LA FEDER-MEDITERRANEO AL FIANCO DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II NEL CHIEDERE CHE VENGA SCONGIURATA LA GUERRA CONTRO L'IRAQ

 

I diritti dell'uomo in armonia con la natura

Home Su VIENI CON NOI MANGIA MED IDEE & BATTAGLIE

SPAZIO & TEMPO

 

NEWS
SOMMARIO
AGORA'

 

Antimafia 2000

Una rivista per sapere tutto quello che si deve sapere sulla lotta contro la mafia

 

La Feder Mediterraneo lavora al fianco dell' UNESCO

 

AISE
Agenzia internazionale stampa estero

Un legame con gli immigrati italiani nel mondo

 

Biennale dei giovani artisti dell'Europqa e del Mediterrqneo. Clicca sul manifesto per leggere il bando

 

SCUOLA & TERRITORIO

Un programma didattico che ha già coinvolto 500.000 studenti: informati, cliccando sul simbolo della Feder Mediterraneo

 

Patto per il Sud

Un sito Web, un grande progetto di rinascita per il Mezzogiorno. Clcca sulla fiaccola per saperne di più..

 

Il sito web della Feder Mediterraneo aderisce alla Rete Civica Metropolitana della Provincia di Napoli

 

 

Mediterraneo in italiano e arabo

Una rivista scritta in italiano e arabo, due lingue per parlare della stessa cosa: del  Mediterraneo. Si chiama Assadakah

 

Libertà di informare in cinque continenti

La prima classifica mondiale della libertà di stampa: Firmato: Reporters senza frontiere...

 

Socio della tua banca

Una formula bancaria che potrebbe risolvere molti problemi: studiamola insieme...

 

Alla scoperta dell'altro Sud

Il millenario Regno fondato da Ruggero il Normanno diventa un itinerario turistico culturale

 Clicca sulla bandiera

 

LIBRI

 L'Inghilerra contro il Regno delle Due Sicilie

 

In vacanza
in un Regno
mediterraneo

L'antico Regno delle Due Sicilie, che andava dal confine abruzzese del fiume Tronto fino all'isola di Lampedusa, diventa un itinerario turistico culturale ed entra a far parte di una proposta globale per le vacanze "intelligenti", fatta di storia, cultura conoscenza del territorio e delle tradizioni popolari del Sud. A promuovere l'iniziativa è stata la Feder Mediterraneo.

Lo fondò Ruggero II d'Altavilla, detto il Normanno, nella notte di Natale del 1130, quando fu solennemente incoronato (dagli arcivescovi di Palermo, Salerno, Benevento e Capua) nella cattedrale di Palermo, e visse per quasi otto secoli fino al 13 febbraio 1861, quando - al termine di un assedio che costò la vita a oltre mille soldati napoletani e a innumerevoli civili - lasciò la fortezza di Gaeta, per raggiungere il suo esilio romano, Francesco II di Borbone: si chiamava Regno delle Due Sicilie. Era il nome dello Stato più antico e prospero d'Italia e, d'ora in avanti, sarà il nome di un itinerario turistico culturale destinato a suscitare interesse, curiosità, suggestione fra i vacanzieri di molti paesi.

L'idea di questo itinerario è nata dalla constatazione del fascino che la storia millenaria del Sud esercita su un numero sempre più vasto di persone e del crescente interesse che suscita la riscoperta di un passato che ha lasciato testimonianze culturali, sociali e civili di eccezionale rilevanza. L'obettivo è ambizioso: rivalutare gli otto secoli di storia compresi nell'ambito dell'esperienza temporale del Regno delle Due Sicilie, dai Normanni ai Borbone. Numerosi sono gli snodi del percorso: dalla imponente bonifica de bacino inferiore del Volturno, al più grande stabilimento metalmeccanico e ferroviario dell'Italiaottocentesca realizzato a Pietrarsa; dalla prima "comunità socialista" d'Europa creata a S.Leucio per decreto reale nello stesso anno in cui iniziava la rivoluzione francese, ai cantieri navali di Castellammare di Stabia e di Palermo.

E ancora: c'è da visitare i grandi palazzi (da Napoli a Caserta, da Portici a Capodimonte) e i "siti reali" disseminati fra il Belvedere di S.Leucio e Persano, il Fusaro e Carditello, passando per Quisisana, Licola, gli Astroni e Procida per giungere fino alla Ferdinandea di Stilo, in Calabria, e al bosco palermitano della Ficuzza. Il progetto offre un campo di iniziativa praticamente sconfinato: l'attenzione, infatti, non si restringe soltanto al periodo borbonico, che pure offre eccezionali occasioni di visita e di approfondimento, ma si allarga all'esperienza storica dell'antico Regno delle Due Sicilie intesa nella sua globalità. Dai Normanni agli Svevi, dagli Angioini agli Aragonesi, senza trascurare neppure i periodi in cui venne meno l'indipendenza nazionale, sotto i vicere spagnoli e austriaci.

L'itinerario è diviso in un gran numero di segmenti ed è già stato avviato un grosso lavoro di catalogazione, selezione e organizzazione. I materiali informativi raccolti confluiscono in una "banca dati" organizzata dal Consorzio Turistico Mediterraneo. Particolarmente suggestivi alcuni percorsi del tutto inediti. Fra gli altri, quello lungo cui si snodano i 300 chilometri dell'antico confine fra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio, che attraversano paesaggi incantevoli della Ciociaria e che sono ancora segnati da ben 600 steli di marmo, alte un metro e generalmente ben conservate, che recano, da un lato, il giglio dei Borbone e, dall'altro, le chiavi di S.Pietro.

 DUE SICILIE
itinerario culturale

rugg.jpg (8733 byte)

  Otto secoli di storia, cultura, tradizioni e vita sociale nella "parte più deliziosa dell'Italia"

  SITI MONUMENTALI VISITABILI  

NAPOLI

PALAZZO REALE

Piazza Plebiscito, 1, 80132 Napoli, tel. 081-413888

Cenni storico-artistici - Costruito da Domenico Fontana nel '600 per il vice Re Ferrante Ruiz di Castro, conte di Lemos, il palazzo fu arricchito e ammodernato da Carlo di Borbone e dai suoi successori. Durante la breve parentesi murattiana furono introdotte decorazioni e arredamenti neoclassici, mantenuti dai sovrani borbonici. Distrutto da un incendio nel 1837, fu restaurato da Ferdinando II di Borbone, ad opera di Gaetano Genovese, al quale si devono le decorazioni del monumentale scalone e la sistemazione del giardino pensile. Da visitare l'appartamento storico al piano nobile con affreschi, stucchi, arazzi, mobili, dipinti e<sculture dal XVI al XIX secolo e la biblioteca al secondo piano del palazzo.

Condizioni di visitabilità. Visitabile da martedì a venerdì, ore 9,00-14,00; sabato e domenica 9,00-13,00/16,00-19,30. Ingresso al palazzo £. 8.000. Ingresso gratuito al giardino.

Servizi offerti. Mostre nell'ambulacro, spettacoli tenuti nel Teatrino di Corte, bar presso il giardino. Su richiesta, visite guidate (Centro Culturale "Eliopolis", tel. 081-8678564, 081-5795242, 081-8042034, Info Line 0347-4475322 e 0339-3461593).

 

NAPOLI

PALAZZO REALE DI CAPODIMONTE

Via Miano, 2, 80131 Napoli, tel. 081-7441307

Cenni storico-artistici. Il grandioso edificio fu costruito da Carlo di Borbone nel 1738 su progetto di Antonio Medrano, come residenza estiva della famiglia reale. Dal 1759 al 1806 ospitò il Museo Farnesiano. Dopo il 1860 divenne<sede di un Museo che comprendeva l'Armeria Reale, il salottino di porcellana della Regina Maria Amalia di Sassonia e raccolte minori. Nel 1957 fu inaugurato l'attuale Museo. Il parco reale, che si estende su una superficie di 120 ettari, è coltivato a lecci, pini e tigli ed è arricchito da una serie di episodi architettonici per le passeggiate e la caccia dei sovrani del tempo.

Condizioni di visitabilità. Visitabile da martedì a sabato, ore 10,00-18,00; domenica, ore 9,00-14,00. Ingresso £. 8.000.

Servizi offerti. Bar e ristoro. Su richiesta, visite guidate (Centro Culturale "Eliopolis", tel. 081-8678564, 081-8042034, 081-5795242, Info Line 0339-3461593 e 0347-4475322).

 

NAPOLI

CASTEL NUOVO (MASCHIO ANGIOINO)

Piazza Municipio, 80133 Napoli

Cenni storico-artistici. Il castello fu edificato da Carlo I d'Angiò nel 1279 per opera dell'architetto Pietro de Caulis. Ospitò Celestino V, che qui rinunciò al papato, e nel '300 con Re Roberto fu frequentato dal Petrarca e dal Boccaccio, mentre Giotto era chiamato a dipingere affreschi oggi distrutti. Uno dei più begli esempi di architettura catalana è la Sala dei Baroni. Più volte distrutto e ricostruito nel corso dei secoli, conserva oggi le sue forme angioine nella bella Cappella Palatina. In questa e nel primo e secondo piano della cortina meridionale è ospitato il Museo Civico con un pregevole patrimonio artistico di dipinti, affreschi, sculture e argenti dal XIV al XX secolo.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, tutti i giorni esclusi i festivi, ore 9,00-19,00. Ingresso £. 10.000, gratuito per gruppi scolastici, minorenni e ultrasessantenni. Su richiesta, visite guidate (Centro Culturale "Eliopolis" tel. 081-8678564, 081-8042034, 081-5795242, Info Line 0339-3461593 e 0347-4475322).

 

NAPOLI

CASTEL DELL'OVO

Borgo Marinari, 80132 Napoli

Cenni storico-artistici. Bellissimo castello sul mare edificato sull'isolotto di Megaris poi collegato alla terra. Sulla sua area esisteva una villa del patrizio romano Lucio Licinio Lucullo. Fin dal 1128 vi sorse una rocca che fu man mano ampliata. Fu sede, in epoca normanna, del primo "parlamento" del Regno. Del secolo XIV il nome attuale dovuto alla pianta ovoidale o, forse, alla leggenda di un uovo magico posto in una stanza del castello. Ha subito nei secoli vari cambiamenti: nel 1338, essendo Re Roberto d'Angiò, nel 1600, nel 1691 con l'aggiunta della batteria del Ramaglietto, un fortino circolare proteso verso il mare. Per la visita si percorre tutta la cinta muraria, oltrepassando le porte e le torri, con la possibilità di vedere gli ambienti interni, godendo del magnifico panorama del golfo di Napoli.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutti i giorni, ore 8,00-20,00, previo appuntamento (tel. 081-5524888, Intendenza di Finanza, sezione Demanio). Ingresso gratuito.

Servizi offerti. Disponibiltà, previo accordo con la proprietà, per congressi, mostre, convegni, meeting (tel. 081-5524888).

 

NAPOLI

CASTEL SANT'ELMO

Via Tito Angelini, 22, 80128 Napoli, tel. 081-5784030.

Cenni storico-artistici. Il castello è una poderosa costruzione, in parte scavata nella collina di tufo che ne costituisce il nucleo interno. E' a pianta stellare allungata, a sei punte, senza torrioni, circondata da bastioni, da un fossato e da alcuni fortini. Il castello fu costruito nel 1329 da Roberto d'Angiò per opera di Francesco di Vito e Tino da Camaino. Completato nel 1343, fu rifatto a metà Cinquecento da Pedro Louis Escrivà per ordine del vice Re don Pedro Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca. Ebbe alterne vicende, fu assediato, distrutto, riconquistato. E' proprietà del Demanio ed è aperto al pubblico dal 1988. Sulla Piazza d'Armi hanno sede gli uffici della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, la Biblioteca di Storia dell'Arte "Bruno Malajoli" e la Fototeca.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, da lunedì a venerdì, ore 9,00-14,00; sabato ore 9,00-13,00. Ingresso £. 4.000. Percorso pedonale lungo il fossato fino alla Piazza d'Armi.

Servizi offerti. Disponibilità per convegni e spettacoli. Sede di mostre. Su richiesta, visite guidate (Centro Culturale "Eliopolis" tel. 081-8678564, 081-8042034, 081-5795242, Info Line 0339-3461593 e 0347-4475322)..

