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Storia del Suicidio di Kurt
Cobain
L'8 APRILE, poco prima
delle 9 di mattina, il corpo di Cobain venne trovato in una
stanza sopra il garage della sua casa di Seattle. Sul suo
petto giaceva un fucile calibro 20 con il quale il
ventisettenne cantante, chitarrista e autore aveva posto fine
alla propria vita.
Da sei giorni non si avevano più notizie di Cobain.
Fu Gary Smith, un elettricista che stava istallando un sistema
antifurto nella casa, a trovare Cobain morto.
"All'inizio, ho creduto che si trattasse di un
manichino" ha raccontato in seguito Smith. "Poi ho
notato che c'era del sangue nell'orecchio destro. Quindi ho
visto il fucile sul petto, puntato sulla guancia."
Nonostante la polizia, un'agenzia privata d'investigazione e
vari amici lo stessero cercando, secondo il rapporto del
medico legale il corpo di Cobain si trovava lì da due giorni
e mezzo. Nel sangue vennero rinvenute un'alta concentrazione
di eroina e tracce di Valium. Il cadavere venne identificato
soltanto grazie all'impronti digitali.
Mark Lanegan, membro degli Screaming Trees e amico intimo di
Cobain, dice di non averlo sentito per tutta la settimana.
"Kurt non mi ha chiamato" dice. "Non ha
chiamato neanche altre persone. Non ha chiamato la sua
famiglia. Non ha chiamato nessuno." Lanegan racconta:
"Cercavo Kurt da circa una settimana... Prima che lo
trovassero. Ho avuto il presentimento che fosse successo
qualcosa di brutto.
Gli amici, la famiglia e i colleghi di Cobain erano
preoccupati per la sua depressione e per il suo consumo di
droga che andava avanti da anni. "Stavo cercando di dare
a Kurt un aiuto professionale da nolto tempo" racconta
l'ex manager dei Nirvana Danny Goldberg, oggi presidente dell'Atlantic.
Fu comunque solo otto giorni dal ritorno a Seattle di Cobain
(proveniente da Roma, dove in marzo aveva tentato il suicidio)
che coloro che gli erano vicini si resero conto che era tempo
di ricorrere a misure drastiche. Il cantante era andato
"fuori di testa", sostiene un portavoce della Gold
Mountain Entertainment, l'agenzia che cura gli interessi dei
Nirvana e delle Hole.
Gli amici di Cobain e di sua moglie, Courtney Love, affermano
che in quel periodo ci fu un aumento dei litigi familiari, che
costrinsero a volte la donna a trascorrere la notte fuori casa
per sfuggire al comportamento imprevedibile di Kurt. Cobain
aveva addirittura confidato ad alcuni amici di sospettare che
lei lo tradisse.
Anche il suo rapporto con i Nirvana era in crisi. Infatti la
moglie raccontò a MTV che nelle settimane successive
all'episodio di Roma Cobain le aveva confidato: "E' una
cosa che non sopporto ma non riesco più a suonare con
loro". Aveva aggiunto che voleva lavorare soltanto con
Michael Stipe dei R.E.M.
Ho parlato molto con Kurt durante le ultime settimane"
disse Stipe in una dichiarazione ufficiale. "Avevamo in
cantiere un progetto musicale ma non avevamo ancora registrato
nulla."
Il 18 marzo un litigio familiare degenerò quasi in una
tragedia. All'arrivo degli agenti di polizia, chiamati da
Love, lei disse che suo marito si era chiuso in una stanza con
un revolver calibro 38 e aveva detto di volersi uccidere. Gli
agenti confiscarono l'arma e anche un flacone di pillole
'assortite' e non meglio identificate, che il cantante aveva
con sé. Love disse agli agenti dove Cobain teneva nascosta
una Beretta 380, una Taurus calibro 38, un fucile
semiautomatico e 25 scatole di munizioni; tutto il materiale
venne requisito. Quella notte però Kurt disse agli agenti di
non aver avuto realmente intenzione di togliersi la vita: il
rapporto della polizia descrive l'incidente come una
"situazione incerta, con sospetto di suicidio".
Nessuno venne arrestato e in seguito Cobain "lasciò
l'alloggio".
