LA GUERRA  

E IL CINEMA

 " KATYN"

di Andrzej Wajda


Spiacenti - no Java!!!! Get some here Spiacenti - no Java!!!! Get some here

Musica di Krzysztof Penderecki
Prodotto da Michal Kwiecinski
2007 Poland

       Regia di Andrzej Wajda
Sceneggiatura di Przemyslaw Nowakowski, Wladyslaw Pasikowski, Andrzej Wajda Andrzej Mularczyk (novel),
Interpreti
Maja Ostaszewska
Artur Zmijewski
Andrzej Chyra
Danuta Stenka
Jan Englert
Magdalena Cielecka
Pawel Malaszynski
Maja Komorowska
Wladyslaw Kowalski
Wiktoria Gasiewska
Anna Radwan
Joanna Kawiorska
Stanislawa Celinska
Agnieszka Glinska

Antoni Pawlicki
Agnieszka Kawiorska

 

Roosevelt "Non è altro che propaganda, un complotto dei tedeschi. Sono assolutamente convinto che non siano stati i russi a farlo"

Winston Churchill  "non si deve continuare patologicamente a girare intorno alle tombe vecchie di tre anni presso Smolensk" e  “We shall certainly oppose vigorously any ‘investigation’ by the International Red Cross or any other body in any territory under German authority. Such investigation would be a fraud and its conclusions reached by terrorism”

 

LA STORIA

 

"Sono in molti ad avere interesse a che il mio film non sia proiettato,
ad acquistarne i diritti per non farlo vedere"
Wajda.

 

Passi dall'Intervista
Che cosa ha voluto dire allora per lei girare un film come questo?
Ho sempre avuto in mente che un film su Katyn avrei potuto e dovuto farlo io: farlo ha voluto dire saldare un debito con mio padre e mia madre, far conoscere a tutti l’eccidio compiuto sugli uomini e la menzogna perpetrata nei confronti delle loro donne.
Ci risulta, però, che l’opera abbia avuto qualche “problema di circolazione”. È vero?
Guardi, in Polonia ha avuto oltre tre milioni di spettatori, posso dire di essere soddisfatto. Del resto era un’opera che la gente aspettava da sessant’anni. Il problema è che i diritti per la distribuzione all’estero sono stati assegnati alla televisione di Stato polacca, che non ha fatto nulla perché il film avesse una circolazione dignitosa: lo ritengono un film scomodo e non hanno voluto spingerlo. Il caso più clamoroso, comunque, è quello della Russia.
Per quali ragioni?
Perché in Russia, ancora oggi, Stalin è amato. Compare ancora in cima alle classifiche dei personaggi più popolari. Si sa che ha ucciso decine di milioni di persone, eppure molti russi ritengono ancora che lo abbia fatto per il bene del suo paese. Il massacro degli ufficiali polacchi a Katyn, invece, è un crimine senza giustificazioni, che ha infranto tutte le convenzioni di guerra, e quindi qualcuno non vuole che venga ricordato. Pensi che gli organizzatori della Settimana del cinema polacco, in Ucraina, a Kiev e Charków (mi stava a cuore soprattutto questa proiezione, perché proprio in quella città fu ucciso mio padre nella primavera del 1940 e là è sepolto), si sono visti recapitare una una lettera della Televisione Polacca di questo tenore: «Telewizja Polska – l’unico e solo titolare dei diritti di distribuzione del film – non è a conoscenza di NESSUNA proiezione di Katyn in programma per la Settimana del cinema polacco in Ucraina. Per favore, abbiate la cortesia di ritirare il titolo dalle vostre programmazioni, e di comunicarci nome e contatti della persona o dell’organizzazione che vi ha fornito i diritti per la proiezione». Un tono piuttosto minaccioso, non le pare?

 

La storia in se di Katyn non dura che 6 mesi il tempo d'andare dai campi di internamento alle foreste della Bielorussia, dell'Ucraina e della Russia (vedi sotto) in cui si è compiuto il massacro, ma non quello della sua rappresentazione che si protrarrà come il convitato di pietra fino ai giorni nostri (inconcluso).

