CONTROLLO DEI TRATTATI DI PACE 2a parte
Pio XI, missione
in Cecoslovacchia, Polonia e Russia, le condizioni di pace, il debito di guerra
Papa Pio XI (dal 1922)(al secolo Ambrogio Damiano
Achille Ratti), nato il 31/5/1857 a
Desio (Milano) e morto il 10/2/1939
ALTA SLESIA
(1920-1922): La situazione in questa
regione ricca di carbone e ferro era assai complessa: se la contendevano
Germania e Polonia (e in piccola parte la Cecoslovacchia). Queste erano terre
già appartenute all'impero tedesco e a quello austriaco ma ora in predicato di
far parte della Repubblica dei Polacchi dopo oltre 100 anni di negazione. Da parte delle potenze vincitrici fu deciso di svolgere un
plebiscito, per porre fine allo stato di latente guerra civile con un massiccio
corpo internazionale (18.000 uomini). Le contrapposizioni che erano sul terreno,
si riflettevano anche sugli alleati spartiti fra Polonia (Francia) e Germania
(Inglesi e Italiani). I tedeschi fecero rientrare come profughi molti dei loro
per riequilibrare la situazione numerica. La campagna referendaria venne più
volte sospesa e rinviata. Il plebiscito si tenne nel marzo del 1921 dopo che
irregolari di entrambe le parti s'erano scontrati militarmente. Il contingente
italiano era costituito anche dall'11° Bersaglieri
(che qualcuno chiama 11° bis o almeno quello che resta dopo i provvedimenti
disciplinari) allontanato dall'Italia (da Ancona) dopo le note vicissitudini legate all'Albania del Luglio
1920. E' cappellano militare della missione per 6 mesi don Primo Mazzolari del
135° Rgt. Ft. i cui ricordi sono raggiungibili dal link IL
REGIO ESERCITO IN POLONIA che trovate anche più sotto.
Alla fine dopo due anni la regione venne spartita
sommariamente fra i due stati. Da una di queste località spartite, Gliwice o Gleiwitz, avrà
inizio il secondo conflitto mondiale. Faranno anche capo a queste aree nel 1941
i noti campi di concentramento di
Auschwitz.
Fa
parte di questo periodo la missione del futuro Papa Pio XI che riportiamo:
Achille Ratti, divenuto prefetto della Biblioteca vaticana nel 1914, quattro
anni più tardi ricevette da Papa Benedetto XV la nomina a visitatore apostolico
(anticamera del Nunzio)
della Polonia e della Lituania con lo scopo ufficiale di assistere la Chiesa
polacca nella sua ricostruzione e risolvere i problemi religiosi posti dal
crollo degli Imperi centrali e dalla riunificazione dello Stato polacco: ma
quando la Santa Sede riconobbe la Polonia (30 marzo 1919) la sua missione cessò
di essere solo religiosa per divenire anche diplomatico-politica, e due mesi
dopo fu nominato Nunzio apostolico (6 giugno). Iniziò così un breve ma intenso
e drammatico periodo durante il quale tenne stretti rapporti con il generale Pilsudski di cui appoggiò i piani espansionistici nel corso della guerra
russo-polacca (anticomunista) del 1920 e gettò le basi per un concordato tra Polonia e Santa Sede. Il suo operato fu al centro di una vivace polemica in occasione dei
plebisciti dell'Alta Slesia e nella Prussia Orientale per i quali era stato
nominato commissario pontificio, ma Papa Benedetto XV nonostante le critiche ne
approvò la missione, nominandolo poi arcivescovo di Milano (marzo 1921) e, poco
dopo, cardinale (sarà Papa dal 6/2/22).
