A rock'n'roll damnation

 

 

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ROLLING STONES / ERIC BURDON AND THE ANIMALS / DANTALION'S CHARIOT / SMALL FACES / PRETTY THINGS / KINKS / WHO / TERRY REID

§ Può apparire argomento strano, addirittura presuntuoso e fuori luogo, trattare di musica progressiva riferendosi ai ROLLING STONES, il gruppo che più di ogni altro ha definito in modo netto e immediatamente riconoscibile il proprio stile musicale. La più grande band di rock'n'roll al mondo, tutto vero, ma almeno fino a quando nei Rolling Stones è stata presente la creatività sregolata di Brian Jones la musica del gruppo ha subìto una costante evoluzione, se non nella sostanza quantomeno nella forma. Basta ricordare singoli epocali quali (I Can't Get No) Satisfaction, Paint It Black e un album dal valore assoluto come Aftermath, nell'aprile 1966. Alla fine del 1967 anche gli Stones, al pari di tanti altri, si fanno coinvolgere nell'ondata psichedelica producendo l'album Their Satanic Majesties Request, un lavoro complesso, reso in modo piuttosto frammentario, che appare pretenzioso e di molto inferiore ai grandi parti discografici di quell'anno intenso, pur non mancando di spunti interessanti e di notevole bellezza. Licenziato il vecchio manager Andrew Loog Oldham (già il satanic è autoprodotto dal gruppo) e visti gli scarsi risultati artistici (non certo economici, il disco si piazza nei primi posti della classifica sia in GB che in USA) ottenuti con la breve svolta psichedelica, i Rolling Stones decidono di tornare verso schemi a loro più congeniali. Già nel maggio del 1968 il singolo di Jumpin' Jack Flash (con sul retro Child Of The Moon, n. 1 GB, n. 3 USA), con quel riff assassino della chitarra di Richards, segna il deciso ritorno a climi sporchi e grintosi. La conferma della tendenza arriva, eclatante, nel dicembre 1968, giusto un anno dopo il satanic, con la pubblicazione di Beggars Banquet.

Brian Jones forse non era un grande compositore, come a più riprese hanno rivelato gli stessi Jagger e Richards, ma di certo era un ottimo "inventore" di suoni che riusciva a donare colori imprevedibili e sostanziali alla musica dei Rolling Stones, mediante l'utilizzo frequente di strumenti estranei alla tradizione rock, e ancor prima blues. Era il guastatore che contribuiva in modo decisivo a rendere straordinario ciò che a volte appariva solo consueto. Nel giugno del 1969 Jones esce dal gruppo e il 3 di luglio viene trovato morto nella piscina della sua villa. Due giorni dopo i Rolling Stones celebrano la tragica scomparsa del vecchio compagno con un free concert a Hyde Park, davanti a una folla di 300.000 persone. Nell'occasione presentano il nuovo chitarrista, l'ottimo Mick Taylor proveniente dai Bluesbreakers di John Mayall. Con Taylor gli Stones acquisiscono in tecnica e potenza, divenendo una perfetta macchina da rock'n'roll come dimostrano i successivi album: il live Get Yer Ya-Ya's Out! (settembre 1970, ma registrato nel novembre del '69 al Madison Square Garden di New York), Let It Bleed (dicembre 1969), il bellissimo Sticky Fingers (aprile 1971) e il doppio Exile On Main St. (giugno 1972), tutti dischi di notevole livello e straordinario successo economico che confermano la statura di Jagger e Richards come autori ed esecutori. Nel momento in cui (dicembre 1974) uno sfiancato Mick Taylor cede il posto di chitarrista solista a Ron Wood, il gruppo ha da tempo focalizzato il proprio stile e ottenuto i migliori risultati. Resta il rammarico (o forse l'onore?!?) che sia il loro nome a chiudere definitivamente l'epoca dei sogni, del flower power, degli ingenui ideali di libertà, pace, amore della Woodstock generation, il 6 dicembre 1969 ad Altamont, California, quando davanti a 400.000 persone gli Hells Angels del "servizio di sicurezza" uccidono nei pressi del palco un giovane di colore, durante l'esibizione dei Rolling Stones. E' solo rock'n'roll? (Rolling Stones > "A New Day Rising")

