Roberto Monti (1986)

La cintura di sicurezza (prima puntata)

Fonte: R. Monti "Scritti di critica alla Teoria della

Relatività (1984-1987)" Ed. Andromeda, Roma 2018

 

A cura di Nereo Villa

 

 

 

Presentazione

Per chi non sa nulla di fisica teorica questo scritto risulterà prima divertente e poi esponenzialmente istruttivo perché il suo autore non ha mezze misure nel dire imbecille all'imbecille anche quando l'imbecille è un referee (ispettore, arbitro, ecc.) della sedicente Comunità scientifica. Il libro da cui sono tratte queste pagine dovrebbe essere adottato come libro di testo nei Licei e nelle Università del terzo millennio.
L’adozione di libri simili nelle scuole avverrà probabilmente in concomitanza con l'iniziale attuarsi dell'idea della triarticolazione dei poteri sociali (vedi R. Steiner, “I punti essenziali…” - https://digidownload.libero.it/VNereo/rudolf-steiner-i-punti-essenziali-della-questione-sociale.pdf - oppure “Dieci minuti per la triarticolazione sociale” - https://digilander.libero.it/VNereo/10_m_di_proposte_per_la_triarticolazione_sociale.htm -).
Il futuro della nuova società non apparterrà più ai partiti politici dei quali peraltro già oggi assistiamo allo sgretolamento, ma all'individuo che acquisterà un ruolo sempre più importante nella determinazione della cultura dei propri figli, creando scuole libere dalla kultura di Stato, che è una sorta di oscurantismo al contempo occulto e palese, dato che "l'energia oscura" e/o "la materia oscura" sono divenute il nuovo dogma da credere come del resto "la creazione dal nulla" del "big bang".
Roberto Monti è nei confronti della comunità scientifica esattamente come Emanuele Severino nei confronti della chiesa cattolica (cfr. E. Severino, "Il mio scontro con la chiesa", Ed. Rizzoli, Milano 2001, da me citato (molto prima di essermi avvicinato all'opera di R. Monti) in "
La creazione dal nulla come incongruenza del pensiero" - https://digilander.libero.it/VNereo/creazione_dal_nulla=incongruenza_di_pensiero.htm -).
Roberto Monti volle salvare l'avversario accontentandosi di una semplice e ironica esposizione dei fatti (tipica di chi sa con certezza che mangiando una mela da due che se ne posseggono si resta INCONTROVERTIBILMENTE con una sola mela, senza alcun "se", "ma" o "però" relativistici), dai quali tuttavia si evince la totale incapacità argomentativa della "comunità scientifica" di fronte a chi ne denuncia i limiti e le contraddizioni. Ciò è avvenuto del resto anche in tutto il mondo occidentale con Halton Arp e con Goethe (per non citare tutti gli studiosi delle opere di questi autori), anch'essi condannati tutti dal sedicente mondo scientifico ad essere solo sognatori o poeti (cfr. "Sul Big Bang creduto scienza" - https://digilander.libero.it/VNereo/halton-arp-vedendo-rosso-seeing-red-come-goethe.htm -). Buona lettura.
 

Nereo Villa, Castell'Arquato, 17 giugno 2018

 

Caro Filippo [Filippo Scòzzari della nota rivista avanguardista "Frigidaire" aveva invitato il fisico e matematico Roberto Monti a scrivere in modo popolare il suo carteggio con la Comunità Scientifica - ndc], ho davanti a me la mole dell'epistolario che tu mi chiedi di riassumere, e sono certo che se tu la vedessi, come la vedo io, non oseresti avanzare una simile pretesa. Io mi limiterò dunque a coglierne il fiore, e dalle mani balzerà agli occhi l'immagine di quel mirabile apparato, che i filosofi chiamano pudicamente la cintura di sicurezza, eretto allo scopo di preservare l'integrità della Scienza dagli oltraggi di avventurieri del mio stampo.

 

Le circostanze che misero in moto i suoi circuiti virtuosi risalgono alla fine del 1982. Il 21 dicembre di quell'anno, tenni un seminario all'Istituto TESRE del CNR (il mio Istituto), nel quale riassumevo i risultati preliminari di una ricerca che durava, praticamente, da quando ero studente: una teoria alternativa a quella einsteiniana, conseguente ad un nuovo insieme di Principi per una fisica moderna. Il giorno successivo ne inviai una copia lungo i canali ufficiali della Comunità Scientifica fino al Nuovo Cimento.

 

Ma contemporaneamente, siccome non sono del tutto inesperto delle cose del mondo, predisposi un canale di sicurezza contattando un giornalista del Resto del Carlino.

 

Abile mossa, devo riconoscere.

Il 10 gennaio 1983 sulla scrivania del mio direttore troneggiava (fin dalle prime luci dell'alba, io suppongo, perché quando arrivai, alle 8, c'era già) una fotocopia dell'articolo sulla stella di Einstein che forse si spegne.

 

Ma quando fui convocalo in direzione per rispondere all'accusa di "diffusione anomala" replicai sdegnosamente esibendo la seguente lettera, in data 7 gennaio:
 

e osservai che, evidentemente, c'era maggior sensibilità scientifica in un qualsiasi giornalista del Resto del Carlino di quanta ne ospitasse il cuore di un Vicedirettore del Nuovo Cimento.

 

Fu facile, dopo di ciò, raggiungere un gentleman's agreement per cui io mi impegnavo a non consentire ulteriori fughe di notizie, in cambio dei fondi necessari a proseguire le mie ricerche.

 

E a questa condizione ero anche disposto ad accettare i consigli con i quali, in perfetto stile mafioso, mi si ammoniva circa i dannosi effetti alla salute che con ogni probabilità mi sarebbero derivati dal mettermi contro Einstein.

 

Perciò, lungi dal prendere di petto il nostro Albert, io scrissi un lavoretto molto edificante, che inviai a Physical Review, nel quale illustravo la splendida occasione che, a causa di una piccola distrazione protrattasi per 80 anni, si offriva ai fisici contemporanei per dimostrare ulteriormente, e in modo definitivo, la validità (senza meno) della teoria einsteiniana con una sola, semplice, misura.

 

La cosa mi costò, devo ammettere, un certo sforzo, ma lo sostenni con grande fermezza d'animo.

 

Cominciai invece a perdere leggermente le staffe quando l'esperto di turno mi replicò che la mia richiesta gli aveva procurato una lieve indisposizione dalla quale tuttavia si era ripreso prontamente e, tralasciando i pettegolezzi sul tempo locale, passava direttamente ad illustrarmi i motivi per i quali non vedeva alcuna ragione di fare una nuova misura.

