un altro, è peccato anche il desiderio di prenderla, poiché il voler compiere un'azione è appena di poco inferiore all'azione compiuta.

La Connessione con Altri Comandamenti

Il nono comandamento è strettamente legato al sesto, che condanna l'adulterio. Entrambi i comandamenti mirano a proteggere la santità del matrimonio e le relazioni interpersonali. La tradizione cristiana insegna che il desiderio di possedere ciò che appartiene ad un altro è un passo verso l'azione peccaminosa. San Paolo, ad esempio, ci esorta a "camminare secondo lo Spirito" per evitare di cedere ai desideri della carne (Galati 5:16-17).

Implicazioni Pratiche del Comandamento

Il nono comandamento non solo proibisce il desiderio della moglie o del marito altrui, ma si estende anche a tutte le forme di concupiscenza. La concupiscenza è definita come un movimento dell’appetito sensibile che si oppone alla ragione e può portare a disordini morali. Giovanni Paolo II ha spiegato che il rispetto dei comandamenti è un invito ad amare sempre di più, piuttosto che una mera restrizione.

Viviamo in un'epoca in cui il desiderio di possesso è esaltato dalla cultura mediatica e dal consumismo. Essere consapevoli di questi meccanismi ci aiuta a coltivare una mentalità basata sull'amore e sul rispetto.

La Lotta Contro la Concupiscenza

La concupiscenza si riferisce a un forte desiderio o brama, in particolare per piaceri sensuali e sessuali La lotta contro la concupiscenza richiede una purificazione del cuore e una disciplina nei pensieri e nei sentimenti. È fondamentale sviluppare una purezza d'intenzione, evitando sguardi indiscreti e pensieri disordinati. Come suggerisce il libro di Siracide: "Distogli lo sguardo dalla donna attraente" (Siracide 9:8), per evitare la tentazione.

San Giovanni distingue tre tipi di smodato desiderio o concupiscenza: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia. La "concupiscenza", è ogni forma veemente di desiderio umano e il moto dell'appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana, genera disordine nelle facoltà morali dell'uomo e, senza essere in se stessa una colpa, inclina l'uomo a commettere il peccato.

Evitare certi stimoli, educare la volontà e cercare relazioni autentiche sono modi pratici per vincere la tentazione e mantenere un cuore puro.

La Virtù della Prudenza

La prudenza è una delle virtù cardinali necessarie per vivere secondo questo comandamento. Essa ci aiuta a discernere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, proteggendo il nostro cuore dalla malizia. Gli occhi sono considerati "la luce del corpo"; un occhio puro illumina l'intera vita (Luca 11:34-35).
Il desiderio non è una colpa quando è buono e non offende nessuno. Dio vuole che impariamo a cercare il vero Bene, la vera Bellezza, la vera Felicità, il vero Amore. Il vero amore non è mai egoistico e ristretto, bensì generoso e aperto. Il vero amore non si costruisce nel ricevere, ma nel dare.

Non desiderare la donna d'altri significa anche non ridurre la persona da soggetto a oggetto. Questo peccato può verificarsi anche all'interno del matrimonio, quando un coniuge desidera l'altro solo come strumento per soddisfare la propria libidine.

Il nono comandamento richiede di vincere la concupiscenza carnale nei pensieri e nei desideri. La lotta contro tale concupiscenza passa attraverso la purificazione del cuore che presuppone la limpidezza delle intenzioni, la trasparenza dello sguardo, la disciplina dei sentimenti e dell'immaginazione con la pratica della temperanza.

L'obiettivo del comandamento è la fedeltà reciproca tra uomo e donna nel matrimonio, la loro fedeltà sarà completa solamente se sapranno essere fedeli l'uno all'altra nel pensiero e nel desiderio, e sapranno giungere a una trasparenza totale tra di loro.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo

Commento del Papa Giovanni Paolo II

Il Signore ci comanda di "non desiderare" perché conosce la nostra fragilità e quanto sia pericoloso il confine tra desiderio e volontà e ci intima a non desiderare, in questo modo Dio ci aiuta a non peccare perché "I desideri della carne portano alla morte", in sostanza questo è un Comandamento di insegnamento e d'amore.
Da uno sguardo impuro entra la malizia nell'occhio, la fame nel corpo, la fantasia nella mente, la febbre nel sangue, la decisione nella volontà. Perciò dobbiamo essere prudenti e sobri, casti e semplici, usando molta prudenza negli sguardi e negli istinti del nostro cuore, Il desiderio precede sempre l'azione, come la volontà precede sempre l'opera.
La prudenza, che è la prima delle quattro virtù cardinali, ci aiuta a non sbagliare. Gli occhi di una persona ci rivelano ciò che in lei si nasconde. Chi ha cuore puro e sguardo limpido è capace di vedere Dio nel suo prossimo.

Abbiamo dentro di noi un'ansia di infinito, ma siamo limitati nella nostra natura umana, impregnata da infiniti desideri. Eppure riusciamo ancora a sentire l'anelito di abbracciare l'infinito, di andare al di là delle stelle. L’obbligo di rispettare i comandamenti in ogni circostanza non è un divieto fine a sé stesso ma, al contrario, indica che "il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo non ha nella sua dinamica positiva nessun limite superiore”, cioè è un invito ad amare sempre di più: c’è invece “un limite inferiore, scendendo sotto il quale si viola il comandamento.
(Giovanni Paolo II - Veritatis splendor, 52)

Conclusione

Il nono comandamento ci invita a riflettere profondamente sul nostro modo di pensare e desiderare. Non si tratta solo di evitare azioni peccaminose, ma anche di coltivare un cuore puro e intenzioni rette. La vera libertà risiede nella capacità di amare in modo disinteressato e rispettoso verso gli altri, riconoscendo il valore intrinseco delle persone al di là dei loro attributi fisici o materiali. Come affermato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, questo comandamento è un insegnamento d'amore che ci guida verso una vita più piena e autentica.

"Il nono comandamento non è solo un principio religioso, ma un insegnamento prezioso per una vita rispettosa e libera dalla schiavitù del desiderio incontrollato.