 

NAPOLI

VILLA FLORIDIANA

Via Cimarosa 77. 80127 Napoli, tel. 081-5781776

Cenni storico-artistici. La villa fu voluta dal Re Ferdinando I di Borbone per darla alla moglie morganatican Lucia Migliaccio Partanna, duchessa di Floridia, e fu realizzata dall'architetto Antonio Niccolini nel 1816. Nella bella villa neoclassica, in stile pompeiano, ha oggi sede il Museo della Ceramica "Duca di Martina". La villa è inserita in un parco con uno splendido percorso si sentieri e viali sinuosi, piantato a pini, lecci, platani, cedri, cipressi e magnifiche piante di camelie.

Condizioni di sitabilità. Parco visitabile tutti i giorni, dalle 9,00 fino a un'ora prima del tramonto. Museo aperto da martedì a domenica, ore 9,00-14,00. Chiuso a Capodanno, 1° maggio e 25 dicembre. Ingresso £. 4.000.

Servizi offerti. Visite guidate per gruppi scolastici previa prenotazione.

 

PORTICI (NA)

PARCO REALE DI PORTICI

Via Università, 100, 80055 Portici (NA)

Ubicazione. Da Napoli km. 12; da Napoli A2 NA-SA uscita al casello di Ercolano.

Cenni storico-artistici. Realizzato nel 1736, quando Carlo di Borbone costruì a Portici la sua residena, come giardino reale, è oggi proprietà della Provincia di Napoli ed diviso in due parti: inferiore e superiore. La prima è aperta al pubblico senza condizioni, la seconda fu trasformata in Orto Botanico alla fine del XIX secolo, quando il Palazzo Reale fu destinato a ospitare la facoltà di agraria dell'Università di Napoli. Al centro dei viali, in un disegno a parterres,è posta una fontana in marmo, realizzata dal Canart, poggiata su di un pavimento a disegno radiale in cotto, marmo e piperno. Si possono ammirare molte e rare specie di piante. Ricca è anche la collezione di piante tropicali, coltivate in serra.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutti i giorni, da lunedì a venerdì, ore 9,00-13,00, previo appuntamento (Istituto di Botanica, tel. 081-274356). Ingresso gratuito.

Servizi offerti. Compatibilmente con gli impegni di lavoro, visita guidata da parte di un addetto.

 

ERCOLANO (NA)

REAL FAVORITA

Via Gabriele D'Annunzio, 80056 Ercolano (NA)

Ubicazione. Da Napoli km. 15; autostrada A3 NA-SA, uscita Ercolano.

Cenni storico-artistici. L'imponente edificio, opera di Ferdinando Fuga, denomato la "Favorita" dal Re Ferdinando IV di Borbone, in omaggio alla Regina Maria Carolina d'Asburgo, presenta un impianto planimetrico inconsueto che si discosta dagli schemi tipici delle ville settecentesche del Miglio d'Oro, con un corpo centrale che si dilata verso una direttrice posta in asse con il mare. La grande area del parco della villa, ricca di essenze mediterranee ed esotiche alquanto rare, interrotto dalla linea ferroviaria e da un asse viario, si conclude verso il mare con l'approdo borbonico. Interessante è la Palazzina del Mosaico, dépendence della più lussuosa villa, le le due coffee-house, posti in prossimità della costa.

Condizioni di visitabilità. Visitabile il parco da maggio a ottobre, tutti i giorni ore 9,00-18,00; da novembre ad aprile ore 9,00-13,30. Per informazioni, tel. 081-7322134.

Servizi offerti. Per informazioni rivolgersi all'Ente per le Ville Vesuviane, tel. 081-405393 e 412626.

 

BACOLI (NA)

REAL SITO BORBONICO DEL FUSARO

Via Fusaro, 80070 Bacoli (NA)

Ubicazione. Da Napoli km. 15; Tangenziale Est-Ovest di Napoli uscita Cuma e seguire le indicazioni per Bacoli.

Cenni storico-artistici. Appoggiato su un isolotto distante non più di 50 metri dalla riva e ad essa congiunta tramite un pontile, il Real Padiglione Borbonico del lago Fusaro è un piccolo, ma inestiabile, gioiello dell'architetura neo classica di fine Settecento. Inserito nel parco del Fusaro, fu voluto da Ferdinando IV di Borbone che diede incarico a Carlo Vanvitelli di realizzare questa residenza per lo svolgimento di battute di caccia e pesca. Ospitò, tra gli altri, alcuni fra i più importanti reagnanti, uomini di governo e artisti dell'Europa a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo. Dopo il 1860 subì alterne vicende. Oggi è proprietà del Centro Ittico Tarantino Campano.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutti i giorni ore 8,30-14,30, preferibilmente previo appuntamento (sig. Aldo Di Meo, tel. 081-8687080).

Servizi offerti. Su richiesta, visite guidate (Centro Culturale "Eliopolis" tel. 081-8678564, 081-8042034, 081-5795242, Info Line 0339-3461593 e 0347-4475322).

 

BACOLI (NA)

CASTELLO ARAGONESE DI BAIA

Via Castello, 80070 Bacoli (NA)

Ubicazione. Distanza da Napoli km. 15; Tangenziale Est-Ovest di Napoli uscita Cuma, poi seguire le indicazioni per Bacoli

Cenni storico-artistici. Il castello fatto costruire alla fine del XV secolo dal Re Alfonso d'Aragona nell'ambito di un programma di fortificazioni difensive del golfo di Napoli a protezione della capitale del Regno, fu danneggiato dall'eruzione del Monte Nuovo (1538) e ricostruito dal vice Re don Pedro Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca. Fu teatro, nell'autonno 1860, di un estremo ed eroico gesto di difesa del Regno delle Due Sicilie ad opera ad opera di un pugno di feriti e invalidi, reduci dalla battaglia del Volturno. Oggi, mentre è in corso un laborioso restauro, la fortezza è stata destinata a sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, da martedì a sabato, ore 9,00-16,00; domenica ore 9,00-13,00. Ingresso £. 4.000. Per informazioni tel. 081-5233797.

Servizi offerti. Su richiesta, visite guidate (Centro Culturale "Eliopolis" tel. 081-8678564, 081-8042034, 081-5795242, Info Line 0339-3461593 e 0347-4475322).

 

CASERTA

PALAZZO REALE

Viale Dohuet, 2/A, 81100 Caserta

Cenni storico-artistici. Il Palazzo Reale di Caserta è uno dei più vasti e maestosi edifici d'Italia. Fu costruito per volere di Carlo di Borbone dal "regio architetto" Luigi Vanvitelli, che lo realizzò tra il 1752 e il 1773. Il palazzo, a pianta rettangolare, con quattro cortili anch'essi rettangolari, presenta un basamento a bugnato, due piani adorni di mezze colonne e lesene scanalate e un ultimo piano coronato dalla balaustra. Attraverso un maestoso scalone si giunge al piano nobile, che ospita gli appartamenti reali. Il palazzo è, inoltre, arricchito da un magnifico parco, con una scenografica serie di fontane e cascate che, per la grandiosità dell'insieme, ne fanno una delle Reggie più belle del mondo.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno (chiuso il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre), il parco dalle ore 9,00 fino al tramonto, gli appartamenti reali dalle 9,00 alle 13,30 nei giorni feriali e dalle 9,00 alle 13,00 nei giorni festivi. Ingresso £. 8.000 gli appartamenti, £. 4.000 il parco, gratuito sotto i 18 e oltre i 60 anni. Per ilformazioni, direzione tel. 0823-321400.

Servizi offerti. Su richiesta, visite guidate (Centro Culturale "Eliopolis", tel. 081-8678564, 081-8042034, 081-5795242, Info Line 0339-3461593 e 0347-4475322).

 

SAN TAMMARO (CE)

REAL SITO BORBONICO DI CARDITELLO

Località Carditello, 81050 San Tammaro (CE)

Ubicazione. Da Caserta km. 15; dalla A2 uscita al casello di Capua, a 15 km.

Cenni storico-artistici. Questo complesso residenziale e produttivo fu iniziato, sotto il regno di Carlo di Borbone, nel 1752 e fu ultimato dal Re Ferdinando IV nel 1785. Esso comprende un edificio per il soggiorno dei reali per il riposo e la caccia e, nello stesso tempo, numerosi manufatti per attività di allevamento, agricole e di trasformazione. Progettista, Francesco Collecini. Interessanti sono gli affreschi di Fedele Fischetti, Brunelli, Hackert e Chelli. La costruzione è oggi proprietà del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, nei giorni feriali, ore 9,00-13,00, previo accordo (dr. Ciro Costagliola, tel. 0823-326466).

Servizi offerti. Piccolo museo. Raccolta di reperti dell'agricoltura meridionale.

 

PONZA (LT)

BELVEDERE BORBONICO E GIARDINO BOTANICO PONZINO

Via Madonna, 04027 Ponza (LT)

Ubicazione. Raggiungibile mediante traghetti e aliscafici da Anzio, Formia, Circeo e Terracina.

Cenni storico-artistici. Situato sulla collinetta omonima, da cui si domina il Porto Borbonico e tutto intorno la baia di Frontone, i Faraglioni della Madonna e del Calzone Muto, il Belvedere, fatto costruire nel 1852 dal governatore borbonico D'Ambrosio, è una costruzione a pianta esagonale (ricorda i tempietti greci). Subito dopo la fine del Regno delle Due Sicilie, fu acquistato da Filippo Vitiello e rimase sempre di proprietà della famiglia (attualmente del dottor Biagio Vitiello, fondatore della "Fondazione Vitiello"), che lo gestisce. Intorno al Belvedere, un giardino botanico ricco di piante della flora mediterranea presente nelle isole dell'arcipelago ponziano: orchidee, felci, arbusti e alberi.

Condizioni di visitabilità. Visitabile da marzo a settembre, tutti i giorni dopo le ore 18,00, previo appuntamento (tel. 0771-809935). Visite guidate per gruppi. Ingresso con offerta libera.

 

SERRE (SA)

REAL SITO BORBONICO DI PERSANO

Località Persano, Via Caserma Ronca, 84028 Serre (SA)

Ubicazione. Da Salerno km. 30; dalla A3 uscita dal casello di Campagna, a km. 7.

Cenni storico-artistici. Persano fa parte dei "siti reali" voluti da Carlo di Borbone e dal figlio Ferdinando IV per soddisfare la passione per la caccia e, al tempo stesso, per dare impulso ad attività produttive, di recupero e valorizzazione territoriale. Il Re giunse a persano su invito del duca De Rossi, conte di Caiazzo e proprietario della tenuta che Carlo, in seguito, avrebbe acquistato. La progettazione della casina di caccia venne attribuita a Juan Domingo Piana. La costruzione è impostata sui caratteri della regolarità dei volumi e della simmetria delle forme. L'edificio è generato da una pianta quadrata, articolata su due piani. Caratteristiche sono le quattro torrette ottagonali. Belli il portale e le due garitte in pietra, lo scalone e la Cappella Reale.

Condizioni di visitabilità. Visitabile solo previo appuntamento e con preventiva autorizzazione del Comando della Regione Militare Meridionale di Napoli (tel. 081-7043111). Ingresso gratuito.

 

L'AQUILA

IL CASTELLO VICEREALE

Piazza Castello, 67100 L'Aquila, tel. 0862-6331

Cenni storico-artistici. Poderosa fortezza, edificata intorno al 1534 per volere del vice Re di Napoli don Pedro Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca, a opera dell'architetto militare spagnolo Pirro Aloysio Scrivà, proseguitoda Girolamo Scrivà e, dal 1542, da Giovanni Giacomo dell'Acaja. A pianta quadrata con bastioni angolari, è circondato da un ampio fossato e vi si accede da un ponte in pietra con quattro arcate. Da notare il ricco portale in pietra marmorea con trabeazione e fregio recante lo stemma di Carlo V, l'elegante corte quadrata con porticato a doppio ordine, lo scalone d'onore, il loggiato superiore e, nell'appartamento del governatore, due ambienti con originali soffitti a cassoni, delle seconda metà del secolo XVI, con raffigurazioni mitologiche e storiche. Restaurato a partire dal 1966, dopo i danni subiti in guerra, è sede di uffici della Soprintendenza ai beni storici e artistici e di importanti istituti culturali, fra cui il Museo d'Abruzzo, suddiviso in varie sezioni. Intorno, un grande parco.