 

 

 

 

 

 

 

Gli risposi che non potevo far nulla per la sua disturbance ma che potevo replicare alle sue obiezioni.

 

Per cominciare, ero d'accordo sulla mancanza di adeguate verifiche sperimentali della legge einsteiniana di composizione delle velocità, ma, francamente, avevo sperato che dal mio testo si capisse che stavo parlando della mancanza di una adeguata verifica sperimentale dell'identità tra velocità cinematica e velocità elettromagnetica della luce. Tanto più in quanto avevo sottolineato ampiamente che l'equivalence era stata stabilita, nel 1932, sulla base di considerazioni di natura filosofica. Inoltre, ove l'esperienza avesse mostrato che le due velocità sono diverse, questo fatto avrebbe comportato il crollo non già delle equazioni di Maxwell, ma della Relatività, perché questa teoria afferma che una tale differenza non deve esistere. E dopo avergli fatto osservare che se le due velocità sono diverse allora vale la disequazione: quella elettromagnetica è sempre maggiore di quella cinematica, per cui la sua domanda era priva di senso, gli scrivevo per esteso le trasformazioni che sostituiscono quelle di Lorentz, dato che, in forma vettoriale, non aveva saputo riconoscerle.

 

Infine, con molta discrezione, sottolineavo nuovamente il fatto che, fino a quando quella misura era stata effettuata, risultava una spiacevole discrepanza tra la teoria einsteiniana e l'esperienza, che avrebbe potuto fornire il destro a qualche malintenzionato per gettare l'ombra del dubbio sulla più luminosa mente del nostro secolo.

 

Ombra che una nuova misura avrebbe potuto invece tempestivamente fugare.

 

Contemporaneamente, in un'altra lettera, chiedevo all'Editore, con molta compostezza e cortesia, se quello era l'unico idiota a sua disposizione.

 

Ne aveva un altro. Questo riconobbe che in effetti, dopo 80 anni e tenendo conto delle circostanze di cui sopra, una nuova misura non sarebbe stata del tutto inopportuna.

 

Tuttavia c'era something nella my position ch'egli non riusciva a capir bene e, di conseguenza, gli impediva di esprimere un parere senz'altro favorevole. Stavo forse mettendo in discussione il nostro Albert?

 

È a questo punto che io mi lasciai prendere la mano dal mio temperamento chiarendo inequivocabilmente e con dovizia di particolari quale fosse la my position al riguardo.

 

Quella stessa che nelle sue varie versioni (emendate da alcune superflue grossolanità) può riscontrarsi da pagina 64 a pagina 77 di Seagreen n. 1, nov. 84 [Si veda l'articolo precedente].

 

A seguito di questa mia disdicevole intemperanza la Redazione si chiuse in un lungo e dignitoso silenzio. Cosa che ebbi modo di intuire alcuni mesi dopo quando, sollecitando una risposta alla question (della pubblicazione) con una lettera alla quale allegavo, caso mai la prima non fosse giunta a destinazione, un'altra copia della explanation of my position, George L. Trigg, editore capo, mi replicò che non risultava esserci alcuna question aperta tra la Physical Review e Mr. Monti e che incidentally non gli risultava alcuna evidence né di una prima né di una seconda explanation of my position.

 

Abbastanza sconcertato, devo ammettere, da questa proterva negazione dell'evidenza più palmare, chiesi consiglio al mio vecchio professore, il quale, dopo aver espresso il proprio rammarico circa i tempi oscuri, oggi, per la Scienza mi suggerì di contentarmi del Nuovo Cimento.

 

E così, alla vigilia di ferragosto, A. D. 1984, mi ritrovavo esattamente allo stesso punto della vigilia di Natale, A. D. 1982.

 

Che il mancato Imprimatur della Physical Review avesse il significato e le nefaste conseguenze di una scomunica lo capii invece, di lì a poco, dal mutato atteggiamento dei membri del Consiglio Scientifico dell'Istituto TESRE nei miei confronti. Se fino a quel momento la loro manifesta incompetenza a formulare un giudizio motivato li aveva trattenuti dall'esprimere apertamente la loro intima riprovazione per le mie eresie, essi si sentivano ora autorizzati a questo passo dalla nota autorevolezza della Physical Review.

 

Fui dunque diffidato dal persistere nel mio errore e, allo scopo di non indurmi oltre in tentazione, mi furono tagliati i fondi necessari a proseguire le mie ricerche [la sottolineatura è mia - ndc]. Naturalmente poiché, come dicevo, io non sono del tutto sprovveduto delle cose del mondo, ancora una volta avevo predisposto per tempo un altro canale di sicurezza: Seagreen, Novembre 1984.

 

Consegnandone personalmente una copia al mio direttore gli feci osservare che essendo stata violata unilateralmente la condizione del nostro accordo di due anni prima circa i fondi per la ricerca, io mi ero sentito autorizzato, ovviamente, a riprendere in grande stile le mie fughe di notizie.

 

Invitai inoltre il Consiglio Scientifico ad esprimere per iscritto le proprie obiezioni scientifiche al mio lavoro, assicurando la mia piena disponibilità, in qualità di Editore, a pubblicarle nel secondo numero della nuova rivista, e a commentarle di persona.

 

Con ciò riuscii efficacemente, come suol dirsi, a congelare la situazione.

 

Contemporaneamente ricercai nuovi sbocchi nel vicino Dipartimento di Filosofia. E fu appunto conversando con il direttore di questa simpatica istituzione che mi balzò agli occhi l'immagine di cui dicevo all'inizio:

«Vede, caro professore, quando Pinco Pallino scrive un Paper lo manda alla Redazione di una rivista:

 

 

 


Cosa fa la Redazione? Gli dà un'occhiata per individuare l'argomento (e se c'è la Key-word non gli dà neanche l'occhiata).

 
Dopodiché lo smista a qualche esperto del settore:

 

 

Ma chi è l'Esperto? È un individuo che viene considerato tale in quanto fedele custode dell'ortodossia in quel particolare settore, ad esempio, la Relatività. È un noto Relativista o un famoso Particellaio [riconosco in Monti una straordinaria comicità volontaria purtroppo ancora indistinta da quella involontaria delle scienziaggini dei sedicenti odierni scienziati - ndc], ecc. E l'universale autorevolezza della particolare disciplina della quale egli è un esperto gli conferisce prestigio intellettuale e posizione sociale.