Saar:La regione
mineraria fu assegnata nel 1920 alla "Società
della nazioni" ma di fatto era controllata da Francesi e Belgi che nel 1923 ne
avevano invaso il territorio in conto danni di guerra. Le proteste della comunità internazionale
in seguito a vessazioni sulla popolazione civile portò nel 1927 alla
sostituzione del predetto contingente con uno misto alleato. Nel 1935 in occasione
del plebiscito della Saar chiesto dai Francesi per annettersi la regione anche i soldati italiani vennero incaricati di
garantire lo svolgimento delle operazioni elettorali. Fecero parte del contingente Saarforce (3.300
in totale dal 1934 al 35) granatieri, carabinieri e uno squadrone carri veloci delle "Guide" per un totale di
1.300 uomini.
Tracia:
Pur avendo già lasciata la Tracia, una rappresentanza dell'esercito italiano con
altre nazioni vincitrici dovette intervenire per il cessate il fuoco fra
Bulgaria e Grecia che avevano ripreso le armi per questioni confinarie. Su
incarico della Società delle Nazioni una rappresentanza neutra, Svedese, si
incaricò di tracciare il nuovo confine.
Allenstein e Marienwerder (1920): Queste province della
Prussia orientale o POLONIA furono sottoposte a plebiscito in quanto rivendicate da
QUEST'ULTIMA. Essendo provvisoriamente sotto amministrazione tedesca venne inviata
una rappresentanza militare alleata di 3.000 uomini (un battaglione italiano di
Bersaglieri) per garantire lo svolgimento
delle operazioni elettorali. I plebisciti videro la vittoria dei tedeschi.
Teschen (1920):
Questa provincia ricca di carbone era contesa invece da Polacchi e Cechi. Una
rappresentanza militare alleata, inviata per garantire lo svolgimento delle
operazioni elettorali (che non ebbero mai luogo) venne quindi spostata in Alta
Slesia. Il 5 novembre del 1918, le
autorità polacche e ceche stabilirono la frontiera tra le rispettive parti della
regione, basandosi sull' appartenenza etnica della popolazione. Dato però che in
questo modo il 76% del territorio di Teschen finiva nelle mani dei polacchi, la
Cecoslovacchia non si ritenne soddisfatta e iniziò ad avanzare pretese su tutto
l' ex ducato. Il 23 gennaio del 1919 l' esercito ceco violò la linea di
demarcazione tra le due parti della regione, ma venne fermato dai polacchi una
settimana dopo e il 3 febbraio fu firmato a Parigi un accordo tra Polonia e
Cecoslovacchia. Nonostante ciò i due Stati non riuscirono comunque a organizzare
il plebiscito definitivo, perciò nel 1920 Teschen fu ripartito
(diviso in due fisicamente come Berlino
con un nuovo nome Cieszyn da una parte e Český Těšín dall'altra)
tra loro in sede
della Conferenza Internazionale di Pace di Parigi. Aleksandra Menclewicz
Da - Prassi Italiana
di Diritto Internazionale - Le Potenze Alleate proponevano di attribuire il
territorio di Teschen all'uno o all'altro Stato ricorrendo ad un plebiscito o ad
un arbitrato. La prima ipotesi veniva scartata per timore che una consultazione
popolare provocasse disordini nelle regioni interessate; la seconda veniva
invece rigettata per l'opposizione della Cecoslovacchia. I due Governi
demandavano allora la questione al Consiglio Supremo degli Alleati, il quale,
riunito a Spa (Belgio) nel 1920 (viene citato anche da Don Mazzolari nel suo diario), decideva che la città di Teschen fosse attribuita alla
Polonia e la linea ferroviaria alla Cecoslovacchia, delegando alla Conferenza
degli Ambasciatori la decisione sulla delimitazione delle frontiere. Tale
decisione si palesava tuttavia di difficile attuazione: dato che la ferrovia
attraversava la città di Teschen, non vi era modo di attribuire «interamente» la
prima alla Cecoslovacchia e la seconda alla Polonia. Gli aspetti tecnici del
caso venivano esaminati da una commissione ad hoc, che presentava una proposta di divisione delle regioni di Teschen, Spisz e Orawa sulla
base delle indicazioni del Consiglio Supremo il 21 luglio 1920. La frontiera tracciata dalla
Commissione rispettava l'unità economica del bacino di Karvin, pur tenendo conto
degli «accidents naturels» e dei limiti amministrativi. Per risolvere la
questione delle ferrovie da attribuirsi alla Cecoslovacchia, la Commissione
proponeva che la linea di confine seguisse il corso dell'Olsa, in modo da
separare Teschen città dal sobborgo in cui si trovava la ferrovia.