Condizioni di visitabilità. Museo d'Abruzzo visitabile tutto l'anno, giorni feriali, ore 9,00-13,30, fesrivi (da giugno a settembre) ore 9,00-19,00. Ingresso £. 8.000 adulti, gratuito per minorenni e ultrasessantenni.

Servizi offerti. Visite guidate per gruppi.

 

ANDRIA (BA)

CASTEL DEL MONTE

Località Castel del Monte, 70031 Andria (BA)

Ubicazione. Distanza da Bari km. 62,5, da Andria km. 18; autostrada A14, uscita Andria, poi SS 170.

Cenni storico-artistici. Sontuosa dimora di caccia dell'imperatore Federico II, Re delle Sicilie, ubicata su una collina delle Murge a 540 metri sul livello del mare. E' considerata uno dei più enigmatici ed emblematici edifici medioevali d'Europa. Costruito nella prima metà del secolo XIII, sintetizza nella sua struttura tutte le componenti di stile e di cultura della cerchia artistica del sovrano svevo. Vi si notano, infatti, elementi di gusto classico uniti a motivi romanici, ad apporti dell'architettura cistercense e della cultura araba, molto cara a Federico II, oltre a eccezionali espressioni del linguaggio gotico, nel ricco repertorio scultoreo ornamentale e figurato che decora i prencipali elementi strutturali dell'edificio (capitelli, chiavi di volta, cornici, mensole). Prisma ottagonale con otto torri, pure ottagonali, ai vertici, presenta su ogni faccia una grande finestra ad arco pieno, nel piano inferiore, e una bifora ogivale in quello superiore. Solenne portale in breccia corallina. Nell'interno, completamente restaurato, sale con volta a crociera, colonne di marmi policromi, camini e porte decorate. Dall'alto, stupendo panorama.

Condizioni di visitabilità. Visitabile da ottobre e marzo tutti i giorni, compresi i festivi, ore 9,00-13,00. Da aprile a settembre, giorni feriali e festivi dalle 9,00 fino a un'ora prima del tramonto. Ingresso £. 4.000, gratuito per minorenni e ultrasessantenni.

Servizi offerti. Vendita di opuscoli, guide, depliant. Manifestazioni culturali sporadiche organizzate nel castello. Per visite, su prenotazione, Centro culturale "Eliopolis" tel. 081-8678564, 081-8042034, 081-5795242, Info LIne 0339-3461593 e 0347-4475322.

 

BARLETTA (BA)

CASTELLO SVEVO

Piazza Castello, 70051 Barletta (BA), tel. 0883-531114

Ubicazione. Distanza d Bari km. 55; autostrada A14, uscita Andria a km. 11, oppure SS 16 Adriatica.

Cenni storico-artistici. Imponente edificio, di origini normanne, ricostruito dagli Svevi nel 1234, fu rafforzato nel XVI secolo con l'aggiunta di quattro poderosi baluardi angolari. Destinato a essere sede di un museo archeologico e di una pinacoteca, è accessibile al pubblico, che può visitare l'intera struttura, i sotterranei e le terrazze.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutti i giorni, escluso il lunedì, da ottobre ad aprile, ore 9,00-13,00/15,00-16,00 e da maggio a ottobre ore 9,00-13,00/16,00-19,00. Ingresso £. 3500 singoli, £. 1000 militari e scolaresche.

Servizi offerti. Dal 15 luglio al 31 agosto vi è allestita l'Estate Barlettiana con rassegna cinematografica e teatrale.

 

BITONTO (BA)

ISTITUTO MARIA CRISTINA DI BORBONE

Piazza Maria Cristina, 18, 70032 Bitonto (BA), tel. 080-9511186

Ubicazione. Distanza da Bari km. 18; autostrada A14, uscita Bitonto.

Cenni storico-artistici. Grandioso edificio borbonico, realizzato nel 1835, inglobando strutture medioevale e la Chiesa ex conventuale del Carmine, di stile gotico-aragonese, ricca di dipinti di scuola napoletana e veneto-dalmata. E' sede dell'Associazione musicale "Tommaso Traetta". All'interno, due ali di corridoio, interamente affrescate da pittori locali del XVIII secolo. Giardino, con alle spalle una vasta pineta.

Condizioni di visitabilità. Visitabili solo la Chiesa e il giardino, tutti i giorni dell'anno, esclusa la domenica, ore 9,00-12,00. Ingresso gratuito.

Servizi offerti. Manifestazioni artistiche e concertistiche di notevole valenza.

 

BARI

CASTELLO SVEVO

Piazza Federico II di Svevia, 9, 70100 Bari

Cenni storico-artistici. Fondato dai Normanni su un'area già occupata da precedenti strutture abitative e di culto, fu notevolmente ristrutturato e ampliato dagli Svevi e dagli Aragonesi. Fu, nel '500, splendida dimora di Isabella d'Aragona e della sfortunata Regina di Polonia Bona Sforza. Oggi è sede della Soprintendenza ai beni storici e artistici della Puglia. Molto suggestivi sono il cortile interno, decorato in forme rinascimentali da Bona Sforza, e l'atrio di età sveva con portale scolpito e volte a crociera su colonne dai ricchi capitelli risalenti al XIII secolo. Da visitare la Gipsoteca, con rilievi e calchi di elementi architettonici e scultorei di monumenti pugliesi, il Salone Svevo, sotto al quale sono emersi resti di una chiesa databile alla prima metà del secolo XI e alcune tombe e ampi saloni che ospitano mostre e iniziative clturali.

Condizione di visitabilità. Visitabile tutti i giorni, ore 9,00-13,00/15,00-19,00 (la domenica solo il mattino). Ingresso £. 4000, gratuito per minorenni e ultrasessantenni. Per visite di gruppo è preferibile la prenotazione.

Servizi offerti. Visite guidate, previa prenotazione.

 

MOLA DI BARI (BA)

CASTELLO ANGIOINO

Via Colombo, 70042 Mola di Bari (BA)

Ubicazione. Distanza da Bari km. 20, autostrada BA-BR; autostrada A14, uscita Bitonto.

Cenni storico-artistici. Edificata intorno al 1278 per volere di Carlo I d'Angiò, su progetto di Pierre d'Angicourt, per arrestate le scorrerie piratesche, la fortezza, adibita anche a residenza reale, fu in seguitom inglobata nell'attuale fortezza bastionata "alla moderna" a opera di Frà Giovanni Giodondo negli anni 1482-92 e, infine, ceduta a Carlo V, fu da quest'ultimo riadattata, econdo le nuove esigenze difensive, a opera dell'architetto militare Evangelista Menga da Copertino. Il massiccio edificio, che si protende sul mare, presenta, all'esterno, una forma quadrangolare, con agli spigoli quattro puntoni molto sporgenti e scarpati e, all'interno, numerosi ambienti che si articolano attorno a un ampio cortile. Attualmente è di proprietà del Comune di Mola di Bari.

Condizione di visitabilità. Il castello è visitabile nei mesi estivi, giorni festivi, ore 10,30-13,30/18,30-20,30, previo appuntamento (telefonando al n. 080-8732801, dr. Isa Deperte, da lunedì a venerd'ì ore 8,30-14,30). Ingresso gratuito con visita accompagnata da guide volontarie.

 

MONOPOLI (BA)

CASTELLO CARLO V

Lungomare Santa Maria

Largo Castello, 70043 Monopoli (BA)

Ubicazione. Distanza da Bar km. 40; superstrada BA-BR; autostrada A14, uscita Acquaviva delle Fonti a km. 30, poi SS Putignano-Monopoli.

Cenni storico-artistici. Di impianto pentagonale, tipico dei fortilizi cinquecenteschi, con i lati lambiti dal mare, il complesso si sviluppa su due livelli: nell'interno, al piano inferiore, si trova una chiesa di epoca medioevale, mentre al primo piano una successione di ambienti si articola intorno a un ampio cortile centrale. Edificato per volere dell'imperatore Carlo V, su un preesistente nucleo difensivo realizzato dagli Aragonesi nel 1435, fu ristrutturato ancora nel XVII secolo, acquistando così l'aspetto definitivo di palazzo residenziale. Dopo un periodo di degrado e abbandono, sono ora in corso lavori di restauro.

Condizioni di visitabilità. Visitabile, compatibilmente con i lavori di restauro, previa richiesta al Comune di Monopoli (Tel. 080-9303107) oppure Assessorato alla cultura (tel. 080-742244 e 080-748901).

 

ORIA (BR)

CASTELLO SVEVO

Via Castello, 72024 Oria (BR), tel. 0831-840067

Ubicazione. Distanza da Brindisi km. 32; superstrada 7 BR-TA (Appia Antica), uscita Grottaglie a km. 7.

Cenni storico-artistici. Scenografica costruzione a pianta triangolare, edificata fra il 1227 e il 1233 per volere di Federico II di Svevia e completata nel secolo XVI, occupa la primitiva acropoli messapica, in evidente posizione difensiva. Dell'originario complessi svevo si riconosce ancora una torre quadrata, mentre le torri slanciate e cilindriche, dette Cavaliere e del Salto, sono riconducibili all'epoca angioina. In alcune sale della torre quadrata è allestica la collezione archeologica Martini-Carissimo, ricca di perperti messapici, romani e medioevali. Presente anche una collezione di pregevoli vasi greci.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, tutti i giorni ore 9,00-12,00/15,30-19,00. Ingresso £. 4000 singoli. Riduzioni per gruppi e scolaresche. Visite per gruppi, preferibilmente, su prenatazione: Treveco Srl tel. 0831-840067 e 0338-7465863.

Servizi offerti. Disponibilità del parco per mostre, concerti, balli, convegni, pranzi, cene, eventi culturali e servizi fotografici.

 

LUCERA (FG)

CASTELLO SVEVO-ANGIOINO

71035 Lucera (FG)

Ubicazione. Distanza da Foggia km. 18; autostrada A 14, uscita Foggia, poi SS 17.

Cenni storico-artistici. Uno dei più suggestivi e imponenti complessi fortificati pugliesi costruito nel secolo XIII per volere di Federico II di Svevia (palazzo, 1223-1229) e di Carlo d'Angiò (cinta esterna, 1269-1283) in posizione dominante a guardia del Tavoliere. A pianta pentagonale, con un perimetro di circa 900 metri, è corredato da 15 torri quadrilatere e 2 cilindriche, la Leonessa (o Regina) e la torre del Leone. All'interno sono visitabili gli scavi archeologici recentemente effettuati.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutti i giorni (escluso il lunedì) ore 9,00-13,00/15,00-17,00. Ingresso gratuito.

 

MANFREDONIA (FG)

CASTELLO SVEVO-ANGIOINO

Piazzale Ferri, 71043 Manfredonia (FG), tel. 0884-587838

Ubicazione. Distanza da Foggia km. 38; autostrada A !4, uscita Foggia, poi superstrada Foggiia-Manfredonia.

Cenni storico-artistici. Imponente fortezza, iniziata da Manfredi di Svevia nel XIII secolo, completata dagli Angioini e ampliata dagli Aragonesi nel XV secolo. Ha una caratteristica forma quadrangolare con doppia cortina muraria e torrioni cilindrici agli angoli. Divenuto proprietà demaniale nel 1968, è sede di un Museo archeologico statale e conserva i reperti provenienti dal territorio circostante. Fra questi, una rara raccolta di steli daunie interpretate come segnacoli tombali.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutti i giorni (escluso il primo e l'ultimo lunedì di ogni mese) ore 8,30-13,30/15,30-19,30. Ingresso £. 4.000.

Servizi offerti. Consulenza didattica, visite guidate su prenotazione (tel. 0884-587838).

 

LECCE

CASTELLO CARLO V

Via XXV Luglio, 32, 73100 Lecce, tel. 0832-244845

Cenni storico-artistici. Progettato dall'architetto Giovan Giacomo dell'Acaya, il castello fu iniziato nel 1539 per volere di Carlo V, sui resti di un castello preesistente di epoca medioevale. Presenta una pianta trapezoidale, 2 torri inglobate nella ricostruzione cinquecentesca e un mastio con sala quadrata, volta ogivale al piano nobilw e una cappella dedicata a S.Francesco di Paola, nel vano inferiore, con altare in tipico stile barocco leccese. L'amministrazione comunale ha qui creato, dal 1983, un centro di attività culturali e, in attesa di lavori di restauro, ha aperto al pubblico cappelle, sale e cortili.

