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S.F. SORROW (Columbia SX/SCX 6306, dicembre 1968) S.F. Sorrow Is Born / Bracelets Of Fingers / She Says Good Morning / Private Sorrow / Balloon Burning / Death / Baron Saturday / The Journey / I See You / Well Of Destiny / Trust / Old Man Going / Loneliest Person Dick Taylor: chs.v. / Phil May: vs. / John Povey: or.si.pr.v. / Wally Allen: bs.ch.v.sf.pn. / John "Twink" Adler: bt.v. - Tds. Peter Mew - Co. Phil May, Dick Taylor - Prod. Norman Smith Con S.F. Sorrow i Pretty Things inaugurano, di fatto, l'epoca delle opere rock senza la minima indecisione e contraddizione, con un lavoro sobrio sotto l'aspetto concettuale e risoluto dal punto di vista espressivo. Le chitarre efficaci e taglienti di Taylor, la voce di May capace di passare con disinvoltura da climi infuocati a momenti delicati e melodici, le percussioni surreali di Twink (dai Tomorrow, per l'occasione subentrato a Bobbie Graham) e il prezioso apporto strumentale di Povey e Allen rendono il suono molto vario e sfuggente a sterili classificazioni. S.F. Sorrow Is Born apre con le chitarre di Taylor in grande evidenza, armonie vocali ben congegnate e ariosi inserti di organo quasi floydiano. Bracelets Of Fingers è un carillon psichedelico dagli scenari in continuo mutamento, ricco di soluzioni armoniche e ritmiche veramente originali. She Says Good Morning prende la strada della consapevolezza e stabilisce un ottimale punto d'incontro tra Beatles e Pink Floyd. La ballata folk, stravolta e ridisegnata, di Private Sorrow termina sui colpi inesorabili di Twink e solidifica nel ritmo della sostenuta Balloon Burning, guidata dalla incisiva chitarra di Taylor. Death, e pare che il mondo s'afflosci sulle proprie miserie, sul dolore di una processione funebre che sgombra il campo, con perfido realismo, dell'innocuo agitarsi di tanti stregoni dark di seconda mano. Le chitarre tremano, il sitar intona la litania, le voci sospirano spettrali, e i tamburi di Twink come pietre rotolano negli abissi dell'oblio. Baron Saturday riporta in auge il ritmo di uno sbilenco rhythm'n'blues, con il gruppo camuffato da Beatles psichedelici; l'apertura acustica di The Journey conduce a una spontanea jam elettrica dal sapore sotterraneo, mentre I See You fonda la sua essenza su trame sognanti e passionali, contrapposte a incubi chitarristici che trovano ulteriore sfogo nel frammento strumentale di Well Of Destiny. Trust è quasi normale nella sua stupenda melodia e prepara il campo all'esplosione metallica di Old Man Going, con le chitarre che avvolgono la canzone in una spirale di drammatica costrizione, contorcendosi e sibilando, supportate da un implacabile Twink che pare divertirsi a evitare sistematicamente i luoghi comuni della batteria rock. L'epilogo malinconico di Loneliest Person chiude degnamente un gran disco, capace (in teoria) d'elevare i Pretty Things ai vertici espressivi del rock'n'roll progressivo. valutazione: 9
PARACHUTE (Columbia SHVL 774, giugno 1970) Scene One - The Good Mr. Square - She Was Tall, She Was High / In The Square - The Letter - Rain / Miss Fay Regrets / Cries From The Midnight Circus / Grass / Sickle Clowns / She's A Lover / What's The Use / Parachute Phil May: vs. / Victor Unitt: ch.v. / John Povey: or.si.pr.v. / Wally Allen: bs.v. / Skip Alan: bt.v. - Stu. EMI studios, Abbey Road, Londra - Tds. Tony Clark, Nick Webb - Co. Hipgnosis - Prod. Norman Smith
Parachute è opera degnissima e onesta, espressione di una musica matura, priva di sbavature, essenziale e convincente, priva degli aspetti sperimentali e psichedelici del disco precedente ma indubbiamente di elevata qualità. L'introduzione incalzante di Scene One sfocia nell'aggraziata ballata acustica di The Good Mr. Square (non lontana dai Beatles più melodici), perfettamente fusa con le variazioni di She Was Tall, She Was High. Anche la sezione seguente è imperniata sulla rapida sequenza di tre pregevoli frammenti: la sognante In The Square, il pop melodico di The Letter e la più risoluta Rain. Il recupero degli originari, grintosi toni rock'n'roll di Pretty Things è garantito da Miss Fay Regrets, sempre con i Beatles ben in testa; la dura e sofferta Cries From The Midnight Circus conduce il rock del complesso ai massimi vertici espressivi, con voce tagliente, chitarre solide, ritmica elegante e implacabile, nell'ambito di una sofferta progressione strumentale ben organizzata. In apertura di secondo lato Grass piace per le raffinate e mai scontate soluzioni sonore, con le chitarre in bella evidenza; Sickle Clowns e She's A Lover propongono tempi intermedi, la prima senza oltrepassare una buona routine strumentale, la seconda dotata di una bella melodia di base: con voce in falsetto e ottime divagazioni chitarristiche risulta tra i brani migliori. Il breve ma notevole frammento di What's The Use (piano con ricordi di Debussy, percussioni, chitarra e litania orientali) è la premessa alla conclusiva Parachute, molle e corale all'inizio, romantica, decadente ed enigmatica nella coda strumentale. valutazione: 8- |