 

Costui ha dunque delle motivazioni più che sufficienti a fargli stroncare inesorabilmente e sistematicamente qualsiasi ipotesi che, discostandosi dall'ortodossia, mette in discussione il significato e le condizioni materiali della sua stessa esistenza. L'Inquisizione, al confronto, è roba da dilettanti: là, ogni tanto, passava qualcosa, e per rimediare dovevano brucare qualcuno; qui non passa niente.

 

«Vedi ragazzo mio, noi filosofi questa cosa la sappiamo da un pezzo. E ti dirò di più. Gli abbiamo anche trovato una "key word" (perché oggi, non c'è niente da fare, una key word ci vuole) che, modestamente, mi sembra molto azzeccata. L'abbiamo chiamata: La cintura di sicurezza. E, questo forse non dovrei dirlo, ma per noi è una vera pacchia. Perché finalmente, oggi, tutti possono constatare che il vero regno della libertà è la filosofia, e non questa presuntuosa Scienza, che ci aveva relegato in un angolo».

 

Ma torniamo al nostro epistolario.

 

Il lettore attento e scrupoloso non avrà mancato di notare - io spero - che manca qualcosa: «E il Nuovo Cimento? Che fine hanno fatto, dopo tutti questi mesi, i lavori inviati al Nuovo Cimento?».

 

Bravi. Non dubitavo della vostra perspicacia. Ed eccovi, dopo soli 6 mesi, la prima risposta:

 

 

Caro Monti,                            7 FEBBRAIO 85

 

come già Le dicevo per telefono, ho inviato i suoi lavori a due revisori. Poiché uno di essi ritarda, tuttavia, ritengo opportuno comunicarLe i giudizi dell'altro. Per la cura e la competenza con cui essi sono redatti essi costituiscono motivo sufficiente per rigettare i lavori; tuttavia attenderò la risposta del secondo prima di prendere una decisione definitiva.
Cordiali saluti.
                                                  Prof. B. Bertotti

                                                  Vice Direttore L.

 

 

     ↑

 

Title: THE SPEED OF LIGHT

Caro editore
Oggetto del presente lavoro è l'ipotesi di una differenza tra la velocità di fase e la velocità di gruppo della luce nel vuoto e le sue conseguenze su tutti gli esperimenti di Relatività speciale.
È un vecchio problema: nelle sue varie rappresentazioni è il problema di un possibile effetto di dispersione attribuibile al vuoto e di una possibile massa a riposo diversa da zero del fotone.
Gli esperimenti non mostrano l'esistenza dei fenomeni sopra citati con un alto grado di precisione: di conseguenza le normali equazioni di Maxwell nel vuoto e la Relatività speciale sono ancora valide.
Per il beneficio dell'autore, posso ricordargli una recente rassegna su questi problemi:
A. S. Goldhaber e M. M. Nieto, Rev. Mod. Phys. Vol. 43. p. 277 (1971).
Perciò, siccome il problema posto è stato da lungo tempo risolto, sono spiacente di dover suggerire che questo lavoro non sia pubblicato.

 

 

 

 

Title: THE ELECTRIC CONDUCTIVITY OF BACKGROUND SPACE

Caro Editore

Ho alcune minori e maggiori obiezioni:
1) Come minore obiezione trovo che l'introduzione di un nuovo parametro libero (la conducibilità elettrica del vuoto) nelle equazioni di Maxwell per il vuoto allo scopo di spiegare la legge di Hubble, e di farla corrispondere agli spostamenti verso il rosso osservati, è del tutto inutile.
Questa idea è la vecchissima e totalmente obsoleta ipotesi della «luce stanca».

2) L'autore tenta di giustificare l'introduzione di questo nuovo parametro riferendosi al ben nolo effetto Quantum-elettrodinamico consistente nel decadimento del vuoto.

3) In passato ci sono stati vari tentativi di spiegare lo spostamento verso il rosso per mezzo dell'Elettrodinamica Quantistica, ma sono falliti.
4) Come critica di maggior rilievo, devo osservare che il modello proposto è utilizzato in modo del tutto erroneo.
Infatti l'effetto calcolalo (correttamente) della ipotizzata conducibilità elettrica del vuoto si risolve in uno dell'ampiezza del campo. Ma il tentativo dell'autore di collegare l'ampiezza del campo all'energia del fotone invece che al flusso fotonico, è totalmente erroneo, come è stato dimostrato sperimentalmente molto tempo fa dall'effetto fotoelettrico.
Al più l'ipotizzata conducibilità elettrica del vuoto potrebbe produrre un'attenuazione del flusso fotonico, non il fenomeno in oggetto.
Perciò sono spiacente di dover suggerire che questo lavoro non sia pubblicato.

 


 

Quanto alla mia prima replica della serie «Nuovo Cimento», essa è stata la seguente:

