antico.egitto |
RELIGIONE
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GLI
DEI
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Nell'antico
Egitto era solito adorare gli dei per garantirsi la loro protezione,
ma anche per scongiurare eventi negativi. Infatti alcuni dei, come Seth
nel Basso Egitto, venivano adorati in modo che così facendo il
loro male sarebbe stato scongiurato. E' questo anche il caso del dio
Min che fu divinizzato in modo che così non avrebbe più
approfittato delle donne sole.
Questo che presentiamo è un elenco degli dei, o Neter, principali
dell'antico Egitto.
-
Amenhotep
Amenhotep è un caso molto raro nel quale un uomo è assurto alle glorie
divine. Era lo scrivano dell'omonimo re Amenhotep III, questi dopo
la sua morte gli decretò glorie divine (il motivo è sconosciuto) e
cosa alquanto strana il suo culto si estese rapidamente tanto che
Tolomeo IV (in pieno periodo ellenistico) gli fece costruire un tempio
sopra la sua tomba.
-
Amon
Viene rappresentato con una corona piumata sulla testa. Dal Medio
Regno è divinità di Tebe. A lui fu dedicato il tempio
di Karnak dove veniva venerato insieme a Mut e Khonsu. Ad Amon vennero
associati altri dei dando vita a divinità più complesse:
Amon-Ra rappresenta la garanzia dell'eterno rinnovamento del mondo,
Amon-Min-Kamutef è dio primordiale e demiurgo. Durante la XXI
dinastia divenne il dio-stato di Tebe.
- Anubi
Figlio di Osiride, raffigurato con testa di sciacallo. Aiutò la dea
Iside a seppellire Osiride e per tale motivo divenne dio dei morti e
guida delle anime. I Greci e i Romani lo identificarono con Ermete,
perché anch'egli conduceva nell'oltretomba le anime dei morti.
- Anuket
Raffigurata con una corona di canne, era dea della piena annuale del
Nilo. Con Khnum e Satet forma la triade protettrice delle cateratte
del Nilo. E' anche signora dei confini meridionali dell'Egitto.
- Api
Era il toro sacro di colore nero e pezzato di bianco nella fronte, nei
fianchi, nelle zampe e nella coda. Dava oracoli battendo le zampe e
accettando o rifiutando il cibo offerto. Alla sua morte lo spirito si
incarnava in un altro toro che aveva le stesse caratteristiche.
- Apofi
Serpente che attaccava il dio Ra durante il viaggio nel regno dei morti.
Il libro di Apofi conteneva le formule magiche contro di lui.
- Aton
Il faraone Akhenaton cercò di abolire il politeismo
e di istituire un culto monoteista. Per fare ciò egli divinizzò il disco
solare Aton. Aton divenne così il dio principale della religione
egizia, colui che aveva creato il mondo e l'umanità.
- Atum
Inizialmente era il dio locale di Eliopoli. In seguito divenne dio del
sole tramontante e, poiché il sole tramonta a occidente dove gli Egizi
pensavano si trovasse il regno dei morti, Atum ebbe pure la carica di
protettore delle anime dei defunti. Atum era raffigurato come figura
umana con una doppia corona sul capo. Fu padre di Shu e Tefnut e nonno
di Geb e Nut e bisnonno di Osiride, Iside, Seth e Nefti. Per questo
fu detto Capo dei nove dei di Eliopoli.
- Bastet
Dea della gioia, del canto, delle danze e del vino. Era raffigurata
come una donna con testa di gatto, con un sirto in una mano e un cestino
nell'altra. Originariamente era rappresentata da un leone. Il suo culto
si diffuse a Bubasti, nel Delta orientale. Sembra che fin dall'Antico
Regno fu venerata al fianco della dea Sekhmet anche a Menfi. Fu
affiancata anche ad Hathor e Mut. Ad Eliopoli veniva considerata figlia
del dio creatore Atum. La sua natura era allo stesso tempo amabile e
selvaggia proprio come quella del gatto.
- Behdeti
Dio di Behdet. Si fuse con Horo e il suo simbolo era il disco solare
alato. Era il condottiero dell'esercito di Ra. Proteggeva dai pericoli
e il suo simbolo si trovava in tutti i luoghi e sulle prue delle navi.
-
Bes
Si hanno notizie sul dio Bes fin dall'epoca predinastica, anche se
divenne popolare soprattutto nel periodo tolemaico. Era raffigurato
come un nano era venerato fin dall'Antico Regno. Le sue origini sembrano
siano etiopiche, secondo Lortet, oppure asiatiche, Ber. Era considerato,
insieme ad Hathor, il dio della sessualità e delle partorienti
perché, con il suo aspetto buffo (era un nano con la testa di leone,
la lingua sporgente, le gambe piegate e un diadema di piume), allietava
il dolore delle donne che stavano per partorire. Era anche divinità
della danza e della gioia e proteggeva le case dagli spiriti maligni.
- Duamtef
Figlio di Horo. Divinità raffigurata con testa di sciacallo su
un vaso canopo destinato a conservare ?
- Geb
E' il dio della terra, raffigurato con aspetto umano. Insieme a Nut
(il cielo), Shu (l'aria) e Tefnut (l'umidità) creavano il luogo
nel quale il sole poteva compiere il suo percorso ciclico. In quanto
dio della terra era anche considerato dio dei morti.
- Hapi
Simboleggiava lo spirito del Nilo da cui dipendevano le inondazioni
e la fertilità. Figlio di Horo. Divinità raffigurata con testa
di scimmia su un vaso canopo destinato a conservare ?
