TERZO MILLENNIO Verso l'Antropocrazia

DOSSIER TOLLERANZA

Di Mara Testasecca
 

 

La "capacità fisica o spirituale di sopportare, il permettere o l’accettare idee e atteggiamenti diversi dai propri, il dimostrare comprensione o indulgenza per gli errori o difetti altrui... anche quando li si disapprovi".

Il tema della tolleranza è profondo e complesso, ma prima di iniziare una qualsiasi analisi ritengo sia importante approfondire l’intrinseco significato del termine. La lingua italiana è famosa in tutto il mondo per l’enorme quantità di vocaboli di cui dispone, per cui risulta sempre interessante consultare il dizionario. In corrispondenza della voce "tolleranza" o "tollerare" possiamo apprendere che il termine origina dal latino e che il suo significato era "sopportare". Oggi per tolleranza si intende: la "capacità fisica o spirituale di sopportare, il permettere o l’accettare idee e atteggiamenti diversi dai propri, il dimostrare comprensione o indulgenza per gli errori o difetti altrui... anche quando li si disapprovi". Il dizionario elenca, inoltre, degli esempi estremi e opposti:

"l’intolleranza di certi gruppi religiosi"... "un regime totalitario non tollera l’opposizione"... "le intemperanze dei giovani ecc.". Sinonimi dell’aggettivo tollerante sono: "indulgente, comprensivo, aperto, longanime, condiscendente, adattabile, liberale, transigente, di manica larga, alla buona, paziente" e, - pensate un pò -, la lista si conclude con "sofferente". Chiunque, che lo voglia o no, deve fare i conti con la tolleranza e di fatto l’intera storia ne risulta condizionata. Non è mio interesse trattare la tolleranza in termini di sentimento poiché è attraverso l’inganno dei sentimenti che i regimi e le Chiese hanno sempre gestito il potere a scapito dei più (es.: l’uguaglianza con l’appiattimento e la massificazione, la libertà con la confusione e l’anarchia, la fratellanza con il chiuso corporativismo). Il Cristo, come massima incarnazione divina (Avatar Supremo) e J. Locke, Voltaire, Steiner, Gandhi, M. Luther King, Mandela, P. Zanotelli, M. Teresa di Calcutta ecc.. come illuminati da Coscienze supreme, hanno lasciato in eredità, agli uomini, veri e propri progetti che dovrebbero essere realizzati sul piano sociale e materiale. Ciò è possibile solo attraverso la facoltà di esprimere fino in fondo sé stessi, manifestando concretamente le proprie capacità, senza ledere la libertà degli altri. I sentimenti, modulati dal chakra del cuore, devono, insieme al pensiero e alla volontà, determinare l’azione. Occorre quindi "capire" per poter realizzare atti positivi per sé stessi e per gli altri, nel pieno rispetto fisico e spirituale del contesto cosmico con il quale l’essere umano è in imprescindibile relazione. Solo attraverso il connubio sentimento-pensiero si può attuare la giusta tolleranza, che diventa così atteggiamento naturale e spontaneo verso il prossimo che sta percorrendo un altro cammino. A questo tutte le interpretazioni puramente filosofiche e materialistiche relative al tema risultano inutili. Sulla scia delle idee di tanti eccezionali personaggi la tolleranza è stata interpretata, vissuta pienamente e trasmessa da tanti altri uomini dotati di peculiari caratteristiche morali e spirituali. Questi hanno pagato con il sacrificio della persecuzione o con il caro prezzo della vita la fedeltà alle cause e alle implicazioni che la messa in pratica di tale valore comporta. A tal proposito ritengo non sia indice di qualunquismo proporre ai lettori della nostra rivista la tolleranza visto che non è stata ancora realizzata. Nostro intento è considerare prima gli uomini e la storia per poi cogliere a 360° le ragioni esoteriche e spirituali per le quali, alle soglie del III° Millennio, questo valore risulta utopia tra le utopie. E’ utopia sia in campo politico che religioso, dove l’intolleranza spesso si traduce (ne abbiamo esempi quanto mai vicini), in crimini contro la vita. Quanti casi di ordinaria ingiustizia accadono tutti i giorni! L’immigrato è a rischio e lo è anche il diverso o chi, in "qualche cosa", esce dal seminato discostandosi dalla rassicurante immagine del buon senso diffusa dai mass-media. Chiunque può diventare un nemico: in famiglia, sul posto di lavoro, sulle strade, negli stadi. E’ sufficiente che ci si profili diverso per opinioni o stile di vita e subito dietro al proprio simile si profila un possibile avversario. Per non parlare delle torture, dei massacri e dei genocidi che si consumano sotto gli occhi di tutti e che rappresentano l’orribile risultante degli integralismi della nostra epoca. Componenti di questo grottesco palcoscenico sono: l’ottusità dei cuori, il cinismo abissale di chi fornisce gli strumenti di morte, il gelido calcolo di quanti fomentano questi atti. Gli spettatori sono tutti coloro che continuano a domandarsi: "Perché succede tutto questo? E io cosa ci posso fare?, senza cercare veramente la risposta che potrebbe portare al ribaltamento della situazione. Magistrale è l’esempio del Maestro Gesù che pronunciò parole destinate a farsi resistenti come cristalli: "Perdonate settanta volte sette", "beati coloro che operano per la pace, perché il loro spirito dimorerà al di sopra della battaglia, ed essi trasformeranno il cimitero dei poveri in un giardino", "Vi è stato detto di non uccidere, ma io vi dico: non vi adirate senza motivo; piuttosto che sacrificare agnelli nei vostri riti che già appartengono a Dio fin dall’inizio, cercate il vostro fratello e riconciliatevi con lui prima di entrare nel tempio", "L’animo forte perdona e la facoltà di perdonare è il privilegio di chi ha subito ingiuria".