Caro Bertotti,
ti scrivo per sollecitare una risposta dal secondo Referee e per replicare brevemente al primo.
L'imbecillità di costui è, come avrai spero constatato di persona dopo la mia telefonata, al di sopra dell'immaginabile.
Un individuo che, ad un articolo che si apre con una storia ampiamente documentata delle misure elettromagnetiche della velocità della luce, e si conclude con il progetto dettagliato di una nuova misura elettromagnetica, replica dicendo: «The problem at hand in the present paper is the hypothesis of a different phase and group speed of the light in vacuum», si qualifica da solo.
Quando poi suggerisce «for the benefit of the author» di leggere un articolo di Goldhaber e Nieto che egli evidentemente non ha mai letto (suppongo l'abbia trovato citato nel Jackson), in fatto di imbecillità supera se stesso. Cosa che, appunto, non immaginavo possibile.
L'articolo in questione, del 1971, rimanda infatti fin dalla prima pagina (che ti allego) a misure cinematiche della velocità della luce la cui incertezza è dell'ordine di 10-6, osservando che fino a questo livello di incertezza non è riscontrabile alcuna dipendenza della velocità cinematica dalla frequenza; quando a p. 1 del mio lavoro «The speed of light» io cito la rassegna di Mulligan, del 1976, dalla quale risulta che non è riscontrabile alcuna dipendenza della velocità cinematica dalla frequenza fino a 10-9.
E dall'articolo «The electric conductivity of background space» risulta chiaramente, mettendo nella formula che stabilisce la dipendenza della velocità della luce da il valore: (vedi la fotocopia allegata del testo di Edminister) che la dipendenza da non è sensibile almeno fino a 10-20.
Ma c'è di più: nella stessa prima pagina Goldhaber e Nieto danno per scontata (come è, del resto) l'ipotesi secondo cui: «In the contest of Quantum Theory... a quantized electromagnetic field of frequency ν is recognized as anassembly of photon particels with energy hν», che il nostro arguto Referee giudica «definitely wrong, as experimentally demonstrated long ago by the photoelectric effect»! Suggerendo poi, per colmo di misura, che i fotoni non possono perdere energia... ma che ogni tanto ne scompare qualcuno! (da ciò il «dampìng of the photon flux»). Il resto delle sue obiezioni al secondo e al terzo lavoro è allo stesso livello intellettuale. E io non intendo abbassarmici.
Comincerò a replicare seriamente solo dal momento in cui costui avrà almeno capito l'oggetto del primo lavoro, che è: la proposta di una nuova misura elettromagnetica della velocità della luce.
Allo scopo di rinfrescargli le sue nozioni su velocità di fase e velocità di gruppo ti allego inoltre una recente rassegna (1984) sulla questione, che puoi suggerirgli di leggere «per il suo beneficio».
Resta comunque aperta una questione: tu mi hai detto per telefono che non hai letto né il lavoro né la replica del referee «perché te ne passano tanti sul tavolo, ecc. ecc.».
Ma io ti avevo spedito una copia dei referees reports di Physical Review e di tutte le lettere relative proprio per evitare giudizi superficiali e grossolani come quello, ad esempio, del primo referee americano (e, ovviamente, come questo!), e ti avevo ribadito il concetto nel nostro colloquio a Firenze durante il Convegno Nazionale di Relatività Generale.
Ora: come hai potuto affermare, nella tua lettera, che le sciocchezze di questo imbecille costituiscono «un giudizio redatto con cura e competenza»!? Devo avvertirti, infine, che ho mostrato ampiamente in giro il report del tuo referee a "persone cornpetenti» (da Ferretti a Regge, tanto per fare qualche nome). Nessuno ha saputo capacitarsi di tanta grullaggine.
E mi sono sentito autorizzato a questo passo dall'«ufficialità» della lettera da te firmata - fino a prova contraria nel pieno delle tue facoltà di intendere e di volere - in qualità di Vicedirettore della Sezione B del Nuovo Cimento.
In attesa di risentirei, porgo distinti saluti.                                                                                                    

                                                                                                                                   Roberto Monti

 

 

Devo riconoscere che, indubbiamente, la diplomazia non è il mio forte. Ma come al solito, in queste circostanze, sento che il mio cuore non prova neppure a trattenere la mia penna.
 

Comunque la grullaggine del primo referee era così evidente che il Prof. Bertotti è stato costretto a prenderne atto, inviandomi la seguente lettera, dalla quale risulta che in via eccezionalissima per il lavoro 7054 è stato nominato un terzo referee:


 

Caro Monti,
sono spiacente di informarLa che anche il secondo revisore mi ha mandato un giudizio negativo sui Suoi lavori. Egli dice: "His  work is essentially based upon a clàimed discrepancy between the static and the usual measurements of the velocity of propagation of  electromagnetic waves. I believe that his theoretical considerations are not justifified. The onlypart of his work which has some merit is the bibliographical research on the measurements of C; but this is not in itself enough to justify publication. It  would be interesting also  to make or to design a valid experiment for a measurement of this kind. If one could show that a few orders of magnitude in precision could be gained and new ideas vere introduced, a publication could follow of pedagogical and, perhaps, metrological interest. These papers contain essentially an unjustified attack to the foundations of electodynamics and cannot be published".
In base a questi rapporti e avendo consultato anche un altro membro della Direzione ho preso le decisioni seguenti. Ho respinto i lavori 7055 e 7056; ho mandato il lavoro 7054, che contiene il riferimento sperimentale accennato del secondo revisore, ad un terzo competente. Le farò conoscere la nostra decisione in merito appena possibile.

È possibile che la rivista "Speculations in Science and  Technology", di cui Le allego un prospetto, offra un foro più adatto alle sue idee.

Desidero esprimerLe la mia recisa disapprovazione per il linguaggio offensivo che Lei usa nella Sua lettera. Di solito non
rispondo a lettere di questo tipo.
Vorrei infine precisare che le nostre procedure editoriali non prevedono che il Vice Direttore entri nel merito degli articoli: uno o due revisori scelti tra la comunità degli esperti forniscono le motivazioni e le proposte di decisione. La consultazione di un terzo revisore è un fatto eccezionalissimo.
Con i migliori saluti.

 



Prof. B Bertotti

Vice Direttore B

 

Relazione del secondo revisore:
 

Il suo lavoro è basato essenzialmente su una pretesa discrepanza tra le usuali misure della velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche e le misure statiche. Io credo che le sue considerazioni teoriche non siano giustificate.
La sola pane del suo lavoro che ha qualche merito è la ricerca bibliografica sulle misure di c; ma ciò non basta a giustificare una pubblicazione.
Sarebbe anche interessante fare o progettare un valido esperimento per una misura di questo tipo.
Se si potesse dimostrare la possibilità di guadagnare qualche ordine di grandezza in precisione e fossero introdotte nuove idee, ne potrebbe seguire una pubblicazione di interesse pedagogico e, forse, metrologico.
Questi lavori contengono essenzialmente un ingiustificato attacco ai fondamenti dell'elettromagnetismo e non possono essere pubblicati.

 

 

Apprezzando la buona volontà del Bertotti ho replicato, più pacatarnente, come segue:

 

