La lunga crisi dell'800
L’ampiezza della crisi alla nascita del mondo industriale.
La lunga crisi porta al tentativo dell’architettura di entrare in rapporto con l’informazione sapendo che è un bene indispensabile di questa terza ondata.
Rivoluzione dell’informazione.
La rivoluzione informatica in architettura presuppone una consapevolezza critica, un nuovo paradigma.
Una crisi vera e propria può essere rappresentata dall’avvento di un nuovo strumento che riesce a trovare la propria collocazione, non subito, ma seguendo processi tutt’altro che lineari.
Guardare la storia in modo critico ci può aiutare ad entrare nel paradigma informatico.
Il primo oggetto di questa indagine è la rivoluzione industriale.
Esiste un chiaro parallelismo fra rivoluzione informatica oggi e rivoluzione industriale duecento anni fa.
Ripercorriamo i passi della rivoluzione industriale per capire meglio la crisi oggi.
La rivoluzione industriale è stata un’enorme modifica della struttura sociale causata ed accelerata da una innovazione epocale: la possibilità di produrre lavoro con energia artificiale prodotta dalla macchina stessa e non più esclusivamente attraverso la forza muscolare dell’uomo.
Il grande impatto: la prima macchina a vapore ed i primi sistemi di trasporto meccanizzati.
La modifica è forte perché applica ad un meccanismo una fortissima componente tecnologica che produce una serie di eventi di scala enorme, primi fra tutti lo sviluppo di sistemi di trasporto straproduttivo e sistemi di urbanizzazione molto rapidi e incisivi.
Lo sviluppo tecnologico di queste macchine nei primi trenta anni dell’800 porta alla nascita di una nuova classe sociale: gli operai che lavorano su questa macchina.
Nel giro di 50 anni gli operai modificano lo scenario della città: si passa dall’apparato feudale ad una società basata sulla posizione sociale .
Tuttavia la possibilità di trasferire un così forte modello della società nel campo architettonico non si concretizza in maniera immediata. Dalla nascita della prospettiva all’umanesimo l’architettura è sempre riuscita ad evolvere di pari passo con la società, mentre in questo periodo storico non ci riesce.
La centralità che questo nuovo mondo attribuisce alla ragione, all’intelletto, si manifesta nella ricerca riguardante i processi logico-catalogativi. L’enorme importanza attribuita alla ragione è una delle basi per la nascita del modello industriale e di tutto quello che ne consegue.
Questo processo raggiunge il suo punto di coagulo nella Francia rivoluzionaria di Napoleone che interpreta questo nuovo mondo di razionalità in contrapposizione col mondo feudale.
Comincia ad evolvere una modalità di fare architettura diversa dal passato, un tentativo di operare per strutture pure, astratte quasi una ricerca di forme newtoniane. Purezza delle forme e oggettività meccanica.
Questa fase,tuttavia, si chiude quasi subito. L’architettura cerca di capire come cominciare ad entrare in rapporto con questa grossa modificazione della società. Nascono i primi corsi nei politecnici francesi.
Ogni mattina Napoleone per lo studio e la stesura di leggi si consulta non con i politici ma con i tecnici. Inventa il politecnico, una scuola in cui il sapere organizzativo nel campo della costruzione sviluppa componenti associabili al mondo della ragione; il mondo della costruzione e quello progettazione trovano campi di applicazione comuni.
Nasce una scuola di tipo logico-distributivo, nasce un approccio sistematico in cui sostanzialmente si studiano gli edifici con una logica classificatoria-distributrice.
Il positivismo.
Logica della costruzione. Con le macchine si sviluppa la capacità di riuscire a costruire rapidamente strutture solide e la capacità di risolvere rapidamente problemi come l’attraversamento di valli, fiumi, montagne. Questa modalità costruttiva, nata con la nascita della ferrovia, è legata al mondo della rivoluzione industriale e completamente staccata dal mondo dell’architettura. Nascono tecniche e scienze che sono autonome; finora l’architettura e la costruzione, l’architetto e il costruttore erano figure simbiotiche. Questa forte accelerazione determina la nascita di figure professionali legate alla costruzione di per sé: l’architettura si stacca dalla costruzione, i due ambiti sono in aperto contrasto l’uno con l’altro: il momento della costruzione diventa maggiormente importante.