§ Dopo essere diventato uno dei cantanti più rappresentativi del blues revival inglese, Eric Burdon pone termine all'avventura degli Animals nell'estate del 1966 quando s'infatua del movimento "flower power" di cui, dalla lontana California, giungono notizie inebrianti anche nel cuore della riservata Inghilterra. Burdon segue una rotta diametralmente inversa rispetto a quella intrapresa al tempo da Jimi Hendrix, trasferendosi a San Francisco per toccare con mano i fermenti della scena musicale locale. Là decide di dar vita a una nuova formazione sotto il nome di ERIC BURDON AND THE ANIMALS, conosciuta anche come New Animals, con la quale approntare progetti inediti e sfogare le proprie capacità come compositore, sempre represse nell'economia creativa del vecchio complesso. Con lui resta il batterista Barry Jenkins, già presente negli ultimi dischi degli Animals, e si aggiungono i chitarristi Vic Briggs e John Weider (anche al violino) e il bassista Danny McCulloch. Nel giugno del 1967 la formazione partecipa al Monterey International Pop Festival, avvenimento fondamentale da annoverare tra i momenti di maggior fulgore della California musicale dei Sessanta (o, forse, evento che sancisce la prematura fine di un breve ma splendido ciclo creativo, a puro scopo commemorativo e di sviluppo commerciale). Burdon comunque gioca al rialzo e con l'album Winds Of Change (settembre 1967) mette in chiaro la nuova impostazione stilistica della sua musica che si allontana dalle atmosfere di stretta derivazione rhythm & blues per sposare toni più rarefatti e psichedelici. Malgrado il non travolgente successo commerciale, per Burdon si apre una stagione di straordinaria intensità creativa con la realizzazione nel 1968 di ben tre album, uno dei quali doppio; The Twain Shall Meet, in marzo, raggiunge i massimi risultati qualitativi del Burdon "psichedelico" ma purtroppo conferma una tendenza piuttosto negativa in quanto a vendite (n. 79 USA). § All'album collabora Zoot Money, un ottimo ma poco conosciuto musicista reduce dell'epoca del blues revival con la sua Big Roll Band e collaborazioni con Alexis Korner. Nel luglio 1967 George Bruno (suo vero nome) con due compagni d'avventura, il chitarrista Andy Summers e il batterista Colin Allen, recluta il bassista Pat Donaldson per dar vita a una nuova, effimera formazione che si dedica ad argomenti psichedelici. I DANTALION'S CHARIOT tengono alcuni concerti al Middle Earth e pubblicano un solo, mitico singolo (The Madman Running Through The Fields / The Sun Came Bursting Through My Cloud, ottobre 1967), anche se per lunghi anni si vocifera dell'esistenza di un intero album inedito risposto in chissà quali cassetti. The Madman Running Through The Fields in particolare è uno dei piccoli gioielli misconosciuti della psichedelia underground del 1967; la canzone, che si apre con un insistito fraseggio di basso e chitarra percorso da un sibilo d'organo, dona convincenti sensazioni di soffice psichedelia grazie a belle linee armoniche e a un arrangiamento che prevede l'alternarsi di sezioni diverse tra loro ma ben collegate, con un utilizzo della strumentazione sobrio ma estremamente efficace.

chariot.JPG (515790 byte) Dantalion's Chariot: l. to r. Donaldson, Allen, Summers, Bruno