Caro Bertotti,
due parole di commento sul giudizio del secondo revisore:
Io non affermo per certa l'esistenza di una discrepanza tra le misure elettromagnetiche e le misure cinematiche della velocità della luce.
Affermo invece che siccome la Relatività einsteiniana non nega la validità delle leggi sperimentali dell'elettromagnetismo e ammette una sola costante universale, velocità elettromagnetica e velocità cinematica devono essere, secondo tale teoria, necessariamente identiche.
E dimostro, dati alla mano, che: a) Le serie di misure effettuate fino al 1907 hanno fornito i seguenti valori medi: velocità elettromagnetica c0 = 3,001 ∙ 108 m/s; velocità cinematica cM = 2,998 ∙ 108 m/s (escludo la misura di Rosa e Dorsey in quanto rivelatasi erronea); b) In considerazione del fatto che dal 1907 non sono più state effettuate misure elettromagnetiche l'identità postulata da Einstein non può, attualmente, ritenersi sperimentalmente provata; c) Tutti i risultati sperimentalmente provati attribuiti alla teoria della Relatività ristretta possono essere coerentemente interpretati sulla base dell'ipotesi secondo cui le due velocità sono diverse.
Ciò premesso non mi interessa quello che il tuo secondo revisore crede, ma quali argomenti è in grado di opporre ai tre sopra citati (a, b, c.).
Aggiungo poi che che il progetto di un valido esperimento di misura, che viene presentato nell'Appendice A5 del lavoro 7054, è stato fatto dal prof. E. Arri dell'Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris di Torino (ora al Politecnico di Torino), e che tale misura ha certamente interesse metrologico e non solo pedagogico dal momento che si tratta della prima verifica diretta della validità sperimentale del secondo postulato della teoria della Relatività einsteiniana. Infine, io non sto portando un ingiustificato attacco ai fondamenti dell'elettrodinamica, ma un giustificato attacco ai fondamenti della Relatività.
Questo tanto per chiarirgli le idee.
Non ho trovato nella tua lettera del 28/2/1985 altri commenti relativi ai lavori 7055 e 7056/A e non posso dunque replicare altro.
Resto in attesa dell'eccezionalissimo responso del terzo revisore sul lavoro 7054, e ti ringrazio per il consiglio di rivolgermi in Australia.
Saluti

Roberto Monti

 

 

Sono rimasto inutilmente in attesa fino alla fine di giugno '85 e, a questo punto, cominciando a sospettare che il Bertotti avesse l'intenzione di fare l'indiano, contattai il direttore del Physicalisch Technische Bundesanstalt proponendogli la questione della misura.

 

Contemporaneamente, poiché non avevo intenzione di passare la vita a spiegare a sempre nuovi referee cos'era una misura elettromagnetica della velocità della luce, scrissi un lavoretto [Articolo precedente] da presentare al Congresso della Società Italiana di Fisica (Trieste, ottobre 1985). Dopodiché me ne andai in vacanza.

 

Al mio ritorno trovai due lettere Una dell'Egr. Prof. Regge, che dopo tre anni si decideva finalmente a prendere posizione per iscritto

 
Egr. Dr. Monti,

 

ho finalmente trovato il tempo e la quiete necessaria per rispondere alle sue richieste e prendere nella dovuta considerazione le sue idee sulla teoria della relatività. Ho davanti a me il suo articolo su Seagreen e copia della corrispondenza intercorsa tra Lei ed il Nuovo Cimento.

Non riesco ad andare d'accordo con quanto lei dice neppure nei dettagli pur concedendo qualche attenuante generica. Penso tuttavia che Lei abbia diritto a qualche spiegazione a livello tecnico. In quanto segue le esporrò i miei argomenti.
1) Le pagine 64-67 contengono essenzialmente una serie di invettive recriminazioni e tentativi di gettare discredito su Einstein e di riflesso sulla teoria della relatività. Lei non presenta alcun argomento scientifico ad eccezione di una discrepanza numerica contenuta nel Resnick-Halliday. Tale discrepanza coinvolge solamente il testo in questione e non tocca la relatività se non in modo periferico e a livello didattico. Segue nel riquadro un manifesto scientifico o meglio l'annuncio di detto. Avrei preferito una sobria esposizione dei fatti e dati a sua disposizione senza ricorso ad elementi estranei al dialogo scientifico. La lettura di questo prologo, più che l'analisi della sua teoria (che ho comunque esaminato) mi ha influenzato negativamente e reso scettico sulla possibilità o meglio opportunità di appoggiare un Suo semInario o intervento pubblico a Torino. 2) Le equazioni (2) hanno come soluzione onde EM la cui velocità cinematica eguaglia quella elettromagnética, non vedo la necessità della distinzione nel vuoto. Da nessuna parte segue nella relatività il paradosso «una velocità finita è infinita». La sua asserzione secondo cui la relatività richiede anche μ=0, ε=0 va ribaltata; essa richiede al contrario che queste costanti non siano 0 in quanto le equazioni di Maxwell non sarebbero altrimenti invarianti rispetto, al gruppo di Lorentz.
3) Lei rompe invece l'invarianza di dette equazioni introducendo un termine di conducibilità, caratterizzato da σ. Chiaramente !'intensità di questa interazione è troppo debole per essere rilevabile se non su scala cosmologica. Non è dunque l'introduzione di questo termine che causa la differenza tra cM e c0. E comunque la soluzione (8) da lei proposta ha ancora una velocità cinematica uguale a quella EM. Lei dovrebbe quindi modificare le equazioni di Maxwell in modo da differenziare le due velocità. In sintesi lei propone una cura che non ha niente a che fare con la malattia quando introduce il coefficiente di smorzamento; ove davvero le due velocità differissero lei si troverebbe a corto di argomenti quanto i relativisti. A meno che tele differenza non venga dal moto della Terra; su questo punto lei rimane oscurissimo e si limita a far pendere il tutto come una minaccia.
4) L'origine del coefficiente di smorzamento proposta a pag. 68 non può valere in quanto riguarda l'intorno di nuclei iperpesanti e non il vuoto intergalattico; questi nuclei non sono mai stati osservati. Inoltre lo smorzamento riguarda fotoni di altissima energia.

5) Ma la parte più inaccettabile riguarda la discussione all'inizio della pag. 69. La soluzione (8) mostra uno smorzamento ma non un cambio di frequenza come invece lei introduce immediatamente dopo. Qualunque mezzo dotato di conducibilità assorbe infatti fotoni senza cambiarne la frequenza; anzi qualsiasi filtro assorbe selettivamente ma non riesce a mutare la frequenza della luce rnonocromatica. Il termine in σ fallisce dunque nello scopo dichiarato di dare un red-shift. Il suo relatore aveva pienamente ragione nel criticarla nel p. 4 ed io concordo con la critica. Lei lo insulta chiamandolo imbecille. Anche qui non posso fare altro che invitarla alla moderazione. Un cambiamento nella frequenza dei fotoni incidenti su di un mezzo si verifica solamente in presenza di effetti anelastici quali la fluorescenza, in cui degli atomi assorbono fotoni e ne riemettono a frequenza minore. In questo caso l'uso di una conducibilità è grossolanamente inadeguato e comunque questi effetti non conducono ad una relazione univoca tra frequenza iniziale e quella finale quale si rileva in cosmologia in un vasto intervallo di frequenza.