Quattro giorni dopo, la coppia prese un taxi dalla abitazione,
situata nel sobborgo Madrona di Seattle, al parcheggio di auto
usate American Dream, nel centro della città. Il tassista
Leon Hasson, racconta che i due litigarono per tutto il
tragitto. Continuando a discutere, Cobain e Love entrarono nel
parcheggio. Secondo la versione del proprietario, Joe Kenney,
Courtney era fortemente contrariata perché alcuni giorni dopo
che i due avevano acquistato una Lexus, il 2 gennaio, Cobain
l'aveva riportata indietro. Love voleva quell'auto, ma il
marito desiderava qualcosa di meno appariscente. Kenney
aggiunse che Courtney appariva piuttosto agitata e che ingoiò
alcune pillole mentre si dirigeva verso il bagno.
A questo punto, i familiari, i colleghi dei Nirvana e
l'agenzia organizzativa del gruppo avevano iniziato a
rivolgersi a degli specialisti per curare i crescenti problemi
psicologici e la dipendenza da eroina di Cobain. Uno di questi
specialisti era Steven Chatoff, direttore esecutivo dell'Anacapa
by the Sea, un centro di terapia comportamentale per il
trattamento delle tossico dipendenze e dei problemi.
psicologici di Port Huneme, in Caifornia "Mi chiamarono
per vedere cosa si poteva fare", dice Chatoff. "Si
stava facendo, su a Seattle. Era in astinenza, in uno stato di
confusione completa. E loro temevano per la sua vita. Era in
crisi."
Chatoff iniziò a raccogliere interviste con gli amici,
familiari e colleghi di Cobain per pianificare una terapia
integrata. Secondo Chatoff qualcuno avvertì il cantante e la
procedura venne annullata. La Gold Mountain afferma di aver
trovato un'altro specialista e di aver detto una piccola bugia
a Chatoff per rifiutare educatamente il suo intervento.
Nel frattempo, Roddy Buttom - vecchio amico di Love e Cobain e
tastierista dei Faith No More . volò da San Francisco a
Seattle per prendersi cura di Kurt. "Gli volevo davvero
bene" dice Bottum. "Andavamo propio d'accordo. Andai
là per stare con lui come amico."
Anche il bassista dei Nirvana, Krist Novoselic, decise di
incontrarsi con Cobain, ma il confronto più violento avvenne
il 25 marzo. Quel giorno una decina di amici - tra cui i
compagni di squadra Novoselic e Pat Smear, il manager dei
Nirvana John Silva, l'amico di vecchia data Dylan Carlson,
Courtney, Goldberg e la manager delle Hole Janet Billing - si
diede appuntamento in casa Cobain in Lake Washington Boulevard
a Seattle per tentare un'approccio differente con un nuovo
specialista. Come previsto dal trattamento Courtney minacciò
Kurt di lasciarlo, mentre Smear e Novoselic dissero che
avrebbero sciolto il gruppo se lui non avesse accettato un
periodo di disintossicazione. All'inizio Cobain fu restio ad
ammettere di aver problemi con la droga e sostenne di non aver
avuto comportamenti autodistruttivi. Al termine di una seduta
di cinque ore circa di tensione, tuttavia, Kurt ammise di
essersi lasciato andare, e acconsentì a iniziare un programma
di disintossicazione a Los Angeles quello stesso giorno. Poi
si ritirò con Smear nella cantina della casa per provare dei
nuovi brani.
Una volta all'aeroporto di Seattle, però, Cobain cambiò idea
e si rifiutò di salire sull'aereo. Love aveva sperato di
convincerlo a partire per Los Angeles con lei, in modo da
seguire insieme la terapia di disintossicazione. Invece, salì
da solo sull'aereo insieme a Janet Billing (la figlia Frances
e una baby sitter la seguirono il giorno successivo.) In
seguito ha detto di rimpiangere di aver lasciato Cobain da
solo ("Quella stronzata degli anni '80 dell'amore
ostinato non funzione" dirà solo due settimane dopo in
un messaggio registrato in occasione della veglia per Kurt).
Dopo una sosta a San Francisco, Billing e Love volarono a Los
Angeles e la mattina del 26 marzo quest'ultima prese alloggio
in una suite da 500 dollari a notte del Peninsulal Hotel di
Beverly Hills, dove iniziò una terapia di disintossicazione.
(La Gold Mountain afferma che si trattava di un intervento per
eliminare l'uso di tranquillanti.)
Quella stessa sera, a Seattle, Cobain si recò a casa di
un'amica spacciatrice nel quartiere borghese di bohèmien di
Capitol Hill. "Dove sono gli amici quando ho bisogno di
loro?" chiese alla sua amica, come ha dichiarato lei
stessa a un giornale di Seattle. "Perché i miei amici
sono contro di me?"