- Hathor
Divinità solare dell'antico Egitto, in origine sede celeste del dio
falco Horo, poi personificata come sua madre e perciò identificata con
Iside. Fu venerata come dea della fecondità e dell'amore, protettrice
della musica. I Greci la assimilarono ad Afrodite. Veniva raffigurata
con testa e corna di vacca il suo ventre rappresentava il Firmamento.
- Horo
Dio solare, immaginato come un falco che sollevato in cielo illuminava
la terra coi suoi raggi. E' raffigurato anche come un bambino sul dorso
di un coccodrillo, recante in mano per la coda animali dannosi. Nel
periodo della decadenza Horo è raffigurato come uomo con testa di falco
indossante una divisa romana, una corona doppia e a volte seduto a cavallo.
- Imhotep
Personaggio realmente esistito intorno al 3600 a.C., persona altamente
colta e intelligente. Riuscì ad accentrare nella sua persona tante cariche:
fu sacerdote col grado supremo di lettore dei libri sacri, ministro,
e luogotenente della capitale, abile ingegnere e progettista. Il tempio
del dio Horo fu costruito secondo i suoi progetti 3000 anni dopo. Aveva
ambizioni sia nel campo letterario sia in quello scientifico, medico
e stregone gli si attribuisce l'invenzione della mummificazione. Alla
sua morte la gente che era stata guarita e quella che sperava in una
guarigione miracolosa si recava sulla sua tomba a pregarlo, sicché pian
piano si formò il culto divino di Imhotep.
In seguito i sacerdoti per dare maggiore importanza a Imhotep e a loro
stessi, gli affibbiarono il dio Ptah come padre. Era raffigurato come
uomo rasato a testa scoperta e impegnato nella lettura d un libro.
- Imseti
Figlio di Horo. Divinità raffigurata con testa umana su un vaso
canopo destinato a conservare ?
- Iside
Figlia di Geb e di Nut, sposa di Osiride e madre di Horo. Governava
gli uomini in assenza del marito con giustizia. Faceva parte del tribunale
dell'aldilà. E' la signora dell'universo, la dea della maternità,
della comprensione, della giustizia, della guarigione. Iside dimora
sulla stella Sirio che annuncia ogni anno l'inzio dell'inondazione benefica
del Nilo. Il suo culto ebbe seguaci anche in altre civiltà come
quella greca e romana.
- Khenti-Amentijef
Dio di Eboz, nella necropoli della città di This. Fu assorbito da Osiride.
- Khepri
Dio del sole che sorge. Si credeva che Khepri rotolasse per il cielo
la sfera del sole.
- Khnum
Dio delle cataratte del Nilo e dell'acqua fresca. Era raffigurato con
testa di pecora o come vasaio.
- Khonsu
A Tebe era il dio della Luna.
- Maat
Impersonificava l'ordine e la giustizia, ossia gli elementi su cui si
basava il mondo. Ogni faraone aveva il compito di far rispettare la
Maat. Nel tribunale dell'aldilà giudica i morti. Questa dea, moglie
e figlia del dio del sole, era raffigurata con una piuma sulla testa.
- Min
Dio della fertilità, veniva raffigurato senza un braccio, senza
una gamba e con un importante fallo. Era anche dio delle carovane e
dei mercanti.
- Mont
Raffigurato con la testa di falco era dio della guerra.
- Nekhbet
Dea protettrice dell'Alto Egitto. Raffigurata come avvoltoio o come
serpente.
- Nefti
Dea del cielo figlia di Nut e di Geb.
- Nun
Divinificazione dell'acqua. Non era chiamata dea e non aveva templi
e culto.
- Nut
Dea del cielo. Sposa di Geb e figlia di Shu e Tefnut.
- Oken
Nella mitologia egizia era il traghettatore delle anime dei defunti
col battello di Khnum.
- Onuri
Dio egizio dell'aria.
- Osiride
Divinità agricola. Occupandosi di agricoltura finì col rappresentare
anche la luna, il cielo, il Nilo e la stessa terra e in questa veste
divenne anche dio dei defunti. Osiride muore per poi rinascere.
- Petbe
Dio della ricompensa.
- Psai
Dio egizio del destino.
- Ptah
Il suo principale luogo di culto era Menfi dove era venerato come il
creatore degli dei e degli uomini. Era chiamato il “signore della verità”
perché era la fonte del codice etico e morale. Era considerato capace
di creare attraverso le sue parole che annunciavano quello che il cuore
aveva deciso di realizzare. Menfi era denominata Hiku-Ptah o Hat-Ka-Ptah,
ossia "la dimora dell’anima di Ptah". Soprannominato “il primo
degli dei”, Ptah era patrono dei grandi monumenti. Quando Ptah fu soppiantato
da Atum i sacerdoti si trovarono col problema di vedere declassato il
loro dio o di trovare il sistema di inserirlo nella cerchia di Atum.
Scelsero di identificare Ptah con l'acqua primordiale dalla quale era
nato Atum diventando in questa maniera il padre di Atum che così non
era più in condizione di essere un concorrente. In epoca ramesside formava
con Amon e Ra la grande triade dinastica. Ptah fu considerato da artisti
e artigiani il loro protettore. La sua figura è simile a quella
di una mummia con un copricapo aderente ed uno scettro in mano. I Greci
lo identificarono con Efesto.
- Qebshnuf
Figlio di Horo. Divinità raffigurata con testa di falco su un
vaso canopo destinato a conservare ?
- Ra
Dio del sole. Conisiderato creatore primordiale dell'universo e creatore
quotidiano del mondo, si affermò come dio principale del pantheon egizio
a partire dalla V dinastia. Era rappresentato con corpo umano e testa
di falco sormontata da un disco solare e da un serpente con testa eretta.
