Achillea Sanità Notizie
N. 55  - Maggio 2003

Editoriale

Prima pagina

Quando i simboli sono sbagliati

Sulle pensioni inevitabile lo scontro

Attività professionale dei medici

Iraq: si spengono i riflettori ma il dramma continua

Figli trascurati di un dio minore

Salute e società

Uno studio per tentare di risolvere la situazione del personale precario

Naturalmente

Sirchia contro i tagli alla sanità

Sars: nuove conoscenze sul virus

Le funzioni di coordinamento infermieristico

 

©1998
EnzoAbramo

 

Ricompare quel "nero" passato?

di Enzo Abramo

Forse rischiamo di diventare monotoni, e per certi versi anche catastrofisti, ma come si fa a rimanere indifferenti di fronte alle ultime "esibizioni" del nostro primo ministro? È forse esagerato cominciare a temere per la nostra libertà? Di quella libertà che i nostri padri hanno riconquistato, con la sconfitta del fascismo, poco più di mezzo secolo fa. La libertà di stampa, invece, pare si stia già mettendo seriamente in discussione.

Quello che sta avvenendo è troppo grave perché si possa rimanere indifferenti. Berlusconi negli ultimi giorni si è scatenato. Fino ad oggi abbiamo dovuto sopportare l’arroganza con cui erano state varate delle leggi sfacciatamente a proprio uso e consumo. Abbiamo constatato (anche se di questo eravamo già sicuri) che quel conflitto d’interessi – che aveva promesso di risolvere nei suoi primi cento giorni di governo – non è stato nemmeno toccato. A meno che non si voglia considerare quella ridicola proposta di legge costruita su misura da uno dei suoi sudditi". Tuttavia, questi fatti, che pure sono stati tantissimi in questi suoi "primi" anni di governo, dimostravano una straordinaria faccia tosta ma non erano accompagnate minacce per i dissidenti. E, comunque, si notava anche un minimo di riluttanza nei suoi seguaci, che lo sostenevano (e lo sostengono) semplicemente per difendere la propria poltrona.

Oggi il novello Duce è venuto allo scoperto. Ormai si ritiene abbastanza potente per doversi preoccupare dell’opinione pubblica. E chissà che non pensi, addirittura, di abbindolarci con quelle sue stupide battutelle e lo spirito da bottegaio di quartiere che scarica nelle vetrine che, con sospetta benevolenza, gli continuamente vengono offerte. Ecco che quindi, dopo la condanna a undici anni del suo amico Previti (fatto che politicamente fa tremare visibilmente il monumento che si è costruito) perde la calma. Un attacco sguaiato e arrogante alla magistratura. (...)

Ovviamente non a tutta, secondo le sue parole, ma solo a quella rappresentata da quei magistrati "politicizzati" che, stranamente, coincidono con quelli che non sono disposti a credere sulla parola all’innocenza sua e del suo gruppo di amici. Un’esternazione disperata che avrebbe dovuto essere seguita, in una persona seria, quanto meno dalle sue dimissioni. Infatti, come può il capo di governo, in uno stato democratico, mettere in discussione uno delle colonne portanti della democrazia?

Senza la separazione di certi poteri la democrazia non esiste più, si è in una dittatura. Quindi, Berlusconi proprio come un dittatore si è espresso, poco dopo, chiedendo, in pratica, l’impunità.

Non contento si è esibito in quella pagliacciata con le sue dichiarazioni spontanee: uno show senza contraddittorio, in cui ha detto tutto quello che voleva e senza che i magistrati, che lo ascoltavano, potessero fargli alcuna domanda.

Una sola persona, all’uscita del tribunale, ha osato "mancargli di rispetto", rivolgendogli una frase sgradita al suo sensibile orecchione ed è stato trattato come se avesse attentato alla sua preziosa vita.

Ovviamente, dopo questo sgradevole episodio, una lezione bisognava darla anche a quei giornalisti che fanno fatica a rendersi conto che il nostro "mito vivente" non va toccato. Nello specifico la lezione si è cercato di darla al Tg3 che non era stato capace di tacere "sulla sfacciataggine di quello scostumato all’uscita del tribunale". E sempre a proposito dei giornalisti non dimentichiamoci di quella curiosa proposta di legge che ci vorrebbe condannati, per diffamazione, a tre anni di carcere. Una proposta strana perché non si riesce neanche a capire da chi sia partita: tutti negano di esserne i fautori.

Insomma, c’è poco da scherzare! Qualcuno penserà che sto esagerando. Eppure credo che, se non ci sarà una dura sterzata dell’opinione pubblica, ci avviamo verso un triste futuro. Speriamo di non avviarci verso un nuovo "ventennio", tanto più che anche i "nipotini" di quei gerarchi e, forse, neosostenitori di quell’Idea (che sembrava cancellata dal bagno di sangue versato durante la Seconda guerra mondiale) sono attualmente al governo. Potrebbe allora succedere che, tra una ventina d’anni, gli americani dovranno venirci a liberare dal loro ex amico. Iraq e Saddam docent.

enzoabramo@libero.it