Condizioni di visitabilità. Visitabile solo in occasione delle manifestazioni culturali che vi vengono organizzate. Ingresso gratuito. Per informazioni, tel. 0832-331269 e 0832-244845.

Servizi offerti. Biblioteca e archivio storico, mostre varie a roteazione.

 

LAGOPESOLE (PZ)

CASTELLO DI FEDERICO II

Via Castello, 185020 Lagopesole (PZ), tel. 0971-86194

Ubicazione. Distanza da Potenza km. 30; autostrada A 3 PZ-SA, uscita Potenza, poi SS 93.

Cenni storico-artistici. Edificato da Federico II di Svevia nel secolo XIII, sulle rovine di un castrum romano, prima, e di una domus imperiale, poi, fu proprietà degli Angioini fino al 1431, quando Carlo V d'Angiò lo regalò ad Andrea D'Oria, alla cui famiglia rimase fino al 1969. Ubicato su un'altura, circondato da una riserva naturale boschiva, è ora proprietà del demanio statale, che sta ultimando lavori di restauro per riportare il complesso allo stato dell'epoca federiciana. Da notare, la struttura originaria del '200, la torre federiciana, il collegamento che collega le tre ali federiciane a, all'interno, austeri ambienti con bei camini che risalgono all'epoca dei D'Oria. Sarà sede di un Centro studi federiciani, di un Centro operativo forestale e di un Museo.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, orario estivo 9,30-13,00/16,00-19,00, orario invernale 9,30-13/15,00-17,00.

Servizi offerti. Punto di ristoro, visite guidate, mostre, concerti e conferenze.

 

MELFI (PZ)

CASTELLO REALE

Via Normanni, 85025 Melfi (PZ), tel. 0972-238726

Ubicazione. Distanza da Potenza km. 61; SS 93.

Cenni storico-artistici. In posizione dominante, il maestosa castello quadrato con torri poligonali fu edificato dai Normanni, rimaneggiato da Federico II che qui promulgò le famose Costitutiones Regni, nel 1231, rifatto da Carlo I d'Angiò e manomesso nel secolo XVI. Nella cappella, grande Crocefissione di scuola fiamminga (1589). Al piano terra ha sede il Museo statale, che raccoglie materiale archeologico rinvenuto nelle necropoli del Vulture Molfese (III-VIII secolo) e un pregevole sarcofago in marmo di epoca adrianea, collocato nella torre dell'orologio.

Condizioni di visitabilità. Visitabile solo il Museo, tutti i giorni - festivi inclusi - ore 9,00-19,00. Per orario estivo, tel. 0972-238726. Ingresso £. 4000, gratuito per minorenni, ultrasessantenni e gruppi scolastici accompagnati e con lettera del preside.

Servizi offerti. Visite guidate su richiesta alla Pro Loco (tel. 0972-236558).

 

COSENZA

CASTELLO REALE

Località Rione Porta Piana, 97100 Cosenza

Cenni storico-artistici. Struttura fortificata, di origine normanna, ampliata da Federico II e da lui trasformata in residenza regia. Rimaneggiato, in seguito, da Carlo I d'Angiò, fu adibita nel secolo XVIII a sede vescovile. Ubicata sulla sommità del colle Pancrazio, offre un bellissimo panorama sulla città di Cosenza. Si può visitare la torre ottagonale federiciana, con soffitti a volte e camini.

Condizioni di visitabilità. Visitabile previa richiesta al Museo civico (tel. 0984-813324). Ingresso gratuito.

 

ROSETO CAPO SPULICO (CS)

CASTRUM PAETRI

87075 Roseto Capo Spulico (CS)

Ubicazione. Da Cosenza e da Taranto 100 km. SS 106; Autostrada del Sole, casello di Frascineto km. 30.

Cenni storico-artistici. Scenografico complesso fortificato medioevale, edificato su una scogliera a picco sul Mare Jonio, composto da tre torri poliformi affiancate, collegate da corpi più bassi e cinto da mura merlate che racchiudono un cortile. Edificato da Federico II nel secolo XII, fu modificato dagli Angioini che aggiunsero alla struttura difensiva elementi propri di una residenza signorile. Da notare, all'interno, i saloni del piano terra con soffitti a volte e una grande sala al primo piano con monumentale camino e loggia a mare. Il castello, attualmente oggetto di complessi lavori di restauro, sarà destinato a sede di attività sociali e culturali.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, da lunedì a venerdì, ore 10,00-12,00, previa richiesta alla Effecci Immobiliare, tel. 0981-913634.

 

CROTONE

CASTELLO CARLO V

Piazza Castello, 88074 Crotone, tel. 0962-902031

Ubicazione. Distanza da Catanzaro km. 69; SS 106.

Cenni storico-artistici. Castello medioevale, fortificato nel periodo angioino e aragonese e ampliato al tempo di Carlo V dagli architetti militari Giacomo dell'Acaja e Ambrogio Attendolo e, nel '700, da Giacomo Renaldieno. La torre cilindrica ospita, dal 1987, un Museo civico medioevale (armi, araldica...), sale per convegni e spazio teatrale.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, tutti i giorni, escluso sabato e domenica, ore 9,00-13,00/15,00-19,00. Ingresso gratuito.

 

PALERMO

PALAZZO DEI NORMANNI

Piazza della Vittoria, 90134 Palermo, tel. 091-6561111

Cenni storico-artistici. Il palazzo, nato come recinto turrito difensivo ad opera degli Arabi nel IX secolo, fu ingrandito dai Normanni che lo fecero decorare da artisti arabo-bizantini e lo trasformarono in una sontuosa Reggia. Ristrutturato in età sveva e modificato ancora durante il vice Regno spagnolo: facciata e cortili del 1616. Dell'originaria struttura sono rimaste la Torre Pisana o di S.Ninza, la splendica Cappella Palatina fondata da Ruggero II (1132) e dedicata a S.Pietro e gli appartamenti reali (sala del Parlamento o d'Ercole e sala di Re Ruggero), Attualmente è sede del Parlamento Siciliano.

Condizioni di visitabilità. Cappella Palatina visitabile nei giorni feriali ore 9,00-12,00/15,00-17,00. Ingresso gratuito. Appartamenti reali visitabili previa richiesta al sr. Mellina, tel. 091-6561111 (orario d'ufficio) con ingresso gratuito.

 

PALERMO

PARCO DELLA REAL FAVORITA

Viale duca degli Abruzzi, tra il Monte Pellegrino e la contrada di Pallavicino, 90146 Palermo

Cenni storico-artistici. Realizzato alle pendici del Monte Pellegrino dal Re Ferdinando IV di Borbone a partire dal 1799, il parco fu destinato anche a luogo di esperimenti agricoli e riserva di caccia. Fra ombrosi viali di olmi, lecci e platani si possono ammirare esedre, spiazzi con sedili, fontane e statue. Vicino all'ingresso, la caratteristica Palazzina Cinese, attualmente chiusa per restauri.

Condizioni di visitabilità. Parco aperto al pubblico.

 

PALERMO

REALE ORTO BOTANICO

Via Lincoln. 90133 Palermo, tel. 091-6161493 e 091-616540, fax 091-6176089

Cenni storico-artistici. Uno dei maggiori giardini botanici d'Europa, aperto nel 1795 per volere del governo del Regno delle Due Sicilie, su progetto dell'architetto Leòn Dufourny. Su un'area di oltre 10 ettari di terreno sono stati realizzati edifici monumentalim (il Ginnasio, il Calidario, il Tepidario...) e sono coltivati esemplari botanici di tutto il mondo in vaso e in piena aria. Da ammirare, sopratutto, il boschetto europeo, il giardino coloniale e il giardino d'inverno.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, nei giorni feriali ore 9,00-13,00. Martedì e giovedì l'apertura si protrae fino alle ore 17 (nel periodo estivo fino alle 18). Il pubblico potrà essere ammesso anche negli orari pomeridiani dei restanti giorni in funzione di progetti speciali, variabili di anno in anno. L'ingresso è gratuito.

 

CATANIA

REALE ORTO BOTANICO

Via Longo 19, 95125 Catania, tel. 095-4309012, 095-2551120 e 095-441209

Cenni storico-artistici. Realizzato dal governo del Regno delle Due Sicilie nel 1858, il giardinofu diretto fino al 1892 da Francesco Tornabene, appassionato botanico. I danni subiti durante l'ultimo conflitto mondiale determinarono un periodo di difficoltà per il complesso, che, però, oggi è riuscito a recuperare pienamente le sue funzioni. E' costituito da un Orto generale, che raccoglie sopratutto piante esotiche, e da un Orto Siculo, che è destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutto l'anno, dal lunedì al sabato, ore 9,00-13,00, e nei giorni festivi solo in occasione di particolari manifestazioni.

Servizi offerti. Visite guidate, previa prenotazione.

 

MILAZZO (ME)

CASTELLO REALE

98057 Milazzo (ME), tel. 090-9221291

Ubicazione. Distante da Messina km. 21; SS 113 oppure autostrada A 20, uscita Milazzo.

Cenni storico-artistici. Architettura militare di origine normanna, ampliato da Federico II nel secolo XIII e completato durante il vece Regno spagnolo. Il castello presenta due cinte murarie con inseriti un portale trecentesco in forme gotiche e uno a ogiva con torri laterali del secolo XV: All'interno delle mura, il Duomo vecchi di forme rinascimentali, costruito all'inizio del XVII secolo. Fu sede della tenace e sfortunata resistenza e del contrattacco delle truppe del Regno delle Due Sicilie, guidate dal colonnello Beneventano del Bosco, nel 1860.

Condizioni di visitabilità. Visitabile tutti i giorni, escluso lunedì, dal 1° marzo al 30 settembre, ore 10,00-12,00/15,00-17,00; dal 1° ottobre al 28 febbraio, ore 9,00-12/14,30-15,30. Ingresso gratuito.

 

SIRACUSA

CASTELLO MANIACE

Piazza Federico di Svevia, 96100 Siracusa

Cenni storico-artistici. Ubicato sulla punta estrema dell'isolotto di Ortigia, deve il suo nome al generale bizantino Giorgio Maniace che riconquistò per breve tempo Siracura (1308). Costruito da Federico II nella prima metà del secolo XIII, fu più volte rimaneggiato nel tempo. Presenta una struttura quadrata con torrioni scalari agli angoli, sul lato d'ingresso un bel portale marmoreo di gusto gotico e nella cortina una elegante trifora. All'interno, volte a crociera del salone principale. E' sede del distretto militare di Siracusa.

Condizioni di visitabilità. In fase di restauro, è vistabile facendo richiesta alla Soprintendenza ai beni architettonici e ambientali (tel. 0931-481111) con preavviso di almeno una settimana.

L'itinerario verrà ampliato e aggiornato con altre schede.

 


Mezzogiorno e Sicilia: una "rete" per i musei della civiltà contadina  

museo.jpg (7558 byte)

Costruire e promuovere una "rete" di Musei della civiltà contadina? L'idea è bella e assai stimolante. La Feder Mediterraneo l'ha lanciata e il seme ha subito trovato terreno assai fertile. Poco conosciuti, dispersi su vasti territori, non sostenuti se non dalla buona volontà dei loro ideatori, i musei che testimoniano l'importanza della tradizione e della cultura rurale rischiano l'eterna emarginazione. Di qui l'idea di collegarli fra loro, "ospitarli" sul sito Internet e farne uno dei punti di forza dell'offerta turistica del Sud Italia. Qui di seguito le schede essenziali dei musei censiti in Campania, Basso Lazio, Molise, Abruzzo, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.

Guardia dei Lombardi (Av) - Museo della tecnologia, della cultura e della civiltà contadina, via SS.Trinità, tel. 0827-41021 (Centro Cultura). Istituito nel 1981, raccoglie una documentazione sulla civiltà contadina. Sono esposti carri, aratri e attrezzi agricoli e una mostra fotografica sul centro storico di Guardia dei Lombardi.

Montefalcone di Val Fortore (Bn) - Museo della civiltà contadina nell'area del Fortore, rione S.Marco, tel. 0824-969315. Sono riuniti attrezzi agricoli (alcuni risalenti ai secoli XVII, XVIII e XIX) divisi secondo l'utilizzo stagionale, oggetti di artigianato rulale e un torchio doppio da vino e da olio del '700, che documentano la civiltà rurale della Val Fortore.