Ebbe Eliopoli come centro principale del culto. Secondo un'antica credenza
il sole e la luna sono gli occhi di Ra.
- Raettaui
Antagonista femminile di Ra.
- Reshep
Dio egizio della guerra, figurato con una lancia nella mano destra e
con una clava nella sinistra.
- Sakhmis
Dea della guerra e della distruzione ma anche della medicina, figurata
come donna dalla testa leonina, era sposa di Ptah.
- Sefkhetabfi
Dea della sapienza. Era chiamata padrona della biblioteca ed annotava
le gesta dei faraoni.
- Serapide
Inizialmente era un dio del mare, in seguito divenne anche protettore
della fecondità. Il suo culto era associato a quello di Osiride.
- Seth
Originariamente era il dio dell'Alto Egitto. Nella lotta che precedette
l'unione dell'Alto e del Basso Egitto, Seth ebbe la peggio e fu rimpiazzato
da Horo. Seth divenne così dio del male e della corruzione.
- Sotide
Dea egizia identificata con la stella Sirio al cui sorgere comincia
la piena del Nilo e quindi l'abbondanza e la fertilità dei campi.
- Shu
La leggenda lo vuole dio dell'aria e figlio di Atum. Insieme alla sorella
Tefnut separò il cielo dalla terra. Le varie aperture dei templi
venivano comunemente chiamate "finestre di Shu".
- Tefnut
Con il fratello Shu rappresentava la coppia nata dalla masturbazione
o dallo sputo del dio creatore Atum. Nella cosmogonia eliopolitana Tefnut,
l'umidità, era raffigurata come dea-leone.
- Thot
Iinizialmente era un dio lunare, col tempo divenne prima dio contatore
del tempo, poi dio delle scienze ed infine dio della giustizia e della
verità. Con quest'ultimo compito egli giudica sia gli dei che i mortali.
I Greci lo identificarono col loro Hermes (Mercurio). Era raffigurato
come un uomo con testa di ibis o di sciacallo.
- Toeri
Nella mitologia egiziana, dea protettrice della famiglia, delle donne
gravide, del parto e dell'allattamento, con l'aspetto di ippopotamo.
- Vepvavet
Dio egizio della guerra, dopo l'unificazione tra Alto e Basso Egitto
cedette il comando a Horo per diventare il condottiero delle anime nell'aldilà.
Era figurato come sciacallo in corsa.
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LA
CREAZIONE DEL MONDO E ALTRE LEGGENDE
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Nella
religione egiziana sono diversi i miti che riguardano la creazione del
mondo; ciascuna delle grandi città sede di culti religiosi tendeva con
un proprio mito a far prevalere se stessa (il proprio dio "patrono")
sulle altre. In seguito all'unificazione dell'Egitto la tradizione menfita
prese il sopravvento sulle altre perchè meglio giustificava la
natura divina del faraone.
Eliopoli
In principio, sulla Terra, regnava il Nun, il liquido incontrollato
o caos, finchè un giorno dall'acqua emerse una collinetta di
sabbia (rappresentazione dell'Egitto) sulla quale, prendendo la forma
di una fenice, si posa il sole Atum, o Atum-Ra, un'entità che
"è venuta al mondo da sè".
Il mondo viene creato da Atum che, masturbandosi o sputando, mette al
mondo una coppia di dei: Shu, il secco e Tefnut, l'umida. Dalla loro
unione nascono Nut, il cielo, e Geb, la terra rispettivamente una donna
e un uomo. Dice il mito che Geb e Nut, innamorati, se ne stavano tutto
il tempo abbracciati, impedendo alla vita di germogliare. Atum-Ra, allora,
comanda a Shu di separarli. Shu calpesta Geb e con le mani solleva Nut
(che infatti é sempre rappresentata inarcata e con le mani ed i piegi
aggrappati a Geb). Così nacquero quattro figli: Iside, Osiride,
Seth e Nefti. La prima coppia è il prototipo delle famiglie reali
dei faraoni, mentre la seconda coppia è sterile.
Ermopoli
Esiste una materia primordiale nella quale nuotano otto creature: Nun
e Nanhet, le acque primigene, Het e Hanhet, lo spazio infinito, Kek
e Hehet, l'oscurità, Amon e Amanuet, l'ignoto. Assieme formano l'Ogdoade.
Essi fecero nascere il sole e crearono Atum. Si fusero in un grande
uovo dal quale nacque il creatore. Dopo di ciò si estraniarono dall'universo
creato. Questi otto dei quindi precedono l'Enneade.
Menfi
Dal caos (Nun) nasce l'idea di Atum-ra che prende corpo nel cuore divino
di Ptah. Quindi l'idea viene espressa dalla bocca di Ptah. Segue il
sole Ra, che creò la vita dissipando le tenebre, l'aria Shu,
che per prima separò il cielo dalla terra, la terra Geb, padre
dell'umanità, Osiride, Seth (l'usurpatore del trono) e Horo.
A questa lista, il Canone di Torino aggiunge altre tre divinità:
Thot, Maat e Horo il cui nome è andato perduto.
Teologia Predinastica
Neith (in seguito signora dei mestieri) stende il cielo nel suo telaio.
Con la navetta pazientemente vi tesse il mondo. Ultimata la tessitura
Neith intreccia alcune reti con le quali pesca gli esseri viventi dalle
acque primigene. Quindi inventa il parto e lo sperimenta su di sè per
dare vita a Ra.