The League was called on to help and decided that the bulk
of the town should go to Poland while Czechoslovakia should have one of
Teschen’s suburbs (the smaller western suburbs of Teschen becoming part of
Czechoslovakia as a new town called Český Těšín. The larger part of the
town joined Poland as Cieszyn o Teschen). This suburb contained the most
valuable coal mines and the Poles refused to accept this decision. Though no
more wholesale violence took place, the two countries continued to argue over
the issue for the next twenty years.
GEOGRAFIA TEDESCA DELLA POLONIA
con l'appendice
Dossier Storia Polacca e la partecipazione militare
italiana al link IL
REGIO ESERCITO
IN POLONIA
Sopron (1921-1922): Piccola enclave ungherese della
provincia austriaca del Burgenland. Fu assegnata a Budapest dopo un plebiscito
gestito da un contingente alleato di 500 soldati, francesi, inglesi e italiani, distaccati dalla Slesia.
With the help of Italian diplomatic mediation, the crisis
was almost resolved in the autumn of 1921, when Hungary committed to disarm the
sharpshooters by November 6 1921, with the caveat of a poll about the
unification of certain territories, including Ödenburg (Sopron), the designated
capital of Burgenland, and eight other communities. The poll took place from the
14th to the 16 December, and resulted in a clear (but doubted by Austria) vote
of the people for Hungary. On July 18 1922, the first elections for the
parliament of Burgenland took place. To cope with the changeover from Hungarian
to Austrian jurisdiction, a lot of interim arrangements were made. The
parliament decided in 1925 on Eisenstadt as the official capital of Burgenland,
and moved from the various provisional estates throughout the country to the
newly built Landhaus in 1929.
Klagenfurt (1918-1921): Nell'ottobre 1918 il neonato
Stato Jugoslavo aveva già dichiarato la sua sovranità, oltre che sui territori
italiani dove aveva perso la guerra (a spararci in divisa austriaca erano
stati loro
croati e sloveni i più accaniti, per noi erano tutti austriaci ma così non era) anche su quelli austriaci di Klagenfurt (considerati bilingue) trasferendovi
suoi soldati. Le truppe italiane dovettero
intervenire in novembre su incarico della Conferenza degli Ambasciatori per
porre fine alla occupazione Jugoslava, giustificata dicevano loro dalla presenza
di sloveni. Fu assegnata a Vienna dopo un plebiscito etnico (1921)
gestito da un contingente alleato di 600 soldati e ufficiali osservatori.
Gli Jugoslavi se la legheranno al dito, con noi e con loro.