S.Tammaro (Ce) - Museo dell'agricoltura meridionale, c/o Real Sito Borbonico di Carditello, tel. 0823-793024 (Consorzio di bonifica del Basso Volturno). Aperto nel 1978, il museo raccoglie macchine agricole, utensili, suppellettili che documentano aspetti della civiltà agricola meridionale.

Camerota (Sa) - Collezione privata di attrezzi e utensili contadini, fraz. Licusati, c/o frantoio di Saturno, via Marabini, tel. 0974-937192. Ha sede presso un antico frantoio restaurato e comprende oggetti della civiltà contadina, molti dei quali legati ai cicli produttivi del formaggio e dei tessuti e alla coltivazione della terra.

Moio della Civitella (Sa) - Museo della civiltà contadina, fraz. Pellare, c/o Convento di S.Francesco, via Municipio, tel. 0974-66118 (Comune). Si articola in 9 sezioni: cerealicola, tessile, pesi e misure, vinicola, olivicola, vita domestica, storico-religiosa, calzature e falagnameria. Tra i molti oggetti esposti, sono conservati un torchio del '600 e una macina in pietra per le olive. Sono ricostruite, inoltre, una cantina e un'abitazione.

Montecorice (Sa) - Museo della civiltà contadina del Cilento, fraz. Ortodonico, piazza Torre, tel. 0974-824159. Nell'antico borgo mediovale, all'interno di un edificio settecentesco, il museo riunisce strumenti da lavoro usati nei cicli produttivi dell'olio, del vino e del fico (coltivazioni tradizionali dell'area cilentana). Interessante un frantoio del '600 in pietra e legno.

Morigerati (Sa) - Museo etnografico della cultura contadina, via Provinciale, tel 0974-982024. Raccoglie attrezzi e oggetti utilizzati nei cicli produttivi del lino e del grano, nella pastorizia, nella lavorazione della cera e del ferro, strumenti da lavoro del boscaiolo e del carbonaio. Inoltre, oggetti di uso quotidiano, tessuti e costumi tradizionali.

Roscigno (Sa) - Museo della civiltà contadina, Roscigno Vecchia, piazza G.Nicotera, tel. 0828-963043 (Comune) e 0828-963377 (Pro Loco). Negli ambienti settecenteschi dell'antico palazzo municipale e nella casa canonica, situati nel cuore di Roscigno Vecchia, sono conservati oggetti e strumenti da lavoro della civiltà contadina locale, relativi alla produzione e alla lavorazione di grano, vino, olio e pane.

Teggiano (Sa) - Museo della civiltà contadina, piazza S.Pietro, tel. 0975-79600 (Pro Loco). Sono esposti strumenti utilizzati nei cicli produttivi del vino e dell'olio, della lavorazione della canapa e del lino. Di particolare interesse un telaio per la lavorazione del lino del XIX secolo. Sono ricostruiti, inoltre, ambienti di lavoro artigiano e della vita domestica contadina.

Pastena (Frosinone) - Museo demoantropologico, via Porta Napoli, tel. 0776-546322. Il museo ricostruisce il ciclo della produzione dell'olio, dalla raccolta alla spremitura delle olive ed espone, inoltre, attrezzi della civiltà contadina. Interessante una pressa con le ruote originali.

Campobasso - Museo internazionale del presepio in miniatura "G. Colitti", c/o Villa Colitti, piazza Vittoria 4, tel. 0874-413672. Fondato nel 1932 da Guido Colitti, il museo ospita circa 400 esempi di presepi in miniatura provenienti da tutto il mondo. Tra quelli realizzati dallo stesso Colitti, notevole un presepe in sughero con figure in terracotta ottocentesche.

S.Pietro Avellana (Isernia) - Museo delle tradizioni popolari e dei costumi d'epoca, c/o Scuola Media, via Tratturo 63, tel. 0865-940103. Il museo ricostruisce ambienti tipici (cucina e camera da letto) e documenta i mestieri della civiltà contadina, con esposizione di attrezzi e o ggetto d'uso quotidiano. Sono presenti una collezione di bambole d'epoca e una di costumi nobiliari e molte mantelle da pastore, culle e oggetti di religiosità popolare.

Scapoli (Isernia) - Museo della zampogna, c/o centro visite del Parco nazionale d'Abruzzo, piazza Martiri di Scampoli, tel. 0865-954143 (Comune). Ubicato nel centro Del paese, il piccolo museo raccoglie zampogne di epoche diverse, italiane e di varia provenienza (soprattutto scozzesi).

Ateleta (L'Aquila) - Museo della civiltà contadina, c/o Palazzo Comunale, piazza Carolina 18, tel. 0864-65030. Il museo raccoglie una serie di attrezzi agricoli e documenti relativi ai mestieri tradizionali (falegname, calzolaio, sarto).

Avezzano (L'Acquila) - Mostra della civiltà contadina e pastorale, c/o ERSA, piazza Torlonia, tel. 0863-5021. La mostra è allestita in uno chalet in legno Del primo '900 realizzato in stile liberty. Raccoglie oggetti d'uso dei contadini e dei pastori d'Abruzzo.

Pescara - Museo delle genti d'Abruzzo, via delle Caserme 22, tel. 085-4283517. Il museo ha sede nell'edificio dell'antica fortezza del Regno delle Due Sicilie. Raccoglie materiale etnografico che ripercorre le tappe della storia dell'uomo d'Abruzzo. Vi sano, inoltre, conservati strumenti e attrezzi relativi alla vita domestica e pastorizia.

Picciano (Pescara) - Museo delle tradizioni e arti contadine, viale dei Pini, tel. 085-8285158. Inaugurato nel 1989, il museo espone circa 700 oggetti della vita contadina delle genti d'Abruzzo. Particolarmente interessante una collezione di lumi a olio dal 1300 a oggi.

Atri (Teramo) - Museo della civiltà contadina, piazza S.Pietro, tel. 085-8708414 (Comune). Il museo si suddivide in 18 sezioni, molte delle quali sono dedicate alla civiltà contadina. Vi sono conservati, fra le altre cose, costumi dell'800 e strumenti musicali d'una banda di Atri dell'inizio del 900. Una sezione documenta la vita dei minatori.

Controguerra (Teramo) - Museo della civiltà contadina in Val Vibrata, fraz. S.Giuseppe 20, tel 0861-856630. Il museo è situato in una casa colonica ristrutturata nel 1980. All'interno è esposta una raccolta d'oggetti del mondo contadino, riguardanti soprattutto la raccolta e la lavorazione della canapa. E' in allestimento presso il museo la ricostruzione del ciclo del grano e del baco da seta.

Ailano (Mt) - Museo della civiltà contadina, via Collina, tel 0835-568074 (parroco) e 0835-568208 (cooperativa). Aperto nel 1987 si trova in un antico frantoio sottostante la casa di confino di Carlo Levi, il museo raccoglie attrezzi e oggetti della cultura contadina del primo '900.

Lavello (Pz) - Museo della civiltà contadina, c/o Palazzo Comunale, via Cavour, 89, tel. 0972-80111. La mostra, aperta nel 1994, è ospitata nel duecentesco Palazzo Ducale, attuale sede del Comune. E' ricostruita una abitazione contadina dei primi annI del '900, dove sono raccolti oggetti di uso quotidiano e attrezzi agricoli.

Alberobello (Bari) - Museo dei reperti della civiltà contadina, piazza XXVII Maggio, tel. 080-721200 (Comune). Il museo è di prossima apertura, si possono - però - visitare i trulli restaurati dal Comune che contengono oggetti d'uso della civiltà contadina e di artigianato locale. Gli ambienti sono stati ricostruiti conservando l'arredio tradizionale.

Altamura (Bari) - Museo della civiltà rurale, c/o ex Carcere, piazza S.Teresa, tel 080-841044. Costituito da raccolte private acquistate dal Comune, il museo è ospitato nel vecchio Carcere (già Convento dei Teresiani). Sono esposti attrezzi delle attività agricole e pastorali, indumenti e oggetti di uso domestico.

Bitonto (Bari) - Museo delle tradizioni popolari, c/o Centro ricerche storia e arte bitontina, via Ferrante Aporti, tel. 080-8745206. Il museo è ospitato nell'atrio dell'antico convento annesso alla Chiesa di S. Francesco d'Assisi. Sono in mostra frantoi, aratri in legno, pesi e misure, pignate in creta e una casa contadina fedelmente ricostruuita.

S.Michele di Bari (Bari) - Museo della civiltà contadina "D. Bianco", piazza Caracciolo, tel. 080-8917297. E' stato fondato nel 1970 e si trova all'interno del seicentesco Castello Caracciolo. Vi sono esposti attrezzi e oggetti agricoli. Tra questi, vari tipi di aratri e attrezzi per la mietitura e la produzione della farina.

Brindisi - Museo etnico della civiltà salentina "Agrilandia Museum", presso Corpo forestale dello Stato, via Ciciriello, tel. 0831-418453. Il museo documenta i cicli di produzione dell'olio, latte, grano, vino ed espone aratri, falci, seminatrici, mulini e orci di terracotta. Vi si trovano, inoltre, opere di artisti contadini e statue lignee e in pietra realizzate dalla fondazione Marcello Agrifani.

Lattano (Brindisi) - Museo delle arti e tradizioni della Puglia, via Verdi, tel. 0831-729465 (Biblioteca Comunale). Fondato nel 1972, il museo espone oggetti della cultura materiale della civiltà contadina.

Cerignola (Foggia) - Museo etnografico cerignolano, viale Di Vittorio 70, tel. 0885-421203. Situato in un palazzo ottocentesco, il museo espone oggetti di arte sacra minore (santini, campane e figure della devozione popolare), attrezzi da lavoro e costumi della civiltà contadina.

Faeto (Foggia) - Museo etnografico, vico Valentino 1, tel. 0881-973076 (Comune). Aperto al pubblico nel 1990, il museo, situato in un antico palazzo del paese, documenta la storia delle arti e dei mestieri locali degli ultimi quattro secoli. Conserva strumenti per l'agricoltura e la pastorizia.

Manfredonia (Foggia) - Museo etnografico del Centro Studi Pugliesi a Siponto, fraz. Siponto, piazza S.Maria 2, tel. 0884-541527. Il museo, aperto nei primi anni '70, ha sede in un ex magazzino del grano ristrutturato. Molto interessante la raccolta delle voci dialettali di Puglia, incise su nastro, che raccontano parabole di vita quotidiana, testimoniata anche da attrezzi e oggetti delle arti e dei mestieri dei primi del '900.

Monte S.Angelo (Foggia) - Museo arti e tradizioni popolari del Gargani "G. Tancredi", piazza S.Francesco 15, tel. 0885-562098. Il museo occupa l'antico convento dei Francescani nel centro storico del paese e ospita materiale demologico datato tra la fine dell'800 e gli inizi del 900: attrezzi da lavoro, oreficeria artigiana e statue del culto micaelico.

Lecce - Museo provinciale delle tradizioni popolari "Abbazia di Cerrate", loc. Casalabate, via Torre Rinalda, tel. 0832-361176. Ospitato nei locali restaurati dell'Abbazia del XII secolo, il museo espone oggetti cerimoniali (santini di cartapesta) e attrezzi da lavoro della civiltà contadina.

Tuglie (Lecce) - Museo della civiltà contadina e delle tradizioni popolari, via Venturi, tel. 0833-596038. Il museo, ubicato in un palazzo seicentesco, conserva attrezzi agricoli e oggetti d'uso quotidiano della civiltà contadina dal XVII secolo fino alla seconda guerra mondiale.

Crispiano (Taranto) - Museo della civiltà contadina, c/o Masseria Lupoli, strada provinciale Orimini-Grottaglie, tel. 099-4596690. La masseria è ubicata ai piedi delle Murge Tarantine in un tipico paesaggio mediterraneo. Nel museo, in otto sale, sono raccolti oggetti e attrezzi rurali. Sono ricostruite una cucina ciontadina e una camera padronale.

Morano Calabro (Cs) - Museo di storia dell'agricoltura e della pastorizia, c/o Scuola Elementare, via Municipio, tel. 0981-31021 (Comune). Ospitato provvisoriamente nei locali della Scuola Elementare, il museo si articola in 9 sezioni e raccoglie fotografie, utensili e testi che costituiscono un'ampia documentazione sul lavoro agricolo e pastorale nell'area del Pollino calabro.