Rimase a Seattle altri cinque giorni prima di acconsentire ad
andare a Los Angeles per sottoporsi al trattamento. Prima di
partire, si fermò presso l'abitazione di Carlson nell'area di
Lake City di Seattle in cerca di un'arma: Carlson, che era
stato testimone di nozze al matrimonio del cantante, afferma
che Cobain gli disse che c'erano stati dei ladri nella sua
proprietà di Madrona."Sembrava normale... Chiaccherrammo
un po'" racconta. "E poi gli avevo già prestato
delle armi in precedenza." Malgrado a Seattle non siano
necessari un porto d'armi o un periodo di tempo per
l'autorizzazione a usare armi da fuoco, Carlson credette che
Kurt non volesse comprare personalmente un'arma perché temeva
che la polizia - dopo l'episodio di lite familiare avvenuto
solo dieci giorni prima - gliel'avrebbe requisita.
Cobain e Carlson si diressero al vicino Stan's Shop e
acquistarono una Remington modello 11 calibro 20 a sei colpi e
una scatola di munizioni, spendendo circa 300 dollari che Kurt
diede a Carlson in contanti. "Stava per andare a Los
Angeles" dice Carlson. "Mi sembrò un pò strano che
comprasse un'arma da fuoco prima di partire, perciò mi offrii
di conservargliela finché non fosse tornato." Kurt,
invece, insistette per tenere l'arma con sè. La polizia
sostiene che Cobain se la portò a casa e la mise in un
armadietto. Fu probabilmente Novoselic ad accompagnare l'amico
all'aeroporto. Smear e un dipendente della Gold Mountain lo
incontrarono a Los Angeles e lo accompagnarono allo Exodus
Recovery Center, nel Daniel Freeman Marina Hospital di Marina
del Rey. Cobain aveva già trascorso quattro giorni di
disintossicazione presso l'Exodus nel 1992 ma aveva lasciato
il centro prima di aver completato la terapia.
Chattoff sostiene che, malgrado l'impossibilità di procedere
con il suo programma, aveva parlato diverse volte al telefono
con Cobain prima della sua partenza per Los Angeles. "Non
era assolutamente convito di sottoporsi a quel
trattamento" dice Chatoff "perché secondo lui si
trattava soltanto di un'altra disintossicazione di bella
apparenza."
Cobain trascorse due giorni in quella clinica esclusiva. Parlò
con diversi psicologi, nessuno dei quali ritenne che avesse
tendenze suicide. Frances e la babysitter si recarono a
trovarlo, mentre Love non vi andò mai. Il 1 aprile Kurt chiamò
Courtney, che si trovava ancora al Peninsula. "Disse: 'Courtney,
non importa quello che succederà, voglio che tu sappia che
hai fatto un ottimo disco'" ha raccontato la donna in
seguito a un quotidiano di Seattle. "Io dissi: 'Bè, che
vuoi dire?' E lui : 'Ricordati soltanto questo, qualsiasi cosa
accada: ti amo'." (Le Hole avevano programmato di fare
uscire il loro secondo album, LIVE THROUGH THIS, undici giorni
dopo.) Questa fu l'ultima volta che Love parlò con suo
marito.
Secondo un artista noto come Joe Mama, un vecchio amico della
coppia che fu l'ultima persona ad andare a trovare Cobain al
centro Exodus: "Ero preparato a vederlo tremendamente
depresso. Invece sembrava dannatamente in forma". Un'ora
più tardi, secondo quanto riportato da Courtney, Kurt
"saltò lo steccato". In realtà si trattava di un
muro di mattoni di oltre due metri di altezza che correva
intorno al patio centrale.
La Exodus è una clinica con scarsi controlli e protezioni e
Cobain avrebbe potuto uscire dall'entrata principale, se solo
avesse voluto; ma evidentemente aveva qualcos'altro in mente.
Uno dei suoi visitatori: "Quando mi recai a fargli
visita, lo trovai in compagnia di Gibby Haynes [dei Butthole
Surfers]. Non conosco Gibby ma è pazzo. Stava parlando
velocemente di gente che aveva saltato il muro di cinta, roba
come: '[Un tipo] ha scavalcato il muro cinque volte'. Kurt
probabilmente ha pensato che sarebbe stato divertente".
Alle 19,25 Cobain disse al personale della clinica che sarebbe
uscito nel patio per fumare una sigaretta e scavalcò il muro.
"Teniamo accuratamente sotto controllo i nostri
pazienti" afferma un portavoce dell'Exodus. "Ma
alcuni riescono a fuggire." Molti degli amici e dei
colleghi di Cobain si trovavano in quel momento a Los Angeles,
al concerto di un'altro gruppo appartenente alla Gold
Mountain, i Breeders, ed erano ignari della sua evasione.