Come commento addizionale rilevo come un termine di smorzamento renda il campo di Maxwell non lagrangiano e quindi lo ponga al di fuori della meccanica analitica. Questo a meno che lei non lo consideri un effetto fenomenologico derivante dalla presenza di materia sconosciuta tra le galassie.
In questa ultima ipotesi la rottura dell'invarianza relativistica rimane una questione semantica. Nella prima lei comincia la sua rivoluzione scientifica da Lagrange e non da Einstein. In breve non credo assolutamente né alla necessità né tantomeno alla utilità del termine di smorzamento. La sua proposta di utilizzare lo smorzamento per spiegare la radiazione fossile è troppo vaga e già in contrasto con I fatti.
Se provenisse dalla degradazione della luce delle galassie sarebbe fortemente correlata con la distribuzione di queste. La radiazione fossile è invece estremamente omogenea.

6) Il complesso di equazioni (13... 21) meriterebbe più spazio di quanto lei abbia deciso di dedicare. Non è chiaro dal testo se la forza F in (20) è quella di Lorentz. Se non lo è lei collide contro esperimenti in elettrodinamica classica e quantistica di altissima precisione e comunque dovrebbe dichiarare e provare o arguire per un •• forma sostitutiva. Se lo è non vedo alcuna differenza tra la sua elettrodinamìca e quella solita ad eccezione del termine in σ che mi trova scettico. In particolare detta teoria è invariante per trasformazioni di Lorentz, cosa che lei sceglie di ignorare, e si ritorna al principio degli stati corrispondenti di Lorentz.
Lei Introduce invece delle trasformazioni sostitutive senza darne alcuna prova sia teorica che sperimentale che non sia quella di essere in contrasto con la relatività. Inoltre le sue equazioni non sono comunque valide per velocità superluminali.
L'impossibilità di superare c non è solamente verificata per le interazioni EM. Nelle collisioni ad altissima energia entrano in azione sia le interazioni forti che le deboli. In nessun caso sono stati visti dei tachioni. Nessun decadimento nucleare emette elettroni superluminali. Le velocità superlumlnall osservate in certi quasar ammettono altre spiegazioni molto meno impegnative. In sintesi non sono interessato e non credo alla validità dei suoi sforzi per distruggere la teoria della relatività, non desidero coinvolgermi in una lunga polemica ma neppure lasciare spazio ad ambiguità. Mi sono pronunciato in questo senso con Gliozzi. Avrei favorito un suo eventuale seminario ma mi sono convinto del contrario leggendo la sua risposta al N. Cimento.
Non intendo iniziare una campagna persecutoria nei suoi riguardi ma non intendo più occuparmi del suo caso. Non posso fare altro che chiederle di rivolgersi ad altri nel futuro per far valere le sue ragioni ed esporre le sue teorie.

Distinti saluti

Tullio Regge

 

Gli replicai come segue:

Bologna, 7/8/1985

Egr. Prof, Regge
Ho finalmente trovato il tempo e la quiete necessaria per rispondere alle sue argomentazioni.
Ho davanti a me la sua lettera e non riesco ad andare d'accordo con quanto lei dice, tantomeno nei dettagli e senza alcuna attenuante generica.
Penso tuttavia che lei abbia diritto a qualche spiegazione a livello tecnico, che esporrò in quanto segue.
1) Le pagine 64-67 della rivista Seagreen contengono essenzialmente gli articoli "Dopo le teste di Modigliani il cervello di Einstein? Un esperimento di divulgazione scientifica. Prima puntata", e la prefazione all'articolo "Fondamenti teorici e sperimentali della Relatività Ristretta" [cfr. la parte essenziale di essi in questo sito rispettivamente in "Sul bambino molto piccolo della relatività... assoluta" e "Sull'esperimento di fisica non fisica"; "Fondamenti..." sarà anch'esso pubblicato qui - ndc].

Ma proprio perché non intendevo fare su di lei esperimenti di divulgazione scientifica io le ho consegnato di persona, come ricorderà, solo la fotocopia delle pagine 68-77, corrispondenti all'articolo "Fondamenti teorici ecc.", nelle quali sono ampiamente esposti gli argomenti scientifici dei quali lei lamenta la mancanza in un articolo ("Un esperimento di divulgazione scientifica") che non era destinato a contenerli.
Quanto alla discrepanza numerica contenuta nel Resnick Halliday, essa è stata semplicemente l'indizio che mi ha condotto a ricostruire la "Storia delle misure elettromagnetiche della velocità della luce".
In questo articolo (che allego) come nelle pagine 68-77 di Seagreen (vedi in particolare Appendice 2) non viene in alcun modo coinvolto il testo di Resnick Halliday. La mancata verifica sperimentale del secondo postulato della Relatività Ristretta (la discrepanza) tocca invece ampiamente la Relatività in modo diretto e a livello scientifico, come è sottolineato nelle pagine 70-72, 74-77.
E le ricordo ancora che io non le ho in alcun modo sollecitato opinioni sul cosiddetto Prologo di p. 64-67.
Le ho invece sollecitato un'analisi della teoria contenuta nelle pagine 68-77. Ho l'impressione che, col riferimento al testo didattico di Resnick Halliday, lei voglia screditare a priori, e sorvolare, sulla questione della discrepanza, e cioè sulla questione della fino ad oggi mancata verifica sperimentale della validità del secondo postulato della teoria einsteiniana; mancata verifica che costituisce un dato di fatto incontestabile.
E questa mia impressione è rafforzata dal fatto che nel seguito della sua lettera tale questione non viene più ripresa.
Patetico.
2) Le equazioni (2) hanno come soluzione onde EM la cui velocità cinematica eguaglia quella elettromagnetica; non vedo la necessità della distinzione nel vuoto. Lei non ha mai fatto caso, evidentemente, al fatto che non sono state fino ad oggi possibili misure (cinematiche) one-way (sola andata) della velocità della luce. Le velocità cinematiche misurate sperimentalmente (indicate come «prodotto λν») sono, in altri termini, velocità medie lungo percorsi chiusi (di andata e ritorno). Se si potessero fare misure cinematiche one-way si constaterebbe, ovviamente, che correggendo l'effetto dovuto alla velocità della Terra queste misure one-way coinciderebbero con le misure elettromagnetiche.
Viceversa la misura elettromagnetica della velocità della luce è precisamente il modo di fare una misura one-way della velocità della luce che prescinde dall'effetto della velocità assoluta della Terra.
O ancora: la velocità cinematica misurata sperimentalmente non eguaglia la velocità elettromagnetica perché la sua misura non può prescindere dal moto della Terra. Ed è questo un altro aspetto che rende le due velocità (le loro misure) metodologicamente distinte (vedi in particolare la nuova versione dell'Appendice 3). Da nessuna parte segue nella Relatività il paradosso: una velocità finita è infinita. Le allego fotocopia dell'articolo "Sull'elettrodinamica dei corpi in moto" di Albert Einstein.