In America si inizia a costruire con l’acciaio, con Morris nasce l’idea che tutti i dettagli possano essere attraversati da un sentire omogeneo anzi possano essere tutti delle nozioni di un unico mondo espressivo, nasce il movimento dell’arts and crafts che raggiunge nelle classi agiate una buona diffusione. Tuttavia l’idea di base è anti industriale, un’idea retrò che guarda il mondo medievale dell’artigianato come valore da portare in primo piano in opposizione al mondo dell’industria che veniva visto come degradante.
Da Morris a Gropius si sviluppa l’interesse per il medioevo perché rappresenta modalità proto-funzionaliste. Pensando a modelli palladiani, neoclassici risulta evidente che la forma è data da alcune regole formative come la simmetria, mentre nella logica medievale l’architettura non è dettata da una logica precostituente: la logica degli elementi fa pensare ad un legame profondo fra forma architettonica esterna e funzionalità interna.
L’800 è caratterizzato dall’eclettismo dello stile.
Il mondo dell’ingegneria e della costruzione va dritto per la sua strada strettamente legato alla macchina mentre la figura dell’architetto si trasforma in un decoratore di facciata su impianti già consolidati.
Questi apparati decorativi sono eclettici e si succedono come fossero delle mode. Le colonie portano a conoscenza delle colture di paesi madri.
L’eclettismo è per lunga fase il marchio di fabbrica dell’800. Ad esempio il palazzo di giustizia di fine 800 è tutto impostato sui canoni del tardo rinascimento; tutto questo arriva a coagularsi nell’edificio, simbolo di questa contraddizione.
Questo carattere di sfida delle costruzioni e dall’altra parte l’eclettismo dell’architettura meno al passo con i tempi, è un mondo che echeggia elementi del passato. La Stazione Ferroviaria, presente in tutte le città capitali, è un chiaro emblema di questo grande miracolo, nella quale si palesano questi due mondi.
Quella di Milano, ad esempio, venne completata negli anni 20 e Pagano la definì “una palese contraddizione in termini”: le banchine dove arrivano i treni sono un sistema avanzato e all’avanguardia sul quale viene “appiccicato” un palazzo per uffici.
Uno stile architettonico che ha 400 anni di storia messo come un tappo sulla parte industriale.
2° parte
L’architettura del XIX secolo non riesce a capire come relazionarsi con questo mondo così radicalmente cambiato del punto di vista sociale, economico, filosofico.
In tutti gli altri campi del sapere si riscontrano progressi importanti: in medicina vengono scoperti i batteri e di conseguenza i vaccini; in letteratura Dickens e i russi scrivono i loro capolavori; Darwin formula la teoria dell’evoluzione della specie.
L’architettura resta indietro, continua con il sistema dell’eclettismo ma guardando al passato, fino alla nascita di elementi art noveau e liberty fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900.
Nasce finalmente uno stile unificante, un’idea, e la sensazione è che questo è lo stile vincente, nuovo che manda in cantina l’eclettismo.
In ambito belga, francese ed austriaco gli architetti cominciano a lavorare con materiali nuovi, come ferro e vetro, finora utilizzati per le costruzioni di meccanici ed ingegneri. Gli architetti lavorano questi nuovi materiali, adottando un’idea grafica del fare architettura, un approccio romantico che nelle forme sinuose evoca un mondo naturale ed idilliaco.
I processi di costruzione sono estremamente raffinati. Nasce un artigianato estremo che guarda alle forme naturali per evocare nuove forme lineari guardando al mondo dell’ingegneria per quanto riguarda i materiali.
In Europa il mondo diventa più globalizzato rispetto a pochi decenni prima: nascono le prime riviste, inizia l’epoca coloniale, negli Stati Uniti, invece, questa fase è saltata a piè pari, non esiste il mondo delle colonie e quindi l’idea dell’internazionalità.
Passo indietro
Uno degli elementi fondamentali che determinano il movimento moderno avviene con gli enzimi del settore dell’arte che determinano come creare un’architettura diversa. La pittura vicina alla letteratura diventa un filone fondamentale, mentre il centro dell’azione, a Firenze dal 400, si sposta a Parigi e qui esplodono le reazioni limite fondamentali.