Pierluigi Battista: «A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, del comunismo e delle decine e decine di milioni di vittime di cui è costellato il suo cammino ovunque oppressivo e cruento, non importa granché a nessuno del film; si è imposta, non per ordine censorio ma per spontanea adesione ad un luogo comune, l’idea secondo la quale, a comunismo morto, l’anticomunismo non è che ossessione di passatisti risentiti e nostalgici della guerra fredda. Immaginate lo scalpore che susciterebbe l’idea secondo la quale, a fascismo morto, anche l’antifascismo fosse una patetica sopravvivenza del passato. Ma sul comunismo, nessuno scalpore nel mondo della cultura»

  Quando comincia una guerra, la prima vittima è la Verità. Quando la guerra finisce, le bugie dei vinti sono smascherate, quelle dei vincitori, diventano Storia. Arrigo PetaccoE così successe. Se Norimberga è stato il tribunale dei vincitori, Katyn lo è stato per quello dei vinti, ma qui non si è condannato a morte nessuno e nessuno si è pentito o ravveduto, il criminale è a piede libero. Quando dopo la spartizione della Polonia (in accordo con Hitler) sparirono oltre 20.000 fra ufficiali e sottufficiali internati in Russia Stalin ebbe a dire "forse sono fuggiti da qualche parte, quando abbiamo proclamato l'amnistia. Ma dove mai? - Chi lo sa? Probabilmente in Manciuria". Quando i tedeschi troveranno le fosse, la commissione incaricata di redigere la riesumazione è troppo poco indipendente, secondo gli alleati e verità o no gli viene negata l'autorevolezza. I russi faranno di più cercheranno poi di eliminarla. La Croce Rossa organo allora universale (ma in Russia non ha autorità perché i Russi non firmano la convenzione sui prigionieri) non si vuole mettere contro Stalin (ma i Polacchi non sono neanche prigionieri di guerra, perché nessuna guerra è stata dichiarata e a differenza di Hitler non possono neanche vantare il falso "Casus Belli"). Si mettono contro la verità il Presidente Usa, nonostante il rapporto Earle del '44 dica il contrario - The report was suppressed. When Earle requested permission to publish his findings, the President gave him a written order to desist (Earle viene spedito su una sperduta isola del pacifico a contare le noci di cocco)- e il primo ministro Inglese Winston Churchill che è disposto a fare patti anche col diavolo pur di vincere (ma la prima cosa che faranno gli inglesi a guerra finita (Europa) sarà di cacciarlo. Usa e Gb rigettano poi anche il riconoscimento politico al governo polacco in esilio a Londra che per anni aveva fatto di Katyn la sua bandiera). Si mettono contro come detto la Croce Rossa che conosce la Verità, la chiesa, i Russi stessi che nominano una controcommissione e tengono il segreto fino a Gorbaciov, (ma  poi richiudono gli archivi), la classe politica italiana che della commissione di riesumazione ha la relazione di uno dei suoi massimi componenti, l'anatomo-patologo prof. Palmieri minacciato di morte dai comunisti anche nel dopoguerra, fino agli assassinii organizzati nell'estate del '43 che culminano nel sabotaggio dell'aereo di Sikorski. Per poterne riparlare si dovrà arrivare al 1990 quando  in dicembre Lech Wałęsa, divenuto primo Presidente post-comunista della Polonia, ricevette dall'ultimo presidente del governo in esilio, Ryszard Kaczorowski e dal suo primo ministro Edward Franciszek Szczepanik i simboli della Repubblica polacca (la bandiera presidenziale rossa, i sigilli presidenziali e statali e il testo originale della Costituzione del 1935) riconoscendo retroattivamente la legittimità del governo in esilio. Nel 1992 le medaglie e le altre decorazioni assegnate dal governo in esilio furono ufficialmente riconosciute in Polonia. http://wapedia.mobi/it/Governo_polacco_in_esilio

TRAMA

  Dalla scena iniziale del ponte il film scivola ben presto sulle vicende personali ed umane dei singoli personaggi (con la scelta preminente del mondo femminile), prima nella speranza che ci sia un barlume di speranza poi, anche dopo il rinvenimento e la pubblicazione degli elenchi degli uccisi, che ci sia un errore e una nuova speranza. La classe dirigente sia civile che militare di quella parte della Polonia occupata dai Russi è finita dietro il filo spinato (oltre mezzo milione di persone, ebrei compresi) anche per un vecchio conto da regolare dal tempo della Rivoluzione (sconfitta di Varsavia del 1920). Il 7 agosto 1920, Lenin infatti affermava: "Sì, le truppe sovietiche sono a Varsavia. Fra poco avremo anche la Germania. Riconquisteremo l'Ungheria, e i Balcani si solleveranno contro il capitalismo. L'Italia tremerà" Ma a metà agosto nella solennità dell'Assunzione - il maresciallo Iozef Pilsudski lanciava una controffensiva che ferma l'Armata Rossa davanti a Varsavia, mentre sulla Bassa Vistola il generale Wladyslaw Sikorski minaccia di isolare l'ala marciante dei russi bolscevichi, che battono in ritirata e firmano l'armistizio. Lenin "... non...ritornare su quanto è accaduto in Polonia, noi abbiamo contato sullo Rivoluzione in Polonia, e questa non si è prodotta".  Non si era prodotta allora ma si produrrà ora dal '44 in poi quando, aderenti o no, l'intera nuova classe dirigente si metterà alle leve di comando. Il dissenso, il fatalismo, l'opportunismo attraverseranno allora le famiglie, le istituzioni e la stessa chiesa. Il genocidio sociale era compiuto, neanche la memoria ora bastava a tenere in vita il ricordo.  
     

