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Scatta la campagna "Acquista Sud": ogni Euro che resterà al Sud sarà un passo verso la rinascita

La prima locomotiva italiana "Bayard", simbolo della campagna "Acquista Sud"

Di fronte alla sempre più drammatica condizione di emarginazione economica e sociale del Mezzogiorno è stato costituito a Napoli il comitato promotore della campagna "Acquista Sud". Lo slogan dell'iniziativa - che è di protesta contro la deriva cui il Sud è stato condannato, ma vuole avere sopratutto un approccio concreto e costruttivo, sarà: "Prodotti del Nord? No, grazie: il Sud non deve essere una colonia padana". La campagna è promossa da Patto per il Sud e dalla Feder Mediterraneo. Vi hanno aderito, fino a questo momento, anche Rinascita Meridionale, Servizio Ambiente & Territorio, Sud Democratico, Alleanza Lucana, agenzia giornalistica Progetto Mediterraneo,Comitato per lo sviluppo turistico della Sibaritide, Coordinamento delle associazioni socio-culturali del Salernitano, Media Tour Service Operator, Associazione Culturale Atlantis, Associazione Culturale Borbonica, Club della mozzarella e Club della mela annurca. 

"Acquista Sud è una campagna per la valorizzazione dei prodotti e del lavoro meridionali, ma sopratutto è un gesto di ribellione contro l'economia dipendente e il sottosviluppo cui il Sud è stato condannato", spiegano al comitato promotore della campagna: "La nostra economia è in ginocchio. Serve una svolta. Il dominio industriale e commerciale del Nord va limitato e bilanciato. E' necessario condizionare l'economia padana nel punto in cui è più sensibile: i suoi prodotti. Acquista Sud è diretta contro la politica economica del Nord, supportata da sempre dal governo di Roma, tesa a sfruttare le risorse materiali e umane del Sud. E' l'arma più forte che i meridionali hanno fra le mani per difendersi.

Sul depliant che illustra l'iniziativa si legge: "Quando è possibile scegliere fra un prodotto del Nord e uno del Sud, facciamolo. Quando è possibile fare a meno di un prodotto presentato dalla pubblicità del Nord che non corrisponde a un reale bisogno, facciamolo. Con Acquista Sud puoi dare un tuo attivo e concreto contributo alla liberazione del Meridione: è un'occasione per essere protagonisti. Ricorda: ogni euro mantenuto al Sud è un passo verso la rinascita".

Dalla provincia di Teramo fino a quella di Agrigento la campagna "Acquista Sud" ha cominciato a entrare in azione.  Il sito Web della Consulta per il Sud fungerà da centrale operativa per il coordinamento delle iniziative. L'iniziativa avrà un simbolo che è tutto un programma: la locomotiva "Bayard", simbolo della prima ferrovia italiana inagurata a Napoli da Ferdinando II di Borbone, Re delle Due Sicilie, il 3 ottobre 1839. "Abbiamo voluto ricordare con la scelta di questo simbolo", spiegano al comitato promotore, "che quando il Sud era libero di organizzare il suo sviluppo e di disporre delle sue risorse senza condizionamenti esterni era all'avanguardia rispetto a tutta l'Italia e, in diversi casi, anche rispetto alla stessa Europa. Con Acquista Sud dobbiamo riconquistare almeno una parte della nostra libertà. La libertà di rinascere e di vivere senza essere costretti a inginocchiarci per elemosinare una pensione di fame, una cassa integrazione o un miserabile sussidio di disoccupazione come avviene oggi".

 


Una gigantesca catena di S.Antonio per coinvolgere 22 milioni di meridionali

Ferdinando d'Antonio, presidente di Rinascita Meridionale

La redazione del sito Web "Patto per il Sud" ha chiesto a Ferdinando M. d'Antonio, presidente del movimento Rinascita Meridionale, fra i promotori della campagna, di spiegare obiettivi e metodi di "Acquista Sud".

- Allora, presidente, avete deciso di dichiarare guerra alla Padania?