Quando
gli dei camminavano sulla Terra
La leggenda raconta che quando gli dei camminavano sulla terra era il
tempo delle dinastie e Osiride era il quarto dio che regnava in terra,
dopo Ra, Shu e Geb. I suoi predecessori si erano ritirati in cielo stanchi
e scoraggiati: non erano riusciti ad educare gli uomini. Solo un dio che
accettasse di condividere le sofferenze e la morte segnata nel destino
dell'uomo con l'aiuto della moglie, la sorella Iside, insegnò agli uomini
a coltivare il grano, a fare la farina e il pane, a pigiare l'uva, a fare
con l'orzo una specie di birra e a fabbricare armi. Osiride, affiancato
dal dio Thot delle arti e della scienza, inventò i segni della scrittura
e si prestò a civilizzare il resto del mondo, lasciando al governo dell'Egitto
la moglie Iside. Al suo ritorno il fratello Seth e Aso, la regina dell'Etiopia,
avevano ordito una congiura contro di lui: Osiride fu invitato a banchetto
e Seth organizzò un gioco. Fece costruire un baule tutto ornato
d'oro, con le misure corporee del fratello; questo sarebbe appartenuto
a chiunque fosse riuscito ad entrarci del tutto. Ovviamente gli invitati
provarono a stendersi nella cassa ma non erano della taglia giusta, ma
quando toccò a Osiride tutti notarono che vi entrava a meraviglia e subito
sette complici di Seth si avventarono sulla cassa sigillandola con il
faraone vivo al suo interno. Il baule fu quindi gettato nelle acque del
Nilo da dove raggiunse le spiagge del Biblo ai piedi di una tamerice.
Intanto Iside, venuta a sapere dell'accaduto, raggiunse Biblo e si mise
a cercare il cofano. Ospite della regina e sua cara amica, svelò il suo
essere di dea e riconoscente dell'ospitalità, decise di rendere immortale
il principino: ogni notte lo immergeva nelle acque purificatrici, ma invano.
La regina ne fu profondamente rattristata, ma allo stesso tempo grata
e le avrebbe offerto tutto ciò che avesse voluto. Iside richiese la grande
colonna che il re fece costruire con il tamerice, dove era contenuto il
cofano, ne trasse lo scrigno e riempì il tronco di profumi, lo avvolse
in aulenti bende e lo lasciò al re e al suo popolo come suo ricordo e
preziosa reliquia. Ripresa la via del ritorno, fece fermare la carovana
e aprì la cassa. All'apparire del volto del marito, le sue urla riempirono
l'aria di dolore; usò tutte le possibili formule magiche per richiamare
in vita lo sposo ("Tu che ami la luce, non camminare nelle tenebre"),
ma nulla cambiò. Nascose la cassa in un luogo presso Buto tra le paludi
del Delta. Ma per caso Seth, andando a caccia di notte lo trovò e apertolo,
tagliò il corpo del fratello in 14 pezzi che sparpagliò per tutto l'Egitto.
Iside, saputolo, ricominciò la ricerca e riuscì a ricomporre il corpo
con l'aiuto della sorella Nefti, Thot e Anubi, che pare sia il figlio
illegittimo di Osiride e Nefti.
Iside si trasformò in nibbio e sbattè le ali per restituire
il soffio della vita al defunto e si posò al posto del sesso scomparso
di Osiride facendolo riapparire e ad esserne fecondata. Anubi imbalsamò
il corpo di Osiride che divenne il signore del regno dei morti, confezionando
la prima mummia fasciata e ricoperta di talismani; sui muri del sepolcro
furono incise le formule magiche di rito e accanto al sarcofago fu deposta
una statua a lui somigliante. Compiuto il rito della sepoltura, Iside
ritornò a nascondersi nelle paludi per proteggere il nascituro dalle vendette
di Seth. Quando Horo nacque, fu protetto con tutto l'amore, crebbe e Osiride
tornò sulla terra per farne un soldato. Radunati tutti i suoi fedeli,
partì alla ricerca di Seth per vendicare il padre. La battaglia durò tre
giorni e tre notti: Horo mutilò Seth, ma questo si trasformò in un enorme
maiale nero e ingoiò l'occhio sinistro di Horo. Alla fine Seth stava per
soccombere, quando Iside implorò il figlio di risparmiarlo alla sorella
Nefti. Horo, in uno scatto di ira, tagliò la testa alla madre, ma Thot
la guarì ponendole una testa di mucca. La battaglia non ebbe né vincitori
né vinti: Thot guarì Seth che fu costretto a restituire l'occhio sinistro
ad Horo. Tutta la battaglia fu posta nelle mani del giudizio di Thot e
del Divino Tribunale convocati da Seth che non volle ammettere il proprio
fallimento. Siccome il tribunale sorgeva su di un'isola, Seth ordinò
a tutti i traghettatori di vietare a qualsiasi donne di salire sulla barca.
In questo modo Iside sarebbe stata impossibilitata a sostenere la propria
causa. Iside riuscì comunque a raggiungere l'isola regalando un
anello d'oro al traghettatore. Dopo 80 anni il Divino Tribunale sentenziò
che Horo avesse il regno del Basso Egitto e Seth quello dell'Alto Egitto.
La
leggenda dell'Occhio di Ra
Il
Sole ha perduto il proprio occhio e invia i figli Shu e Tefnut alla ricerca
del fuggiasco, ma il tempo passa e costoro non ritornano. Ra decide quindi
di sostituire l'assente, ma, nel frattempo, l'Occhio ritorna e si accorge
di essere stato sostituito. Dalla rabbia, si mette a piangere e dalle
sue lacrime (remut) nascono gli uomini (remet). Ra lo trasforma allora
in cobra e se lo pone sulla fronte: l'Occhio diventa così l'Ureo,
che fulmina i nemici del dio.