CRITICA

 

Pokrovskij, accademico russo «la storia è la scienza più politicizzata tra quelle esistenti perché è la politica di oggi proiettata nel passato»

  Andrzej Wajda, regista polacco tra i più prolifici e attivo fin dagli anni ’50, firma l’adattamento del romanzo Post Mortem di Andrzej Mularski anche per mettere a tacere alcuni fantasmi personali. Katyn si può idealmente dividere in due parti: una parte ambientata durante la guerra e una seconda sezione che mostra le conseguenze civili e sociali della Katyn come strumento ideologico sovietico. Wajda si richiama alla sua tradizione cinematografica con le sue numerose ascendenze al romanticismo polacco. Emblematica (e forse abbastanza trita) l’immagine del Cristo coperto dal cappotto dell’ufficiale. Durante l’800, secolo in cui scomparve dalle carte dell’Europa, la Polonia era nota come "Cristo delle nazioni", termine tornato ricorrente durante l’ultima spartizione russo-tedesca. Al di là del destino degli ufficiali viene data grande rilevanza all’attesa e al destino di chi in quegli anni difficili attese vanamente a casa il ritorno dei propri cari e alle conseguenze del loro atteggiamento nei confronti della versione sovietica dei fatti. Risulta a tratti troppo dura la colpevolizzazione di chi preferì accettare la versione ufficiale per continuare a vivere. Questa condanna è tra l’altro tuttaltro che innocua per la Polonia di oggi. Bisogna ricordare infatti che negli ultimi anni è stato avviato dai Kaczynski un processo di epurazione nei confronti di chi durante gli anni del comunismo poteva considerarsi anche vagamente colluso con il potere allora vigente (in Italia si è occupato con grande sottigliezza di tale questione Paolo Morawski). Non è un caso che l’allora Presidente Kaczynski abbia auspicato proiezioni scolastiche obbligatorie di questa pellicola. Lascia inoltre perplessi la caparbietà con cui vengono mostrate le morti degli ufficiali al termine di Katyn, esecuzioni che possono stare alla pari con lo Schindler’s list spielberghiano come crudezza di esposizione. Katyn è comunque un lavoro impeccabile sia dal punto di vista della regia che dell’interpretazione, anche se un pò freddo e "a tesi" nell’esposizione FILM UP

“Di noi rimarranno i bottoni...”
... Ciò che traspare chiaramente dal film, e soprattutto dallo splendido, quanto moralmente devastante per la durezza delle immagini del finale, è che la ricostruzione precisa della memoria storica e la ricerca della verità perdono forza e importanza: quanto serve l’attribuzione di una colpa quando di migliaia di persone non resta altro che dei bottoni?. La prima scena è indicativa del sentimento della Polonia del 1939: un ponte sospeso tra due fuochi (tedesco da occidente, russo da oriente), senza nessuna possibilità di fuga. La fiducia in tempo di guerra diventa un sentimento oscuro e i rapporti fra le persone risultano invariabilmente mutati in negativo: chiunque potrebbe tradire senza remore per la propria sopravvivenza, e la propaganda dell’uno o dell’altro regime non lascia scampo agli indecisi. Così come l’amore, che non trova spazio se non in una fugace e illusoria promessa che la guerra non consentirà di mantenere.
Dal punto di vista narrativo, l’andamento filmico è scorrevole, seppur con qualche momento di stanca tendente al documentario: il regista, anche co-sceneggiatore, porta avanti la storia delle donne, madri, mogli, sorelle o figlie, in attesa del ritorno dei loro uomini, prigionieri di guerra nei campi di concentramento tedeschi o russi. Per queste eroine pazienti è quasi un morire e rinascere giorno per giorno, ascoltando la lettura pubblica della lista in piazza o sperando di trovare sui quotidiani il nome del proprio caro fra i superstiti: ma spesso l’illusione creata da una lista fallace è peggiore della consapevolezza di un lutto certo. L’inserimento di frequenti flashback sposta la temporalità portando lo spettatore a seguire il percorso del colonnello Andrzej, marito di Anna, attraverso le pagine del suo diario, fino allo scioccante finale. Visivamente stupendo, grazie alla fotografia di Pawel Edelman (Il pianista di Polanski e il biopic Ray) che spesso inserisce gli attori illuminati nell’ombra in pose quasi caravaggesche, Katyn è un film che conta su attori sconosciuti a livello internazionale, ma diretti magistralmente da Wajda in una grande interpretazione. Davide Beretta

