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Una metope del tempio di Hera di Selinunte al Museo di Palermo: l'invito di Zeus.

Una lezione che viene da lontano dal pensiero greco: la donna deve essere libera di gestire da sé il suo corpo.

Il dio, seminudo, disteso su un sasso-letto, con la veste adagiata sul ventre, con un gesto imperioso afferra la mano di HERA. La Dea con il seno scoperto e con la veste aderente che grazie alla luce evidenzia la sagoma delle cosce, sfida con lo sguardo fulminante il fratello, re degli dei. Immobile, non si ritrae, non avanza, non sorride, è lei la padrona, è lei che gestisce il suo corpo, non è una succube, è una donna libera che decide per sé. Da notare che se Hera sia alta per ipotesi m 1,60, Zeus non può esere meno di m 2,50.

L'unico ramamarico resta che i nostri politici siciliani, incuranti della cultura, da anni non fanno nulla per riaprire il battenti del museo di Palermo per la fruizione dei nostri tesori artistici e della nostra storia.

 

 contatori

 

LA RAFFIGURAZIONE DELLA TRINITA' CON TRE TESTA NELA GROTTA SI SAN MICHELE ARCANGELO PRESSO IL MONTE SANT'ANGELO (PUGLIA)

Il rilievo lapideo della Trinità, del XIV secolo, si trova nella parete rocciosa, a sinistra dell'altare dedicato all'Arcangelo nella grotta di san Michele nel Monte Sant'Angelo. Il culto trinitario era presente in area garganica nel Medioevo: alla Trinità era intitolata l'abbazia benedettina sulla vetta selvosa di Monte Sacro (presso Mattinata). La presenza dell'imponente immagine trinitaria nella città di Monte sant'Angelo, verisimilmente non è estranea alla fondazione – agi inizi del Quattrocento – del monastero femminile della SS. Trinità dell'Ordine di S. Chiara. Rappresenta l'unità delle tre Persone divine, che già nel XIII secolo si diffonde in Occidente come formula iconografica che presenta un'unica figura con tre teste. La figura siede in trono, con la destra benedicente e nella sinistra il libro aperto su cui si legge: Ego sum lux mundi. Qui sequitur me non ambulat in tenebris et habebit lumen vitae. Ego sum alpha et omega.

Sullo scollo della veste s'innestavano le tre teste, ciascuna con una aureola crocesegnata. Il dilatarsi delle forme fonde i tre corpi in uno solo; sontuosamente paludato il manto, solcato da fitte pieghe, ha il bordo ad anse speculari. D'intonazione tardogotica sono la grazia giovanile del volto superstite e l'eleganza delle linee ondulate, che si sovrappongono all'immota massa del blocco con forme compresse e con la rigidezza delle linee. Il gruppo lapideo, in origine policromo, fu decapitato e a lungo celato. La violenta mutilazione appare nel taglio orizzontale delle due teste laterali e nel taglio verticale della testa centrale, della quale restano la barba liscia, che si allarga a ventaglio, e i lati del volto, con i capelli ben ravviati dietro le orecchie. Del Cristo a sinistra resta soltanto l'aureola crucesignata; la testa giovanile imberbe di destra (corrispondente allo Spirito Santo) e parte della fronte della testa centrale, a lungo conservate nella sacrestia, sono state saldate al gruppo scolpito in maniera piuttosto maldestra. Una volta mutilato, il rilievo fu ricoperto da strati di terra e di intonaco e poi occultato dietro una statua collocata vicino. È stato riportato alla luce , secondo l'iscrizione murata alla base dell'edicola, il 15 gennaio 1922. È plausibile far risalire la mutilazione e l'occultamento dell'immagine trinitaria al tempo delle condanne pronunciate dalla Chiesa. Di fronte alle critiche dei Protestanti contro il culto delle immagini, i Padri del Concilio tridentino prima e nel Settecento i Pontefici attuarono un severo controllo sulle immagini oggetto di culto. Le raffigurazioni trinitarie descritte furono giudicate eretiche da Urbano VIII, che nel 1628 ne decretò la distruzione; nel secolo successivo la condanna fu confermata ex cathedra dalla costituzione di Benedetto XIV (1 ottobre 1745).