Nel 1995 la Tenth Planet dà alle stampe un album (Chariot Rising, TP 015) contenente materiale inedito registrato dal gruppo, oltre ai due brani del 45 giri originale. Dopo il precoce scioglimento Money entra in pianta stabile nella formazione di Eric Burdon, Allen suona con Mayall (nell'ottimo Blues From Laurel Canyon) e poi con gli Stone The Crows, mentre Donaldson incide nel '69 con i Poet & One Man Band e partecipa al progetto Fotheringay di Sandy Denny. Il nuovo album di Eric Burdon And The Animals, Every One Of Us, esce nell'agosto 1968 con una formazione a sei (Money alle tastiere, appunto) e, nonostante la presenza di spunti convincenti, segna il punto di minor interesse dal punto di vista creativo; inoltre, il timido successo che aveva contraddistinto i precedenti episodi abbandona definitivamente le pubblicazioni del gruppo. Verso la fine dell'anno i New Animals subiscono un rimpasto d'organico per via dell'abbandono di Briggs e McCulloch. Per l'ultimo, ambizioso doppio album Love Is, registrato in ottobre, le parti di basso sono assorbite da Money ed entra in formazione il chitarrista Andy Summers, collaboratore di vecchia data del tastierista.

Con il rapido mutare delle stagioni i New Animals si dissolvono: Weider va a suonare il basso con i Family, mentre Summers collabora con Kevin Coyne e con Kevin Ayers prima di raggiungere il successo planetario con i Police. Al termine dell'esperienza Burdon si unisce ai californiani War, una formazione funk di colore, con i quali incide un paio di album (Eric Burdon Declares War - maggio 1970 - e Black Man's Burdon - MGM SE 4710-2, dicembre 1970). Il cantante collabora poi con il bluesman Jimmy Whiterspoon per l'album Guilty! (MGM SE 4791, dicembre 1971 - sempre con l'appoggio dei War) e nel 1972 allestisce una propria band. Il miglior disco degli anni Settanta è l'ottimo Sun Secrets (dicembre 1974), nel quale Burdon mette in opera un grintoso e pirotecnico recupero di alcuni grandi classici del repertorio Animals. Il successo quasi non lo degna più d'uno sguardo (anche se il n. 51 USA di Sun Secrets non è malaccio), ma Eric continua per la sua strada: ancora esce Stop, nell'agosto del 1975, quindi il cantante annega la nostalgia per i bei tempi andati nelle varie reunion degli Animals. (Animals > "A New Day Rising")

§ Con la pubblicazione, nel giugno del 1967, del Sgt. Pepper dei Beatles s'inaugura la filosofia (o moda) dell'album concept, con canzoni realizzate sulla base di un tema dominante che funge da ispirazione per lo sviluppo complessivo del lavoro di composizione. Tra coloro che per primi aderiscono al nuovo metodo sono da annoverare gli Who, con l'album The Who Sell Out, gli Small Faces e, poco dopo, altre due formazioni, Pretty Things e Kinks, che (ancora con il gruppo di Townshend) realizzano alcuni dischi imperniati su concezioni ancora più complesse, votati all'elaborazione di vere e proprie storie in musica, le cosiddette "opere rock". Il fenomeno degli album a soggetto si diffonde abbondantemente nell'ambito della musica progressiva dei primi anni Settanta, divenendo per numerosi musicisti una tappa obbligata della carriera. In questo capitolo si vuole evidenziare il primordiale approccio alla materia da parte di gruppi legati a doppio filo con la classica tradizione del rock'n'roll e del rhythm & blues.

Nel giugno del 1968 il nuovo album degli SMALL FACES, Ogdens' Nut Gone Flake, suscita notevole interesse grazie a un contenuto musicale che si riallaccia alla psichedelia più dura dell'epoca, unitamente alla proposta di una struttura che presuppone un approccio vagamente "a concetto". A dispetto del notevole successo di classifica (n. 1 GB) ottenuto dall'album e il tentativo, sia pur tardivo, di rinnovamento stilistico, il gruppo perde rapidamente colpi e nel marzo del 1969 gli Small Faces si sciolgono, lasciando in eredità (in novembre) la buona antologia di The Autumn Stone, ricca di classici brani da 45 giri, inediti e incisioni dal vivo. Già in aprile Marriott è impegnato con Peter Frampton (ex Herd) nella fondazione degli Humble Pie mentre, poco più avanti, Lane, McLagan e Jones si uniscono a Ron Wood e Rod Stewart (entrambi dal Jeff Beck Group) ribattezzandosi come Faces. Tra il 1976 e il 1978 c'è tempo per la consueta, non troppo opportuna, reunion e Jones sale agli onori delle cronache quando, alla fine del 1978, prende il posto del defunto Keith Moon negli Who. Marriott muore nell'aprile del 1991, coinvolto nell'incendio della propria casa nell'Essex; Ronnie Lane lo raggiunge nel giugno 1997, stroncato da 18 anni di sclerosi multipla. (Small Faces > "A New Day Rising")

