Vangelo

L'Amicizia

Amicizia

In Giovanni troviamo le parole con cui Gesù definisce, in termini di amicizia, il suo rapporto con i discepoli:

"Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere anche a voi".
(Gv 15,15).

Di Aelredo di Rievaulx

I vers. 13-15 introducono i due termini amici e servi. « Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». E poi, al vers. 14, che afferma che per essere amici occorre essere servi! «Voi siete amici, se fate ciò che comando». Non è forse proprio dei servi fare quello che viene loro comandato? In Gv. 2, i servi delle nozze di Cana, eseguono quello che la madre di Dio, chiede loro di fare, per questo conoscono quello che il maestro di tavola non può ancora sapere. Non sono più servi! Gesù lo svela nel ver. 15: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il padrone ; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal padre mio l'ho fatto conoscere a voi».

L'amore trasforma il rapporto tra il Maestro e il discepolo, tra il Creatore e la creatura, per instaurare una nuova relazione, quello dell'amore gratuito. Amico non è una espressione logora per Gesù anzi per Lui è una parola impegnativa per la sua stessa vita. Dio chiama l'uomo: amico. Secondo il testo, si tratta di un'amicizia offerta come dono al discepolo, che, nella sua libertà, è chiamato ad accettarla e a viverla.

Cristo è stato amico di Marta e Maria e del loro fratello Lazzaro a tal punto che davanti alla sua morte, dirà sant'Ireneo, Gesù pianse come uomo e amico e lo resuscitò come Dio. Davanti a queste scene evangeliche, non possiamo considerare che la partecipazione con la vita divina ha come sorgente l'Amico.

Francesco di Sales: «Parlo dell'amicizia spirituale per cui due o tre anime si comunicano la loro devozione e i loro affetti spirituali, fino a formare un solo corpo». In Cristo i conflitti e le ferite, le contraddizioni e le crisi che nel tempo un'amicizia può subire, non la distruggeranno in forza dell'aver sperimentato il dono che noi chiamiamo perdono.

Un amico che prega Cristo per conto dell'amico, e desidera essere esaudito da Cristo per amore dell'amico, finisce per dirigere su Cristo il suo amore e il suo desiderio. In questo modo da quell'amore santo con cui si abbraccia il proprio amico, si sale a quello con cui si abbraccia Cristo: si afferma così, nella letizia spirituale, nell'attesa di una pienezza che si realizzerà nel tempo a venire.

Bisogna conoscere la solitudine con se stessi per cogliere i valori di certi incontri, che di per sé possono anche essere limitati nel tempo, ma «segnare tutta un'esistenza. Perciò una delle grandi sfide è saper guardare le amicizie con gli occhi della fede, che svelano un senso profondo su di sé e la realtà storica che si vive.

Il miglior amico che puoi avere è Gesù. «Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quel che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio» (Gv 15,15). Scegli degli amici che amano il Signore ed hanno il cuore puro. «Fuggi le passioni giovanili e ricerca la giustizia, la fede, l'amore, la pace con quelli che invocano il Signore con un cuore puro.» (2Tm 2,22).

Quali caratteristiche fa di te un buon amico? « Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri» (Fl 2:3-4). «Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così radicati e fondati nella carità, siete in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siete ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef.3,17-19). Ed ancora: «Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc.3,35).

Gesù concretizzò molte relazioni di amicizia con molte persone. Era amico di Lazzaro e delle sue sorelle, degli apostoli, specialmente Pietro e Giacomo, ma soprattutto di Giovanni il discepolo prediletto. E tuttavia queste amicizie egli le interpretava nei termini della sua unione con Dio Padre.

Gesù vide la sua morte come un sacrificio di amicizia, perciò ha detto: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv.15,13). «Va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. ».
(Lc 15:6).

«Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi» (Lc 21:16). «Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.».
(Lc 16:9).

Se l'amicizia è amore, è anche carità. Perché amore e carità, sono, insieme, il solo sentimento esistente fra i cristiani di fede.

L'apostolo San Paolo nelle raccomandazioni finali nella prima lettera ai Tessalonicesi ha scritto: «Vivete in pace tra voi. Vi raccomando, fratelli: rimproverate quelli che vivono male, incoraggiate i paurosi, aiutate i deboli, siate pazienti con tutti: Non vendicatevi contro chi vi fa del male, ma cercate sempre di fare del bene tra voi e con tutti. Siate sempre contenti. Pregate continuamente, e in ogni circostanza ringraziate il Signore. Dio vuole che voi facciate così, vivendo uniti a Gesù. Non ostacolate l'azione dello Spirito Santo. Non disprezzate i messaggi di Dio: esaminate ogni cosa e tenete ciò che è buono. State lontano da ogni specie di male»
(1Tess.5,14-22).

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia».
(Gv 15,12-16).

Negli ultimi giorni di vita Gesù fece la spola tra Betania e Gerusalemme. Ma alla sera Gesù tornava da Lazzaro ossia nella casa dell'amicizia e proprio in quella casa Maria compì un gesto di amore: prese fra le mani i piedi di Gesù, li unse con il nardo, li profumò, li asciugò con i suoi capelli. Maria aveva tra le mani i piedi di Gesù, i piedi del viandante che aveva percorso tutti i paesi della Palestina e che conosceva i sentieri di ogni cuore. Sicuramente il cuore di Gesù esultò e ricevette forza dall'amore di quella amica, per camminare verso il suo destino di morte.

Ti potrebbe interessare