Missione Italiana in Cecoslovacchia : Con il Corpo
cecoslovacco costituito in Italia, comandato da Italiani (136 ufficiali), raggiunsero la Slovacchia
anche
1031 soldati italiani dei servizi logistici e genio. Loro compito era presidiare le linee
di confine Slovacco-Ungheresi che saranno poi ufficializzate nella conferenza di pace. Il 29
dicembre 1918 i primi arrivi erano già in linea per la conquista di Kosice
(Slovacchia) e l'8
gennaio 1919 per
Bratislava (futura capitale della Slovacchia allora con forte presenza Ungherese): la regione già di etnia non
Boema era popolata da funzionari di Vienna, ungheresi e da popolazioni magiare
minoritarie. Gli attriti non mancarono e si aggravarono quando il 19
aprile 1919 a Budapest venne proclamata la Repubblica Rivoluzionaria Sovietica. Tema di
scontro anche questa volta un bacino carbonifero (Matra). L'offensiva magiara di
metà maggio aveva intanto ridimensionato le pretese ceche sui territori
confinari. Il
velo di truppe del corpo d'armata Italo-ceco era insufficiente per una così estesa linea
di confine. I Francesi, già presenti in Rutenia da Febbraio, e di fatto
insediati allo Stato Maggiore Generale riuscirono ad ottenere la sostituzione
dei comandanti di divisione italiani (2) e lentamente di tutti gli altri comandi. Il 4
giugno anche il Gen. Piccione lasciava, assieme ai militari italiani e il 9
rimpatriava. La nuova politica ceca (antitedesca e francofila) aveva virato su
un acceso nazionalismo che faceva dei magiari la causa di tutti i mali, con
conseguenti rappresaglie mal tollerate dagli italiani, e alimentato il fuoco
degli Slavi del Sud che ci fronteggiavano. Partecipando alle operazioni di
soccorso dei bianchi in Russia dopo l'armistizio di Brest Litovsk i cechi si erano impadroniti
anche di vasti territori
in Rutenia (Ucraina) con 1/2 milione di abitanti e altrettanti in Ungheria poi
riassestati. A nord verso la Polonia altri 2 distretti erano stati inglobati con
molti polacchi residenti, Teschen e Hlucin. La repubblica ceca era quindi salita
a oltre 13 milioni di abitanti di cui la metà non autoctoni (Tedeschi,
Ungheresi, Ruteni, Polacchi, Ebrei e Slovacchi perché anche questi costituivano
minoranza benché slava). Tedeschi e slovacchi saranno il loro problema
nella II guerra mondiale e nel successivo dopoguerra che vede la divisine
del paese fra cechi e slovacchi (dopo l'esodo di milioni di Tedeschi). I maneggi della Francia avevano per
ora distrutto la collaborazione Italo-ceca e l'amicizia. Per una maggior
conoscenza vedi "LA TRAPPOLA CECA E CAUCASICA" in "CONFINI"
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/disfacimento.htm
CONTRATTO DEI QUADRI
ITALIANI DISTACCATI IN CECOSLOVACCHIA (riassunto)
Capitolo A - Un certo numero
di ufficiali italiani è messo a disposizione del Governo della Repubblica
cecoslovacca. Questi ufficiali sono volontari e il loro servizio è a tempo
indeterminato. Chi volesse lasciare il servizio lo deve annunciare due mesi
prima. Gli ufficiali mantengono l'anzianità nei confronti del Regio Esercito e
tutti i loro diritti.
Capitolo B - Alloggiamento e
vestiario. I quadri ricevono una indennità speciale di primo incarico (1500 lire
per un Generale e via in calare fino alle 500 per tenenti e sottotenenti) e
vengono pagati secondo la tabella annessa in calce. Razioni speciali,
riscaldamento etc potranno anche essere trasformate in denaro e pagate col
soldo. Se la funzione lo richiede verrà assegnato anche un cavallo e il foraggio
necessario.
Capitolo C - Truppa: 250
per aiutanti di battaglia e marescialli al primo incarico. Soldo come annesso.
Vestiario gratis salvo per gli aiutanti di battaglia (allievi ufficiali). Il
soldo viene pagato il primo del mese (poi per decade l'11e 21 per la truppa). Il
soldo è in moneta locale al cambio stabilito il 15 di ogni mese dalla borsa di
Roma. Non è soggetto a tasse. Per malattia non di servizio viene fatta una
ritenuta al contrario nessuna se di servizio. E attribuita una licenza di un
mese ai soldati e ufficiali italiani con soldo e viaggio pagato. La licenza si
ottiene dopo almeno 6 mesi di servizio. Sono previste anche licenze speciali di
famiglia. I viaggi in treno, se non di servizio, vengono trattati secondo le
tariffe previste in Cecoslovacchia.
Soldo Mensile
Comandante di C.d.A. Lire
5.000 - Generale di Divisione L. 4.800 - Generale di Brigata L. 3.300 -
Colonnello L. 2.800 - T. Colonnello L. 2.200 - Maggiore L. 2.000 - Capitano L.
1.600
Tenente L. 1.100 - S.Ten. L.
900 - Aiutante di battaglia L. 16 Maresciallo Capo L. 14 - Maresciallo L.
