SANTA
MARIA MAGGIORE SAN
CLEMENTE
MOSAICI
CHIOSTRI
Abbandonato il suo ruolo di capitale dell’impero, Roma
divenne il centro del cristianesimo e in questo modo riacquistò sul piano
religioso e culturale quell’importanza che aveva perduto sul piano politico. A
testimonianza di questo suo nuovo ruolo sorgono, fin dalla tarda antichità,
numerose chiese e basiliche (definite "paleocristiane", cioè dei
primi secoli del cristianesimo).
San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, San Paolo
fuori le mura sono fra le principali basiliche costantiniane (Costantino è l’imperatore
romano che nel 313 riconobbe ufficialmente la nuova religione cristiana) ma
delle loro strutture originarie oggi non rimane quasi più niente: San Pietro fu
interamente ricostruito nel XVI secolo; San Paolo fu distrutto da un incendio e
ricostruito il secolo scorso; San Giovanni, più volte rifatto, è ora una
chiesa barocca.
Santa Maria Maggiore, costruita nel IV secolo, è una delle
poche che conserva in parte la struttura originaria: una grandissima aula
rettangolare (86 metri di lunghezza), con tre navate divise da colonne ioniche.
La sua origine è legata ad una leggenda: il 5 agosto del 356, papa Liberio
sognò che la Madonna lo invitava a costruire una chiesa sul luogo dove la
mattina seguente avrebbe trovato la neve. Il miracolo si avverò, perché
nevicò sul luogo dove si trova ora la basilica.
Nel corso del tempo essa ha
subito numerosi interventi e rifacimenti, per cui presenta oggi diversi stili
architettonici: una facciata settecentesca integra quella medievale decorata da
un mosaico del XIII secolo; il campanile romanico del XIV secolo è il più alto
di Roma (75 metri); il soffitto a cassettoni è del XVI secolo. Oltre che per la
sua grandiosità, l’interno della basilica è notevole per i suoi mosaici:
quelli della navata mediana e quelli del bellissimo arco trionfale risalgono al
V secolo, mentre quelli dell’abside sono della fine del XIII secolo.
Altre chiese interessanti per i loro mosaici sono Santa
Pudenziana (fine del IV secolo), Santi Cosma e Damiano (VI secolo), Sant’Agnese
(prima metà del VII secolo). Tra l’VIII e il IX secolo si forma a Roma una
scuola di mosaicisti, la cui produzione è visibile in Santa Prassede, Santa
Cecilia, San Marco, Santa Maria in Cosmedin. Nel portico di quest’ultima si
trova un grande mascherone conosciuto come la Bocca della
Verità, una delle
curiosità più note di Roma: secondo la leggenda, la bocca si chiude e taglia
la mano di chi, dopo averla introdotta nella fessura, dice una bugia.
Santa
Maria in Cosmedin |

Bocca della Verità |
Di particolare interesse è la chiesa di San
Clemente, che
rappresenta la millenaria continuità storica di Roma. È formata infatti da tre
livelli sovrapposti: l’attuale chiesa medievale è stata costruita al di sopra
della basilica paleocristiana, a sua volta costruita su edifici di epoca romana.
Questi ultimi sono costituiti da una grande casa d’affitto ("insula")
del I secolo d.C., nel cui cortile venne realizzato un mitreo (luogo di culto
dedicato al dio Mitra) del III secolo. Sopra questi ambienti nel IV secolo fu
costruita una grande basilica paleocristiana a tre navate, che per tutto l’Alto
Medioevo fu una delle più importanti di Roma. In seguito fu interrata (cioè
completamente ricoperta di terra) per costruirvi sopra l’attuale chiesa, che
risale al XII secolo. Nell’abside di quest’ultima è conservato un
meraviglioso mosaico raffigurante Cristo crocifisso tra la Vergine e San
Giovanni Evangelista. Da questo livello si può scendere alla basilica
sotterranea, un ambiente molto suggestivo, soprattutto per la ricca serie di
affreschi che vanno dal IX al XII secolo. Uno di essi, la Leggenda di Sisinnio,
presenta un interesse particolare, perché la sua iscrizione (databile fra il
1084 e il 1100) è una delle prime testimonianze della lingua italiana (il
cosiddetto volgare). L’affresco riguarda un miracolo di San Clemente: un ricco
pagano, Sisinnio, è convinto che il santo voglia portargli via la moglie
divenuta cristiana; ordina quindi ai suoi servi Gosmario, Albertello e
Carboncello di arrestare Clemente e di portarlo al martirio; l’affresco –
che si presenta come una specie di "fumetto" – riporta al di sopra
di Sisinnio le sue violente esortazioni ai servi, espresse appunto in volgare:
Ma avviene il miracolo: San Clemente è libero, in mano ai
servi non resta che una pesante colonna e questa scena dell’affresco è
commentata dall’ultima parte dell’iscrizione con solenni parole in latino.
Nello stesso quartiere in cui si trova la chiesa di San
Clemente, il Celio, sono presenti altre importanti testimonianze di epoca
medievale, in particolare la chiesa dei Santi Quattro Coronati, quella dei Santi
Giovanni e Paolo, quella di Santa Maria in Domnica.
Altri luoghi di Roma in cui si è mantenuta intatta l’atmosfera
medievale sono i chiostri. Il chiostro – dal latino claustrum che vuol dire
"luogo chiuso" – è un ampio cortile quadrangolare, circondato da
portici, situato all’interno di un monastero. Nato nel periodo dell’Alto
Medioevo con finalità essenzialmente pratiche, poiché doveva collegare i vari
ambienti del monastero, esso deriva dal peristilio (cioè un cortile interno o
portico a colonne) delle case romane. Inizialmente privi di particolari
ornamenti, i chiostri vennero via via realizzati con maggiore cura e si
arricchirono di elementi decorativi preziosi e raffinati.
San
Paolo fuori le mura |
Il
chiostro |
I più belli sono quelli di San Giovanni in Laterano, Santi
Quattro Coronati, Santa Sabina e San Paolo fuori le mura.
Chiesa di Santa Sabina |
Interno |