LA STORIA SECONDO LA RAI

   

Del fatto se ne occupava anche la Rai per bocca del suo giornalista Roberto Olla che, anche ammesso non sia esperto di cinema, non capisce praticamente nulla di storia. Merito questo importante che lo ha condotto a gestire una trasmissione di stato appunto sul tema e a spese del contribuente. Così chiosava sul sito...certo, la storia emana un odore. Ma la puzza di cui parliamo non ha un vero odore, è virtuale. Nessuno sta ad annusare l’aria. Basta l’ipotesi che, ad esempio, un film puzzi di storia e subito le antenne delle catene di sale cinematografiche si drizzano. Ne nasce un rapido ragionamento: la puzza di storia potrebbe essere avvertita dal pubblico e allora, temendo la noia, il pubblico potrebbe disertare le sale, con grave perdita d’incasso. È quello che è successo al film “Katyn” di Wajda (ndr: ma dietro il film c'è una violenta polemica politica che coinvolge diversi italiani di cui non si ha piacere se ne parli. La definizione giusta è quindi censura). Non è successo a “Schindler’s List” e neppure a “La vita è bella” perché in questo caso il peso dei due nomi, Spielberg e Benigni, ha cancellato il “rischio storia”...e aggiungeva...Mi piace l’odore di legno antico delle sale della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di via Caetani a Roma, trovo stimolante il singolare profumo che emanano certi libri alla prima apertura. È divertente pure il mix di caffè, gomme alla menta, eucalipto e chissà quale crema o talco dolce, dei tanti ragazzi e ragazze che frequentano la Biblioteca Nazionale, per altro ambiente piuttosto asettico. Persino i fascicoli dell’Archivio Centrale dello Stato hanno un loro profumo antico. R.Olla  (ndr: domanda ? Cosa ci va a fare Olla in biblioteca se non sa leggere, a guardare le figure ?)

 

The Katyn Forest Massacre : hearings before the Select Committee to Conduct an Investigation of  the Facts, Evidence and Circumstances of the Katyn Forest Massacre, Eighty-second Congress, first[-second] session, on investigation of the  murder of  thousands of  Polish officers in the Katyn Forest near Smolensk, Russia .." http://www.archive.org/stream/katynforestmassa05unit/katynforestmassa05unit_djvu.txt   http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/39/poloniakatyn.htm

 

Legenda: dall'alto in basso ....Cerchietto= località di detenzione ... Teschio nero=Località delle esecuzioni e numero degli uccisi ... Teschio bianco = altre probabili località delle esecuzioni .... Croce nera= rinvenimenti ....Croce Bianca = possibili rinvenimenti ... freccia rossa = trasporti per esecuzioni .... freccia grigia = trasporti russi di civili e militari ... linea rossa= vecchio confine del 1939

10 Aprile 2010

 

Smolensk air crash

 

 - A Tupolev Tu-154M, aircraft of the Polish Air Force, crashed near the city of Smolensk, Russia, killing all 96 people on board. These included the Polish president Lech Kaczyński and his wife, the chief of the Polish General Staff and other senior Polish military officers, the president of the National Bank of Poland, Poland's deputy foreign minister, Polish government officials, 12 members of the Polish parliament, senior members of the Polish clergy, and relatives of victims of the Katyn massacre

On Saturday, a painful sense of deja vu enveloped Poland. News quickly spread of a terrible tragedy that had taken place in the forests near Smolensk in Russia, not far from the border with Belarus, where a plane crash killed Poland's president and 95 others. In an ironic twist of fate, this group of dignitaries was traveling to commemorate those whose lives had been cut terribly short in that very region 70 years ago. The place they were headed — Katyn — had been one of the sites where some 22,000 Polish officers were killed by the Soviet NKVD, the precursor to the KGB. Stalin had sought to decapitate the Polish nation by eliminating these Polish prisoners of war, officers and reservists who in times of peace comprised Poland’s elites — the individuals most likely to oppose the imposition of communism on Poland. Now members of a new generation of Poland’s best and brightest have met untimely deaths in a place that the former president of Poland, Aleksander Kwasniewski, has called “a cursed place.” In some cases, children or grandchildren of the dead officers perished in the same forests. Their compatriots who had fortunately taken the train to the commemorative site, where they awaited the arrival of the dignitaries on Saturday morning, immediately labeled the disaster “Katyn 2.” Although most Poles have been united by a spontaneous outpouring of unalloyed grief at this national loss, uncanny echoes of past Polish tragedies have left some to formulate conspiracy theories. After all, the double decapitation of the cream of the Polish elites, in 1940 and 2010, took place both times in Poland’s neighbor to the east. And was not the fate of President Lech Kaczynski, a staunchly anti-Russian politician, similar to that of the head of the Polish government-in-exile, Wladyslaw Sikorski, who perished in a mysterious airplane crash near Gibraltar in 1943?... CAMBRIDGE, Mass. — By Patrice Dabrowski — Special to GlobalPost