Con le sue parole e le sue azioni, Gesù frantumò gli schemi dei farisei del tempo e predicò dolcezza, pazienza, indulgenza, giustizia e amore. Tollerò i difetti dei suoi discepoli, perdonò la peccatrice, si limitò a raccomandare fedeltà all’adultera e non si scagliò nemmeno contro Giuda, che lo avrebbe tradito. Ordinò, inoltre, a Pietro di non servirsi mai della spada e rimproverò i figli di Zebedeo che, sull’esempio di Elia, volevano far scendere il fuoco dal cielo su una città che non aveva voluto accoglierli. Tutto questo nonostante Gesù esaltasse la giustizia, con l’autorità divina che Egli manifestava per confermare l’eterna ed ineffabile legge del karma (causa-effetto). Dopo Cristo, Costantino, durante il periodo di massima espansione dell’Impero romano, tentò con discutibili risultati, di applicare la tolleranza religiosa. A Roma, mentre i primi cristiani attendevano di essere massacrati dalle belve nelle arene, l’incredibile perseveranza e la fede adamantina in quel Signore che spirando aveva detto: "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno...", aveva fatto breccia negli animi di alcuni membri dell’opulenta classe patrizia e dello stesso imperatore. Tra gli scritti che hanno raccolto tanti consensi da rimanere impressi nella cultura europea moderna, un posto particolare sembra spettare all’ Epistola "De Tolerancia" di John Locke, filosofo inglese liberalista per eccellenza. L’insieme delle lettere in questione illustra quei valori che si oppongono alla restaurazione del secondo 600, alla repressione dei culti non anglicani, all’esclusione dalla vita pubblica dei cittadini di fede diversa da quella professata dai governanti. Il titolo completo dell’epistola è: Epistola de Tolerancia, Scripta a P.A.P.O.I.L.A. L’olandese Jean Le Clerc studiò questo singolare autografo e interpretò le iniziali del gruppo di lettere sopra, come iniziali delle seguenti parole: Pacis Amico Persecutionis Osore Joanne Lockio Anglo (John Locke, inglese, amico della pace, che odia la persecuzione). J. Locke aveva ben inteso che la ristrettezza di spirito costituiva un’incessante fonte di disgrazie e confusioni e che la religione vera e salutare consisteva nella "fede interna dell’anima ‘senza la quale’ nessuno ha valore presso Dio". Il filosofo stabilì che la tolleranza dev’essere la caratteristica di una vera Chiesa, ma affinché ciò sia possibile "bisogna distinguere la funzione della Chiesa da quella dello Stato. Lo Stato-società deve conservare e promuovere soltanto i beni civili". Per beni civili Locke intendeva la vita, la libertà, l’integrità del corpo, la sua immunità al dolore, i possessi delle cose esterne come terra, denaro ecc... "E’ compito del magistrato civile tutelare il popolo nella sua collettività oltre che il singolo, imponendo leggi e imposte che non privilegino nessuno". Dice Locke che se qualcuno volesse violare le leggi contravvenendo a ciò che è giusto e lecito, "la sua audacia dovrebbe essere frenata dal timore della pena. La pena consiste nella sottrazione o eliminazione di quei beni, di cui altrimenti il colpevole potrebbe e dovrebbe godere. La cura delle anime non può essere affidata al magistrato civile. Le Chiese, in quanto società libere e volontarie possono darsi alla disciplina che preferiscono, e il magistrato è tenuto a rispettare la loro libertà. La migliore pratica verso i gruppi religiosi è la tolleranza (eccezione fatta per quelle credenze contrarie alla conservazione della società umana e ai buoni costumi necessari alla sua sopravvivenza fermo restando che "neppure Dio può salvare coloro che