§ Di peso ancora superiore è il contributo offerto, sempre nel 1968, dai PRETTY THINGS. Dopo il periodo '64-'66, dedicato a una musica grintosa e incisiva direttamente derivata dal blues e dal rock'n'roll, Dick Taylor e Phil May modificano radicalmente l'organico del gruppo per affrontare con rinnovato entusiasmo i tempi della musica psichedelica e progressiva. Con loro sono il tastierista John Povey e il bassista Wally Allen (entrambi ex Fenmen, quattro 45 giri tra il 1964 e il 1966 con una versione di California Dreamin' dei Mamas And Papas), oltre al batterista Mitch Mitchell che resta però solo alcuni giorni, destinato all'Experience di Jimi Hendrix. Mitchell viene sostituito da Skip Alan e quindi da Bobbie Graham, e il complesso trova asilo discografico presso la Columbia per la produzione di Norman Smith (collaboratore dei primi Pink Floyd). Nel novembre 1967 l'eccellente singolo di Deflecting Grey mostra il nuovo volto sperimentale e fantasticamente psichedelico della musica dei Pretty Things, grazie a un suono al tempo stesso dotato di grinta, ruvido ed essenziale, in grado di operare improvvise e imprevedibili variazioni strumentali. Mr. Evasion, retro del singolo, piace per la cadenza priva di indecisioni condita con abrasive chitarre e organino Farfisa. Molto buono anche il seguente 45 giri del febbraio 1968: Talkin' About The Good Times è interessata da pulsanti scansioni ritmiche, lacerata dalle chitarre e intersecata da tastiere dal sapore orientale, mentre la B side Walking Through My Dreams sfodera un'accattivante, irresistibile melodia rock, psichedelica e sognante. Con l'album S.F. Sorrow (dicembre 1968; con la partecipazione del batterista dei Tomorrow, Twink) i Pretty Things realizzano il massimo sforzo creativo dell'intera carriera inaugurando di fatto l'epoca delle opere rock. Purtroppo, come accade alle cose belle ma scomode, l'album viene ingiustificatamente ignorato. Non da Pete Townshend degli Who, che più volte ha riconosciuto l'enorme influenza esercitata da S.F. Sorrow sull'ispirazione che lo ha portato alla stesura del celebrato Tommy (pubblicato nel maggio del 1969 con ben altro riscontro di vendite). Per ironia della sorte, quando il capolavoro dei Pretty Things viene dato alle stampe negli Stati Uniti, con quindici mesi di colpevole ritardo (febbraio 1970), il disco finisce alla gogna con i musicisti accusati per avere copiato gli Who!

Subito dopo la pubblicazione del long playing Twink si dilegua nei sotterranei londinesi per preparare nuove avventure, lasciando posto al ritorno di Skip Alan, nel frattempo attivo con i Sunshine (?). Ancora più pesante risulta la dipartita del fondatore Dick Taylor, che va a collaborare con i primi Hawkwind (lo ritroveremo nei Pretty Things delle reunion anni Ottanta). Il complesso reperisce un temporaneo sostituto nel chitarrista della Edgar Broughton Band, Victor Unitt, e così sistemati i Pretty Things registrano l'ottimo Parachute, pubblicato nel giugno del 1970 e ancora prodotto da Norman Smith. L'album è opera onesta e degnissima; forse in un tardivo tentativo di rimediare ai torti perpetrati in precedenza la stampa americana incensa il disco e, addirittura, la prestigiosa rivista Rolling Stone investe il lavoro dell'esagerato "titolo" di miglior long playing dell'anno. Il successo resta comunque cosa al di fuori degli affari dei Pretty Things (Parachute sale in GB fino al n. 43), il gruppo sbanda e di fatto si scioglie nel corso del 1971. L'anno seguente il complesso ci riprova grazie alla perseveranza di Phil May (unico membro della band originaria) che si porta appresso Povey e Alan, oltre a reclutare i nuovi Peter Tolson (ch. - una breve esperienza con gli Eire Apparent) e Stuart Brooks (bs. - ex Black Cat Bones e Leaf Hound). I dischi si susseguono ma il gruppo ha ormai smarrito l'originalità creativa e sopravvive senza eccessiva convinzione, tra separazioni ufficiose e riunioni dettate dalla nostalgia. (Pretty Things > "A New Day Rising")