"Dopo la fuga di Kurt, sentivo Courtney al telefono in
continuazione" dice Mama. "Era davvero sconvolta e
lo cercammo in macchina ovunque, in tutti i posti in cui
pensavamo che potesse andare. Era davvero spaventata sin
dall'inizio. Credo che anche lei potrebbe confermarlo."
Ma Cobain stava già facendo ritorno a Seattle. Vi giunse con
un volo Delta tre ore dopo la sua fuga, all'una del mattino.
Intanto Love gli aveva fatto bloccare la carta di credito
della Seafirst Bank e aveva ingaggiato l'investigatore privato
Tom Grant per rintracciarlo; ma era troppo tardi. Infatti
secondo la polizia, l'annullamento della carta di credito rese
ancor più difficile rintracciare Cobain, in quanto la
Seafirst registra soltanto il tipo di operazione e la somma di
denaro richiesta per le carte di credito bloccate, non la
località precisa in cui viene utilizzata. La moglie aveva
assunto anche un secondo investigatore privato per tenere
sotto controllo la casa della spacciatrice di Cobain, una
della quale si dice che Love fosse gelosa da tempo.
Quando Kurt giunse alla sua casa di Madrona, vi trovò l'ex
babysitter di sua figlia, Michael DeWittcommentò che il
cantante aveva un brutto aspetto e si comportava in modo
strano. "Ma io non riuscii a mettermi in contatto con
lui."
Né vi riuscirono altri. La polizia è propensa a credere che
Cobain si sia aggirato per la città senza una meta ben
precisa durante gli ultimi giorni di vita. Un dipendente di
un'agenzia di taxi afferma che il cantante venne condotto a un
negozio di armi per comprare delle munizioni (nella sua
abitazione è stata in seguito ritrovata la ricevuta del
negozio). I vicini raccontano di averlo scorto in un parco nei
pressi della casa in quei giorni e affermano che aveva
un'aspetto terribile e indossava un giubbotto esageratamente
pesante. Pare che Cobain abbia trascorso un po' di tempo con
alcuni amici tossici, facendosi così tanto da essere
allontanato dagli altri che temevano il rischio di
un'overdose. Si pensa inoltre che Cobain si sia recato nella
sua seconda casa di Carnation, dove è stato trovato un sacco
a pelo. Accanto c'era l'immagine di un sole tracciato con
inchiostro nero, con sopra le parole "Fatti forza" e
un posacenere pieno di mozziconi di sigaretta: una marca era
quella di Cobain, l'altra no.
Domenica 3 aprile qualcuno (probabilmente lo stesso Kurt) tentò
di ritirare diverse somme di denaro con la sua carta di
credito. Le somme, che andavano da 100 a 5 000 dollari,
risultarono tentativi di riscuotere denaro contante. Il giorno
seguente vennero eseguiti altri due tentativi, stavolta per
pagare dei fiori, per un valore di 86 dollari e 60 centesimi.
Fu in questo stesso giorno che la madre di Cobain, Wendy O'Connor,
inoltrò una denuncia di scomparsa di persona. Disse alla
polizia che probabilmente Kurt voleva suicidarsi e suggerì di
cercarlo in un edificio di mattoni a tre piani, descritto come
un luogo di ritrovo di tossicodipendenti, a Capitol Hill.
Nel pomeriggio del cinque aprile, Cobain si barricò nella
stanza situata sopra il garage di casa sua, incastrando uno
sgabello contro la portafinestra. Le tracce raccolte sul luogo
fanno ipotizzare che si tolse il cappello da cacciatore - che
indossava quando non voleva essere riconosciuto - e frugò
nella scatola di sigari che conteneva la sua dose di droga.
Completò un messaggio di una pagina con inchiostro rosso.
Indirizzando il messaggio a "Boddah", il nome che
aveva dato al suo immaginario amico d'infanzia, Kurt parlò
del grande buco vuoto che sentiva aprirsi dentro di se e che
lo rendeva un "miserabile e autodistruttivo rocker di
morte". Espresse anche il terrore che la vita di Frances
Bean diventasse come la sua. Chiamando Courtney "una dea
e compagna che stilla ambizione e comprensione" la implorò
di "andare avanti" per il bene della loro bambina.
"E' da troppi anni ormai che non provo più entusiasmo
nell'ascoltare e nel creare musica, e neanche nello
scrivere" scarabbocchiò Cobain, aggiungendo che
"prima di salire sul palco, quando le luci si spengono e
si alza il ruggito feroce del pubblico, tutto ciò non ha su
di me lo stesso effetto che aveva su Freddie Mercury.. Ho
tentato tutto quanto era in mio potere per provarci gusto e lo
faccio, Cristo, credetemi lo faccio. Ma non è abbastanza.
