Decalogo

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II Comandamento

È scritto: "Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano".
(Es 20,7; Dt 5,11)

Fu detto agli antichi: "non spergiurare" ... Ma io vi dico: "non giurerai affatto".
(Mt 5,33-34).

Non nominare il nome di Dio invano

Il secondo comandamento proibisce di nominare il nome di Dio invano come avviene con la bestemmia e il linguaggio volgare associato al nome di Dio, oppure con un falso giuramento. Si nomina il nome di Dio invano quando si bestemmia, quando si impreca con odio o di sfida contro il cielo, quando si usano contro Dio parole irriverenti e scandalose, oppure semplicemente quando si parla del Signore con leggerezza, ironia, mancanza di rispetto o inutilmente e a sproposito, senza senso, per tornaconto, per rabbia o per disprezzo.

Si nomina il nome di Dio invano anche quando ci comportiamo in modo contrario agli insegnamenti del Vangelo. Infatti come può un figlio dire al padre: "Ti voglio bene, ti onoro, ti servo con amore", se poi lo offende con le opere? Perché non è pronunciando: Signore, Signore, che si ama Dio, ma nel compiere le sue opere: "Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?" (Lc 6,46) Infatti: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! Entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21).

Il Nome del Signore è Santo, è Potente, Venerabile, Benedetto e Sacro, per questo deve essere pronunciato con fede, amore, rispetto, devozione e riconoscenza. Solo allora quel Nome diventa energia poiché chi colloca Dio a conferma delle proprie azioni, non può commettere comportamenti contro Dio, anzi ne testimonia con la vita il suo amore.

Se è vero che chiunque invoca il nome del Signore con fede e segue i Suoi insegnamenti sarà salvato, è altrettanto vero che chi bestemmierà il nome di Dio sarà condannato. Non sarà perdonato chi pecca contro lo Spirito Santo, poiché chi rifiuta Dio, rifiuta la Vita. Perché è la fede che salva. Ma come può aver fede chi bestemmia Dio con atti e con parole?

È stupido accusare Dio quando la vita ci presenta il conto con le sue fatiche e sofferenze, perché esse sono causate nella maggioranza dei casi dal peccato dell'uomo e dal male che c'è nel mondo. Molti sono convinti che Dio si rallegra nel punire chi non osserva la sua legge invece, è proprio nelle difficoltà o nella sofferenza che Dio accorre accanto a chi ne richiede l'intervento.

Anche il falso giuramento è cosa grave verso Dio, in quanto significa prendere Dio come testimone di quello che si afferma. Quando il giuramento è veritiero e legittimo, mette in luce il rapporto della parola umana con la verità di Dio, mentre il falso giuramento, chiama Dio ad essere testimone di una menzogna. "Avete inteso che fu detto agli antichi: Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti. Ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi" (Mt 5,33-35).

La bestemmia

è esplicitamente proibita dal secondo comandamento: non nominare il nome di Dio invano. È un'irriverenza usare il nome di Dio come riempitivo, come intercalare e simile. Ma, più che irriverenza, è grave peccato, è bestemmia imprecare a Dio, qualificare Dio con parole cattive, avvilenti, infamanti. La bestemmia è un peccato tristissimo e stupidissimo. Tristissimo, perché nulla vi è di più triste che insultare il Creatore, il Padre, l'Onnipotente, stupidissimo, perché non procura, come altri peccati, qualche utile, qualche piacere, qualche soddisfazione al bestemmiatore. Purtroppo, bestemmiare sembra una esclusiva dei cristiani, e sembra essere un privilegio particolare dei latini. I buddisti non bestemmiano Buddha, né i maomettani Allah, né gli idolatri i loro idoli: solo il cristiano bestemmia il suo Dio, che è Dio di verità e di amore. Invece di amarlo, lo maledice e lo bestemmia.

Chi invece sfoga la propria rabbia con il nome dell'Altissimo, attribuisce al Signore tutto il male, e così ogni bestemmia diventa anche una grande menzogna. La differenza che trasforma il sacrilegio in culto è invocare Dio per mettere in fuga Satana o chiedere l'aumento della grazia contro le potenze del male. Nominarlo così non è peccato, anzi, diventa occasione di bene e di crescita spirituale. Dio perdona ogni persona purché veda sorgere nella creatura il pentimento e la volontà di non peccare più.

Se Eva, nella tentazione del Serpente che la invitava a disubbidire al comando di Dio e di mangiare dall'albero della conoscenza del bene e del male, avesse chiamato Dio, sicuramente Egli sarebbe venuto e il demonio sarebbe fuggito. Allora perché Dio non era stato chiamato? Sicuramente perché Eva aveva creduto di poter farne a meno e diventare come Dio nella conoscenza del bene e del male.

Anche noi talvolta, nelle avversità, nella sofferenza, nelle tribolazioni, crediamo di poter fare a meno di Dio e di lottare da soli, eppure ci è stata data la possibilità di chiedere a Dio l'aiuto necessario invocandone il Suo Santo Nome, perché allora non approfittarne e dubitare della Sua bontà?

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