"Per carità, nessuna guerra. Stiamo soltanto ponendo in essere dei naturali meccanismi di legittima difesa. Il Sud ha diritto a vivere con le proprie risorse e con il proprio lavoro".

- Quale è il filo conduttore del vostro ragionamento?

"Se tutti i 22 milioni di italiani che vivono sul territorio di quello che fu l'antico Regno delle Due Sicilie spendessero un quarto delle proprie risorse economiche esclusivamente su prodotti meridionali, le cose cambierebbero da così a così. Migliaia e migliaia di miliardi sarebbero disponibili per finanziare la rinascita di un Meridione non più in ginocchio. Ma se anche soltanto una parte limitata degli abitanti dell'Italia meridionale e della Sicilia cominciasse a orientare selettivamente i propri consumi verso le nostre produzioni, le cose comincerebbero sensibilmente a migliorare...".

- Volendo fare l'avvocato del diavolo, si potrebbe dire che la ricetta di "Acquista Sud" per il Mezzogiorno è l'autarchia?

"Storicamente, la parte meridionale dell'Italia non è stata mai chiusa su se stessa. Dall'epoca della Magna Graecia all'età romana e, poi, per tutta la durata del Regno delle Due Sicilie il Sud ha sempre costruito la propria economia sullo scambio, in una visione culturale aperta su tutti fronti. Oggi, dopo un secolo e mezzo di vessazioni, il Sud deve risorgere e deve fare appello a tutte le sue risorse. Anche in questo contesto, tuttavia, la nostra ipotesi di partenza è stata realistica: abbiamo ipotizzato, quale primo obiettivo, l'impiego del 25% di uno stipendio medio-basso su prodotti meridionali. Il rimanente 75% sarebbe a disposizione di imprenditori del Centro Nord e dell'estero: a condizione, naturalmente, che sappiano convincere i consumatori meridionali della bontà delle loro merci e dei loro servizi".

- Quale è il messaggio politico che si intende lanciare con "Acquista Sud"?

"I meridionali, senza aspettarsi niente da nessuno, possono dare un notevole contributo alla rinascita del Sud, strappando al Nord il monopolio del mercato meridionale e imparando, progressivamente, ad appropriarsene. Riappropriandosi delle sue risorse, il Sud potrà cominciare a finanziare la propria rinascita. Bisogna rompere le catene della dipendenza e recuperare la libertà di produrre, vendere, esportare e crescere".

- Passiamo agli aspetti operativi. Come si svilupperà l'azione di "Acquista Sud"?

"Prodotti e servizi offerti da imprese meridionali si devono rendere riconoscibili per poter essere preferiti da quanti aderiscono alla campagna Acquista Sud. E' in via di allestimento un repertorio computerizzato dei prodotti sicuramente meridionali. Verranno evidenziati eventuali mascheramenti di prodotti e servizi da parte di imprese del Nord. L'esempio di una mozzarella padana pubblicizzata in TV con inflessioni dialettali meridionali la dice lunga in proposito... Sulla base di un accordo da realizzare fra le organizzazioni sociali e gli enti locali che stanno aderendo alla campagna, verrà proposto un marchio che contraddistingua prodotti e servizi del Sud".

- E con le imprese del Nord quale sarà il rapporto?

"Amici come prima. Sono imprenditori e capiranno che in un regime di libero mercato ognuno deve curare i propri interessi. I meridionali devono essere padroni in casa propria: su questo non si discute. Se necessario, verrà pubblicato un elenco di imprese settentrionali dalle particolari caratteristiche (natura o pretese monopolistiche, arroganza anti-meridionale, concorrenza sleale a prodotti del Sud, bassa qualità dei prodotti) rispetto a cui assumere un atteggiamento di totale chiusura. Con le imprese settentrionali leali e con quelle che impiegano almeno il 30% di emigrati meridionali sarà possibile discutere di accordi di partenariato, ma sempre su un piano di eguahlianza e di pari dignità".

- Come contate di allargare le basi della campagna e di convincere i consumatori meridionali a parteciparvi?