Sono contento del fatto che io e noi abbiamo fatto
appassionare molta gente e l'abbiamo divertita. Devo essere
uno di quei narcisisti che apprezzano le cose soltanto quando
non ci sono più. Sono troppo sensibile. Ho bisogno di
sballarmi un pò per recuperare l'entusiasmo di quando ero
bambino".
Trafisse il foglio con la penna, la infilzò sul pannello di
sughero degli appunti e poi pare che abbia gettato il suo
portafogli sul pavimento, lasciandolo aperto sulla patente di
guida. Gli amici sono convinti che abbia fatto questo per
aiutare la polizia a identificarlo. Love ricostruì il resto
della tragedia per MTV: Kurt avvicinò una sedia alla
finestra, si sedette, prese ancora un pò di droga (molto
probabilmente eroina), appoggiò alla testa la canna dell'arma
calibro 20 e - probabilmente usando il pollice - premette il
grilleto.
Sebbene il patologo della contea abbia determinato che Cobain
morì nel pomeriggio del 5 aprile, qualcuno cercò di fare
addebitare 1 716 dollari e 56 centesimi sulla sua carta di
credito la mattina seguente. Il tentativo venne fatto via
telefono o di persona ma senza carta. Il rapporto della
polizia indica inoltre che due persone raccontarono che la
spacciatrice di Capitol Hill aveva sostenuto che Cobain si era
recato nel suo appartamento la sera del 5 aprile. La donna
nega la circostanza.
Per un crudele scherzo del destino, l'investigatore privato di
Courtney, Tom Grant, arrivò a Seattle il 6 aprile.
"Stavo lavorando[Grant]" racconta Carlson "e il
giorno in cui stavamo andando a Carnation per cercarlo,
abbiamo saputo che era morto."
Carlson e l'ex sceriffo Grant avevano perquisito la casa di
Cobain a Madrona un paio di volte ma non avevano controllato
la stanza sopra il garage. (In seguito Carlson affermò di non
essere a conoscenza dell'esistenza di quel locale.) DeWitt l'ascò
l'abitazione principale e volò a Los Angeles il pomeriggio
del 7 aprile, ancora all'oscuro della presenza del corpo lì
vicino. La polizia dice di non essere mai entrata in casa
prima della scoperta del cadavere e di aver solo chiesto a
coloro che stavano lavorando fuori dall'abitazione se avessero
visto Cobain.
In un altro luogo, la mattina del 7 aprile, una telefonata di
emergenza giunse al numero 911 denunciando una "possibile
vittima di overdose" al Peninsula Hotel di Los Angeles.
Polizia, pompieri e ambulanze giunsero sul posto dove
trovarono Love e il chitarrista delle Hole, Eric Erlandson. (Frances
e la sua babysitter stavano nella stanza accanto). Courtney
venne condotta al Century City Hospital, dove giunse intorno
alle 9,30. Venne dimessa due ore e mezza dopo. Il tenente Joe
Lombardi del Dipartimento di Polizia di Beverky Hills dice che
la donna venne arrestata immediatamente dopo essere uscita
dall'ospedale e "accusata di possesso di sostanza
illegale, possesso di strumenti per il consumo di droga,
possesso di una siringa ipodermica e possesso di beni
rubati".
L'avvocato penalista Barry Tarlow, legale di Love, afferma,
contrariamente ai rapporti ufficiali, che la donna "non
si trovava sotto l'effetto di eroina" e "non era
stata vittima di un'overdose". Sostiene che "aveva
avuto una reazione allergica" al tranquillante Xanax.
Tatlow riferisce che il "bene rubato" fosse un
ricettario che "il suo medico.. le aveva lasciato quando
si era recato a visitarla.. Non vi era nessuna prescrizione
scritta sopra quel foglio". E la sostanza proibita?
"Non si trattava di droga" dice Tarlow. "Era un
incenso augurale hindu che ella aveva ricevuto dal suo
avvocato, Rosemary Carroll."
Love venne rilasciata intorno alle 15,00 dopo aver pagato una
cauzione di 10 000 dollari (tutte le accuse contro di lei
vennero in seguito lasciate cadere). Courtney entrò
immediatamente allo Exodus Recovery Center, la stessa
struttura di riabilitazione dalla quale suo marito era fuggito
una settimana prima.
Il giorno seguente, l'8 aprile, uscì dal centro non appena
venne a conoscenza del ritrovamento di suo marito.
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