12 - Sergente Maggiore L. 9 - Sergente L. 8 - Cap. Maggiore L. 4,50 - Caporale
L. 4 - Soldato L. 3,5 ... firmato Caviglia
Le
condizioni di pace
per le potenze dell'Alleanza:
oltre a quelle enumerate, le nazioni perdenti vennero sottoposte da Ufficiali
alleati a controlli sulla consistenza delle forze armate e dell'armamento.
Questi controlli si
protrassero negli anni a seconda del paese fino al 1927 (Renania). Un altro aspetto poco
noto delle condizioni, che coinvolse vinti e vincitori era il
Debito di Guerra
fatto da chi aveva vinto per armarsi (in genere acceso con gli Usa) e da chi
aveva perso per rimborsare i vinti. Alla fine avrebbero pagato i figli, i nipoti e
persino i pronipoti dei vivi e dei morti in guerra!!. L'accordo dell'Italia con
l'America, per iniziativa del Governo Fascista, che attenuava in parte il peso,
fu firmato a Washington negli anni successivi, e nel gennaio 1926 si firmò a Londra l'accordo con l'Inghilterra
(l'Inghilterra li aveva presi dagli Usa poi li aveva prestati a noi). La
Germania che aveva contratto, oltre le materie prime (carbone e ferro), un debito
monetario di 132 miliardi di marchi, smise di pagare nel 1929 e non se ne parlò
proprio con Hitler. Nel 1952 con un altra guerra persa alle spalle la Germania
ne aveva versati appena uno e mezzo. Un nuovo accordo le consentì di riprendere
i pagamenti dopo l'unificazione allora poco prevedibile. Dopo l’unificazione
delle due Germanie nel 1990 (3/10 per loro somma sventura), annunciarono che
avrebbero chiuso il debito entro vent’anni. Oggi 2009 a distanza di 19 anni
sembra che l'impegno sia stato mantenuto.
Si
doveva pagare agli Usa: un milione di dollari all'anno per i primi 5
anni, 14 milioni di dollari all'anno per i successivi 25 anni e 50 milioni per altri 32 anni,
arrivando così alla somma di 1975 milioni di dollari entro il 1988 !!!.. All'Inghilterra
noi si
doveva pagare: 2 milioni di sterline per il primo esercizio, 4 milioni per il
secondo e terzo, 4 milioni e mezzo per una durata di 58 anni, 2 milioni e un
quarto nel 62° esercizio, in totale una somma di 272.250.000 di sterline sempre entro
il 1988 (per pagare i debiti avremmo dovuto rinunciare ai campionati del mondo
di calcio).
I SOLDI DELLA GUERRA
http://pdsm.altervista.org/finanziamento_della_prima_guerra_mondiale_italiana.html
Complessivamente, al momento della convenzione, si calcolava un debito di guerra
da parte dell'Italia di 63 miliardi di nostre lire, un sacrificio grave
che veniva distribuito sopra tre generazioni di italiani: L'Inghilterra disse che era costretta a
chiedere alla Francia, al Belgio, all'Italia, il pagamento dei prestiti, che
aveva loro concesso durante la guerra, perché doveva pagare quelli che, a sua
volta, aveva contratto con gli Usa. Vi avrebbe rinunziato se da tale pagamento
fosse stata esonerata. Nel 1917, cioè al tempo dell'emissione dei prestiti,
molti deputati americani avevano già detto apertamente che quel contributo era offerto
come una legittima difesa e rappresentava una cifra irrisoria nel grave peso
finanziario e nell'eroico sacrificio degli Alleati europei. Ma la proposta non
ebbe successo: l’Inghilterra doveva
agli Stati Uniti 850 milioni di sterline, più 2 miliardi (da pagarsi in 62
anni). E se l'Italia non pagava gli inglesi, questi non pagavano gli americani (e questi non intendevano proprio rinunciarvi). L'Italia era stata
trascinata in guerra per togliere le castagne dal fuoco a Inglesi e francesi che
le stavano prendendo e ora la prendevamo nel sacco. Loro intanto si erano
ricompensati facendo man bassa di colonie tedesche e miniere.
