Gli etruschi A TAVOLA

 

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Gli etruschi amavano molto le gioie della tavola: uno storico antico, Diodoro Siculo, racconta con meraviglia che gli etruschi amavano apparecchiare le mense due volte al giorno. I cibi non erano paragonabili per abbondanza e varietà, a quelli degli altri popoli d’Italia e d’Europa. Erano appassionati di caccia, ed erano particolarmente ghiotti di selvaggina: lepri e cinghiali, caprioli e cerbiatti, anatre e quaglie. Tra i pesci più pregiati erano i tonni che venivano avvistati o sorvegliati per mezzo di alti castellucci di legno dislocati lungo le coste del tirreno.

Tra i formaggi spiccavano il pecorino e il caseus lunensis prodotto a Luni città al confine tra l’Etruria e la Liguria. I pasti erano cosparsi di vino, di cui gli Etruschi erano grandi produttori, mentre il pane era sostituito dal pues, una densa pappa fatta con il farro, una qualità di frumento. Il condimento principale era costituito dall’olio d’oliva, che resterà un fondamentale componente della cucina Toscana e Laziale. 

Lo scrittore Diodoro Siculo racconta che gli Etruschi apparecchiavano le mense con gran lusso. Sempre preparati con cura, i banchetti divenivano addirittura fastosi nelle grandi occasioni. Alcune pitture murali trovate nelle tombe, ci permettono di ricostruire queste scene conviviali. Nella sala decorata con inserti variopinti e drappi di lana, gli ospiti sono semisdraiati a coppie su clini di bronzo, coperti di cuscini e drappi colorati. Davanti ad ogni clini è disposta una tropera, cioè un tavolino a quattro gambe che regge numerose tazze colme di vivande. I ricchi erano soliti consumare due pasti al giorno assai abbondanti e succulenti iniziando sempre dalle uova che, in quanto simbolo della vita, ben si addicevano a rafforzare la virilità. Poi seguivano carni arrostite di vario tipo, la porchetta, il sanguinaccio, e poi galline lesse e infine pesce.