Nasce uno sguardo nuovo su fenomeni nuovi; il paesaggio metropolitano sorge sotto gli occhi di una nuova generazione di letterati ed artisti. Parigi diventa la città nuova si modifica radicalmente prima con Napoleone III e poi con i movimenti rivoluzionari del 1848, con una serie di ingenue utopie per la prima volta gli operai tentano di governare la città.
La rivoluzione proletaria è un fatto sociale con un alto tasso di utopia e incertezza e sulla base di questi fatti si pensa di dare un nuovo volto alla città regolarizzando il precedente tessuto medievale per ragioni militari e di viabilità.
La città vecchia viene eliminata, nasce un paesaggio diverso, metropolitano ed i letterati sono i primi ad accorgersene.
Modernità con accettazione delle crisi
Lo sguardo inizia a vedere fenomeni diversi, la città è molto più dinamica rispetto alla visione del vicolo medievale, si intensifica il movimento commerciale, nasce il trasporto pubblico dei pedoni.
L’arrivo della luce elettrica annulla la differenza costituiva tra giorno e notte; al contrario di quanto accadeva nelle generazioni precedenti, esiste una vita anche dopo il tramonto.
La nuova borghesia cittadina ha del tempo libero da dedicare ad altre attività che non siano il lavoro. Questo nuovo paesaggio arriva al mondo della pittura e dell’arte che comincia a guardare a questo nuovo paesaggio metropolitano donandogli dignità.
In questa fase il 99,9% dell’espressione artistica è attardata come l’ architettura, pochi sono gli artisti che emergono e mettono in moto un guardare diverso.
Pisano osserva Parigi e rappresenta la città nuova, Monet il tempo libero, Renoir balli e scene di gruppo, Manet raffigura scene surreali di prostitute e bar notturni, Degas corse di cavalli e ballerine.
Questo deciso cambiamento dei soggetti è determinato da una grande crisi che porta alla nascita di una nuova estetica pittorica, influenzata fortemente dalla nascita della fotografia.
Per secoli gli artisti hanno rappresentato la realtà così come la vedono, il mondo è vissuto in un equivoco determinato dalle capacità rappresentative dell’artista. La nascita della fotografia mette fortemente in crisi la pittura: elimina l’equivoco, la realtà può essere osservata direttamente senza il filtro dell’artista.
I pittori decidono così di avere una maniera discontinua di approcciare la realtà: iniziano a disinteressarsi del realismo per introdurre una visione implicitamente dinamica che scardina l’antica staticità della posa.
La luce diventa scenografica che serve a fotografare le scena. La luce è la quint’essenza della frammentarietà
Un salto di questa entità è paragonabile solo allo sviluppo rinascimentale della prospettiva. Nasce un nuovo modo di rappresentare questo nuovo mondo .
Il nuovo linguaggio estetico nasce come unione di molti elementi e contributi, e fra tutti è Cezanne che affronta uno dei bivi fondamentali muovendosi su una contraddizione vitale per comprendere il salto nell’architettura moderna.
Come può l’artista appartenere al mondo frammentario e dinamico dell’impressionismo e contemporaneamente ricreare il volume le masse e le presenze delle forme come dato costitutivo?
Amico di Baudelaire e Zola parte come pittore tradizionale poi mette insieme un mondo fondante dell’architettura moderna: un mondo di forme e processi primari, un mondo in cui l’analiticità diventa carattere fondamentale. È limitrofo rispetto alla scienza della rivoluzione industriale.
Dipinge in maniera frammentaria e discontinua apparentemente impressionista: è come se ogni pezzo stesse per conto suo, è un modo molto forte di approcciare l’insieme.
Gli elementi sono slegati: il drappo è non più solo una scenografia degli oggetti della composizione, diventa esso stesso soggetto.
Quando dipinge, i suoi soggetti diventano macchine: il soggetto passa in secondo piano, è un modo diverso di orchestrare gli elementi. Non c’è una volontà specifica, tutto diventa analitico indipendente. Questo cambiamento epocale è percepito dalla generazione successiva ed influenza il cubismo ed il Bauhaus nell’incrocio fisico delle esperienze.
Nasce la teorizzazione e la piena consapevolezza dell’opera di Cezanne.
Picasso e Braque intimamente legati nella ricerca del cubismo analitico: per la rottura del vecchio modo di vedere bisogna portare le cose all’estreme conseguenze attraverso la riscoperta di un‘arte primitiva c’è il grande salto verso l’astrattismo, ultimo e definitivo passo di questo processo.