Nell'estate del 1926 quaranta membri della Facoltà di
Scienze politiche della Columbia University inviarono un messaggio al Presidente
per la convocazione di una conferenza
internazionale che districasse l'intero problema del pagamento dei debiti. Si
faceva chiaramente accenno a
un annullamento totale e/o parziale. Quando la proposta inglese arrivò sul
tavolo del Presidente Usa, questi la stroncò subito con la frase
"Loro
hanno avuto in prestito del danaro, no?. Quindi che paghino!! "
L'obiettivo degli Usa di approfittare della guerra per demolire i residui imperi
coloniali europei era
andata in porto
solo parzialmente, facendo innervosire
non poco,
come abbiamo visto, la classe dirigente e finanziaria americana.
La diga anticomunista - Gli Italiani in Murmania
Questa operazione come quella della Manciuria (vedi Brigata Fantasma) non
furono organizzate nell'ambito dei trattati di pace.
La spedizione interalleata
in Murmania si proponeva in un primo tempo di combattere i Tedeschi e solo dopo
la fine della Guerra (ma gli attriti cominciarono anche prima) ebbe l'incarico di arginare la Rivoluzione Russa e qui l'abbiamo ospitata in quanto
avente teatro un territorio dell'estremo nord Russo-europeo la
Penisola di
Kola.(Arkhangelsk).
In Murmania fu mandato il colonnello SIFOLA (ex comandate
dell'XI ciclisti e del III Gruppo Bersaglieri) con un contingente di truppe
composto dal 4° battaglione del 67° fanteria, una compagnia di complementi,
la
389a compagnia mitragliatrici (Bersaglieri vedi immagine in
calce), la 165a Sezione Carabinieri, Genio e mezza
sezione di sussistenza con un piccolo ospedale da campo. Il piccolo corpo di
spedizione (1350 uomini) dall'Italia si recò a New Castle (Inghilterra), da dove il 2
settembre del 1918 raggiunse Porto Murmansk che costituì base d'operazioni.
Nella stessa zona di operazioni, già
difficile per il clima invernale polare, già si trovavano altri contingenti alleati
da oltre un mese e gli Italiani "irredenti", ex prigionieri austriaci,
che tentavano il rientro. I
Britannici (il commonwealth), principali propugnatori di questa campagna, avevano prestato 7.400 uomini, 1.000
ca. i francesi, 1.200 i serbi e due
compagnie di ferrovieri americani. Wilson era stato convinto all'intervento dopo la rivolta della Legione Ceca. Un tentativo di agganciare la coda della
legione Ceca al di qua degli Urali si era ormai dimostrato impossibile.
Ricordiamo che la decisione di intervenire in Russia era già in corso prima che
la pace coi tedeschi venisse firmata ed ebbe a concretizzarsi nel marzo '18 con
lo sbarco di una compagnia di marines inglesi poi di francesi. Nell'estate del '18, i territori occupati dai
tedeschi o dove i tedeschi la facevano da padrone con gli antirivoluzionari costituivano una seria
ipoteca sul futuro di tutti. Ricordiamo che con la pace di Brest-Litovsk del marzo 1918,
la Russia era uscita dal conflitto e le basi artiche, che fino a quel momento
l'avevano tenuta collegata al resto del mondo e rifornita, facevano gola ai
Tedeschi che risalivano dalla Finlandia e dal Mar Baltico in appoggio alle
guardie bianche finniche. Oltre ai contingenti
alleati si trovavano in area 25.000 uomini del Generale Russo Miller (Russi
Bianchi) con ufficiali addestrati in Inghilterra e vestiti all'inglese. Più a sud i Bolscevici avevano 60.000 uomini che fronteggiavano
100.000 finno-tedeschi. Murmansk (libera dai ghiacci tutto l'anno grazie alla
corrente del Golfo) è collegata con
ferrovia a Pietroburgo, ad
Arcangelo
(Mar Bianco) e a Mosca. Non per questo d'inverno poteva
considerarsi una zona facile per qualsiasi esercito di terra. All'arrivo gli Italiani avevano già
subito 15 vittime per la spagnola.