§ I tempi della maturità artistica per Ray Davies e i suoi KINKS si materializzano nel 1967, con la realizzazione di due 45 giri di notevole qualità. In maggio esce Waterloo Sunset (n. 2 GB), un bellissimo brano melodico, con armonie vocali impostate alla Beatles, che sogna di estatici tramonti; nel luglio seguente è la volta della ballata di Death Of A Clown (n. 3 GB), pubblicata a nome Dave Davies (per lanciare la carriera solista del fratello) ma composta da Ray (con la partecipazione di Dave) e suonata dai Kinks al completo: il brano conferma i Kinks sempre più distanti dalle dure matrici rock'n'roll degli inizi, con Ray Davies proteso verso creazioni armoniche e melodiche di grande respiro, ricche di trasporto emotivo, spesso intrise d'ironia e accompagnate da testi polemici. L'album Something Else By The Kinks (Pye NPL/NSPL 18193, ottobre 1967) comprende i due singoli citati e riassume l'orientamento musicale, dando sfoggio d'equilibrio e sobria eleganza stilistica. Il disco è anche l'ultima produzione di Shel Talmy per ciò che riguarda i Kinks. Le ambizioni del gruppo (in particolare di Ray Davies) si orientano insistentemente verso progetti a concetto, come nel caso di Four More Respected Gentlemen, un lavoro che non viene completato ma offre diversi spunti al successivo album The Kinks Are The Village Green Preservation Society. Preceduto, nel giugno del '68, dall'eccellente singolo di Days, una composizione di squisito stampo melodico non inserita nella scaletta dell'album, Are The Village Green... è il primo LP a tema dei Kinks. I 33 giri faticano a confermare il successo riscosso dai singoli, anche perché la Pye continua a considerare i Kinks gruppo essenzialmente da 45 giri e non si affanna a promuovere in modo adeguato gli album. Sul finire del 1968 Davies inizia a lavorare a un'opera commissionata da Granada TV sul tema della caduta dell'impero britannico. La stessa emittente rifiuta poi le composizioni di Davies, che decide di utilizzare il materiale per la produzione del nuovo album dei Kinks. Il disco viene definito "opera rock" e, nell'ottobre 1969 (con il nuovo bassista John Dalton, ex Mark Four, al posto di Quaife), Arthur Or The Decline And Fall Of The British Empire si colloca temporalmente dopo la pubblicazione di S.F. Sorrow dei Pretty Things e di Tommy dei Who, senza possedere il coraggioso vigore sperimentale del primo né la razionale lucidità narrativa del secondo, confermando comunque le innegabili capacità di scrittura di Ray Davies con belle canzoni intrise di amara ironia.