La
ribellione degli uomini
Anche
in Egitto, come in altre parti del mondo, esiste il mito della ribellione
degli uomini contro gli dei. La leggenda egiziana narra che il dio creatore
Ra, per affrontare questa situazione, decise di inviare sulla terra il
suo Occhio sottoforma della dea Hathor. Hathor, che ha sembianze di leonessa,
divora in una notte parte dell'umanità e poi si addormenta. Ra
crede che l'umanità sia stata punita a sufficenza e perciò
decide di spargere sulla terra una birra colorata che, mescolata alle
acque del Nilo, produce un liquido simile al sangue. Hathor al risveglio
beve questo liquido che le causerà la morte per ubriachezza. Il
resto dell'umanità è quindi salvo e Ra, deluso, si ritira
in cielo affidando gli uomini a Thot e i serpenti, simbolo di regalità,
a Geb. Viene così sancita la separazione tra dei e uomini. Ogni
specie avrà un proprio posto nell'universo che, da questo momento,
conoscerà lo spazio, get, e il tempo, neheh.
La
leggenda del dio Min
La
leggenda racconta di un uomo che, essendo mutilato, non potè partecipare
ad una guerra per la quale partirono tutti gli uomini del villaggio. L'uomo
mutilato, approfittando dell'assenza degli altri uomini, mise incinta
tutte le donne. Al loro ritorno i soldati vollero giustiziare l'uomo mutilato,
ma alla fine decisero di divinizzarlo facendo così nascere il dio
Min che, per la sua storia, venne rappresentato senza un braccio e senza
una gamba, ma con un evidente risalto del sesso maschile.
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ANIMALI
SACRI
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Non
tutti gli animali erano considerati sacri e, tra questi, solo determinate
speci lo erano. Così solo una particolare specie di coccodrillo,
di serpente o di falco era sacra.
In epoca tarda, probabilmente a causa del progressivo ed inarrestabile
sfacelo del regno egizio, la religione sfociò sempre più
nella superstizione che portò a riti e a credenze molto particolari.
I
Gatti
Nell'antico
Egitto i gatti domestici erano adorati e raffigurati in dipinti, sculture
e incisioni.
Gli antichi egizi tenevano in grande considerazione questo animale, tanto
che lo scelsero per rappresentare Bastet e Sekhmet, sorella di Bastet
ed anch'essa raffigurata con parti di gatto. Il gatto condivideva con
Bastet la fertilità e la chiaroveggenza, mentre con Sekhmet la preveggenza.
Sekhmet, che rappresentava la giustizia e la potenza in guerra, veniva
interrogata dai sacerdoti per conoscere i piani del nemico e quindi aiutare
i soldati in battaglia.
I gatti erano considerati animali sacri al punto che, se accidentalmente
ne veniva ucciso uno, lo sfortunato responsabile doveva essere punito
con la morte.
In caso di incendio o qualsiasi emergenza che richiedeva l'evacuazione
di un'abitazione, il gatto doveva essere salvato prima di ogni altro membro
della famiglia e degli oggetti che si trovavano nella casa.
Quando un gatto moriva, per le persone a esso legate cominciava un lungo
periodo di lutto, caratterizzato dalla rasatura delle sopracciglia e dalla
percussione di gong funebri per esprimere il dolore.
Gli Egizi credevano che anche per il gatto esistesse l'aldilà e perciò
anch'essi venivano mummificati e, quindi, sepolti, con tanto di funerale.
In una tomba del 1700 a.C.circa, furono trovati diciassette scheletri
di gatto, ognuno dei quali era stato provvisto di una ciotola per il latte
che ne assicurava la sopravvivenza nell'aldilà, insieme a topi e piccoli
animali mummificati.
Nell'antica città di Beni Assan in un solo cimitero furono rinvenute più
di trecentomila piccole mummie.
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L'EGITTO
E LE STELLE
|
Il
rapporto tra l'antico Egitto e le stelle nacque contemporaneamente alla
civiltà egizia intorno al 3000 a.C. Gli antichi egizi erano molto
interessati allo studio del cielo tanto da conoscerne aspetti che solo
oggi, con l'aiuto di telescopi e satelliti, riusciamo a riscoprire. La
loro cultura, secondo alcuni,
doveva essere stata tramandata da qualche civiltà precedente molto
avanzata (Atlantide?) che entrò in contatto con i primi Egiziani.
Numerosi indizi fanno infatti presupporre un'ottima conoscenza delle misure
della Terra e del moto delle stelle, che li portò a calcolare con
impressionante precisione le distanze tra la Terra e le stelle più
importanti (il Sole), gli equinozi, la durata del ciclo di precessione
e addirittura la composizione di alcune stelle particolarmente significative
(Sirio).
Sirio, ad esempio, è composta da tre stelle e da un piccolo pianeta
che ruota intorno ad una di esse. Tale caratteristica è stata scoperta
solo negli ultimi decenni grazie all'aiuto delle moderne apparecchiature,
ma sembra che gli antichi egizi ne fossero già a conoscenza e che
ne tramandarono il mito ad altre popolazioni quali i Dogon.