 

[Stralcio dal testo di A. Einstein "Sull'elettrodinamica dei corpi in moto" - ndc]

 

La sua asserzione secondo cui la relatività richiede anche μ=0, ε=0 va ribaltata; essa richiede al contrario che queste costanti non siano 0 in quanto le equazioni di Maxwell non sarebbero altrimenti invarianti rispetto, al gruppo di Lorentz.

La invito a leggersi l'illuminante Nota della Redazione di Frigidaire (Seagreen n. 2, p. 53). [L'ultimo articolo di questa raccolta] [anch'essa in via di pubblicazione - ndc].
Aggiungo solamente che il «bisogno di invarianza rispetto al gruppo di Lorentz» ha lo stesso peso, in Natura, del «bisogno di invarianza del sesso rispetto al gruppo degli Angeli».
3) Lei rompe ecc. A meno che tale differenza non venga dal moto della Terra. Appunto (vedi Appendice 3).
Su questo punto lei rimane oscurissimo e si limita a far pendere il tutto come una minaccia.
Lei mi confonde con Galileo. Ma io non affermo Eppur si muove ... lasciando pendere il tutto come una minaccia.
Affermo, e mi pare senza equivoci (vedi Appendice 3) che si muove a circa 400÷600 km/s.
4) L'origine del coefficiente di smorzamento sta nelle proprietà fisiche del mezzo materiale che io suppongo essere il medesimo sia intorno ai nuclei superpesanti sia intorno ai nuclei normali sia nel vuoto intergalattico.
Questi nuclei (superpesanti) non sono mai stati osservati.
Vada a dirlo a Greiner e soci (Bibliografia [9], [10]) [cfr. le note 9 e 10 di "Elementi": nota 9: "J. Rafelsky, L. P. Fulcher, W. Greiner, Phys. Rev. Letters, vol. 27, n. 14, 4 Ottobre 1971, pag. 958"; nota 10: "H. Backe et al., Phys. Rev. Letters, vol. 40, n. 22, 29 maggio 1978, pag. 1443; C. Kozhuharov et al., Phys. Rev. Letters, vol. 42, n. 6, 5 febbraio 1979, pag. 376" - ndc].

Infine lo smorzamento riguarda, ovviamente, tutti i fotoni (vedi Seagreen, n. 1, p.69).
5) La soluziune (8) mostra uno smorzamento ma non un cambio di frequenza come invece lei introduce immediatamente dopo.
La soluzione (8) descrive in modo del tutto generale le oscillazioni smorzate dei campi elettrico e magnetico di un'onda elettromagnetica. E le ricordo che: a) le oscillazioni smorzate non sono periodiche; b) lo pseudoperiodo di un'oscillazione smorzata dipende dall'ampiezza (vedi ad esempio Javorskij Detlaf, Manuale di Fisica Edizioni Mir 1977, p. 94 e segg.).
Il modo in cui la frequenza varia nel tempo non è tuttavia deducibile a priori.

In altri termini: per sapere in che modo la frequenza si smorza occorre un'ulteriore informazione, che solo l'esperienza può darci. Tale informazione è fornita dalle leggi dell'effetto fotoelettrico, che consentono di arrivare all'equazione (9).

Qualunque mezzo dotato di conducibilità assorbe fotoni senza cambiarne la frequenza anzi qualsiasi filtro assorbe selettivamente ma non riesce a mutare la frequenza della luce monocromatica... Un cambiamento nella frequenza dei fotoni incidenti su di un mezzo si verifica solamente in presenza di effetti anelastici.
Le ricordo che 1'effetto Compton è interpretabile sia come urto elastico dei fotoni incidenti con gli elettroni del mezzo che costituisce il bersaglio, sia come assorbimento seguito da emissione.
Ne risulta, come è nolo, proprio un cambiamento nella frequenza dei fotoni incidenti.

Il termine in σ fallisce dunque nello scopo dichiaralo di dare un red-shift.
il termine in σ sta a sottolineare in primo luogo il fatto che in Natura non si danno moti perpetui e incorruttibili. Solo le equazioni di uso didattico descrivono moti che prescindono da termini di smorzamento. Ma anche gli ingenui giovinetti ai quali sono destinate vengono avvertiti del fatto che un'equazione senza termine di smorzamento è un'approssimazione che non corrisponde alla realtà fisica. Il termine in σ mette capo, infine, ad una legge che - a differenza della cosiddetta Legge di Hubble che corrisponde unicamente a quell'altro Big Bluff che è il Big Bang - corrisponde perfettamente ai dati sperimentali.
Il suo relatore aveva pienamente ragione... Anche qui non posso far altro che invitarla alla moderazione.
Ribadisco che il mio relatore è un imbecille. Aggiungo inoltre che io non amo la moderazione. Gli inviti alla moderazione, poi, non li sopporto proprio.
Le ricordo infine che durante il nostro colloquio a Torino io le ho spiegato che avevo dato dell'imbecille al mio relatore per il fatto che costui non aveva capito neppure l'oggetto del lavoro riguardante la proposta di una nuova misura elettromagnetica della velocità della luce. E lei stesso aveva convenuto sul fatto che si trattava di una svista difficilmente giustificabile, mentre le altre obiezioni erano discutibili.
Vuole forse dirmi, ora, che lei concorda anche con la critica sul lavoro 7054/A?

L'uso di una descrizione continua dei mezzi materiali ha senso fino a quando non se ne abbia una rappresentazione discontinua.
L'uso di una conducibilità elettrica è perfettamente adeguato all'attuale descrizione dell'etere.
Da comunque fino a frequenza il suo testo non ha senso.
Avvertirò il Campo di Maxwell che si sta ponendo al di fuori del Codice Lagrange della Meccanica Analitica (Suppongo sia un multa. Giusto?).
Ovviamente, infine, siamo nel caso A meno che....
Io sto proprio descrivendo gli effetti fenomenologici derivanti dalla presenza di materia sconosciuta al posto del vuoto.
Sul peso in Natura dell'invarianza relativistica ho già detto.

In breve non credo ecc...
Quello che lei crede - in particolare le sue opinioni sulla perpetuità e incorruttibilità dei moti einsteiniani - non mi interessa.
Ribadisco che l'equazione (9) corrisponde ai dati sperimentali; la legge di Hubble no. Prego specificare quali sarebbero i fatti relativi alla radiazione fossile con i quali l'equazione (9) è in contrasto.
Prego inoltre specificare in quali spazi intergalattici è stata riscontrata l'estrema
omogeneità della radiazione fossile.

