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©1998 |
Sulle pensioni inevitabile lo scontro Il governo pensa solo alla cassa ma i sindacati su questo fronte sono compatti? In discussione le pensioni di chi dovrà andarci prossimamente. Se dovesse passare la riforma voluta dal ministro Maroni, le imprese verserebbero meno contributi per i giovani neoassunti, con la logica conseguenza che questo ricadrebbe sugli anziani di oggi prossimi alla pensione. Si acuisce lo scontro tra Governo e Confederazioni sindacali. CGIL CISL UIL non sembrano all’occorrenza trovare l’unità sindacale almeno sul capitolo delle pensioni.Il punto critico della riforma è la cosiddetta decontribuzione. Per ogni lavoratore le imprese versano all’Inps dei contributi che vanno al conto pensione individuale. Il governo propone una riduzione dei contributi di tre/cinque punti per i neo assunti, ovviamente la conseguenza sarebbe per i giovani d’oggi delle pensioni più basse nel futuro. Il sistema previdenziale è fondato su di un meccanismo abbastanza semplice. I giovani occupati pagano le pensioni a coloro che stanno in pensione. Quelli che prossimamente andranno in pensione non potranno avere le stesse di quelli che li hanno preceduti, poiché sarebbero ridotti i contributi che le aziende e le imprese versano per finanziare le pensioni. Se a tutto questo si aggiunge una disoccupazione dilagante, il quadro diventa ancor più allarmante. L’Inps avrà un buco nel bilancio per alcuni decenni perché con i contributi dei giovani paga le pensioni degli anziani e pagherà quelle di chi è adesso al lavoro. Secondo il sindacato, la scelta del governo è assolutamente incomprensibile e porterà il sindacato alla mobilitazione generale. In definitiva il sindacato ha dato un ultimatum al governo affinché dica sì alle proposte di modifica della delega, almeno ad alcune. In particolare, la cancellazione della decontribuzione per i nuovi assunti sostituendola con la fiscalizzazione degli oneri sociali per ridurre il costo del lavoro, sulla quale è contraria la Confindustria. Essa per ottenerla sarebbe perfino disposta a rifiutare il "bonus"occupazione. E poi la trasformazione della obbligatorietà del trasferimento del trattamento di fine rapporto ancora da maturare nei fondi pensione con un meccanismo di silenzio assenso del lavoratore. Il governo su questo punto non intende recedere perché senza l’obbligatorietà non riesce a decollare la previdenza complementare. Anche sul versante pensioni il governo sembra andare avanti a senso unico e, qualora non si dovesse risolvere la questione in ambito nazionale, si ricorrerebbe ad una riforma del sistema previdenziale sull’onda di una convinzione che, in tutta l’Europa, sia inevitabile una riforma dei sistemi previdenziali, poiché rappresenterebbe un primo passo verso una più ampia e complessiva riforma del Welfare (stato sociale). Il sindacato e l’opposizione sul piede di guerra verso una battaglia che sembra oramai inevitabile: mettere mano ad una più profonda verifica dei sistemi previdenziale e dei diritti acquisiti. Ma Cisl e Uil fanno sapere che sarebbero disposte anche ad un accordo senza la Cgil
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