Non solo. Per quanto riguarda la costellazione
di Orione, tra le più importanti d'Egitto perchè regno
del dio Osiride e sede dell'oltretomba, è stato scoperto un disegno
in una delle due tombe di Senmut, architetto e, forse amante, della discussa
regina Hatshepsut. Senmut fece infatti edificare due tombe, una delle
quali risiede nei pressi del tempio di Hatshepsut a Del El-Bahri. Al suo
interno vi è una sala con le pareti dipinte con molta cura e col
soffitto anch'esso dipinto, ma più grossolanamente. Questo soffitto,
originariamente intonacato forse per coprire qualche segreto, ha visto
sgretolarsi col tempo la copertura che gli era stata applicata e ciò
ha permesso agli archeologi di scoprirne alcuni dipinti nascosti e quindi
di liberarlo completamente. Tra le varie incisioni ve ne è una
che desta tuttora molto stupore. Sono raffigurate quattro stelle: tre
riflettono la disposizione delle tre piramidi di Giza e la quarta corrisponde
alla Sfinge. Attorno alla stella corrispondente alla piramide di Chefren
vi sono tre ellissi "a punta". Taluni studiosi credono di interpretare
le tre "ellissi" come passaggi nascosti intorno alla piramide
di Chefren, mentre altri, partendo dal presupposto che le tre piramidi
di Giza rispecchiano le stelle della cintura di
Orione, come orbite di pianeti. Recentemente, un nuovo satellite dotato
di un particolare strumento in grado di rilevare le presenza di acqua
nell'universo, ha trovato due punti dove la concentrazione di acqua è
particolarmente elevata: il nostro sistema solare e Alnilam, o Y-Orionis,
che è proprio la stella centrale della cintura di Orione. Gli antichi
egizi conoscevano dunque dove nell'universo era possibile la vita?
Sirio
Per
gli antichi egizi le fertili rive del Nilo erano il luogo ideale per la
coltivazione. Ma ogni anno il fiume straripava distruggendo campi e raccolti.
Prevederne con un certo anticipo lo straripamento, in modo da affrettarsi
ad accumulare il raccolto e portarlo in salvo dall'acqua in arrivo, era
di estrema importanza. Ebbene gli Egizi si erano accorti che quando la
stella Sirio (che tra l'altro ci appare come la stella piu` luminosa del
cielo) sorgeva poco prima del Sole, poche settimane dopo avveniva l'inondazione.
Diverse delle loro piramidi presentano piccole aperture che puntano proprio
verso tale punto di levata e venivano utilizzate dai sacerdoti egizi per
predire l'arrivo del periodo di piena. Questo periodo cade a metà luglio,
ovvero il periodo più caldo dell'anno: l'espressione "giorni della canicola"
si riferisce proprio a Sirio, la Stella del Cane, ed alla sua associazione
con il caldo dell'estate.
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IL
LIBRO DEI MORTI
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Il
libro dei morti ha origini molto antiche, forse addirittura precedenti all'inizio
dell'epoca faraonica e contiene le direttive per un corretto viaggio dell'anima
nell'aldilà.
Il libro dei morti (le cui prime stesure rinvenute erano su stoffa) era,
per gli antichi Egizi, quello che è la Bibbia per i Cristiani. In
epoca tarda veniva addiruttura preso alla lettera poichè, probabilmente,
i suoi significati erano divenuti un po' annebbiati.
Il nome in egiziano era REU NU PERT EM HRU, letteralmente "Capitoli
per il giorno futuro". L'appellativo libro dei morti è stato
assegnato dai primi studiosi che ne interpretavano i contenuti. All'interno
del volume, sopravvissuto solo in alcune parti, sono infatti trattati riti
magici, metafisica e i vari stati dell'anima prima e, soprattutto, dopo
la morte.
Secondo Wallis Budge, il libro dei morti non è stato scritto dagli
Egiziani, ma avrebbe origini ben più antiche e, quindi, sarebbe stato
ereditato da una civiltà precedente.
Il libro dei morti, che conta 165 capitoli, venne recensito in tre diversi
periodi storici. Le tre versioni furono suddivise in: eliopolitana, tebana
e saita. La prima versione, quella eliopolitana, è datata intorno
al 3500 a.C., mentre la copia più antica giunta sino a noi, risale
alla XVIII dinastia e ascrive chiaramente il ritrovamento del capitolo alla
I dinastia. Tutto ciò è avvallato dagli stessi geroglifici
ritratti che riproducono fedelmente Osiride e Horo a dimostrazione dell'antichità
di questo culto.
I libri sacri (recensione eliopolitana) furono abbandonati o, forse, smarriti
fra la VI e la XI dinastia per poi riaffiorare tra la XI e la XII dinastia
(recensione tebana). Tra la XII e la XVII dinastia il libro dei morti scompare
di nuovo nell'oblio, mentre la XVIII dinastia recupera ancora l'antico culto
riportando le antiche iscrizioni, fatte su sarcofagi, piramidi e statue,
su papiri (recensione saita).
Normalmente scritto su papiro, lino, legno o pietra, il libro dei morti
serviva per pronunciare le formule magiche durante il rito funerario che
facilitavano il viaggio del morto nell'aldilà. All'inizio queste formule
erano incise nella camera funeraria. Successivamente i testi vennero scritti
sulla cassa funebre e solo più tardi su carta. Il numero dei capitoli del
libro sepolti con il defunto variava a seconda del denaro che egli possedeva
(i testi più semplici venivano fatti in serie lasciando uno spazio bianco
per scrivere il nome del morto). Sulle strisce di papiro venivano trascritti
i testi delle formule funerarie e disegnate alcune vignette ornamentali.