Ray Davies è da tempo il leader indiscusso, compositore, produttore e immagine dei Kinks, ma al suo interno il gruppo soffre di forti contrasti che, in ogni caso, non ne mettono a immediato rischio l'esistenza. Nel 1969 i Kinks tornano a esibirsi negli Stati Uniti dopo il lungo, forzato "esilio" dalle dorate platee americane, esordendo con un concerto al Fillmore East di New York, di spalla agli Spirit. Nonostante la qualità della musica proposta le vendite degli ultimi LP risultano deludenti e perfino il singolo di Victoria non va oltre il n. 33 in Inghilterra. Tutto ciò non scoraggia Davies che insiste sulla strada degli album a tema, ideando nel 1970 l'ottimo Lola Versus Powerman And The Moneygoround, Part One, album che si conferma ai vertici qualitativi della discografia dei Kinks ottenendo anche una buona affermazione negli USA, sulla spinta del successo del singolo Lola che nell'estate del 1970 entra nelle top ten inglese e americana. L'ingresso negli anni Settanta determina la fine del momento migliore del gruppo; nel marzo 1971 Percy (Pye NSPL 18365) è l'ultimo LP inciso per la Pye, nuovo lavoro a tema e colonna sonora dell'omonimo film, ma la vena creativa non è quella solita. Il nuovo contratto con la RCA permette ai Kinks un più marcato approccio alle classifiche americane, senza però rinverdire i fasti creativi del precedente decennio. (Kinks > "A New Day Rising")

§ Dopo la pubblicazione del non eccelso A Quick One (dicembre 1966), all'inizio del 1967 gli WHO vanno in tour negli Stati Uniti e in giugno forniscono una memorabile esibizione (passata un pò in secondo piano solo a causa della travolgente prestazione resa dalla Jimi Hendrix Experience, all'esordio dal vivo in USA) in occasione del festival di Monterey, mantenendo elevato l'interesse nei loro confronti soprattutto per merito delle tumultuose performance dal vivo. Nello stesso anno il gruppo registra il terzo LP The Who Sell Out, lavoro convincente che nel dicembre 1967 si propone sulla scena della musica giovanile come uno dei primi esempi di album concept. Townshend lavora ossessionato dalla volontà di realizzare una vera e propria rock opera a carattere teatrale, che possa rappresentare un contributo definitivo alla storia del rock; il lavoro acquista spessore in successive fasi e trova espressione con la pubblicazione nel maggio 1969 del doppio album Tommy. Assorbito dal lavoro per l'elaborazione della rock opera, il complesso nel frattempo pubblica solo alcuni 45 giri e un album per il mercato americano, Magic Bus - The Who On Tour (ottobre 1968), compilazione comprendente diversi brani pubblicati solo su singolo, tra i quali l'ottimo Magic Bus. La pubblicazione di Tommy giunge successiva rispetto allo sfortunato S.F. Sorrow dei Pretty Things (dicembre 1968, dal quale Townshend si dichiara fortemente impressionato) e precede di qualche mese Arthur dei Kinks (ottobre 1969), ma il lavoro degli Who supera di gran lunga il successo degli altri due dischi citati (a livello di critica e soprattutto per l'impatto sul pubblico) risultando l'album del gruppo largamente più venduto sino a quel momento. Anche in Tommy fatica però ad affiorare la rude forza espressiva che rende irresistibili i concerti degli Who; una dimostrazione pratica è offerta dal magnifico Live At Leeds (maggio 1970), a ragione considerato uno dei più importanti dischi rock registrati live, dove è possibile toccare con mano la consistenza nelle esecuzioni dal vivo di parte del materiale ereditato da Tommy.

whogener.JPG (730809 byte) gli Who dal vivo a Leeds

In ogni caso il successo di pubblico è ampio e crescente, a netto rilancio delle quotazioni del gruppo che partecipa ancora una volta da protagonista ai grandi raduni di Woodstock (agosto 1969) e dell'isola di Wight (agosto 1970). Non pago del gran successo di Tommy, Townshend inizia a lavorare a un'opera rock ancor più complessa e ambiziosa, dal titolo provvisorio di Lifehouse. Il progetto, strutturato in circa quaranta canzoni, naufraga miseramente ma per fortuna alcuni brani di eccezionale qualità vengono utilizzati per la realizzazione del nuovo album di studio dell'estate 1971, il notevole Who's Next. La tensione interna al gruppo è elevata, con Townshend che si conferma compositore pressoché esclusivo della musica degli Who e con Daltrey mal disposto ad accettare un ruolo di secondaria importanza. Entrambi, come pure Entwistle, tra il 1971 e il 1973 iniziano a dedicarsi a progetti individuali con i quali sfogare liberamente le proprie convinzioni creative. Townshend persevera comunque nell'esasperata ricerca della perfetta opera rock e verso la fine del 1973 ci riprova con il valido doppio album di Quadrophenia (anche in questo caso si arriverà al traguardo della trasposizione cinematografica). (Who > "A New Day Rising")

