Lectio divina


Lectio divina

Lectio

Eucaristia

Abbiamo pregato, perché lo Spirito di Dio ci assista, perché non abbiamo a cadere nelle tenebre dell'errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Sono parole che non hanno bisogno di ulteriore chiarimento, ognuno avrà modo di approfondirle.

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Ecclesia De Eucharistia

1. La Chiesa vive dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un'intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza.

3. Dal mistero pasquale nasce la Chiesa. Proprio per questo l'Eucaristia, che del mistero pasquale è il sacramento per eccellenza, si pone al centro della vita ecclesiale. Lo si vede fin dalle prime immagini della Chiesa, che ci offrono gli Atti degli Apostoli: « Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere » (2,42). Nella « frazione del pane » è evocata l'Eucaristia. Dopo duemila anni continuiamo a realizzare quell'immagine primigenia della Chiesa. E mentre lo facciamo nella Celebrazione eucaristica, gli occhi dell'anima sono ricondotti al Triduo pasquale: a ciò che si svolse la sera del Giovedì Santo, durante l'Ultima Cena, e dopo di essa.

9. L'Eucaristia, presenza salvifica di Gesù nella comunità dei fedeli e suo nutrimento spirituale, è quanto di più prezioso la Chiesa possa avere nel suo cammino nella storia. Si spiega così la premurosa attenzione che essa ha sempre riservato al Mistero eucaristico, un'attenzione che emerge in modo autorevole nell'opera dei Concili e dei Sommi Pontefici.

La Chiesa ha ricevuto l'Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza, perché dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza. Questa non rimane confinata nel passato, giacché « tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell'eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi »

(Lettera Enciclica - Giovanni Paolo II- 17 Aprile 2003)

La Chiesa vive dell'Eucarestia

Ora vorrei la nostra attenzione su altre parole di Gesù. Premetto subito che sono colloqui privati e come tali possono anche essere presi con riserva; sappiamo che la Chiesa è assai prudente a questo riguardo e fa bene; però è innegabile che tali parole contengono e quindi mettono in risalto una realtà preoccupante.

Vi confesso che, personalmente, sono stato e lo sono tuttora molto scosso da tali parole specie se me le ripropongo stando dinnanzi al Tabernacolo; provate anche voi e poi saprete dirvi se sono parole da lasciarle passare e non piuttosto fermarle perché vadano fino in fondo al cuore perché possano compiere ciò per cui sono state dettate. Eccole:
"L'ultimo dono che voglio fare all'umanità perché si salvi è la riscoperta dell'Eucaristia, poi non so più che cosa fare per lei".

Adesso passiamo alle altre che ci toccano più da vicino!" "Quanto vorrei più vicino a Me i miei consacrati, più dentro di loro stessi. Sarebbero più perfetti se pregassero di più. Non sulle macchine, sui treni e nei salotti, ma li aspetto ai miei piedi.

L'unico e ardente mio desiderio è avvicinare le anime, specie i miei Sacerdoti, alla fonte di ogni santità: il mio altare! Quanti dei miei consacrati si sono allontanati e non se ne accorgono! Fanno di tutto: si radunano, studiano tanto, scrivono libri per migliorare la loro parrocchia e salvare le anime, ma dimenticano il TUTTO! Rischiano così di rendere infruttuoso lo stesso Concilio!

Muoiono di fame per non sfruttare il più grande, l'unico capitale: IL SANTO TABERNACOLO. Se vivessero più vicino al mio Ciborio dimenticato, tutto ritornerebbe a rivivere nelle anime. Là il mio sacerdote dovrebbe passare la sua giornata dopo le occupazioni; là i fedeli dovrebbero trovarlo per essere aiutati dalla sua opera; non cercarlo altrove, ma nella mia Chiesa.

Tante opere che sembrano necessarie, tante iniziative che obbligano a girare ed a parlare sono vere lusinghe di voler agitarsi e muoversi; si dice: "tutto faccio per le anime". Quanto sono lontani dal vero apostolato!

È la promessa sacra ed onnipotente di un Dio: "Benedirò e sarò salvezza di quella Parrocchia dove il mio sacerdote vive le sue ore vicino al mio Tabernacolo pregando ed anche studiando. A poco a poco lo trasformerò tutto! Oggi si vuol vedere folle entusiaste che accorrono.
No! Il vero bene si fa attendere, e chi crede veramente in Me non pretende di vedere subito i frutti!"

Riguardo alle vocazioni ecco il pensiero di Gesù:"C'è l'ambizione di riuscire gli uni meglio degli altri: in feste, accademie, canti e giochi, ed Io nell'ultimo posto! Non voglio professori e maestri solo umani; voglio santi, vivendo attorno al mio altare come il Centro. No, non sarebbe così la società, le parrocchie, gli istituti se Io fossi cercato ed amato.

Quante benedizioni sui miei piccoli, se le mie Suore li portassero vicino a Me. Quante vocazioni donerei se il mio popolo trovasse spesso il mio consacrato, sacerdoti e suore vicino a Me; quanto più crederebbero nella mia presenza in mezzo a loro. Ma Io annienterò tanti Istituti che desiderano solo apparire con belle opere, tanti diplomi e case comode. Non so che fare di loro! Benedetto quell'Istituto, anche se poco conosciuto e stimato, che mi Ama e serve con un fiore ed un lino pulito! In tante chiese nessuno mi pensa ed Io sono nello sporco e nell'abbandono!"

Proprio così, sporco ed abbandono; un sacerdote teneva la Santa Eucaristia avvolta in un foglio di giornale! In una casa religiosa la superiora da due anni non sapeva di avere l'Eucarestia in casa; la presenza di una consorella di passaggio, spolverando l'altare impolverato con fiori secchi e tovaglie sporche, aprendo il Tabernacolo ha avuto la bella sorpresa: c'era l'Eucarestia.

Non Voglio prolungarmi di più, solo in altra affermazione di Gesù: "Voglio i miei consacrati più vicini a Me e solo a Me! Voglio che credano che, passando le loro ore accanto al mio Tabernacolo, Io sarò con loro, lavorerò con loro e cambierò i loro cuori. È sul niente che Io edifico le mie grandi opere. Ma fino a quando essi non mi lasceranno Padrone delle loro parrocchie e dei loro Istituti, non attendano vocazioni e santità di vita ... ma agirà la mia giustizia."

Che ve ne pare di questa crisi vocazionale che da anni ci portiamo sulle spalle con conseguenze molto spiacevoli (chiusura di case, riduzione di apostolato, dipendenze sempre più forti da forze esterne ecc... ) e di un certo malessere morale ed intellettuale che serpeggia nelle nostre case? Che non sia già in azione la giustizia di Dio?

Sì, la possiamo però attenuare e, forse, farla sospendere se ci impegniamo a mettere fine ai lamenti di Gesù, dando alla nostra vita quotidiana un maggior indirizzo e spirito Eucaristico.