Nei disegni gli uomini venivano raffigurati con la carnagione rosso mattone
perché stavano al sole, le donne venivano dipinte gialle o bianco avorio
perché restavano in casa. Il libro dei morti scritto su papiro era contenuto
in astucci di forma diversa (per esempio una statuina di Osiride) con scomparti
segreti e deposti nelle tombe. Le formule del libro dei morti servivano
a far vivere la salma nella tomba, a non farla putrefare e a impedire che
le tagliassero la testa. Altre formule servivano a non far lavorare l'anima
nell'aldilà e a impedirle di incontrare serpenti e coccodrilli. Una particolare
formula del libro serviva a indurre il cuore a testimoniare a favore del
suo padrone durante la psicostasia; questa formula, spesso, era anche incisa
sullo "scarabeo del cuore", un amuleto che veniva
posto sul cuore del defunto. Altra formula importante era quella per la
Ba che doveva tornare dal defunto: "Dio grande, fa che l'anima Ba possa
venire a me da qualsiasi luogo si trovi. Che ella veda il suo corpo, che
ella riposi sulla sua mummia. Che non perisca mai!". La massima
aspirazione per l'antico egizio era di tornare a vedere la luce dopo la
morte. |
LA
CREAZIONE DEL MONDO E ALTRE LEGGENDE
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Nei
simboli geroglifici, Maat veniva rappresentata come lo zoccolo del trono.
Il suo significato è l'ordine, la saggezza, la ritualità,
la rettitudine, la giustizia, la morale, l'armonia universale. Essa è
la custode della legge divina, verità perfetta e sapienza assoluta.
Simbolo di Maat, nel linguaggio dei geroglifici, era lo zoccolo del trono,
rettitudine per eccellenza. Ogni decisione del faraone veniva ispirata
a Maat come garanzia di assoluta giustezza e perciò accettata dal
popolo come incontestabile verità.
Maat è la figlia di Ra, il dio sole, e sorella di Thot, dio della
sapienza. Con lui sedeva sulla prua della nave di Ra, impugnando lo scettro
e l'ankh e portando la piuma bianca della verità.
Nel momento della sua salita al trono, il faraone prestava giuramento
a Maat, mentre, al termine della vita terrena, nella sala di Maat, o sala
della giustizia, si svolgeva la pesatura del cuore del defunto con la
piuma della giustizia.
Questa era la tradizionale dichiarazione di innocenza (dal Papiro di Ani)
di fronte a Osiride:
Non
ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho commesso atti omosessuali
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto al'ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato dirturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l'immagine di un dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il re
Non ho proceduto a stento nell'acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene
Non ho bestemmiato il nome del dio della città .
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VIAGGIO
NELL'ALDILA'
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Per
gli antichi Egizi, come per molte altre popolazioni dell'antichità,
la magia rivestiva un ruolo importante durante i riti funebri. Essa
può essere applicata secondo due metodi principali: per riflesso
o per contagio. Gli Egizi davano grande potere al nome di una persona;
pensavano, infatti, che il pronunciamento di un nome associato a riti
magici poteva infliggere alla persona che lo portava il risultato di
tale magia. Allo stesso modo, per contagio, gli oggetti appartenuti
ad una persona, avrebbero per sempre conservato una parte della persona
stessa. Sfruttando questa caratteristica fare un rito magico ad un oggetto
voleva dire farlo alla persona che lo ha posseduto.
Ogni persona è composta da 5 elementi: l'ombra, l'ankh, il ba,
il ka e il ren o nome.
-
L'ombra
è la forma immateriale dell'uomo e veniva identificata con
il cadavere;
-
l'ankh
è l'elemento che consente al defunto l'accesso nell'aldilà;
-
il ba è spesso inteso come l'anima anche se è più
adatto il concetto di personalità. Al ba è consentito
di navigare con Ra e, dopo la morte, gli è permesso visitare
la terra. A partire dal Medio Regno viene raffigurato come un falco
dalla testa umana con disco solare posto sopra di essa. Gli dèi
avevano più di un ba. Osiride era considerato il ba di Ra;
-
il
ka è la forza vitale della persona in grado di sostituirla
e di farne le veci. Esso era l'insieme di tutte le forze che preservano
la vita. Il suo simbolo sono due braccia alzate. Gli Egizi pensavano
che il ka fosse creato contemporaneamente al corpo di cui era un doppione.
Il ka, tuttavia, viveva di vita propria e a lui venivano rivolte le
preghiere funerarie;
-
il
ren, ossia il nome, è una sorta di ricreazione che avviene
ogni volta che viene pronunciato e rappresenta anche il destino che
viene augurato a chi lo porta. Senza il ren l'essere non può
esistere.
Il rito funebre è composto da varie fasi che vengono eseguite
dai sacerdoti che compiono il rito seguendo le indicazioni scritte nel
libro dei morti.
Poichè per gli Egizi le azione dei vivi erano in contatto diretto
con quelle dei morti, il rito funebre ed il culto dei defunti assumevano
una notevole importanza.
Nel rito funebre, la prima grande operazione era la mummificazione
del cadavere che serviva al defunto per mantenere la conoscenza di se
stesso e della propria identità sino a quando non si fosse identificato
con il dio Ra. Nella preistoria, e poi nell'uso della gente comune,
il cadavere veniva raccolto nella posizione fetale come per farlo ritornare
nel seno della dea Madre, quindi cucito nella pelle animale, chiuso
in un grande otre di coccio e sotterrato nel deserto che, grazie al
clima caldo e asciutto, era ideale a disseccare e mantenere il corpo
a lungo.
Dalla "casa della vita", luogo dove veniva eseguita la mummificazione,
partiva la processione. Davanti il baldacchino infiorato con il sarcofago
e dietro i congiunti con le "piagnone" (donne e bambine che
piangevano gettandosi continuamente terra sulla testa). Poi il lungo
corteo del corredo funebre con gli oggetti appartenuti al defunto. Raggiunto
il Nilo la processione proseguiva sul fiume sacro, fonte e vita dell'Egitto,
come a simboleggiare l'inizio del viaggio per il Nilo celeste. Arrivato
alla necropoli e alla propria tomba si iniziavano i riti di purificazione
della mummia con acqua e incenso. La cerimonia finale consisteva nella
lettura, da parte di un sacerdote, del "libro dei morti".