§ In ordine sparso, uno scarno ed eterogeneo manipolo di musicisti che vantano al denominatore una comune origine dalle solide radici del rock'n'roll più disinvolto e intelligente. TERRY REID, ad esempio, pur avendo sviluppato la parte decisiva della carriera negli Stati Uniti è personaggio tutt'altro che marginale per la scena inglese. Soprannominato "silver scream" per via della potenza della voce, a soli quindici anni è cantante e chitarrista nei Redrig e nel 1964 entra nei Peter Jay & The Jaywalkers, che hanno l'opportunità di partecipare al tour inglese dei Rolling Stones e di Ike & Tina Turner del 1966. Poco prima di sfaldarsi (nell'aprile 1967) il gruppo diventa Terry Reid & The Jaywalkers e registra un singolo, The Hand Don't Fit The Glove / This Time, caratterizzato da un soul rock non particolarmente memorabile e da buone interpretazioni vocali. La mossa successiva di Reid è quella di allestire un trio con Eric Lease (ts.) e Keith Webb (bt., dai Julian Covey And Machine) con il quale si esibisce come spalla di formazioni di notevole notorietà (Hollies, Small Faces, Yardbirds, Beach Boys e persino a un concerto londinese dei Jefferson Airplane), guadagnando una buona reputazione. All'inizio del 1968 il cantante entra nell'orbita del produttore Mickie Most (Jeff Beck, Donovan...) pubblicando in maggio il singolo Better By Far / Fires Alive: il lato A, sostenuto su toni di ballata classica con ampio arrangiamento orchestrale, strizza l'occhio alle classifiche con classe ma pure qualche esagerazione; il retro appare più sobrio ma fatica a lasciare il segno, nonostante alcune buone armonie vocali. Lease viene sostituito dall'organista Pete Solley, già con Arthur Brown, e il gruppo segue i Cream in un tour americano, conseguendo discreto successo. Per capitalizzare l'interesse creatosi negli USA, Reid incide in loco il primo album Bang, Bang You're Terry Reid (pubblicato solo negli Stati Uniti) che mostra le buone qualità della formazione, le doti vocali di Reid e, sia pure senza risultati eclatanti, ottiene una buona risposta a livello commerciale. Nell'estate del 1968 Jimmy Page è alle prese con la fondazione di un nuovo gruppo destinato a nascere dalle ceneri degli ultimi Yardbirds; già deciso per il bassista (John Paul Jones) Page cerca di coinvolgere il batterista B.J. Wilson dei Procol Harum e, come cantante, lo stesso Reid. Terry commette un grave errore declinando l'offerta, nella speranza di un fulgido futuro come solista, ed è proprio lui a consigliare l'assunzione di due oscuri musicisti militanti nella Band Of Joy, Robert Plant e John Bonham: saranno i Led Zeppelin. La leggenda vuole che, tornato in tour in Inghilterra con Jethro Tull e Savoy Brown, a metà del 1969 Reid perda una seconda clamorosa occasione per sostituire il cantante Rod Evans nei Deep Purple: toccherà a Ian Gillan. Per contro, la carriera di Terry Reid non riesce a decollare, nonostante la pubblicazione del secondo album Terry Reid, discreto anche se inferiore a quello d'esordio. Sciolto il sodalizio con Solley e Webb (i due finiscono nei Paladin) il cantante si stabilisce definitivamente negli Stati Uniti dove, negli anni Settanta, pubblica altri tre album (River, Atlantic SD 7259, marzo 1973 - Seed Of Memory, ABC US 935, maggio 1976, prodotto da Graham Nash - Rogue Waves, Capitol EST 11857, febbraio 1979) senza ottenere un'accettabile risposta di pubblico.

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