 

Cristo Pantocratore nel Duomo di Monreale .

Il Cristo nel V secolo era considerato il principio organizzatore del cosmo, generato e non creato da Dio Padre , la chiave di comprensione della realtà e la risposta al mistero dell'esistenza. Il desiderio umano di ordine aveva trovato il suo esaudirsi in Gesù, il Logos incarnato, la ragione e la struttura del cosmo
 

Studio Legale “ Calafiore & Mondino” Via Marchese di Villabianca, 89 quito piano – 90143 Palermo FAX 091.6254418 CELL.3924619538 EMAIL: avv.mondino@pec.it SPECIALIZZATO IN DIRITTO PENALE, DIRITTO DI FAMIGLIA (SEPARAZIONE, DIVORZIO, MIN0IRENNI, DIRITTO DEL LAVORO

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In Italia è impellente la Riforma della Giustizia continua
LA LEGGE SULL'OMICIDIO STRADALE continua

Da un anno è in vigore la tessera professionale europea per esercitare la propria professione all'interno dell'Unione europea.

Infermieri, farmacisti, fisioterapisti, guide alpine e agenti immobiliari continua

BANCHE

 

CARCERE

 

SEPARAZIONI

 

RUDERI DEL TEMPIO C DI SELINUNTE. E' ATTIBUITOAD ERCOLE O D APOLLO. ERA UNO DEI PIU' MAESTOSI E FAMOSI DELLA MAGNA GRECIA. SI TRATTA DI UN BENE DELL'UMANITA'. RICOSTRUIAMOLO CON I FONDI DELLA COMUNITA' EUROPEA PER IL RINACIO DELL'ARTE E DEL TURISMO E RIPORTIAMOLO ALL'ANTICO SPLENDORE

Le riserve di petrolio e metano toccate dal blocco delle attività entro le 12 miglia dalla costa nel Canale di Sicilia

Il quesito del Referendum trivelle del 17 aprile verte sulla norma che permette alle piattaforme a mare, attualmente ubicate all'interno delle dodici miglia dalla costa, circa 22 chilometri, di estrarre petrolio fino allo sfruttamento totale del giacimento. Il governo italiano, infatti, ha deciso di non concedere v entisette le autorizzazioni e d odici per la parte parzialmente ricadenti nelle dodici miglia per la ricerca di idrocarburi offshore. Il governo vorrebbe imporre un cambio della politica industriale, ambientale ed energetica all'Italia, puntando sul turismo , l'ambiente, l'agroalimentare. Una svolta radicale, insomma. La Sicilia è interessata al referendum in modo diretto, perché nel canale di Sicilia si trovano alcune piattaforme offshore. In caso di vittoria del “si” al referendum, dovrebbero essere smantellate le piattaforme “siciliane” ed al largo delle Isole Tremiti. Sarebbe un grosso problema, perché le autorizzazioni all'estrazione al largo di Agrigento, Gela e Pantelleria, fanno parte di un “patto” sottoscritto fra governo e Eni, che impegna l'Azienda a mantenere i livelli occupazionali nel petrolchimico di Gela . Sono attualmente 117 le piattaforme a mare, 30 i siti di produzione a terra, con investimenti dell'ordine di 17 miliardi in quattro anni. I permessi di ricerca vigenti sono 11 nel canale di Sicilia, 4 nelle Marche, 2 in Puglia, 1 in Sardegna e 1 nell'Adriatico settentrionale. L'area “autorizzata” si estende per 10.266 chilometri quadrati, le concessioni per l'estrazione per 1,786 km quadrati (le richieste per nuove ricerche 17.644 km quadrati). C' un tesoro “sotto terra” che vale nove miliardi di euro l'anno, avverte Assomineraria. Nel 2014 sono stati estratti 5,7 milioni di tonnellate di petrolio, 7,3 miliardi di metri cubi di gas naturale. Le estrazioni petrolifere coprono il 10,3 per cento del fabbisogno italiano di petrolio e l'11,8 del consumo di gas.La dipendenza energetica italiana, calcolata al 2025, ammonterebbe al 74 per cento di petrolio e gas, mentre oggi si attesta, rispettivamente al 35 ed al 39 per cento (petrolio e gas). Il 60 per cento del fabbisogno di gas viene soddisfatto dai gasdotti algerini e russi.