non vogliono essere salvati"). La via che conduce al cielo è svelata al privato cittadino dalla propria ricerca, dalla saggezza, dal proprio giudizio con la meditazione e la mente sincera". E’ analogo il cammino indicato dalla scuola ANTROPOSOFICA: "si arriva a Dio non per dogma o per sola fede, ma attraverso la consapevolezza e la visione delle sue magnifiche opere" (N. Bellia). F.M.A. Voltaire, in Francia (Illuminismo, 1700), ammiratore dichiarato di J. Locke, concepì la sua attività di filosofo non solo rivolta a combattere i pregiudizi religiosi, l’ignoranza, gli errori sul piano ideale, ma per costruire una nuova conoscenza. Egli voleva che le sue battaglie si traducessero in realtà, e quindi propose concrete riforme istituzionali, giuridiche e amministrative. Si occupò dei processi dell’epoca, valutò se sul piano sociale la tolleranza sarebbe potuta essere dannosa, se l’intolleranza fosse parte del diritto naturale e umano, se e quando quest’ultima fu praticata (presso gli ebrei, i romani, i greci). S’impegnò da buon iniziato, a mettere i potenti e i rappresentanti della Chiesa con le spalle al muro con la sua sibillina dialettica. Aveva un dono: quello della parola e lo sfruttò denunciando le intolleranze e le ipocrisie della Chiesa e della società, senza cessare nemmeno quando scattò la persecuzione nei suoi riguardi. IL Trattato sulla tolleranza, pubblicato nel 1763, fu ispirato a Voltaire, in seguito ad un fatto di cronaca: l’ingiusta condanna a morte di un protestante, decisa dai giudici di Tolosa sotto lo stimolo di un cieco fanatismo religioso. Meticoloso conoscitore del messaggio cristico scrisse: "Vediamo ora se Gesù Cristo ha stabilito leggi sanguinarie e ha ordinato l’intolleranza; se ha fatto costruire le segrete dell’Inquisizione, se ha istituito i carnefici degli autodafé". Tra le parabole analizzate nel trattato ritengo opportuno citare: "‘Se qualcuno viene da me e non odia né suo padre, né sua madre, né i fratelli, né le sorelle, né la sua stessa anima, non può essere mio discepolo ecc...’ C’è qualcuno al mondo più snaturato da prendere alla lettera che bisogna odiare il padre e la madre? Non si capisce che queste parole significano: Non esitate fra me e i vostri più cari affetti? "e continua: "E’ vero che Gesù maledisse il fico perché non aveva dato frutti all’inizio di marzo, ma è questa una ragione per far seccare di dolore i nostri fratelli, abusandone per essere duri e implacabili?... Non è il caso di usare l’esempio del Maestro quando scacciò i mercanti dal tempio, per cercare giustificazioni, poiché era mancare di rispetto alla casa del Signore ridurre il portico del tempio a una bottega di mercanti"... "...Se volete somigliare a Gesù Cristo, siate martiri e non carnefici". Voltaire comprese alla radice la causa principale dell’intolleranza: "Perché un governo non abbia il diritto di punire gli errori degli uomini, è necessario che questi errori non siano delitti, essi sono delitti solo quando turbano la società: e la turbano non appena ispirano il fanatismo. E’ necessario dunque che gli uomini comincino con il non essere fanatici per meritare la tolleranza". "...La Chiesa, i giansenisti, i francescani, i gesuiti, i luterani, i calvinisti avranno un bel dire: ‘Noi seguiamo i moti della nostra coscienza, è meglio obbedire a Dio che agli uomini, siamo il vero gregge, dobbiamo sterminare i lupi!’ ...E’ evidente che allora sono lupi anche loro. ‘In tutti quei casi in cui il fanatismo estremo viola il diritto alla vita, il magistrato deve punire l’omicidio, anche se commesso con buone intenzioni’ ".