S.Giovanni in Fiore (Cs) - Museo demologico dell'economia, del lavoro e della storia sociale silana, c/o Abazia Florense, tel. 0984-70059. Sono ricostruiti 5 cicli di produzione tradizionale relativi all'agricoltura e alla pastorizia della Sila e l'arredo di una casa contadina. Il museo ospita, inoltre, una sezione di oreficeria popolare e un'esposizione di oggetti delle arti e mestieri di S.Giovanni in Fiore..

Monterosso Calabro (Vv) - Museo della civiltà contadina e artigiana, via Marconi 82, tel. 0963-326053. Situato all'interno del settecentesco palazzo patrizio Aceti Amoroso, il museo documenta le tecniche tradizionali della civiltà contadina e artigiana, il ciclo dell'olio e del grano, la tessitura, l'arte vasari, la lavorazione del legno e del ferro.

Agrigento - Museo civico (sezione antropologica S.Spirito), cortile S.Spirito, tel. 0922-590371. Ospitato presso il monastero di S.Spirito, della fine del XIII secolo, il museo raccoglie oggetti di vita contadina (aratri, setacci, attrezzi d'uso quotidiano e da lavoro). Vi sono, inoltre, una raccolta di conchichie e insetti e una mostra permanente dei costumi folckloristici.

Caltanissetta - Museo del folcklore e delle tradizioni popolari, c/o chiesa di S.Pio X, via N. Colajanni, tel. 0934-21013. Il museo espome gruppi statuari in cartapesta e gesso, usati durante i riti della Settimana Santa e risalenti al XIX secolo.

Bronte (Catania) - Museo della civiltà contadina, contrada Cunturati, c/o Masseria Lombardo, via Schelero 31, tel. 095-691635. In un'antica cartiera araba dell'XI secolo, trasformata in conceria e ora sede del museo, sono raccolte testimonianze della civiltà contadina locale, relative alle arti e ai mestieri e alla vita quotidiana.

S.Salvatore di Fitalla (Messina) - Museo siciliano delle tradizioni religiose, via Umberto I, tel. 0941-486027 (Comune). Il museo documenta i diversi aspetti della religiosità popolare ed è suddiviso in diverse sezioni tematiche: costumi delle confraternite, statuario devozionale, tradizioni magico-religiose. Si segnala una raccolta di 500 ex voto dal XVIII al XX secolo.

Savoca (Messina) - Museo del mondo contadino, c/o palazzo comunale, piazza D'Annunzio, tel 0942-761006 (Comune). Il museo, collocato in una sala del municipio, documenta aspetti della civiltà contadina attraverso la ricostruzione dei cicli produttivi e di alcuni ambienti della basa. Sono esposti oggetti e attrezzi da lavoro.

Geraci Siculo (Palermo) - Museo delle Madonie, via S.Bartolo 51, tel. 0921-643080. Il museo ricostruisce ambienti della civiltà pastorale e contadina delle Madonie. Sono esposti oggetti di uso domestico, telai, attrezzi da lavoro dei diversi mestieri. Contiene, inoltre, reperti architettonici del XVIII-XIX secolo e maschere funerarie in cera Del XVIII secolo.

Godrano (Palermo) - Museo teno-antropologico "Godranopoli", via Roccaforte 25, tel. 091-8208163. Il museo raccoglie oggetti di uso quotidiano e ricostruisce gli ambienti delle botteghe artigiane e i cicli produttivi collegati legati alle diverse attività del mondo agro-pastorale. Al primo piano è allestita una pinacoteca con dipinti di arte moderna e contemporanea.

Palermo - Museo etnografico "G. Pitrà", c/o Parco Borbonico della Favorita, tel. 091-7404890. Fondato nel 1909 dall'etnologo Giuseppe Pitrè, il museo espone una ricca raccolta etnografica sulla Sicilia. Sono conservati arredi della casa contadina, manufatti e strumenti artigianali, oggetti della vita quotidiana, testimonianze della pratica religiosa e magica, costumi, strumenti musicali e carretti siciliani.

Roccapalumba (Palermo) - Museo del territorio "F.R. Fazio", via Regina Elena 82, tel. 091-8215005. Si tratta d'una casa museo costruita verso la fine del XIX secolo, che ripropone la tipica abitazione contadina. Vi sono raccolti utensili agricoli, strumenti e manufatti artigianali, abiti tradizionali delle confraternite dei paesi limitrofi (XVIII-XX secolo).

Terrasini (Palermo) - Museo civico sezione antropologica carretto siciliano, via generale C.A. Dalla Chiesa 3, tel. 091-8685636. La sezione antropologica comprende la collezione Ventimiglia, costituita da una raccolta di carretti siciliani di diverse province e da attrezzi e oggetti legati alla vita del carrettiere. Nel 1990 è stata acquisita la collezione Badalamenti, che raccoglie strumenti per la costruzione dei carretti.

Modica (Ragusa) - Museo ibleo delle arti e tradizioni popolari "S.A. Guastalla", c/o palazzo dei Mercedari, via Mercè, tel. 0932-945081. Il museo raccoglie materiale sulla civiltà locale: sono ricostruite 15 botteghe artigiane e una grande masseria con cortile, stalla, forno e camera da letto.

Palazzolo Acreide (Siracusa) - Casa museo "A. Uccello", via N. Machiacelli 19, tel. 0931-881499. Il museo riunisce diverso materiale sulla civiltà contadina, oggetti DI uso quotidiano, attrezzi di lavoro e mobilio. Restaurata la casa contadina ricostruita all'interno del museo.

Buseto Palizzolo (Trapani) - Museo della civiltà locale, vicolo Maranzano, tel. 0923-852200. In un vecchio "baglio" (quartiere sviluppatosi attorno al castello del feudatario) sono raccolti attrezzi da lavoro, costumi e corredi, arredi della casa contadina, mezzi DI trasporto.

Calatafimi (Trapani) - Museo etno-antropologica, c.so V.Emanuele, tel 0924-951071 (Biblioteca Comunale). E' un museo sulla civiltà locale e riunisce materiale sul lavoro contadino e artigiano. Vi sono esposti attrezzi agricoli e relativi ai mestieri tradizionali.

Castelvetrano (Trapani) - Museo del vino e delle cantine Montalto Srl, contrada Latomè S.Teresa, SS 115, km. 104, tel. 0924-44060. Il museo, aperto nel 1981 e collocato all'interno d'una vecchia fattoria, ripropone la tipica cucina contadina ed espone attrezzi agricoli utilizzati per la produzione del'olio e del vino.

Gibellina (Trapani) - Museo etno-antropologico della valle del Belice, c/o Casa Gucciardi, via Vespri Siciliani, tel. 0924-67428. Si tratta di un'antica casa contadina con diversi ambienti arredati: la cucina, la stalla, la camera da letto. Vi sono riuniti attrezzi per i lavori femminili e vi è ricostruito il ciclo del grano.

Marsala (Trapani) - Enomuseum, contrada Berbaro, tel. 0923-969667. In una cantina è raccolto diverso materiale utilizzato nel ciclo produttivo del vino, dagli attrezzi agricoli agli arnesi per la costruzione delle botti. Sono conservati gli interni di una vecchia cantina, dove si trovano le riserve del Gran Marsala..


Itinerari mediterranei: dalla Baia flegrea al Ninfeo di Tiberio a Sperlonga... 

L'itinerario unisce idealmente due località legate al mito di Ulisse: Baia, sul cui lido il re di Itaca avrebbe seppellito il compagno Baios, morto durante il viaggio, e Sperlonga, al cospetto del monte Circeo, individuato come l'isola della maga circe presso cui l'eroe omerico si sarebbe trattenuto a lungo. La leggenda trova riscontro in due gruppi statuari. Il primo, appartenente al Ninfeo di Claudio, presso Punta Epitaffio, a Baia, raffigura Ulisse e un compagno nell'atto di porgere vino a Polifemo per inebriarlo. Il secondo, proveniente dalla grotta di Tiberio, è presentato nel Museo archeologico di Sperlonga, e viene definito "l'Odissea di marmo". Sono state ricostruie le scene raffiguranti l'accecamento di Polifemo e l'assalto di Scilla alla nave di Ulisse. Esso si snoda lungo il tracciato delle antiche vie Domitiana, Appia e Flacca, nelle province di Napoli, Caserta e Latina:  dai Campi Flegrei al Sud Pontino. Offre innumerevoli spunti di interesse storico, archeologico, geografico e ambientale. Può essere variamente articolato, in base al         tempo a disposizione: mezza giornata o una giornata intera.

                  Ulisse (Sperlonga)

Lago d'Averno: mito e storia - Detto anche Cannito, è l'unico lago d'acqua dolce dei Campi Flegrei, formatosi in un cratere vulcanico nato da un'eruzione avvenuta circa 5.000 anni fa. Esteso 55 ettari e profondo 34 metri, è collegato al mare mediante un canale emissario fatto scavare nel 1855 da Ferdinando II di Borbone nell'ambito di un imponente programma di bonifica e rilancio. La mitologia greca (ripresa da Virgilio nel VI libro dell'Eneide) vi individuò una delle porte dell'Ade. In precedenza, Omero aveva scritto che Ulisse sarebbe passato attraverso l'Averno per recarsi nell'Aldilà al fine di cercarvi Tiresia. Insieme al lago Lucrino, a esso collegato, nella seconda metà del I secolo a.C., fu sede del Portus Julius, realizzato da Marco Vipsanio Agrippa per conto di Ottaviano per ospitarvi la flotta da guerra allestita per sconfiggere Gneo Pompeo. E' delimitato verso sud ovest dal Monte Nuovo, nato dall'eruzione del 1538: il cratere vulcanico più giovane d'Europa. Nerone vi fece iniziare i lavori (progettati e diretti dagli architetti Severino e Celere) di un canale navigabile che avrebbe dovuto collegare Puteoli con Roma. Sul lago si affacciano le imboccature della grotta di Cocceio (che collegava il porto realizzato da Agrippa con quello di Cuma) e la cosidetta grotta della Sibilla (in realtà, un camminamento militare che metteva in comunicazione l'Averno con il Lucrino). Sulle sponde, i resti del cosidetto tempio di Apollo (si tratta, invece, di una grande aula termale di epoca adrianea). Sullo sfondo, nel golfo di Pozzuoli, il promontorio su cui sorge il castello aragonese di Baia, sede del museo archeologico dei Campi Flegrei in cui è esposto il gruppo marmoreo dell'accecamento di Polifemo da parte di Ulisse rinvenuto nel Ninfeo di Claudio, sul fondo del mare dinanzi alla Punta dell'Epitaffio.

Cuma: la Magna Graecia - Prima colonia greca dell'Occidente mediterraneo, fondata dagli Euboici nell'VIII secolo a.C.: fu capitale di uno stato il cui territorio andava dalla foce del Volturno a nord alla Penisola Sorrentina a sud. Resistette agli attacchi etruschi per terra (Licola, 524 a.c.) e sul mare (Cuma, 474 a.C.), ma dovette cedere ai Sanniti (421 a.C.) e ai Romani che ne fecero un municipio che conservò per secoli lingua e cultura greche. Contesa fra Goti e Bizantini nel VI secolo d.C., fu occupata dagli Arabi nel 915 e distrutta da Napoletani e Aversani nel 1207. Sede del culto di Apollo sin dai tempi più antichi, legò il suo nome al mito della Sibilla, ripreso e rilanciato da Virgilio nel VI libro dell'Eneide.

Golfo di Gaeta - L'itinerario si sviluppa lungo il golfo di Gaeta, vasta insenatura del mar Tirreno, ripartita fra il Lazio, nella sezione settentrionale, e la Campania, in quella meridionale. Il golfo è limitato a nord dal promontorio del Monte Circeo e a sud dal Capo Miseno. Lo fronteggiano le Isole Pontine. Le coste laziali sono in più punti alte e frastagliate, per l'avvicinarsi al mare dei Monti Aurunci e dei Monti Ausoni. Vi sorgono varie e importanti città, a cominciare dall'omonima Gaeta, quindi Terracina, notevole centro portuale già in epoca romana, Formia, Scauri e Minturno, in provincia di Latina. Vi sfocia il fiume Garigliano. Le coste campane del golfo, un tempo paludose e successivamente bonificate, sono generalmente basse. Vi si affaccia la vasta e fertile pianura della Terra di Lavoro, attraversata dal fiume Volturno, che qui sfocia a mare. In provincia di Caserta, si incontrano i centri abitati di Castelvolturno, Mondragone, Cellole e Sessa Aurunca. In provincia di Napoli: Lago Patria, Varcaturo e Licola.

