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La Badiazza.
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Santa Maria della Valle, detta "la Badiazza", è
uno dei monumenti più belli e misteriosi del medioevo siciliano.Le
più antiche notizie risalgono al XII secolo ma la struttura mostra
interventi relativi ai due secoli successivi anche se ancora oggi
mostra il suo splendido stile normanno. Questa struttura è una vera
e propria |
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chiesa-fortezza, aveva sul lato destro un convento ancora non
completamente indagato archeologicamente, questo sito fu abbandonato
dalle monache nel 1347 quando queste si trasferirono all'interno
della città. Una cupola emisferica sormontava la Badiazza, decorata
con splendidi mosaici alcuni dei quali sono conservati al museo. Al
loro posto splendidi capitelli di fattura diversa. |
Il monte di pietà.
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Il Massiccio edificio è
opera di Natale Masuccioe risale al 1616, è uno splendido esempio di
architettura manieristica e fu eretto quale sede di un'istituzione
tendente a contrastare l'usura. La gestione era affidata alla
confraternita "degli Azzurri" che si riuniva nella chiesa della
Pietà posta dietro ne retro del monte e costruita nel XVI sec. sul
luogo di una chiesa ancora più |
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antica di rito greco San
Basilio. Nel XVIII sec. si procedette all'abbellimento
dell'edificio, con la realizzazione del piano nobile, del campanile
attiguo alla scalinata, opera degli architetti Campoli e Basile. Al
centro della scalinata una fontana rappresentante "l'Abbondanza",
disegnata da Ignazio Buceti datata 1741, anno del secondo centenario
della fondazione del monte di pietà. |
Il teatro Vittorio
Emanuele.
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Denominato Teatro S.
Elisabetta prima del 1861, è il solo esempio nel centro storico di
Messina di una architettura neoclassica. Eretto nel 1852 su progetto
del napoletano Pietro Valente coadiuvato dal messinese Carlo
Falconieri. Allo scultore Saro Zagari si devono i rilievi sulla
parte anteriore e il gruppo scultoreo sul |
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fastigio rappresentante
"il Tempo" che scopre "la Verità" e la mostra a Messina. Il
terremoto del 1908 lo rese gravemente pericolante il palcoscenico e
la sala quasi completamente lignei andarono persi. Solo nel 1985 il
nuovo teatro è stato riaperto al pubblico conservando i muri
perimetrali antichi e le sale della parte anteriore con stucchi e
decorazioni neoclassiche. Al suo interno il soffitto è decorato con
"La leggenda di
Colapesce" di Renato Guttuso. |
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