L'abbigliamento
portato è tipicamente invernale, ma
dei nostri inverni. Il 18 novembre il sole scompare (la notte artica) e le
temperature scenderanno a -40° fino a Febbraio. La minaccia tedesca è
ufficialmente finita con l'11 novembre 1918 (capitolazione) ma
il contingente non smobilita e assume ora una connotazione antibolscevica. Nei
giorni che mancano alla notte artica un avamposto a Toulgas viene attaccato, poi
si va alla primavera. L'inverno del 18 fu da noi impiegato nell'organizzazione della
base ma anche, come si scoprirà dopo, a far da personale di servizio agli inglesi.
Il vitto è di tipo inglese, non ci sono licenze, congedamenti e il vestiario si
va pian piano deteriorando. Nella primavera del
1919 iniziarono le operazioni alle quali partecipò la "colonna Savoia" (1 compagnia) che, partita da Kola il 5 aprile
1919, giunse ad Ozosovero il 4 maggio e il 21 ebbe la parte principale
nell'attacco di Medveja, di Gora e di Povienetz, distinguendosi per il suo
valore. Magnifico contegno fu quello della colonna italiana nell'avanzata degli
ultimi giorni di giugno contro le truppe bolsceviche. Con la primavera la regione diventava una palude dominio delle zanzare.
La stessa ferrovia per molti tratti è piantata su palafitte, a loro volta
piantate nel Permafrost, e la temperatura
d'estate raggiunge i +40° sopra zero sciogliendo i
primi 2 metri di terreno.
In breve
i reparti inviati più che di lotta al Bolscevismo si occuparono di lotta alle
zanzare. La disciplina, anche per l'ambiente ostile circostante e le cattive
condizioni di casermaggio, degenerò traducendosi in ammutinamenti. Con la fine di giugno le
operazioni furono sospese.
L'Italia,
vista la mala parata che prendeva la situazione sia in loco che interna fatta di
scontro sociale con la sinistra, ritirò il contingente. Il 9 agosto del 1919 il contingente, richiamato in
Patria da Nitti, si concentrò a Murmansk dove s'imbarcò. Così li
trovò a Le Havre il generale Cavallero " Assoluta ignoranza degli
avvenimenti in Europa e Italia... Circolavano voci che tutti erano stati congedati
e la fantasia del soldato lavorava.... Stato deplorevole del corredo: i soldati
dovettero essere rivestiti per non sfigurare davanti ai Francesi in porto ..." Il 27 il loro viaggio in treno ebbe termine
a Oulx (Torino)
fuori da sguardi indiscreti.
I paesaggi russi
della Karelija visti dai pittori
http://www.leningradartist.com/search/g.htm
alla home page tutta la
scuola russa
Allied Intervention
in North Russia The following numbers of foreign soldiers occupied the indicated
Russian regions:
50,000 Czechoslovaks (along the Trans-Siberian railway)
24,000 Greeks (in Crimea and the Ukraine)
12,000 Poles (mostly in Crimea and the Ukraine)
4,000 Romanians (in Archangel region)
28,000 Japanese later increased to 70,000 all in the Vladivostok region
13,000 Americans (in Archangel (5.500 and Vladivostok regions)
4,000 Canadians (in Archangel and Vladivostok regions)
4,000 Serbs (in Archangel and Vladivostok regions)
4,000 Italians (in Archangel and Vladivostok regions)
1,600 British (in Archangel and Vladivostok regions)
760 French (mostly in Archangel and Vladivostok regions)
The American North Russian
Expeditionary Force (ANREF) consisted of the 339th Infantry, 1 battalion of the
310th Engineers, the 337th Ambulance Company, and the 337th Field Hospital
Company. The force was under the command of Col. George E. Stewart, 339th
Infantry, who was a veteran of the Philippines and of Alaska. These units had
been detached from the 85th Division, the Custer Division. On August the 25th,
the American forces embarked at Newcastle-on-Tyne in 3 British troopships, the
"Somali," the "Tydeus" and the "Nagoya" and set sail for Archangel, Russia. A
4th transport, the "Czar," carried Italian troops.