Bonifica del bacino inferiore del Volturno -  La bonifica del bacino inferiore del Volturno, infestato dalle paludi, iniziò nel XVII secolo per volontà del Vice Re spagnolo Fernando Ruiz de Castro, Conte di Lemos, sotto la direzione dell'architetto Giulio Cesare Fontana ed ebbe un impulso decisivo nella prima metà del XIX secolo da parte del Re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone, che affidò la progettazione e il coordinamento dei lavori all'ing. Giacomo Savarese. Ulteriori opere sono state realizzate nella prima metà del XX secolo per iniziativa dell'Opera Nazionale per i Combattenti. Oggi le opere di bonifica sono affidate al Consorzio generale di bonifica per il bacino inferiore del Volturno, con sede a Caserta.  Grazie alla bonifica, tutta la fascia compresa fra i Campi Flegrei e il Monte Massico (per una larghezza di 22 miglia, dall'Appia fino al mare, per una superficie di 240 miglia quadrate) potette essere recuperata agli usi agricoli e produttivi. A determinare l'impaludamento erano stati tutti i corsi d'acqua che lo attraversavano senza argini e senza regole: il Clanio, la Regia Agnena, il torrente Savone e altri corpi idrici minori. Il 13 agosto 1839 fu firmato il decreto reale che dava il via  all'imponente bonifica finanziata con i contributi raccolti fra i proprietari delle terre, i Comuni e le Province interessati. La tesoreria del Regno anticipò 50.000 ducati annui. I lavori andarono avanti senza sosta, anche durante i moti del 1848. In quell'occasione, Ferdinando II donò alla provincia di Terra di Lavoro la tenuta reale del Pizzone, estesa 1.000 moggia e capace di una rendita annua di 6.000 ducati. Nel 1851 si ebbe una straordonaria inondazione e molte fra le opere reaòizzate vennero compromesse: il Governo napoletano stanziò altri 34.000 ducati e i danni vennero riparati.  Questo il bilancio finale di quell'opera memorabile: 53 miglia quadrate di paludi bonificate e restituite al lavoro agricolo; 100 miglia di canali di bonifica realizzati, muniti di argini e controfossi; 150.000 alberi posti a dimora lungo i canali; 70 miglia di strade costruite ("decorate da punti in fabbrica e da altri 120.000 alberi")  attraversavano la campagna in tutti i sensi fra Napoli e Mondragone. L'ing. Savarese, a conclusione del suo lavoro, nel 1856, scrisse: "Le campagne, altre volte deserte, si ricoprono di abitazioni rurali. Gli abitati, composti altre volte da meschine capanne, assumono l'aspetto di villaggi e grosse borgate. Le popolazioni, deposto l'aspetto malsano e malaticcio che costituiva il tipo degli abitanti del Mazzone, riprendono le forme atletiche comuni degli abitanti della Campania. Infine, per le gratuite distribuzioni di terre comandate dal Re, il ruolo dei proprietari fondiari si è aumentato di 1.314 nomi e l'agiatezza e l'attività sono succedute all'ozio e alla miseria".

Lago Patria, Literna Palus - Laguna salmastra a forma di cuore con un perimetro di 6,5 km. e una superficie di 188 ettari e una profondità massima di un paio di metri. E' la Literna Palus degli antichi, così detta perché sulle sue rive, e precisamente a sud ovest, alla foce dell'antico fiume Clanis, che in questo tratto si chiamava Liternus, sorgeva la città di Liternum. Successivamente, con la bonifica del bacino inferiore del Volturno, il corso d'acqua è stato spostato 12 km. più a nord, con la canalizzazione dei Regi Lagni. Il nome del lago, secondo alcuni, dovrebbe essere ricollegato all'scrizione fatta apporre da Publio Cornelio Scipione l'Africano e riferita da Valerio Massimo: "Ingrata patria, non avrai mai le mie ossa".

Liternum, la tomba di Scipione - Sorto presso la sponda meridionale della Literna Palus, era un piccolo e povero abitato quando, dopo la seconda guerra punica, per fortificare il litorale campano, vi fu dedotta una delle più antiche colonie (194 a.C.) della regione. Aveva il rango di Colonia maritima civium. Deve la sua celebrità a Publio Cornelio Scipione l'Africano, il vincitore di Annibale, che vi si ritirò disgustato dalle accuse e dal processo che gli avevano intentato i suoi nemici. Abitò in una modesta e austera villa (Seneca, Epistolae 86), dove morì nel 183 a.C. circa.. La città, ricordata anche da Cicerone, decadde per l'isolamento rispetto alle vie di comunicazione e per l'impaludamento della fascia costiera. Ebbe una breve rifioritura all'epoca dell'apertura della Via Domitiana (95 d.C.), ma si trattò del classico canto del cigno.

Foce Volturno - Fu sede della colonia Vulturnum, istituita parallelamente a quella di Liternum, nel 194 a.C.,  sul luogo dove l'esercito romano aveva avuto il suo accampamento durante l'assedio di Capua, nei pressi della costa in cui il fiume di riversa nel Mar Tirreno. Il Volturno scorre nel Molise e in Campania per 175 km. ed ha un bacino idrografico di 5.455 kmq: è il fiume più importante, più lungo e con il bacino più esteso dell'Italia meridionale. Il suo regime è caratterizzato da magre estive e da piene autunnali e primaverili. Ha origine a 548 m. di altezza, sulle pendici del Monte Rocchetta, nel massiccio delle Mainarde, nell'Appennino Abruzzese. Scorre per 45 km. nel Molise, poi, con andamento prevalente verso sud, entra in Campania, dove è raggiunto dal suo principale affluente, il Calore (108 km.). Bagna Capua, in provincia di Caserta, attraversa un'ampia pianura oggi bonificata e assai fiorente di colture, la Terra di Lavoro, e sfocia con un piccolo delta nel golfo di Gaeta. Il 2 ottobre 1860 si svolse sulle rive del Volturno, fra Capua e i Ponti della Valle, lo scontro decisivo della spedizione guidata da Garibaldi che portò alla fine del Regno delle Due Sicilie.

Sinuessa, città del golfo - L'abitato dell'attuale città di Mondragone, esteso notevolmente lungo la via Domiziana, si trova a non molta distanza dal luogo ove sorgeva Sinuessa, l'ultima città della costa tirrenica toccata dalla antica Via Appia e che, secondo Strabone, si chiamò così per il fatto di trovarsi in fondo al golfo (sinus) di Gaeta. Non è certo se la località fosse abitata allorchè, nel 295-94 a.C., i Romani vi dedussero una colonia. Per la posizione sull'Appia e per le sue terme, raggiunse in breve una notevole importanza. Nel 217 a.C. il suo territorio fu devastato da Annibale. Il poeta Orazio incontrò, a Sinuessa, Virgilio e del fatto parla nella descrizione del suo viaggio a Brindisi, nel primo libro delle "Satire". Accolse, poi, una seconda colonia, ma rimase sempre allo stato di città municipale ordinaria, come ultimo centro del Latium adiectum. Non si sa quando fu distrutta. Non lontano sorse, nel Medio Evo, Mondragone, con una rocca sul vicino Monte Petrino (m. 412), ultima propaggine a sud del Massico. Agli inizi del XV secolo fu, per breve tempo, feudo di Jacopo Sannazzaro, avo del poeta omonimo, cui fu donato dal Re di Napoli Ladislao di Durazzo.

Foce Garigliano - Il Liri-Garigliano (lunghezza 158 km. e bacino idrografico di 5.020 kmq.) nasce, con il nome di Liri, in Abruzzo alle pendici medio-orientali dei monti Simbruini (vetta massina 2.014 m.) e scorre fra il Lazio e la Campania, segnando il confine tra le due regioni. Il suo regime, che dipende dalle precipitazioni, è caratterizzato da magre estive e piene primaverili e autunnali. In pianura è raggiunto dal Sacco (87 km.), suo principale affluente di sinistra, e, quindi, dal Gari. Dopo questa confluenza assume effettivamente il nome di Garigliano. Le sue acque sono utilizzate per alimentare varie centrali idroelettriche.

Ponte borbonico "Real Ferdinando" - Al lato dei 2 ponti moderni che congiungono la riva campana con quella laziale del Garigliano è visibile il pregevole ponte borbonico, detto "Real Ferdinando", di recente restaurato dall'Ente Nazionale per le Strade (ex ANAS): si tratta del primo esempio di ponte sorretto da catene realizzato in Italia. Lo progettò, su incarico del Re delle Due Sicilie Francesco I di Borbone, l'ingegnere Luigi Giura nel 1828 e fu inaugurato nel 1832 alla presenza del nuovo Re Ferdinando II. Fu parzialmente distrutto del 1943 dalle truppe tedesche in ritirata. Tutti i ponti costruiti precedentemente erano crollati.  A cominciare dai 3 costruiti in epoca romana: il ponte di Cicerone, il ponte delle Mole e quello che la tradizione popolare definiva Ponte Rutto. In età moderna avevano seguito la stessa sorte il ponte degli Aragonesi e il ponte del vice Re spagnolo Duca d'Alba. Nei periodi intermedi, tra la caduta di un ponte e la costruzione del successivo,  le due sponde del fiume, all'altezza dell'Appia, erano unite da una "scafa". Tra il 1788 e il 1823 ben 10 progetti vennero messi a punto per risolvere il problema dell'attraversamento del Garigliano con ponti in legno, in ferro e in fabbrica all'altezza della strada regia, ma l'epilogo era stato sempre lo stesso: i progetti avevano dovuto essere accantonati, spesso a lavori già iniziati. Il Garigliano, corso d'acqua a carattere alluvionale, era un fiume veramente difficile.  La rivoluzione industriale, però, offrì gli strumenti per riuscire in quella quasi impossibile impresa. Già nel XVII secolo l'italiano Fausto Veranzio aveva intuito la possibilità di costruire un ponte sospeso a catene di ferro e ne aveva disegnato anche un prototipo, ma a quell'epoca i metalli non davano sufficienti garanzie  di sicurezza. Dopo alcune realizzazioni negli USA e in Inghilterra, è il Regno delle Due Sicilie a cimentarsi nell'impresa: 4 colonne di architettura egizia s'innalzano sulle sponde del Garigliano e sorreggono 4 fasci di catene disposti in 2 piani verticali e paralleli, in modo da formare un arco rovescio con la corda di circa 80 m. e con la freccia di circa 5,20 m.. Sono i cosidetti rami di sospensione che attraverso i rami di ritenuta vanno a conficcarsi sottoterra, a una profondità di 10 m.; 108  aste di ferro pendono dalle catene di sospensione e sorreggono il tavolato del ponte lungo 74 m. e largo 5,72 m., diviso in 3 segmenti di cui il mediano è riservato alle vetture e i laterali, rialzati, ai pedoni.  A guardia del ponte, 4 sfingi vigilano sulle piazzette di accesso.

