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Filippo Juvara
Filippo Juvara, anche noto come Filippo Juvarra (Messina, 7 marzo 1678 - Madrid, 31 gennaio 1736), fu un architetto e scenografo
italiano, uno dei massimi esponenti del barocco, che operò per lunghi
anni a Torino
come Architetto di casa Savoia.
Allievo a Roma di Carlo
Fontana, studiò e disegnò le architetture antiche ma anche quelle di Michelangelo, Bernini, Borromini, Pietro da Cortona e Andrea
Pozzo. Nel 1705
ottenne un clamoroso successo al concorso di disegno architettonico dell'Accademia di San
Luca, che segnò l'inizio della sua attività indipendente. Impiegato
all'inizio come architetto teatrale dal cardinale Pietro Ottoboni (nipote
di Alessandro VIII e uno
dei più importanti mecenati dell'epoca), Juvarra faticò a trovarsi grandi
commissioni a Roma;
ai primi anni romani è databile infatti solo la piccola cappella Antamoro a San Gerolamo
della Carità (1708-1710), ornata da una statua di San Filippo Neri di Pierre
Legros.
Agli anni successivi risalgono alcuni edifici progettati per Lucca, come il Palazzo della
Repubblica e alcune ville del contado (villa Garzoni a Collodi e villa Mansi a Segromigno).
Nel 1715 Juvara
partecipò, insieme a Nicola Michetti, Antonio Canevari e ad
altri al concorso per la sacrestia della Basilica di San
Pietro. Il successo fu unanime, ma il progetto (di cui resta un modello,
putroppo in cattive condizioni, nei depositi della Basilica) non fu mai posto in
opera per i costi troppo elevati (la sacrestia attuale è più tarda e fu
progettata sotto Pio VI da Carlo
Marchionni).
Altrettanto avaro di soddisfazioni fu un altro soggiorno romano, quello del 1735. La facciata di San Giovanni in
Laterano, per cui Juvara aveva preparato alcuni "schizzi" e disegni a mano
libera, fu infatti costruita da Alessandro Galilei
(1735), dopo un
concorso che lo vide primeggiare, per essere conterraneo del papa fiorentino Clemente XII, su Luigi Vanvitelli, Nicola
Salvi, autore della Fontana di Trevi, Ferdinando Fuga, e Ludovico Rusconi
Sassi, e dopo che Juvarra fu invitato a partecipare al confronto solo come
giudice. Altri suoi grandiosi progetti per un grandioso palazzo dei conclavi non
ebbero esito.
Alcuni anni più tardi, quando era già al servizio dei Savoia, Juvara fu chiamato a Lisbona da Giovanni V del
Portogallo per disegnare un nuovo palazzo reale annesso ad una grandiosa
basilica patriarcale, ma anche questo progetto non fu realizzato. È datato al 1732 il progetto della
cupola della Basilica di
Sant'Andrea a Mantova, a completamento di una
delle opere più importanti di Leon Battista
Alberti, uno dei massimi architetti ed umanisti del Rinascimento. La cupola
riprende, nei quattro piloni diagonali a Croce di
Sant'Andrea, l'impianto di quella di Sant'Andrea delle
Fratte di Borromini, riportato in forme
molto più grandiose. Un'altra cupola lombarda di Juvarra è quella del Duomo di Como. In Lombardia
Juvarra progettò anche un monumentale altare maggiore per il santuario di Caravaggio (non eseguito
e sostituito da un progetto più dimesso del milanese Carlo
Giuseppe Merlo) e l'altare dei Ss. Fermo, Rustico e Procolo nel Duomo di Bergamo, nel Veneto la più
mirabile opera di Juvarra è senza dubbio il superbo campanile della cattedrale
di Belluno.
Già nel 1714
Juvara era divenuto l'architetto di fiducia di Vittorio Amedeo
II di Savoia, che per un breve periodo aveva ottenuto anche la corona di re
di Sicilia e che lo
richiamò a Messina per progetti non
eseguiti.
Scambiata la corona di Sicilia con quella di Sardegna, il re si
stabilì nuovamente a Torino e impiegò Juvara in un
grandioso progetto di riqualificazione urbana per la capitale del nuovo regno.
Moltissime furono le opere di quegli anni; tra quelle di architettura religiosa
si segnalano la facciata della chiesa di S. Cristina in piazza San
Carlo (ispirata alla romana S. Marcello al Corso, di Carlo
Fontana; 1715),
la Basilica di Superga,
uno dei suoi capolavori, costruita per un voto del re tra il 1716 e il 1731, le chiese di S. Filippo Neri
e del Carmine (quarto decennio del secolo), Sant'Andrea a Chieri (1728, distrutta) e una serie di
grandiosi progetti, a pianta centrale e longitudinale, per una nuova cattedrale
di Torino.
Tra gli edifici civili vanno ricordati i grandiosi disegni per una vera e
propria corona di regge che circonda la capitale, tra cui il castello di Rivoli (1718; incompiuto), che
avrebbe dovuto dominare un imponente giardino fatto di terrazze su più livelli,
la Palazzina
di caccia di Stupinigi (1727), dall'originalissimo impianto
ovale che si espande a "X" verso i giardini, e la reggia di Venaria, con l'aerea
Galleria di Diana e la chiesa di Sant'Uberto. Risale al 1718 invece la facciata di Palazzo
Madama in piazza Castello
a Torino,
ispirata alla fronte posteriore di Versailles, frammento di un
ambizioso programma di rinnovamento munumentale del centro antico della
città.
Continuatori dell'architettura di Juvara a Torino furono Bernardo
Antonio Vittone, che ne continuò la linea barocca, contaminandone lo stile
con quello di Guarino Guarini, e Benedetto
Alfieri, zio di Vittorio, che ne seguì
le istanze classicistiche.
Nel 1735 il re di Spagna Filippo
V richiese un progetto di Juvara per il nuovo palazzo reale di Madrid. L'architetto
siciliano si trasferì quindi nella capitale spagnola, dove progettò un
monumentale e grandioso edificio ispirato ancora una volta alla reggia di Versailles.
Anche questa volta il progetto juvarriano, troppo dispendioso, non fu
realizzato; solo dopo la morte dell'architetto, il suo assistente Giovanni
Battista Sacchetti costruì un edificio che ne riprendeva alcune
caratteristiche stilistiche ma ne modificava radicalmente l'impianto,
riducendolo ad un palazzo di pianta quasi quadrata, privo delle vastissime ali
laterali che avrebbero dovuto dilatarsi espandendosi nell'area dei giardini. In Spagna Juvara
aveva anche fornito numerosi disegni per la costruzione del palazzo reale della Granja
de San Idelfonso, sempre nei pressi di Madrid.
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La facciata juvarriana di Palazzo Madama a
Torino |

Il salone centrale di Stupinigi |
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La reggia di Stupinigi |

La Basilica di Superga |
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La basilica di Superga vista da Torino |

La fronte posteriore del palazzo della Granja
(1735-36) |
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