MONDO PICCINO

07/04/2008 Ralph Nader e Dario Franceschini

Di F. Allegri

Sono saltato sulla sedia quando ho sentito dire al vice segretario del PD Dario Franceschini che la sinistra arcobaleno stava aiutando Berlusconi a vincere così come aveva fatto il candidato indipendente Ralph Nader con Bush alle presidenziali del 2000. Premetto che non mi interessa questo dibattito tutto interno alla sinistra.

Prima di tutto i fatti anche se non contano nulla e non sono importanti nemmeno come dato storico laddpve distorcono la verità. Nel 2000 Al Gore ottenne 600 voti in più di Bush e vinse le elezioni secondo alcune fonti, qualcuno contesta che non si sa chi vinse se si conteggiano i voti dei militari all'estero, molti dei quali non sarebbero regolarissimi. Insomma per fare le cose per bene bisognava rivotare!

Furono le scelte di Gore a tagliare la testa al toro: lui rinunciò e si ritirò, forse sotto un terribile ricatto a leggere alcune ricostruzioni, l'ultima credo di T. Meyssan!

A noi interessa Nader e la diffusione delle sue idee. Lui ha rotto da tempo tutti i ponti con i democratici e li considera i suoi peggiori avversari, in America nessuno proporrebbe il voto utile perché chi crede in Nader non starebbe ad ascoltarlo.

Ralph Nader, in una sua recente email, ha affermato: "The Democrats are just another corporate party. As such, they are a disaster for the American people. If you had any lingering doubts about this, check out the front page of the Wall Street Journal yesterday. The article is titled: Business Donors Bypass McCain, Democrats Rake In Cash From Industry by Brody Mullins."

Nader sostiene che i democratici sono un partito corporativo e un disastro per gli americani. Sia la signora Clinton che il professor Obama ed usa a sostegno della sua idea quell'articolo del Wall Street Journal. Egli denuncia un fatto che il giornale si limita a sottolineare: i candidati democratici hanno raccolto più soldi del repubblicano perché essi sono preferiti dal mondo degli affari americani. Nei mesi scorsi le 7 grandi industrie americane hanno dato a McCain 13 milioni di dollari, ad Obama 22 milioni e 27 alla Clinton. La fonte di Nader è il giornale suddetto.

Dopo questa denuncia Nader si rivolge agli americani e pone questa domanda: "Now, ask yourself - if the Democrats were the party of the people, if they were truly going to make the corporations serve the American people, would the corporate executives be dumping millions into their campaigns? No they would not. Right now, the American people are subservient to the corporations and their puppet politicians in both parties."

L'attacco di Nader è semplice: i poteri corporativi elargiscono quelle cifre per acquistare i favori dei candidati. I democratici che accettano quei soldi non potranno tutelare gli interessi popolari che saranno sacrificati.

Nader ha fatto da tempo una scelta diversa e democratica. Lui è alternativo ad entrambi e pochi in Italia lo sanno, tra questi non c'è o fa finta di non esserci Franceschini: In entrambi i casi si svegli perché in USA ci sono già tre candidati alla nuova presidenza e il candidato indipendente è accreditato di un favore crescente, oltre il 6% dei voti.

Per non parlare del fatto che Nader (non i democratici) continua a chiedere l'incriminazione di Bush e Cheney e l'imputazione riguarda una serie di capi di accusa che non finisce più. La vicenda non finirà con il voto di novembre, ma difficilmente gli americani giusti e le tante vittime avranno giustizia.

E ora due parole finali sulla campagna di Nader. Ha raccolto 2000 firme alle Hawaii e ne bastavano 800. Ne ha raccolto 6747 in New Messico e ne bastavano 3000, ha avuto anche 10000 dollari di contributi dalla gente comune (i soli che accetta).

Ora sta facendo campagna in Kansas e in Arizona, lo stato di McCain.

In Kansas dovrà raccogliere 10000 firme e almeno 15000 dollari di contributi (ne ha raccolti quasi 4000 in un giorno) mentre in Arizona gli servono 40000 firme e 50000 dollari. Ce la farà? Credo di si, comunque sia i democratici istituzionali restano, per lui, un disastro per l'America.

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