Minturnae: fra ausoni e romani -  Presso la foce del Garigliano sorgeva l'antica Minturnae. E' ancora visibile, sulla sinistra della strada, la serie degli archi di un acquedotto della prima metà del I secolo d.C., che, lungo 5 km, portava l'acqua dalla sorgente in località Capodacqua alla città, verso la quale si dirige un secondo tratto a destra. Oltrepassato a sinistra un cimitero di guerra inglese, si incontrano gli avanzi dell'antico centro urbano, con i ruderi risalenti agli Ausoni e quelli d'epoca romana. Tra questi ultimi spicca il grandioso teatro, presso cui è stato allestito un interessante Antiquarium.  Alleata con i Sanniti nella guerra contro Roma, la prima Minturnae fu distrutta insieme a Vescia e Ausona nella guerra romano-latina. Nel 296 a.C. vi fu dedotta una colonia e la città, attraversata dalla via Appia e dotata di un porto fluviale presso la foce del Garigliano, si accreditò come uno dei principali centri commerciali fra Lazio e Campania. Nell'88 vi si rifuggiò Gaio Mario, fuggito da Roma dopo la proscrizione di Silla: fu condannato a morte dai magistrati cittadini, ma lo schiavo cimbro incaricato di ucciderlo ("Oserai tu uccidere vincitore della tua gente?") non ebbe il coraggio di eseguire la sentenza e Gaio Mario potette imbarcarsi per l'Africa. La città ebbe nuovi coloni da Cesare e Augusto. Ma un progressivo impaludamento rese i luoghi inabitabili e il territorio si spopolò. Gli edifici furono spogliati delle loro decorazioni marmoree, alcune delle quali furono utilizzate per il Duomo di Gaeta. Gli scavi archeologici furono iniziati, per concessione del Re delle Due Sicilie Ferdinando I, dal marescallo Laval Nugent nel 1817: molti reperti, in seguito a complicate peripezie, furono trasferiti al Museo di Zagabria, dove tuttora si trovano. Si riprese a scavare nella prima metà del XX secolo: le statue rinvenute sono sparse fra i Musei di Napoli e Philadelphia , oltre che nell'Antiquarium locale. Dell'antica città ausone resta il tracciato quadrangolare delle mura in opera poligonale con i resti delle torri angolari. La città romana si sviluppò a ovest con una propria cinta muraria: di questa zona sono noti il teatro, affacciato nel foro a sud della via Appia, e l'acquedotto. Il teatro (lungo 78 metri, profondo 50 e con un raggio di 39,5) fu realizzato in opera reticolata e successivamente restaurato in opera laterizia. Si compone di una cavea con le gradinate per gli spettatori, della scena sopraelevata e dell'orchestra, situata fra le gradinate e la scena. Sono visibili i resti del Macellum (mercato di generi alimentari), delle terme e dei fori di età repubblicana e imperiale.

L'Appia: "Regina viarum". La visita agli scavi di Minturnae consente di vedere (e di percorrere) un discreto tratto dell'antica via Appia, straordinariamente conservato. Si tratta della più antica via romana e della più importante strada dell'Italia meridionale, con il suo lungo percorso da Roma fino a Brindisi, considerata già nell'antichità come la Regina viarum. Fu incominciata nekl 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco, il quale, rettificata una via preesistente fra Roma e i Colli Albani, la tracciò con un piano battuto e massicciato fino a Capua. Di qui fu prolungata dopo il 268 fino a Benevento. Poi, verso il 190, fino a Venosa e, più tardi, fino a Taranto e Brindisi, dove due colonne di marmo cipollino - una ancora in piedi e l'altra conservata in parte - segnavano il limite estremo di questa via. I lavori di pavimentazione in blocchi di tufo comimciarono nel 258 per opera dei fratelli Ogulnii e continuarono, successivamente, fino a Capua (191) con blocchi poligonali di lava basaltica. Fu restaurata e abbellita da vari consoli e imperatori, fra i quali Traiano, che rettificò il tracciato dell'Appia presso Terracina, tagliando, per evitare un faticoso dislivello, un grande sperone di roccia che impediva il passaggio presso il mare. A questa via soprintendeva un magistrato particolare, istituito da Giulio Cesare. Uscendo da Roma dalle mura severiane per porta Capena e dalle mura aureliane attraverso la porta Appia, la via era per un lungo tratto fiancheggiata da magnifici monumenti funebri, in gran parte ancora esistenti e identificati, fra i quali la tomba di Cecilia Metella. A Benevento si ebbe la biforcazione dell'Appia antica con la nuova via costruita da Traiano, in onore del quale sul luogo della biforcazione sorse il magnifico arco trionfale ancora conservato.  La via Appia Traiana seguiva un percorso quasi parallelo alla prima per raggiungere direttamente Bari e Brindisi. Sulla via Appia convergevano o da essa si dipartivano altre strade minori. A Terracina si univa a essa la via Severiana, da da Ostia seguiva il litorale per Anzio, Astura e Circei. A Capua la raggiungeva la via Latina e altre vie locali provenienti da Lucrino, Cuma e Napoli. Dopo Sinuessa, si staccava dall'Appia la via Domitiana. Aveva stazioni con alloggio e cambio cavalli ogni 8 o 9 miglia nei luoghi meno popolati. Queste stazioni sono segnate, in genere, nella Tabula Pentigeriana e in altri itineraria. Orazio descrive argutamente il suo viaggio sull'Appia, da Roma a Brindisi, nelle Satire,

Formia - Per la particolare ubicazione geografica sul versante nord del golfo di Gaeta (Formianus sinus) e per le caratteristiche del sito, alcune fonti erudite (Strabone, Festo) ne fecero derivare il nome dal greco hormai, cioè ormeggio. Di probabile origine aurunca, nel V secolo a.C. fu occupata dai Volsci che, attraverso la valle del Liri, si stanziarono nel Lazio meridionale. Nel 338 a.C. fu istituita in municipio romano. Esclusivo centro di soggiorno estivo sin da tarda età repubblicana, fu prediletta da aristocratici e uomini politici del tempo: vi ebbero ville Cicerone, Mamurra e Pompeo. Sede vescovile nel VI secolo d.C., fu distrutta dai Saraceni nel IX secolo. La città era divisa in due dalla Via Appia. L'acropoli era nella zona alta (oggi Castellone), mentre l'abitato si sviluppava verso il mare che presentava residenze prestigiose dotate di peschiere e spesso anche di approdo.

Gaeta: porta del Regno - Per secoli baluardo settentrionale del Regno fondato da Ruggero II d'Altavilla che riuniva l'Italia centro-meridionale e la Sicilia, è una storica città che si estende sul promontorio del Monte Orlando, che divide in due l'ampio golfo cui Gaeta da il nome. Secondo Virgilio, il toponimo deriverebbe da Cajeta, la leggendaria nutrice di Enea. Apprezzato luogo di villeggiatura già in epoca romana, subì  dal Medio Evo ben quattro assedi: l'ultimo dei quali, il 13 febbraio 1861, portò alla conclusione della quasi millenaria esperienza statale del Regno delle Due Sicilie. Da Gaeta partì per l'esilio romano l'ultimo Re, Francesco II. L'abitato è costituito da tre nuclei: il quartiere medio evale, raccolto intorno al castello, con vie tortuose e case che risalgono al XII e XIII secolo; quello di Porto Salvo, quartiere di pescatori e contadini oggi fuso con Formia e, il più moderno, Sèrapo, che si allunga con un'ampia spiaggia sulla costa settentrionale del promontorio. Il Duomo, in stile romanico-gotico, ma con aggiunte moresche e più volte rimaneggiato, spicca nel nucleo medio evale. Fu consacrato nel 1106 e include una torre campanaria del XII-XIII secolo. Il castello, costruito nel XIII secolo, è diviso in due corpi: uno angioino e l'altro aragonese. Interessante è anche la Chiesa della SS.Annunziata (1320), che vanta una cappella rinascimentale, detta Grotta d'Oro, con decorazioni di Giovanni Filippo Criscuolo (XVI secolo). Il mausoleo di Lucio Munazio Planco, generale di Cesare, si trova in cima al Monte Orlando. All'estremità sud occidentale del monte si trova il santuario benedettino della Montagna Spaccata (dell'XI secolo). Altre all'agricoltura (ortaggi in serra), le attività economiche più significative sono legate al turismo, al porto e all'industria (raffinerie, cantieri navali e vetrerie)

Sperlonga: l'Odissea di marmo - Sul litorale fra Sperlonga e Terracina la leggenda colloca Amyclae, città abitata dai Greci Laconi fuggiti in seguito alla lunga guerra del Peloponneso e poi scomparso nel nulla, probabilmente distrutta da Etruschi e Umbri. Si pensa che gli abitanti di questa città si sarebbero rifuggiati nelle grotte del promontorio, dando vita ai primi stabili insediamenti di Sperlonga, chiamata dai Romami Lucus speluncae. Il riferimento è al luogo in cui fu costruita una grande villa dell'imperatore Tiberio. Essa copriva i due lati del promontorio, dove si apre la grotta da lui fantasiosamente ornata, fra la Spiaggia dell'Angolo e quella di Bazzano. All'interno della grotta sono stati rinvenuti i resti di quattro notevoli gruppi marmorei di età ellenistica che raffigurano l'accecamento di Polifemo da parte di Ulisse (150 a.C. circa),  l'attacco di Scilla alla nave di Ulisse, Ulisse che minaccia Diomede dopo essersi impossessato del Palladio e Ulisse che recupera il cadavere di Achille (inizio I secolo a.C.). Si tratta di opere firmate da tre artisti di Rodi (Atenodoro, Agesandro e Polidoro), gli stessi che, secondo Plinio il Vecchio, realizzarono il celebre Laocoonte. I resti delle statue e molti oggetti rinvenuti nella villa di Tiberio sono esposti nel museo archeologico, da cui si scende, fra gli uliveti, fino al mare per raggiungere la grotta con le vasche per la piscicoltura che sono state portate alla luce a partire dal 1963, nel corso di una campagna di scavi ricca di sorprese. La residenza imperiale di Sperlonga venne realizzata su possedimenti della madre di Tiberio, che era originaria di Fondi, e si accrebbe attorno a un nucleo edilizio usato in precedenza come masseria agricola: in breve, il complesso si estese a buona parte del promontorio e alla fascia costiera che separa la grotta dal sito occupato dal centro storico fortificato della Sperlonga medioevale. Sull'ngresso della grotta di Tiberio è stata sistemata una copia della statua di Ganimede, il cui originale si trova nel museo. L'ambiente si configura come una sorta di suggestivo ninfeo, la cui parte centrale è occupata da una vasca circolare con un basamento di pietra sistemato al centro dello specchio d'acqua: qui era collocato il gruppo marmoreo dell'assalto di Scilla alla nave di Ulisse. In una grande rientranza della roccia, in posizione centrale nella grotta, era ubicato il gruppo scultoreo dell'accecamento di Polifemo da parte di Ulisse e dei suoi compagni, Sui lati, gli altri due gruppi che costituivano "l'Odissea di marmo". La grande vasca era (ed è) alimentata da sorgenti di acqua dolce, che si mescola con quella salata del mare con cui la vasca stessa è collegata mediante il sistema delle peschiere. Dall'interno della grotta, un canale porta nella vasca le acque piovane raccolte per caduta nell'intero promontorio che la sovrasta. Lungo il camminamento circolare che contorna la vasca sono ancora visibili diversi sedili pregevolmente scolpiti nella viva roccia e avanzi di affreschi e decorazioni che presentano ancora gli antichi colori. Sul lato sinistro della grotta si apre un locale scavato, a sua volta nella roccia, che presenta, sullo sfondo, una porta attraverso cui si accede in locali interni: gli archeologi hanno avanzato l'ipotesi che si tratti di una sorta di palcoscenico su cui si esibivano attori, mimi e musici. Il locale attiguo potrebbe essere interpretato come uno spazio di servizio. Accanto alla grotta di Tiberio, a fronte della spiaggia, si trova un'altra cavità di una certa grandezza: si tratta del luogo dove monaci benedettini, nel V/VI secolo d.C., realizzarono un proprio luogo di culto. Sarebbero stati loro a distruggere, per spirito di rivalsa nei confronti dell'antica religione pagana e accecati da un fanatismo allora piuttosto diffuso, le statue della grotta di Tiberio, nascondendone i pezzi delle vecchie peschiere.  Superata la fase delle invasioni barbariche e dei primi insediamenti monastici, la storia di Sperlonga fu legata a quella di Fondi. La cittadina fu devastata dai Turchi nel 1534 guidati dal Barbarossa, nel tentativo di catturare Giulia Gonzaga, e nuovamente aggredita nel 1622. Le quattro torri di difesa (Centrale, del Nibbio, Truglia e Capovento) non furono sufficienti a salvare l'incolumità degli abitanti del borgo fortificato sul mare.

 

INFORMAZIONI E RICHIESTE DI PARTECIPAZIONE ALL'ITINERARIO

FEDER-MEDITERRANEO

Tel. 081-8540000 e 081-5795242, fax 081-8044268, cell. 338-3224540 e 347-4475322,  

[Componente di FrontPage Salva risultati]

Per ulteriori informazioni

feder-mediterraneo@libero.it

 

 

Il sito Web della Feder Mediterraneo è stato visitato

 

volte dal 1° giugno 2002

Home ] Su ] NEWS ] AGORA' ]

Inviare a feder-mediterraneo@libero.it un messaggio e mail su argomenti o proposte relativi al sito Web della Feder Mediterraneo
Copyright © 2002 FEDER MEDITERRANEO
Aggiornato il: 01 marzo 2003