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SMALL FACES (Decca LK 4790, maggio 1966) Shake / Come On Children / You Better Believe It / It's Too Late / One Night Stand / Whatcha Gonna Do About It / Sorry She's Mine / Own Up / You Need Loving / Don't Stop What You Are Doing / E To D / Sha La La La Lee Steve Marriott: v.chs. / Ian McLagan: or.ch.v. / Ronnie Lane: bs.v. / Kenny Jones: bt. Il primo album omonimo degli Small Faces appare valido contributo alla scena musicale londinese d'estrazione mod, con chiari riferimenti allo stile già portato al successo dagli Who. Tale predispozione verso situazioni musicali vicine a quelle del gruppo di Pete Townshend è presente un pò in tutti i brani e in particolare nelle convulsioni ritmiche di Come On Children, nelle inflessioni vocali di It's Too Late, nella convincente E To D dove lo sforzo della sezione ritmica si fa serrato e incisivo. Accanto a hit già affermati a 45 giri (Watcha Gonna Do About It, Sha La La La Lee) trova posto in apertura una riuscita, aggressiva versione della Shake di Sam Cooke. Interessante Own Up, con in evidenza il suono d'organo di McLagan, a mezza strada tra Graham Bond e lo Spencer Davis Group. Curiosa infine la genesi dell'ottima You Need Loving; il brano, a firma Marriott/Lane, è la riproposizione della You Need Love di Willie Dixon e si avvale di un arrangiamento decisamente riuscito che anticipa, in linea retta d'ispirazione, la celeberrima Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. valutazione: 7+ OGDENS' NUT GONE FLAKE (Immediate IMLP/IMSP 012, giugno 1968) Ogdens' Nut Gone Flake / Afterglow (Of Your Love) / Long Agos And Worlds Apart / Rene / Song Of A Baker / Lazy Sunday / Happiness Stan: Happiness Stan - Rollin' Over - The Hungry Intruder - The Journey - Mad John - HappyDaysToyTown Steve Marriott: v.chs.bt.pn.ar. / Ronnie Lane: bs. / Ian McLagan: or.cv.ch. / Kenny Jones: bt. - Co. Immediate Records - Prod. Steve Marriott, Ronnie Lane Nell'estate 1968 Ogdens' Nut Gone Flake suscita un notevole interesse, e certo non solo per l'originale copertina rotonda (la prima round cover del rock) ma soprattutto per il contenuto musicale, che si riallaccia alla psichedelia più dura in voga all'epoca. Si tratta forse dell'unico vero LP organico della formazione, abituata soprattutto a produrre compilazioni derivanti da singoli di successo; il tentativo acquisisce un importante rilievo sia per l'apprezzabile, anche se non rivoluzionaria, qualità della musica proposta, sia per un approccio vagamente "a concetto" con diverse canzoni presentate in medley. Il brano che titola il disco si presta a introduzione strumentale, fissando un convincente feeling di base mediante l'utilizzo di articolate orchestrazioni, in un ambito di ricercata psichedelia. La bella Afterglow (Of Your Love) appare indecisa, tra delicati arpeggi intrisi di melodia, eloquenti sequenze per chitarra, organo e piano unitamente a una propensione per rudezze quasi hard, con la voce di Marriott forte e sicura; il brano è seguito in rapida successione dalla più moderata Long Agos And Worlds Apart e dalla facile cadenza di Rene, nobilitata da una solida coda a base di chitarre distorte, armonica e tastiere. Song Of A Baker è hard, senza mezzi termini, melodica e spietata al tempo stesso come nella migliore tradizione di Marriott, con un intermezzo di puro stampo hendrixiano. L'ottima Lazy Sunday riporta a pigre atmosfere da psichedelia soffice, con particolare attenzione all'equilibrio formale e un azzeccato utilizzo di effetti speciali. La seconda parte del disco è costituita da una sorta di suite intitolata Happiness Stan. Nel brano omonimo il clavicembalo e le tastiere di McLagan s'impegnano a sorpresa in ariose aperture a carattere neoclassico e, addirittura, quasi sinfonico; Rollin' Over riconduce a un rock semplice, diretto e fisico; soluzioni e umori si alternano in canzoni di buon livello quali The Hungry Intruder e The Journey. La ballata dai toni folk di Mad John sceglie la chitarra acustica, senza nascondere toni aspri e solenni, subito contraddetti dalla stoltezza della conclusiva HappyDaysToyTown. valutazione: 8
THE AUTUMN STONE (Immediate IMAL 01/02, novembre 1969) Here Comes The Nice / The Autumn Stone / Collibosher / All Or Nothing / Red Balloon / Lazy Sunday / Rollin' Over / If I Were A Carpenter / Every Little Bit Hurts / My Minds Eye / Tin Soldier / Just Passing / Call It Something Nice / I Can't Make It / Afterglow (Of Your Love) / Sha La La La Lee / The Universal / Itchycoo Park / Hey Girl / Wide Eyed Girl On The Wall / Watcha Gonna Do About It / Wham Bam Thank You Mam Steve Marriott: chs.v. / Ian McLagan: or.ch.v. / Ronnie Lane: bs.v. / Kenny Jones: bt. Questo doppio album antologico pubblicato postumo nel novembre 1969, quando già il gruppo era sciolto da alcuni mesi, vanta il merito di comprendere buona parte del migliore materiale degli Small Faces: i maggiori successi, altri brani a 45 giri meno venduti, canzoni tratte da un album americano (There Are But Four Small Faces - Immediate Z12-52-002, febbraio 1968), B sides e alcuni brani in inedita versione dal vivo. Oltre ai brani più noti e di qualità, nell'occasione si apprezzano la rarefatta e decadente The Autumn Stone e l'eccellente versione della Red Balloon del cantautore americano Tim Hardin (in queste canzoni si può ascoltare il suono elettroacustico che anticipa certi arrangiamenti dei primi Humble Pie), il curioso strumentale con tanto di sezione fiati di Collibosher, la convincente ballata di Call It Something Nice, il torrido rock'n'roll di Wham Bam Thank You Mam, retro dell'ultimo singolo del gruppo, Afterglow (Of Your Love) (marzo 1969). Per quanto riguarda i brani registrati dal vivo, troviamo solidi classici quali All Or Nothing, Rollin' Over, Tin Soldier, una cover dell'errebì Every Little Bit Hurts (Cobbs) e della celebre If I Were A Carpenter, ancora di Tim Hardin. Evidentemente Marriott e compagni non nascondevano un "certo" interesse per la musica contenuta nell'album Tim Hardin 2 (settembre 1967) del bravo folksinger dell'Oregon. valutazione: 7
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