Questa serie di citazioni scelte dal trattato di Voltaire meritano di essere concluse con una provocazione dai toni graffianti, tratta dal XXII capitolo: "...Questo piccolo globo, che non è che un punto, ruota nello spazio, come tanti altri globi; noi siamo sperduti in tanta immensità. L’uomo, alto circa cinque piedi, è certamente poca cosa nella creazione. Uno di questi impercettibili dice a qualcuno dei suoi vicini, nell’Arabia o sulla terra dei Cafri: ‘Ascoltatemi, perché il Dio di tutti questi mondi mi ha illuminato! Ci sono 900 milioni di piccole formiche come noi sulla Terra, ma non c’è che il mio formicaio ad essere caro a Dio; tutti gli altri Egli li ha in orrore fin dall’Eternità; solo il mio formicaio sarà beato, tutti gli altri saranno dannati in eterno!’ I miei interlocutori allora mi catturerebbero e mi domanderebbero chi è il folle che ha affermato questa stupidaggine. Sarei costretto a rispondere: voi stessi. Cercherei in seguito di placarli, ma sarebbe troppo difficile...". Cosa aggiungere a quanto scritto finora? Il linguaggio è uno dei mezzi di comunicazione più straordinario; la funzione e lo scopo del nostro giornalismo è il servizio. Le dichiarazioni sopra riportate non temono spazio e tempo e inducono a meditare profondamente poiché costituiscono indiscutibili esempi di educazione. Attraverso l’educazione e la cultura si può stimolare l’Intelligenza e quando questa si abbina con lo Spirito e il discernimento si ha la possibilità di anticipare gli eventi, non di subirli sempre come spettatori. La legge di causa-effetto condiziona i corsi e ricorsi storici, ma l’uomo può influire e determinare con la volontà e l’azione situazioni a favore della vita. E’ vero, sembrano tanti Davide di fronte al gigante Golia quegli uomini che, ieri come oggi, riproducono modelli di vita encomiabili con la perfetta consapevolezza che nell’Universo è presente una forza che opera per l’amore e la Giustizia.

Sembra che questa forza agisca da motore per quelle azioni che spingono ancora una certa qualità di persone ad agire, insieme, per il bene comune, a resistere senza cedere alla violenza, a non rinunciare ai propri diritti, all’utilizzo del saggio autocontrollo e della Ragionevolezza - tolleranza - per allentare le tensioni. Terzo Millennio è con loro.

 

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