La mummia veniva cosparsa di profumo e incenso, mentre due sacerdoti
inservienti procedevano all'apertura degli occhi e della bocca con lo
scalpello e l'antica accetta sacra di silice per permettere al ba del
morto (l'anima) di vedere e parlare nell'aldilà. Tale cerimonia
richiamava la nascita delle creature umane e divine, rispettivamente
dagli occhi e dalla bocca di Ra. In questo modo veniva terminata la
preparazione del defunto al grande viaggio. Il sarcofago con tutto il
corredo veniva calato nella tomba, ogni cosa veniva sigillata, e levie
d'accesso ostrute e murate.
Quando sopraggiunge la morte, il ba si separa dal ka. Il ba passa alla
vita futura, mentre il ka rimane con la mummia. Quest'ultimo vive nella
tomba servendosi del corredo funerario e delle immagini che, per magia
dei sacerdoti, prendono il posto degli oggetti reali.
Il defunto, per raggiungere l'aldilà, doveva superare il giudizio
del tribunale presieduto da Osiride che esercita il suo potere avvalendosi
di 42 giudici in rappresentanza dei peccati. Questo tribunale, raggiunto
grazie all'aiuto di Anubi, giudica i morti pesandone il cuore sulla
bilancia della giustizia. Sui piatti di questa bilancia vengono posti
il cuore del morto e una piuma che simboleggia la giustizia. Gli antichi
egizi pensavano che il cuore, sede di pensiero, bontà e sentimento,
privo di peccati fosse più leggero di una piuma e perciò,
in tale modo, il tribunale poteva giudicare il defunto. Nel caso in
cui il cuore non superasse questa prova, un essere chiamato Anut lo
divorare precludendo al defunto il passaggio nel regno dei morti. I
sacerdoti, per far promuovere il ba alla vita futura, recitavano formule
magiche contenute nel libro dei morti. Si credeva che esse, se pronunciate
con la dovuta cadenza e intonazione, potessero valere come verità.
In questo modo il tribunale della giustizia poteva essere ingannato
ed il defunto, anche se avesse commesso peccati durante la sua vita
terrena, avrebbe ottenuto parere favorevole. Il libro dei morti prevedeva
una via d'uscita per ogni contrattempo che il ba avesse potuto incontrare
durante il suo viaggio. Lo scarabeo, ad esempio, posto sul cuore del
morto e associato a precisi incantesimi, serviva ad impedire che la
coscienza si ribellasse alle parole recitate dinnanzi ai giudici. Una
volta ottenuto il consenso del tribunale il ba giunge davanti al traghettatore.
Il ba deve rispondere esattamente alle domande del traghettatore e superare
una serie di demoni tra cui il ficcanaso, l'urlatore, il succhiatore
di sangue, per passare nel regno di Osiride, il paradiso, chiamato dagli
Egizi "campo dei giunchi". Per superare i demoni era necessario
conoscerne il nome e, anche in questo caso, le risposte sono contenute
nel libro dei morti che viene riprodotto in ogni tomba in modo che possa
essere consultato dal ba.
Dopo il rito della sepoltura ha inizio il culto del morto che è
basato essenzialmente sulle preghiere e sulle offerte che costutuiscono
l'alimento spirituale. Le preghiere rappresentano il colloquio tra il
ka del vivente ed il ka del morto, così come il rimpianto e le
manifestazioni d'affetto sono il colloquio tra il ba del vivente ed
il ba del morto. Il latte di fichi, il pane, la birra e il grano (simbolo
di risurrezione) alimentano il corpo dell'anima, mentre l'acqua, il
salnitro e l'incenso alimentano il corpo spirituale. In questo modo
si intende mantenere la famiglia unita a colui che viaggia sulla barca
del Sole. Tale continuità è chiaramente rappresentata
nei dipinti della "casa della vita" del defunto e della tomba.
Le necropoli erano gestite da uomini che, dietro pagamento della famiglia,
provvedevano a mantenere attivo il culto del defunto.
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IL
COMPLESSO FUNERARIO
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La
struttura del complesso funerario si articola su tre elementi: il tempio,
la rampa e la tomba.
Il tempio era il luogo dove veniva sistemato il sarcofago al momento del
funerale. Esso rappresenta il punto di passaggio del morto verso la piramide
ed era l'ultimo punto di contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
La rampa, che collega il tempio alla tomba, veniva solitamente decorata
con scene di vita quotidiana come quelle riguardanti la caccia, le costruzioni,
le battaglie e tutto ciò che era accaduto durante il regno del
faraone morto.
Accanto alla piramide, tomba reale a partire dalla III dinastia fino a
parte della XIII dinastia, sorge il tempio per il culto che, a partire
da Snefru, fu collocato contro la facciata orientale della piramide anzichè
contro quella settentrionale per dare l'idea che il defunto seguisse il
corso del sole. Al suo interno venivano realizzate statue raffiguranti
il faraone in compagnia delle varie divinità e la falsaporta davanti
alla quale venivano depositate le offerte. Questo tempio è diviso
in due parti: il vestibolo e il tempio interno. Nelle vicinanze della
piramide, inoltre, venivano scavate delle fosse che ospitavano le barche
solari che servivano al faraone per viaggiare verso l'aldilà.
Il
tumulo |
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La
mastaba |
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La
piramide |
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La
tomba reale |
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