A
War Office pamphlet distributed at the beginning of the voyage says the main
task is to “establish a military barrier inside which the Russians could
reorganize themselves to drive out a German invader”, even though the Bolshevik
government in Moscow made a separate peace with Germany months ago. The pamphlet
lists two more tasks: helping the Russians modernize their army “by instruction,
supervision and example”; and reorganizing local distribution of food and
commodities to “maintain the economical shipping policy”. Meanwhile, the
Americans in the North Russia Expeditionary Force have been told they are in
Archangel to guard military supplies, and similar stories are circulating in the
Italian and Serbian contingents. The real mission is fighting the Bolsheviks,
but the troops will not receive any official statement to that effect for many
months.
trad. Un
volantino del War Office distribuito all'inizio del viaggio (degli inglesi),
dice che il compito principale è quello di "stabilire una barriera militare
all'interno del quale i russi potrebbero riorganizzarsi per scacciare il tedesco
invasore", anche se il governo bolscevico ha Mosca fatto una pace separata con
la Germania mesi fa. L'opuscolo elenca due compiti: aiutare i russi a
modernizzare il loro esercito e la distribuzione locale di cibo per mantenere la
missione e il porto. Per gli americani che sono li per garantire l'afflusso di
forniture militari.. e storie simili sono in circolazione nei contingenti
italiani e serbi. La vera missione è combattere i bolscevichi, ma le truppe non
riceveranno alcuna dichiarazione ufficiale in tal senso per molti mesi.
La
presenza di Soldati italiani e nello specifico di bersaglieri nell'ex impero e est Europa è
attestato anche dal diario di CARLO POKRAJAC (fu Antonio) nato a Canfanaro d’Istria il
1 aprile 1896, soldato dell'Imperial Regio esercito austroungarico fatto
prigioniero in Galizia
http://www.grandeguerra.ccm.it/scheda_archivio.php?goto_id=1219.
This was Wilson’s justification for
sending two forces to Russia, one to North Russia the other to Siberia. These
lofty goals were, in every sense, impossible to achieve, and only two short
months after Americans entered Russia, Germany capitulated. At this point the
reasons for our intervention began a “mission creep.”Unfortunately, President
Wilson never revised his original document to define why we should stay on in
Russia after the Armistice.The 5,500 Americans were led by Lieutenant Colonel
George Stewart, whose orders were to report to the British Allied Commander,
Major General F. C. Poole, an arrogant veteran of colonial wars, whose job was
to defuse the growing Soviet presence in North Russia. the command structure
allowed General Poole to send two of the three battalions of American infantry
to each of the six fighting fronts of his command. Within days the Americans
suffered their first fatalities. Their casualties would continue until the
regiment was withdrawn in June 1919, suffering through the bitter cold of
sub-Arctic Russia, under oftentimes patronizing leadership, having no real
understanding of their role. The expedition was a fiasco, but the doughboys
fought valiantly against the fledging Soviet forces. The failure of the Allied
coalition began with the mutiny of the French forces, which was followed by
mutinies of loyal Russian units, then even the British Tommies had had enough
and rebelled against their assignments
(there were five major mutinies: British, French, American, the Archangel
regiment and Dyer’s battalion. There was no Australian mutiny).
By the time the White Sea thawed enough for ships to dock and take off the
battered ground troops, the Soviet units had managed to rout the Allies, yet
never seemed anxious to drive them into the sea. In summary, it was a
humiliating evacuation, leaving a populace in chaos, wishing fervently the
Allies had never come.
http://etd.lib.fsu.edu/theses/available/etd-11112004-181627/unrestricted/In_the_Name_of_the_Russian_People_Final_Thesis.pdf
http://www.argo.net.au/andre/KellyENFIN.htm
|