"Si punta a un rapporto a vasto raggio con Camere di Commercio e Unioni Industriali delle 32 province meridionali per una divulgazione dettagliata dei prodotti e dei servizi del Sud. I mass media sono, in massima parte, controllati dal Nord e noi, per il momento, disponiamo di mezzi limitati. Ma Acquista Sud si allargherà a macchia d'olio, passando di bocca in bocca come una gigantesca catena di Sant'Antonio".

- Quali sono le vostre previsioni?

"Acquista Sud crescerà assieme al numero deidisoccupati, al fallimento delle imprese e allo smantellamento delle poche imprese superstiti al Sud. Sarà una campagna senza quartiere: capillare, implacabile. Lentamente, ma progressivamente, coinvolgerà tutti i 2.179 comuni del Sud. Supermercato per supermercato, negozio per negozio, bancarella per bancarella raggiungeremo l'obiettivo. Alla fine, l'Avvocato e il Cavaliere, il Senatur e il Signor Brambilla si convinceranno che, con il Sud, avevano fatto male i loro conti... Ogni Euro che resterà al Sud sarà un passo verso la nostra rinascita".

 


Il Sud insorge contro le pretese degli USA: "La pasta non si tocca"

Polemica sulla campagna propagandistica attivata negli USA contro la dieta mediterranea. Gli imprenditori meridionali del settore della pasta contestano i risultati di studi effettuati negli States su commissione di chi ha interesse a contrastare le produzioni del Sud Italia. A loro giudizio tali studi sono stati fatti su misura per corrispondere alle logiche protezionistiche che si fanno si stanno facendo strada negli Stati Uniti sotto l'impulso dell'amministrazione di George W. Bush. Un fatturato pari a 1,5 miliardi di euro, 80 stabilimenti e 4000 addetti: ecco cosa rappresenta per l'economia meridionale la pasta, principale alimento della dieta mediterranea. Se ne è parlato durante un incontro svoltosi, per iniziativa dell'Università "Federico II" di Napoli, a Villa Doria d'Angri, partendo dal romanzo di Maria Orsini Natale "Francesco e Nunziata". Moderatore il giornalista Alfonso Ruffo, direttore de "Il denaro quotidiano". Le aziende meridionali, è stato detto, si sono orientate - nel rispetto della migliore tradizione - verso produzioni di qualità. La risposta che viene dagli USA, dove non è possibile fare ricorso alla forza della qualità, è un tentativo di denigrazione della dieta mediterranea contro cui stanno insorgendo realtà sociali, imprenditoriali, culturali e politiche del Sud Italia. Per ulteriori dettagli: www.ildenaro.it.


Attacco padano alla mozzarella di bufala rintuzzato dalla Feder-Mediterraneo

Il mensile "Industrie alimentari" ha pubblicato uno studio del Dipartimento di patologia animale di Grugliasco (Torino) secondo cui un terzo della mozzarella di bufala campana sottoposta a test sarebbe risultata prodotta con l'aggiunta di latte vaccino. "Non conosciamo il motivo per cui è stata diffusa questa notizia", ha dichiarato il presidente della Feder Mediterraneo, Franco Nocella, "ma, se l'intento era quello di gettare ombre sulla mozzarella DOP di bufala campana, l'obiettivo non è stato raggiunto. I campioni utilizzati, infatti, non hanno la minima rappresentatività. Invitiamo i ricercatori piemontesi ad effettuare approfondite verifiche sui formaggi padani".



Unità d'Italia: nascita di una colonia

Rileggiamo la storia del Sud con lo scrittore calabrese Nicola Zitara


 

Ai popolani di Napoli che nelle oneste giornate del luglio 1547, laceri, male armati, soli d'Italia, francamente pugnando nelle vie, dalle case, contro le migliori truppe d'Europa, tennero da se lontano l'obbrobrio della inquisizione spagnola imposta da un imperatore fiammingo e da un papa italiano, provando ancora una volta che il servaggio è male volontario di popolo ed è colpa de' servi, più che dei padroni.

Lapide esposta all'ingresso della Certosa di San Martino, a Napoli

 

 

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Aggiornato il: 18 gennaio 2003

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