La
partenza per Trapisa il giorno 21 ottobre, è stata una delle
più belle partenze che abbia mai fatto.
Dentro il pullman tutti i miei amici parlavano e il tragitto fino
al museo di Santa Sofia è passato in un momento.
Giampiero ci ha presentato il museo e ci ha fatto entrare.
All'interno c'erano foto di famiglie numerose e case molto grandi
che formavano paesi.
Racchiuso dentro una teca di vetro ho visto un plastico che rappresentava
con colori diversi tutta la vegetazione tipica degli Appennini.
I boschi di faggio erano verde chiaro e quelli di pino verde scuro.
Con quadratini diversi si rappresentavano i paesini di montagna.
In una stanza isolata vi era collocata un armadio di legno con molti
cassettini, in cui vi erano scritte delle domande.
Per esempio: "Tanto amato, tanto odiato. Che cos'è?"
La risposta è il lupo!!! Appena si aprivano i cassetti si
sentivano i versi degli animali e i rumori del bosco, oppure si
trovavano le impronte di animali o insetti ingranditi.
Un'altra stanza era tutta dipinta e sembrava di essere in un vero
bosco. Si premeva un bottone e iniziava la proiezione delle diapositive.
Le foto ci mostravano il bosco in inverno, in primavera, in estate
e in autunno, gli animali che lo abitano e i suoi segreti fantastici.
Usciti dal museo siamo arrivati alla casa di Trapisa, dove abbiamo
lasciato i bagagli e subito siamo partiti per l'escursione.
La prima tappa fu alla Fonte di Guido, dove l'acqua non era potabile,
ma Giampiero ci ha spiegato che, in realtà, si poteva bere
perché era solo priva di cloro.
Camminavamo "wandern" (camminare e osservare con i 5 sensi)
mentre Giampiero ci spiegava i nomi delle piante e noi cercavamo
qualche traccia di animali.
Arrivati a Strabatenza abbiamo mangiato e il nostro esperto ci ha
raccontato la storia dell'unica scuola di quei paesini.
Ci ha detto che dentro l'edificio si trovavano i vecchi registri,
i banchi e i libri. Per ritornare nella nostra casa abbiamo ripercorso
il sentiero che i bambini di Trapisa facevano per andare a scuola.
La stretta stradina era piena di rovi e piante e si doveva attraversare
il fiume. Molti bambini vi cascarono dentro, tranne me, che cercavo
la strada più facile e non pericolosa.
Giampiero ci ha spiegato tutti i tipi di rocce, che poi noi sgretolavamo
a non finire.
Talvolta fingeva di aver sbagliato strada, ma noi lo fregavamo e
lo abbiamo anche seminato perché siamo riusciti a trovare
da soli la strada di casa.
Giampi ci aveva nascosto la chiave della porta e iniziò la
caccia spietata.
Mattia la trovò subito in mezzo alla cenere e dopo il nostro
urlo di gioia entrammo in casa.
Mentre organizzavamo la cena, tutti noi eravamo stanchissimi e tristi
di avere concluso quella bella gita nel bosco, ma ancora non sapevamo
cosa ci sarebbe capitato durante la notte con Giampiero!!!
|