L'impatto ambientale nella costa meridionale della Sicilia dovrè essere preso in considerazione. Le spiagge potrebbero essere inondate dai residui del materiale estrattivo che le correnti potrebbero riversare lungo le coste meridionali della Sicilia e l'aria potrebbe essere ammorbata da piogge acide, causate dall'altissima quantità di CO2 che gli impianti potrebbero produrre. Inoltre il Canale di Sicilia è considerato zona a rischio sismico (nel 1968 Gibellina è stata completamente distrutta). Nel Canale di Sicilia intorno alla metà dell'Ottocento fa spuntò l'isola vulcanica denominata Ferdinadea. che poi scomparve spazzata via dalle correnti. Prima di entrare in produzione, la popolazione dovrebbe avere certezze che il tutto avverrebbe con la salvaguardia dell'ambiente.

 
 

LA VERA BANDIERA SICILIANA

 

Quando pensiamo a una bandiera, siamo attraversati da un brivido, perché ci vengono in mente i nostri contadini siciliani , che nella prima guerra a miglia a miglia con l'assalto della baionetta si scagliavano i contro le roccaforti nemiche e morivano sotto il fuoco austriaco gidando: “Viva la bandiera italiana!. Ma fu la bandiera a strisce rosso e giallo, colori aragonesi e con due aquile sveve, che rappresentò il Regno di Sicilia dal 1296 al 1816, fino a quando il re Ferdinando di Borbone IV di Napoli e III di Sicilia fuse i due regni nell'unico “Regno delle due Sicilie”. La bandiera sventolò infatti per almeno cinque secoli nel pennone del Palazzo Reale di Palermo. La bandiera rappresentò la Sicilia dopo la rivolta dei Vespri e fu istituita per volere dal Re Federico III di Sicilia, eletto dal parlamento siciliano. Il giallo e il rosso rappresentavano anche le prime due città dell'isola che si ribellarono agli stranieri francesi: il giallo per la città di Palermo e il rosso per la città di Corleone. La bandiera fu all'inizio bandiera da guerra e poi adottata come bandiera mercantile. Nel 1860 il nuovo Regno d'Italia ha distrutto l'identità siciliana, togliendo perfino dai libri di storia che per cinque secoli per fare grande questa terra e per questa bandiera i figli miglior di questa terrai avevano anche offerto la loro vita contro i soprusi e le sopraffazioni. Dal 2000 il Parlamento siciliano stupidamente ha adottato una triscele su fondo giallo e rosso , una raffigurazione con il volto di donna con le ali, con serpenti per capelli e spighe e con tre gambe . Ma che cosa rappresenta la triscele? Nella mitologia greca è un diabolico automa, una specie di ruot a d'oro che l'ingegnoso Efesto, scagliato a Lemno dalla madre Giunone, costruì per ritornare nell'Olimpo. Poi nel IV secoli i soldati siracusani di Dionisio I, Agatole e Timoleonte portavano nei loro scudi effigiata la triscele con il terribile volto della medusa., che con gli occhi pietrificava chi l'avesse guardata. Che cosa hanno voluto rappresentare i politici siciliani quando hanno deciso di effigiare un volto di donna con le spighe nella bandiera. Non credo proprio che i contadini siciliani che producono il grano siano orgoglioso di un lavoro,che non può reggere sul mercato con le vaste produzioni degli Stati Uniti e della Russia e traggono scarsi guadagno da un faticoso e infruttuoso lavoro. La triscele è stata anche messa di greci della Sicilia orientale nelle loro monete come emblema di liberta per tutti i siciliani dai Cartaginesi, ma noi adesso pensiamo che la Sicilia Orientale voleva dominare la Sicilia Occidentale al posto de Cartaginesi. Quale giovane siciliano oggi darebbe la vita per una stupida triscele?

 

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