6) Il complesso di equazioni (13) - (21) meriterebbe più spazio di quanto lei abbia deciso di dedicare.
Ha fatto caso a quei tondini con dentro scritto A3, A4? [Le appendici all'articolo]. Significano: vedi Appendice 3 a p. 74; vedi Appendice 4 a p. 75. La forza F in (20) è quella di Lorentz. Io parto, appunto, dall'elettrodinamica di Maxwell (quella solita, classica, non relativistica) nella quale il termine σ ha ampia cittadinanza.
Il peso del suo scetticismo mi lascia indifferente.
Infine, le trasformazioni di Lorentz sono state costruite per rendere l'equazione d'onda priva del termine di smorzamento invariante per trasformazioni di Lorentz. Quanto alle leggi dell'elettromagnetismo, delle trasformazioni di Lorentz se ne sbattono. In questo senso, sulla base del principio degli stati corrispondenti, si potrebbe affermare che anche le leggi dell'elettromagnetismo sono invarianti per trasformazioni di Lorcnts.
Le trasformazioni sostitutive che io introduco non sottintendono alcun bisogno di invarianza ma sottolineano due questioni essenziali: a) La dilatazione temporale è isotropa. Da questo fatto segue l'infondatezza del teorema einsteiniano di composizione delle velocità (Seagreen, n. l, p. 70) b) La legge di composizione delle accelerazioni è anomala. Questo fatto suggerisce una revisione del principio di conservazione della massa inerziale (Seagreen, n. 1, p. 72) e costituisce il punto di partenza per la ricerca di una relazione massa inerziale-velocità (Seagreen, n. 1, p. 75). Entrambi questi risultati (isotropia delle dilatazioni temporali, variazione della massa inerzialc con la velocità secondo le relazioni 5') sono sperimentalmente provati. Resta ancora da provare (e questa verifica coinvolge entrambe le teorie) l'assenza o l'esistenza di contrazioni trasversali (Seagreen, n. 1, p. 70). Le mie equazioni valgono certamente solo in regimi subluminali: non pretendono altro, infatti, che descrivere interazioni elettromagnetiche tra corpi che si muovono a velocità subluminali.
Ma. ciò significa semplicemente che tra i regimi subluminali e quelli superluminali potrebbero esserci, ad esempio, relazioni analoghe a quelle che intercorrono tra i regimi subsonici e quelli supersonici.
In nessun caso sono stati visti dei tachioni...
Tutte le particelle prodotte nelle collisioni ad alta  energia sono state viste in mezzi materiali (i rivelatori) entro i quali si muovono con estrema disinvoltura a velocità superluminali (più veloci della luce in quel mezzo: effetto Cerenkov). Se lei afferma invece che non è stato ancora visto un effetto Cerenkov nel vuoto mi limiterò ad osservare che non mi risulta che qualcuno abbia cercato di vederlo. Inoltre, come ho già accennato nei Fondamenti (Seagreen, n. 1, p. 69) e specificherò meglio nei Principi, io mi aspetto velocità superluminali dalle interazioni gravitazionali.

Quanto alle velocità superluminali osservate nei Quasar, tutte le spiegazioni molto meno impegnative fino ad oggi avanzate si sono rivelate inconsistenti.
Questa situazione è stata molto efficacemente sintetizzata nella vignetta in copertina del testo citato al numero (30) della bibliografia. Le suggerisco ancora una volta di leggersi l'illuminante «Nota della Redazione di Frigidaire» a p. 53 del n. 2 di Seagreen.
In sintesi non sono interessato e non credo alla validità dei suoi sforzi per distruggere la mia teoria, non desidero coinvolgermi in una lunga polemica ma neppure lasciare spazio ad ambiguità.
Mi pronuncio in questo senso con lei.
Avrei favorito, cosa che ho cercato di fare in questi tre anni, un confronto pacato e costruttivo, ma mi sono convinto dell'inutilità di questi sforzi leggendo la sua lettera.
Non intendo iniziare una campagna persecutoria nei suoi riguardi ma non intendo più occuparmi del suo caso.
Non posso fare altro che chiederle di cercare altri Polli nel futuro per far valere le sue ragioni ed esporre le sue teorie.
Distinti saluti

Roberto Monti

[Tizio dice a Caio: "Dica qualcosa di sarcastico!";

Caio risponde: "V/c = 10". Firmato: IAU - ndc]


 

L'altra lettera veniva dalla Germania:

Caro Prof. Monti,
La ringrazio per la sua lettera relativa alla questione della velocità della luce. A causa delle vacanze la mia risposta giunge un po' in ritardo.
Siamo favorevoli alla sua proposta di discutere l'argomento del suo lavoro a Braunschweig. La prego di informarci dei suoi prossimi movimenti così che io possa convocare la gente del PTB che lavora in questo settore.

Questa lettera ebbe l'effetto di scongelare la famosa situazione.

 

Con molta sollecitudine - devo riconoscere - mi furono messi a disposizione i fondi per la missione in Germania, e quando arrivai a Braunschweig scoprii perché erano così in favour della mia suggestion.

 

Nei vari laboratori internazionali di misure elettriche erano da un po' di tempo alle prese con un problema imbarazzante: misure elettriche di precisione di una stessa grandezza, effettuate con metodi diversi, fornivano risultati diversi. E non vedendo alcun motivo per una discrepanza di questo genere i nostri metrologi, per bocca di tal Taylor, si stavano chiedendo: se do we really know how lo measure the Ampere? (Sappiamo veramente misurare l'Ampere?), nel timore di star commettendo qualche coglionata.

 

Ovviamente, come il lettore arguto avrà facilmente intuito, il mio lavoro aveva fatto balenare ai ricercatori del PTB l'idea che forse loro stavano misurando bene e che i risultati erano effettivamente diversi.

 

Un rapido controllo ci consentì di verificare che le discrepanze osservate corrispondevano abbastanza bene a quelle previste dalla mia teoria. L'incertezza era ancora troppo alta per poter giungere ad una conclusione definitiva, ma l'indicazione era positiva.

 

Inoltre nuove misure, capaci di decidere la questione erano già in corso nei vari laboratori internazionali. Nel giugno dell'86 il caso avrebbe potuto considerarsi chiuso, in un modo o nell'altro.

 

Bene. In fondo si tratta di pochi mesi. Posso aspettare.

 

 

 

 

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