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Quando i simboli sono sbagliati Sulle pensioni inevitabile lo scontro Attività professionale dei medici Iraq: si spengono i riflettori ma il dramma continua Figli trascurati di un dio minore Uno studio per tentare di risolvere la situazione del personale precario Sirchia contro i tagli alla sanità Sars: nuove conoscenze sul virus Le funzioni di coordinamento infermieristico
©1998 |
Quando i simboli sono sbagliati Carmine Cavaliere Quando ho visto cadere, in diretta televisiva, l'enorme statua di Saddam Hussein, talmente grande che, quasi a fatica, un carrarmato americano riusciva ad abbatterla, ho pensato al mio gatto. Quando incontra un altro animale: arruffa il pelo, in modo da apparire più grande e, quindi, fare più impressione sull'altro. Non a caso nelle ultime campagne elettorali abbiamo assistito alla disseminazione in Italia di cartelloni megagalattici con il viso sorridente del nostro attuale Premier, che, se avesse potuto, avrebbe certamente installato enormi statue raffiguranti la sua "enormità", dato che la logica dei simboli è la stessa. Ma, volendo parlare di cose più "serie", e tornando al tema della simbologia inappropriata, mi viene in mente un'altra statua, quella che accoglie coloro che afferiscono alla Fondazione "Pascale", noto Istituto oncologico. È situata proprio all'ingresso. Non conosco l'autore ma, pur essendo consapevole di capire ben poco di scultura, posso dire che è molto ben fatta. Il problema è che rappresenta la grande disperazione di una donna. Ovviamente non può che riferirsi al dolore di una persona che sa di avere il cancro o che ha un suo caro, affetto da questa brutta malattia. Certo se stesse fuori a un campo sportivo potrebbe far pensare allo sconforto di un atleta che ha perso o di un tifoso del Napoli, dopo una qualsiasi partita della squadra partenopea. Ma fuori a quell'ospedale non ci si può sbagliare: quella statua è un chiaro segnale, per chiunque entri, che in quel posto si soffre e non c'è alcuna speranza. Ma cosa disse il committente di quel simbolo di sofferenza all'autore? "Mi devi fare una statua che faccia capire al malato di cancro che quando mette piede qua dentro è ormai spacciato"? "Mi devi simboleggiare la disperazione, la sofferenza, il dolore"? Ma non insegnano mai niente i paesi scandinavi dove tutto è sempre studiato per il bello, il bene, il giusto, il gradevole? Dove gli Istituti oncologici sono come dei residence immersi nel verde? Dove il primo messaggio che ricevi è quello di speranza? Questa bellissima statua starebbe bene in un museo cittadino, in una sala dedicata al dolore, non in un posto dove questa sensazione è troppo ben rappresentata e non ha bisogno di ulteriori richiami alla mente. Bene fanno i dipendenti del Pascale a ricoprire, in ogni occasione possibile, questo simbolo negativo con costumi, ora della Befana, ora di Babbo Natale, ora di maschere di Carnevale. È bello veder sorridere le persone che, passandovi davanti, trovano ridicolo il contrasto tra la drammaticità del volto statuario con la "leggerezza" del costume indossato. Al Cardarelli, a proposito di simboli, si è aperta una grossa discussione sul nuovo logo aziendale. In pratica si tratta di un'immagine molto semplice di una persona, forse donna, che, con in mano un aggeggio non meglio identificato, fa qualcosa in testa a una persona, forse un paziente sedutole davanti. Non ho voluto chiedere il significato recondito di tale logo, proprio per sforzarmi di dare personalmente un'interpretazione ad un'opera che pare sia di un noto artista napoletano. Più di pensare ad uno "spidocchiamento" o alla rasatura del cuoio capelluto prima di un intervento chirurgico, o all'apposizione di punti chirurgici in testa non sono andato. Però, posso decisamente affermare che mi piaceva molto di più il vecchio logo, che rappresentava la bellissima facciata anteriore dell'edificio del Cardarelli. La domanda, anche in questo caso, sorge spontanea: perché un nuovo simbolo? E perché proprio questo? |