     

Questo capitolo è più diffusamente trattato ai link seguenti sempre interni al sito

piantine: formazione dello stato tedesco
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/tedesco.htm
Piantine vicende polacche
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/polonia.htm
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/polonia1.htm

il primo dopoguerra
http://digilander.libero.it/fiammecremisi/dopoguerra1/controllo2.htm
http://digilander.libero.it/fiammecremisi/approfondimenti/allenstein.htm 
La sistemazione dei confini nel 1922
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/polonia2.htm
la guerra e il massacro di Katyn
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/39/polonia.htm 
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/39/poloniakatyn.htm
personaggi
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/personaggi/anders.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/personaggi/sikorsky.htm 

 

Da il Manifesto: Il sito internet degli archivi di stato russi è da ieri semi-paralizzato dall’enorme ondata di visitatori che ha cercato di accedervi – oltre due milioni, viene riferito. Motivo di questo spettacolare e decisamente insolito interesse è la pubblicazione sul sito, annunciata appunto ieri, dei documenti de-classificati relativi all’eccidio di Katyn, nell’aprile 1940, quando oltre ventimila ufficiali, uomini politici ed esponenti della cultura polacchi vennero trucidati dagli uomini della NKVD con un colpo di pistola alla nuca e quindi gettati in fosse comuni nella foresta di Katyn. I documenti comprendono la lettera di Lavrenti Beria (il capo della NKVD, la polizia segreta) al Politburo, ai primi di marzo 1940, in cui propone lo sterminio degli ufficiali polacchi catturati dai sovietici durante l’invasione del settembre-ottobre 1939, e la successiva delibera del Politburo che approva la strage di questi 22mila “nemici irriducibili del sistema sovietico”. Sulla delibera ci sono le firme di Stalin e degli altri leader dell’epoca: Vyacheslav Molotov, Lazar Kaganovich, Kliment Voroshilov, Anastas Mikoyan e Mikhail Kalinin. E’ presente inoltre una relazione scritta a mano nel 1959 da Aleksandr Shelepin, successore di Beria, in cui riferisce a Nikita Krusciov sul fatto che il massacro è stato debitamente occultato e l’opinione pubblica mondiale è “saldamente convinta” che a compiere la strage siano stati i tedeschi. Inizialmente avvolta nel segreto, la strage venne infatti scoperta dai nazisti, che fra il 1941 e il 1944 avevano occupato la regione. Le salme degli ufficiali polacchi vennero riesumate in presenza di alcuni prigionieri di guerra inglesi come testimoni, e la responsabilità venne ovviamente attribuita ai sovietici. Mosca però ebbe gioco facile – soprattutto dopo il crollo del Terzo Reich – nello spazzar via come “propaganda nazista” ogni addebito, riversando tutta la responsabilità del massacro sulle SS;,......  Il presidente russo Dmitrij Medvedev, nel dare annuncio della pubblicazione dei documenti, ha definito il gesto “un atto dovuto” e ha promesso una serie di passi successivi nella stessa direzione. Il primo dovrebbe essere (lo ha detto lui stesso) la consegna alle autorità polacche di almeno una parte dei documenti che finora sono stati tenuti segreti, e che presumibilmente riguardano l’inchiesta riservata aperta sulla vicenda di Katyn proprio ai tempi di Gorbaciov: dunque, dovrebbero comparirvi anche i nomi degli esecutori materiali della strage, e quelli di chi, nella catena di comando del sistema sovietico, contribuì nel corso degli anni a occultare la verità. Sarebbe questo un passo importante anche per il miglioramento delle relazioni russo-polacche, che i silenzi e le menzogne di Mosca su Katyn hanno reso fredde o ostili per decenni. Un miglioramento del resto già visibile negli ultimi tempi, dopo che proprio mentre andavano alle commemorazioni per il 70mo anniversario del massacro i massimi leader di Varsavia sono periti in un disastro aereo.

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